Sgosh!

Se qualcosa può andar male lo farà.

 

Messaggi di Settembre 2007

PICCOLA, TENERA, IMPRESSIONABILE AUS

Post n°382 pubblicato il 26 Settembre 2007 da ausdauer
 

Il mio è un cuoricino fragile e palpitante, soggetto a rimanere vittima di profonde inquietudini e angosce indissolubili, specie in momenti di maggiore coinvolgimento emotivo, stress, agonia pre-esame, acciacchi stagionali, etc.

Queste sono tre delle cose che in questo momento proprio non possono essere sostenute dalla mia struttura psichica labile e frammentata e della cui persecuzione non riesco proprio a liberarmi.

LA CANZONE DI KE' "STRANGE WORLD"

Grande successo del 1996, come dimenticarlo. Specie se ha fatto da colonna sonora ad una delle estati più brutte della tua vita, trascorsa
lavorando come commessa in una pasticceria in cui il primo giorno hai praticamente demolito una vetrinetta tentando di pulirla. Ogni volta che sento alla radio quella canzone mi sale l'ansia e alla mente riafforano i ricordi: la commessa cattiva che controllava che i vetri non fossero caduti sulle torte, la proprietaria che mi rimproverava perché secondo lei non sapevo passare bene lo straccio sul pavimento, i clienti che mi guardavano impietosi quando con le pinzette sbudellavo un bombolone. E la commessa preferita che intanto canticchiava questa canzone... Solo a ripensarci mi riempio di bile.

I SIMPSON

Eviterò di mettere un'immagine esplicativa, perché già solo il loro raccapricciante colore giallognolo è in grado di insinuarsi nel mio subconscio scatenandomi forti crisi d'ansia.
Il motivo per cui tutto ciò mi accade non è ancora del tutto chiaro. Probabilmente si può attribuire l'origine della mia idiosincrasia psicologica ad un lontano pomeriggio di molti, molti anni fa,in cui tra le mie mani di novenne bramosa di notizie sui cartoni animati, mi apparve sul Telepiù il riquadro raffigurante la famiglia Simpson. La rivista segnalava l'inadeguatezza del cartone animato rispetto ad un pubblico di innocenti bambini come me, pertanto inorridita al solo pensiero di scontrarmi con la volgarità di una realtà inadatta al mio fantasticare puerile, mi rifiutai categoricamente di visionare il programma. Questo allora e per i successivi 17 anni.
Adesso, con l'uscita del film di cui tanto si parla, potete immaginare lo stato tremebondo in cui verso.

IL SEGNALE STRADALE "BANCHINA CEDEVOLE"



No, dico io. Uno è lì che guida bello pacifico (ma soprattutto bello), cercando di non stirare leprotti, biciclette, anziani erranti,
vigili paletta-muniti etc, quando compare lui: il cartello che indica la presenza di una banchina cedevole. Capisco l'esigenza di segnalare il pericolo, ma questa macchina che precipita nel vuoto, così, una tantum, mi sembra un'allarmante presagio di sciagura imminente, nonché tanto di malaugurio.
Ti si sgretola l'asfalto sotto le ruote e piombi giù verso l'ignoto. Insomma, mica tutti abbiamo i gioielli di famiglia da stroppicciare un po' tentando la sorte.
Sarà che il mio sogno ricorrente è sempre stato quello di affossarmi nel primo canale con la mia Sacra Auto, devo ammettere che questa immagine così esplicita mi scuote nel profondo.

 
 
 

PRINCIPIO DI PIACERE

Post n°381 pubblicato il 22 Settembre 2007 da ausdauer
 

Freud sosteneva che l'attività psichica ha lo scopo di evitare il dolore e procurarsi, quando possibile, il piacere. Le pulsioni inizialmente orientano l'individuo alla gratificazione immediata, ma maturando si sperimentano le difficoltà e gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento del piacere. Il principio di piacere regola il processo primario,  attraverso il quale l'energia fluisce liberamente da una rappresentazione all'altra e tende ad evitare il dispiacere.
Al principio di piacere si contrappone il principoi di realtà, che corrisponde alla capacità dell'individuo di rinviare la gratificazione in relazione a ciò che la realtà può offrire. Il principio di realtà guida il processo secondario ed è caratteristico del comportamento adulto.

Venerdì pomeriggio, ore 16,45.

