ho deciso: contracambio con la stessa intensità quanto mi verrà dato! Niente di meno... niente di più! Mondragone 21 luglio 1971 Il Pescatore Era solo, vecchio, stanco e sudato. Se ne stava seduto ad ammirare il mare Temuto ed amato da sempre. Le onde s’infrangevano ritmate sulla spiaggia deserta, come se stessero cantando una nenia melodiosa, Le orecchie del pescatore percepivano quei sussulti come inviti e richiami, come il canto monotono di sirene dispettose insomma una sfida. Non si era tirato indietro e con la spavalderia e l’incoscienza della giovane età, aveva osato raccogliere il guanto e qualche volta aveva vinto. E il mare pagava il suo debito E si lasciava solcare e a volte sembrava gioire e sbuffando accoglieva quasi con ammirazione gli sforzi e il vigore di quel marinaio. Altre volte lo respingeva, sembrava imprecare perché aveva osato sfidarlo lo umiliava e lo gettava sugli scogli con violenza inaudita ma poi, placata la sua ira per non so quale preghiera e di chi, rendeva possibile il ritorno a terra. E ancora in momenti di speciale confidenza Il pescatore si immergeva nelle acque solo per trovare refrigerio, farsi cullare e coccolare e nuotare per brevi tratti lasciando dietro di se una piccola scia appena percettibile quasi a manifestare il rispetto . Se avesse potuto scegliere Avrebbe voluto morire in mare Sicuro di essere bene accolto. Il pescatore Post n°69 pubblicato il 14 Marzo 2008 da Nippon2 Tag: Ricominciare Roma 6 gennaio 1971 Silenzio notturno, stato inerme di viventi, schiarito dalla luna, immerso nella penombra lontana della vita. Tranquillità soave Roma 6 dicembre 1970 Lieve come il soffio leggero della brezza di un lago Come un velo che danza con eleganza alle variazioni dell’aria, come il paesaggio lontano velato dal vapore della distanza, come il colore della luna nascosta da una cortina di nubi trasparenti, si leva il mio sentimento dal cuore e vola lontano …. Lontano! Roma novembre 2009 Io avrei preferito Nausica Io scelgo Nausica Ma petite ho letto attentamente la tua risposta e ho fatto alcune considerazioni: 1. Ulisse nel suo viaggio di ritorno ad Itaca non riconosce il mare antistante la sua isola e, in gergo non marinaro, la liscia. Poi inizia l’avventurosa ricerca della rotta giusta. 2. Smarrisce più volte la rotta, non ha il navigatore e finisce solo, dopo dieci anni, vecchio e stanco (i tempi si dilatano nell’antichità) a combattere i Proci che insidiano la sua famiglia. 3. Durante il suo viaggio un re, ricco e potente, vincitore della più fiorente città dell’antichità, perde, per imperizia ed imprudenza, tutte le sue navi, i suoi uomini, i suoi tesori. Arriverà giusto in tempo per vedere morire il suo cane, unico amico fedele, di vecchiaia. 4. In un accesso d’ira, con il figlio Telemaco, uccide in una mattanza i Proci insidiatesi nella sua casa……. quanto gli è costata la sua ricerca di avventura? Era quello che voleva? Che cosa c’è di esaltante vedere morire intorno le persone che hanno creduto in te, ti hanno seguito, hanno avuto fiducia e hanno condiviso i migliori anni della tua vita? Sono forse da considerare come perdite necessarie? Denaro spendibile? Il seguito delle considerazioni le lascio in sospeso, c’è già molto da riflettere! Al mattino una tiepida luce ferisce gli occchi e la mente, al meriggio cala improvviso il buio invernale, alla sera una voglia di tenerezze ti assale alla notte si accende la passione e cerchi un'amante focosa martedì, 13 ottobre 2009 alle 10:29 In questo deserto arido e soffocante è bello imbattersi in un'oasi lussureggiante, ricca di acqua, piante, fiori bellissimi e frutti deliziosi. Questa oasi è alimentata da persone sensibili che hanno il coraggio di esprimere le loro emozioni con parole scritte, scelte e selezionate, dense di significato. Sfogliarne il diario è come conoscerle !venerdì, 2 ottobre 2009 alle 17:38 ci sono momenti per ricordare e momenti per dimenticare. Se si è posto fine ad una storia bellissima, travolgente, con punte sublimi di sensualità, di dolcezze ( inconcepibili oggi), di tenerezze inusitate e di condivisione di emozioni a che serve ricordare. In questa fase è solo dolore! Meglio dimenticare! Se le promesse fatte non possono essere mantenute... meglio dimenticare... se le speranze sono state mal riposte... meglio dimenticare ... se si è creduto nella persona che poi ti delude.... meglio dimenticare! Ancora una volta