Ausdauer esce dalla biblioteca con un'aura di afflizione e tormento visibile fino a qualche centinaio di metri di distanza (sì, avete capito bene: quel fumo nero che avete visto dalla finestra non era il vosto vicino che con nonchalance appiccava fuoco ai vestiti della suocera, bensì la testa di Ausdauer che ardeva di disperazione).
Da una parte la frustrazione, alimentata da vane ore trascorse sulle interminabili pagine di quel libro, i cui concetti, ahimè, le rimangono ancora così drammaticamente oscuri.
Da una parte la ricerca della gratificazione, rappresentata dalla vicinanza di una bancarella di dolciumi, di cui fare incetta selvaggia e senza pudore.

Ausdauer, posta di fronte ad un bivio, si strugge.
Ritornare in biblioteca e affrontare il dolore oppure affogare i propri dispiaceri ravanando convulsamente dentro un sacchettino zuccheroso?

Cinque minuti dopo

"Ecco qua, Signorina, questo è il suo bel sacchetto di caramelle."
"Oh, grazie mille."
"Le metto dentro anche un dolcetto omaggio."
"Molto gentile grazie."
"Eh sì, ha fatto una bella scorta di dolciumi.... qualcosa che le durerà un mese!"
"Uh... ampf... gh... certo. Arrivederci".

Due ore dopo

Sul fondo del sacchetto, in mezzo a qualche granellino di zucchero rimasto e a cinque-sei caramelle sparute, Ausdauer scorge il dolcetto omaggio. Sbav.
Lo afferra. Lo guarda. S'affloscia.
Un ciuccio alla Coca Cola. L'unico dolciume al mondo in grado di disgustarla tanto da procurarle la nausea al solo contatto visivo.

Ausdauer sperava davvero di passarla liscia del tutto? Donna ingenua, 26 anni di vita vissuti per niente. Inoltre, le caramelle non hanno acuito affatto le sue capacità di apprendimento e ora è più depressa di prima, perché ancora non è pronta per l'esame e perché sta elaborando il lutto di aver terminato tutti i dolciumi.
E' un mondo difficile.

 
 
 

PIU' STOFFA PER TUTTI

Post n°380 pubblicato il 18 Settembre 2007 da ausdauer
 

Tra due settimane dovrei sostenere il mio ultimo esame, ma sono triste, sconsolata, affranta, avvilita.

Come se non avessi abbastanza problemi in questo periodo. La mia ormai collaudata crema idratante per capelli superlisci e brillanti di luce propria è diventata introvabile. Mio fratello si è appropriato del mio Silk Epil, con il quale affronta periodicamente e con un coraggio invidiabile l'ardua estirpazione pilifera sul suo petto villoso (che poi avrà 8 peli in croce, ma dettagli) lasciandomi tanti gloriosi ricordini. Il Jet Fresh alla lavanda, che per anni ha diffuso il suo inebriante
aroma all'interno della Sacra Auto, non è più commercio da mesi. Senza contare che il mio compagno di merende, ignaro di trascinare con sé un chewing gum portatore della bava umida di chissà chi, è salito sula mia Sacrissima Immacolata Auto spalmandomi il suddetto ospite indesiderato sul tappetino.

Oggi il colpo di grazia. Entro nel mio negozietto preferito, nel centro commerciale, e m'illumino d'immenso quasi subito, poichè all'entrata già scorgo i jeans che desidero. Li prendo, li ammiro, gioisco. A fatica recupero una M e mi dirigo verso il camerino per provarli. Al ginocchio si fermano. Mi acciglio. Tiro su energicamente e a metà coscia vedo la mia cellulite così chiaramente che devo appoggiarmi alla parete del camerino per non perdere i sensi. Eppure, la M è la mia taglia da sempre. Tutti gli altri pantaloni sono M e continuano ad andarmi perfettamente. Con una forza che nemmeno credevo di possedere riesco a far contenere dalla stoffa il mio sedere, che però grida vendetta da ogni cm in esubero. Controllo di aver preso la taglia giusta, sia mai che nella fretta... E' giusta, maledizione. E le mie gambe così rischiano la cancrena, per cui sono costretta ad arrendermi. Perplimendomi (questa piace, lo so) torno indietro fingendo indifferenza, ripongo i jeans (brutti, cattivi e antipatici) e mi metto a cercare una L.
XS... XS... XS... S... S... S... S... S... S... S... S... S... M. Basta.
Cambio pila di jeans, con affanno, e mi metto a rovistare con la foga dettata dalla disperazione. Sono tutte S. Trovo una sola L, dimenticata in un angolo, e pure quella non è che renda giustizia alla mie curve.

L'episodio mi ha gettata nello sconforto, lo devo ammettere. Di questo passo la mia taglia fissa sarà la L. E di questa taglia, considerata fuori moda, rimarranno solo gli abiti più scrausi della collezione stagionale.
Tra qualche anno, se non tornano di moda le taglie morbide, sarò costretta a vestirmi soltanto di lunghi camicioni a fiori per extra-large, o in alternativa di sacchi per l'immondizia, i quali per contro mi faranno sudare copiosamente e perdere tutti i chili in eccesso. Maledetta gioventù boicottatrice di piadine, non c'è giustizia per le romagnole amanti del cappelletto.

Ribelliamoci, qua ci vuole più stoffa per tutti.

 
 
 

PROMEMORIA N. 21 PER LA SOTTOSCRITTA

Post n°379 pubblicato il 15 Settembre 2007 da ausdauer
 

Cara la mia sottoscritta,

quando esci di casa, accertandoti di aver chiuso ogni varco possibile e immaginabile per evitare l'accesso in casa a malintenzionati, controlla almeno di possedere un paio di chiavi per entrare al tuo ritorno, specialmente se nessun parente nel raggio di un km tornerà prima di un paio di ore.

Se non lo farai, potresti ritrovarti a improvvisare improbabili evoluzioni ginniche per scavalcare il cancello di casa di tua nonna, infiltrarti quatta quatta in casa della stessa riesumando una chiave nascosta tra polvere e ragnatele e impegnarti in una ricerca affannosa di una copia salvatrice delle tue chiavi. E diciamocelo, non ce l'hai più l'età per fare certi movimenti da ninja, che la sciatica ne risente.


 
 
 

ANCHE LA LIBERTA' HA UN VOLTO

Post n°378 pubblicato il 10 Settembre 2007 da ausdauer
 


Questa foto è stata scattata ieri, 9 settembre, alle ore 17.01, ovvero nel mio primo vero momento libero di questa estate in cui ogni giorno alle ore 17 dovevo essere in albergo. Tutto ciò mi ritrae dopo:
- una notte pressoché insonne, ma indimenticabile
-un'ora di fila per salire sulle montagne russe di Mirabilandia
- il viaggio sulle stesse, della durata di 1 minuto, ma tanto è bastato a dimostrarmi che non sono più la stessa ragazzina impavida di 8 anni fa.
- un Maxicono all'amarena per riprendermi dallo shock.

Vi posso assicurare che in quella bottiglia non era contenuto alcun liquido alcolico e che la posizione svenevole, testa e busto piegati da ora-mi-rovescio-allegramente-al-di-là-del-ponte, era tutta una naturale conseguenza degli eventi. Un misto di beatitudine, sonno, incredulità, stanchezza, budella shakerate e la consapevolezza che da oggi mi aspetta solo e soltanto questo:

"Meltzer ha esplorato la confusione zonale, inaugurando concetti quali pene-capezzolo, seno-gabinetto, in cui vi è assimilazione del primo elemento al secondo per difficoltà nella percezione della relazione intrattenuta tral’oggetto e queste zone erogene."
"Nell’esperienza classica dell’allattamento il seno può essere percepito come “buono” nel momento in cui soddisfa al bisogno, o come "cattivo” se vissuto come frustrante e assente al bisogno. Il seno non viene percepito quindi come unico. Il bambino tiene dentro di sé quello buono (introiezione) e mette fuori di sé quello cattivo (proiezione). La distanza serve a non intaccare l’integrità degli oggetti buoni con quelli cattivi e a esercitare un controllo sugli oggetti. Se la frustrazione derivante dall’indisponibilità del seno diventa insostenibile, si creerà un mondo pieno di oggetti cattivi che rischiano di rivoltarsi persecutoriamente, minacciando la scarsa integrità dell’Io del bambino."
"La Klein ricavò l’idea di pulsione di morte osservando i bambini: questi manifestano
preococemente una pulsione epistemofilica (pulsione a conoscere), rivolta al corpo materno ed è in stretta relazione con il sadismo, con il quale il bambino vuole appropriarsi di ciò che è dentro al corpo materno."



Quasi quasi mi metto a studiare matematica...

 
 
 
 
 

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