vincono le suggestioni dei luoghi comuni propri degli animi piccoli e meno attrezzati. In nome del sacro Sentire. Il nulla che avanza! Attento Atreju (o come diavolo ti chiami) il nulla ti insegue e uccide il mondo che hai sotto i piedi. mercoledì, 23 settembre 2009 alle 16:03 Cogli l'attimo! O ti piace di più in latino? Carpe diem! solo se non hai riserve puoi assaporare pienamente le emozioni che ti investono, che ti fanno accapponare la pelle, che ti fanno urlare di gioia, che sprigionano fantasie e sensazioni che puoi vivere intensamente. Lascia andare la codardia dell'annichilimento. Le risorse che pensavi di non avere sono lì, a portata di mano. Vivi intensamente, non vivere a metà. Ciao! Ti auguro un mondo gioioso, pieno di soddisfazioni e di emozioni. .....I sogni che inseguono i desideri, i ricordi imbalsamati per sopravvivere all'oblio.... Siano questi i giorni in cui le tenebre vengono allontanate dalla luce, il male viene sconfitto, in cui una nuova vita ci fa dimenticare i torti subiti, in cui ci permettiamo di perdonare chi ci ha fatto del male, in cui sorridiamo al nuovo amore, in cui nessuno può più farci del male nè può graffiarci l'anima! Le sofferenze di questi giorni finiscano presto nella consapevolezza che il messaggio di speranza della nuova vita si faccia spazio nei nostri cuori e ci rassicuri!Mi ritorna in mentemercoledì, 1 aprile 2009 alle 20:04 A Maria Non abbiamo avuto occhi per vedere, orecchie per sentire, bocche per parlare! Ci hai sorpreso, col tuo sorriso dolce e malinconico, con i tuoi modi discreti e gentili, con la tua timidezza. Pensavamo di poterti aiutare! Credevamo in te, nella tua forza, nei tuoi modi silenziosi di apparire, nel tuo dare tanto semplicemente senza ricevere in eguale misura. Una cosa adesso saprai da lassù: Cara dolce amica ti vogliamo bene! sei Presente nei nostri cuori! Soddisfazionisabato, 21 marzo 2009 alle 05:20 Giovedì scorso ho giocato per pochi minuti nella stessa squadra di calciotto dove giocavano i miei figli.... traslascio i particolari ma sono fiero di aver visto la velocità, lo scatto e la potenza muscolare del grande, l'eleganza, il tocco di palla e la visone di gioco del piccolo. Per me è stato un giorno bellissimo. Ringraziamentodomenica, 15 marzo 2009 alle 06:46 So che il tempo ci aiuta a risolvere tutti i problemi attenuando il dolore, la sofferenza e facendo dimenticare le offese patite, le notti insonni e le ingiustizie subite. Vorrei rispondere agli stimoli che la vita continua ad offrirmi con il sorriso proprio delle persone serene, forti e dignitose..... Ringrazio Dio per avermi messo vicino persone meravigliose. Mi hanno consolato, coccolato, vezzeggiato e ......aiutato. La falsità, l'ipocrisia, la faciloneria infarcite di egoismo, stupidità e viltà mi hanno messo a dura prova ma ne esco fortificato e a testa alta. Riflessioni martedì, 3 marzo 2009 alle 13:09 Ho letto tempo fa una poesia di J. Prevert, ne ho apprezzato le parole nel loro rapido susseguirsi, in un turbinio di sillabe e di sensazioni, sublimi, affascinanti, suggestive. Eppure l'amore è qualcosa di più, una partecipazione di emozioni, una simbiosi spasmodica di esperienze vitali, generatrici di vita. E' giusto coglierne l'altissimo coinvolgimento emotivo e farne un capolavoro esistenziale!Per non dimenticaremartedì, 3 marzo 2009 alle 10:17 Con l’impeto e la rabbia di chi vede vicina la propria fine Fabrizio Quattrocchi si toglie il cappuccio che gli copre il capo e guardando negli occhi i propri assassini con voce sicura urla “vedete come muore un italiano”. Queste parole, che descrivono la morte di un uomo, mi sono rimaste impresse nella mente. Fabrizio non era in Iraq a rappresentare lo Stato ma è stato assassinato perché era Italiano. Aveva trentasei anni, era di origine siciliana ma viveva da molti anni a Genova. Fino a non molto tempo prima che partisse per l’Iraq Fabrizio lavorava come panettiere presso il forno del padre. Era esperto in arti marziali ed era specializzato nella security. Aveva conseguito attestati di corsi specifici ed aveva iniziato a collaborare con le agenzie di sicurezza. Poi la decisione di partire per l’Iraq, lavoro sicuramente molto rischioso, ma remunerativo. Fabrizio infatti, come dichiarerà la sua fidanzata Alice, voleva tornare in Italia, comprare una casa e sposarsi. Da qui l’infelice affermazione di qualcuno che, troppo precipitosamente dichiarava che gli Italiani in Iraq erano mercenari e che Fabrizio era uno di quelli. Questo campione di opportunismo certamente non ha riflettuto sulle conseguenze delle sue parole soprattutto se scandite in una radio, in una televisione o scritte su di una rivista. Non ha capito che nelle mani dei rapitori, persone sicuramente disperate in cerca di capri espiatori, dire una parola di troppo avrebbe potuto causare la fine delle speranze di vita di quattro connazionali. Ma lo sa questo campione di pragmatismo che dare del mercenario a chi è stato rapito vuol dire condannarlo a morte sicura? Prevenire pericoli, agguati, aggressioni è cosa ben diversa dal compiere atti di guerra, di saccheggio e di barbarie e Fabrizio Quattrocchi ha pagato per le colpe di altri. I cretini sono più pericolosi dei cattivi. Allibiti ed increduli abbiamo assistito alla morte di un eroe. Un eroe morto con onore. E gli eroi vanno ricordati, le loro gesta raccontate. L’Italia ha bisogno di loro. Rendiamo gli onori a Fabrizio Quattrocchi, presente nei nostri cuori. Ricordo sabato, 28 febbraio 2009 09:52 Ho l'immagine di te impressa nella mente nelle narici il tuo profumo il tuo nome inciso nel cuore ricordi intrecciati a fantasie i sogni a rincorrere desideri Il sapore della tua pelle come il gusto vellutato dei frutti dolci e profumati di primavera. le mani ricordano la pelle delicata i morbidi capelli lucenti sento ancora il tuo respiro lento prima... impercettibile poi sempre più deciso in sincronia con i gesti lenti e passionali del rito antico della vita San Valentino - Una data da dimenticare domenica, 15 febbraio 2009 alle 08:52 Al mattino accompagno Il Piccolo (1,82 m.) a scuola, porto il cane al parco, legato perchè ci sono le pecore (una vecchia gallina attrice mi è costata 20euri), sento il mio amore, torno a casa sistemo il casino, preparo il pranzo, vado a Prendere il piccolo a scuola, mangiamo, vado allo studio di Luca e prendo il caffè insieme a lui, quattro chiacchere, la telefonata a MG, mi risento con il mio amore, vedo la Lazio pareggiare una brutta partita, vado a vedere come si fanno le iniezioni alla pancia perchè se l'altra MG non trova nessuno dovrò fargliele io, accompagno il piccolo dalla mamma e infine mi siedo sul divano a meditare. Medito profondamente e credo che i vicini mi abbiano sentito russare... mi alzo intorpidito e mi metto a letto..... Che bel San Valentino Mi risveglio incazzato e leggo il commento del mio amore sul post "no comment" e "é brutto essere soli il giorno di San Valentino". Preparo la AChiudi La tua valutazione è stata inserita correttamente. giovedì, 22 gennaio 2009 alle 10:59 In un clima di attesa che galvanizza le speranze, mi accingo a preparare i ferri per incidere la A nel mio cuore. Un segno indelebile della presenza della persona amata. Un tassello importante che conclude un ciclo e ne prepara un altro.L'autobiografia lunedì, 8 dicembre 2008 alle 05:24 Ma ci amiamo davvero o siamo impauriti? A chi di noi non è mai venuto in mente di scrivere un autobiografia da pubblicare su qualche libro o su qualche rivista? Pensate a quanto sarebbe noioso per un lettore medio leggere le nostre squallide, monotone, noiose, presuntuose, futili e anonime vite da persone comuni. Non possiamo essere tutti Napoleone o Rocco Siffredi (o come si chiama lui). Però in ogni vita c'è tanto da salvare, anche se passa quasi sempre inosservato. In ognuno di noi c'è una grandezza d'animo da scoprire, un sentire unico che da solo basterebbe a stupire il mondo. Una delicatezza d'animo da non riuscire a descrivere. Un eroismo inimitabile, una generosità unica. Come possono alcune persone odiare tante ricchezze nel proprio prossimo? La società in cui viviamo ci protegge ma al tempo stesso ci inaridisce, non riusciamo più a cogliere quanto di buono ci viene dall'interiorità. Siamo diventati talmente sordi da perderci la musica dolce che si spande ogni giorno in ogni luogo. Riappropriamoci della vita! Buon Natale Un ricordo dolcissimo domenica, 23 novembre 2008 alle 17:18 Il mare è un’unica immensa realtà visibile… Ne percepisci l’odore, ne assapori la salinità, ti inebri delle folate di un vento amico. Lo vivi! Ho ancora nella mente il ricordo di un amore adolescenziale, nato, cresciuto e finito in riva al mare. Ne serbo un ricordo dolcissimo, fatto di carezze, baci e cuori palpitanti. Un' emozione che vorrei riprovare.La Fenice giovedì, 20 novembre 2008 alle 11:55 E' categorico e imperativo! Bisogna risollevarsi e alzarsi in piedi dopo essere caduti, ritrovare lo spirito e il coraggio per andare avanti e fare tesoro degli errori commessi. Solo così la Fenice ritrova lo splendore! La crisi è solo un momento di crescita, più o meno dolorosa, necessaria per ritrovare la forza e l'energia. Coraggio uomini e donne dai cuori feriti e sanguinanti, risollevate gli sguardi e ritrovate la fierezza delle persone forti, se vivete con intensità le emozioni il vostro animo non può che raffozzarsi. Il cielo gioirà delle vostre decisioni. Sursum corda! Tango! ...e il sogno continua domenica, 2 novembre 2008 alle 08:07 Ho avuto la sensazione di scorgerti poco distante da me recitare una poesia che diventava canzone. L'ombra della stanza lasciava intravedere linee e curve della tua figura coperta da un vestito lungo rosso scuro che partiva da una spalla e scendeva fluttuante come il velo di una sposa fino alle caviglie. I tuoi seni, contenuti in una fascia di tessuto rosa, facevano indovinare capezzoli turgidi, sprazzi di una luce fioca di candele penetravano i tuoi fianchi fino a giungere al pube . La musica accompagnava le parole, pronunciate ora con lentezza esasperante, ora con un susseguirsi rapido ed efficace al ritmo incalzante del tango. Le ultime, vibranti, finivano in un'eco che fluiva nell'aria portando una flagranza di profumi orientali di aromi dolci e delicati. I miei sensi erano tutti tesi ad assaporare le emozioni che provavo…
Un poco di me in parole scritte e qualche immagine
ho deciso: contracambio con la stessa intensità quanto mi verrà dato! Niente di meno... niente di più! Mondragone 21 luglio 1971 Il Pescatore Era solo, vecchio, stanco e sudato. Se ne stava seduto ad ammirare il mare Temuto ed amato da sempre. Le onde s’infrangevano ritmate sulla spiaggia deserta, come se stessero cantando una nenia melodiosa, Le orecchie del pescatore percepivano quei sussulti come inviti e richiami, come il canto monotono di sirene dispettose insomma una sfida. Non si era tirato indietro e con la spavalderia e l’incoscienza della giovane età, aveva osato raccogliere il guanto e qualche volta aveva vinto. E il mare pagava il suo debito E si lasciava solcare e a volte sembrava gioire e sbuffando accoglieva quasi con ammirazione gli sforzi e il vigore di quel marinaio. Altre volte lo respingeva, sembrava imprecare perché aveva osato sfidarlo lo umiliava e lo gettava sugli scogli con violenza inaudita ma poi, placata la sua ira per non so quale preghiera e di chi, rendeva possibile il ritorno a terra. E ancora in momenti di speciale confidenza Il pescatore si immergeva nelle acque solo per trovare refrigerio, farsi cullare e coccolare e nuotare per brevi tratti lasciando dietro di se una piccola scia appena percettibile quasi a manifestare il rispetto . Se avesse potuto scegliere Avrebbe voluto morire in mare Sicuro di essere bene accolto. Il pescatore Post n°69 pubblicato il 14 Marzo 2008 da Nippon2 Tag: Ricominciare Roma 6 gennaio 1971 Silenzio notturno, stato inerme di viventi, schiarito dalla luna, immerso nella penombra lontana della vita. Tranquillità soave Roma 6 dicembre 1970 Lieve come il soffio leggero della brezza di un lago Come un velo che danza con eleganza alle variazioni dell’aria, come il paesaggio lontano velato dal vapore della distanza, come il colore della luna nascosta da una cortina di nubi trasparenti, si leva il mio sentimento dal cuore e vola lontano …. Lontano! Roma novembre 2009 Io avrei preferito Nausica Io scelgo Nausica Ma petite ho letto attentamente la tua risposta e ho fatto alcune considerazioni: 1. Ulisse nel suo viaggio di ritorno ad Itaca non riconosce il mare antistante la sua isola e, in gergo non marinaro, la liscia. Poi inizia l’avventurosa ricerca della rotta giusta. 2. Smarrisce più volte la rotta, non ha il navigatore e finisce solo, dopo dieci anni, vecchio e stanco (i tempi si dilatano nell’antichità) a combattere i Proci che insidiano la sua famiglia. 3. Durante il suo viaggio un re, ricco e potente, vincitore della più fiorente città dell’antichità, perde, per imperizia ed imprudenza, tutte le sue navi, i suoi uomini, i suoi tesori. Arriverà giusto in tempo per vedere morire il suo cane, unico amico fedele, di vecchiaia. 4. In un accesso d’ira, con il figlio Telemaco, uccide in una mattanza i Proci insidiatesi nella sua casa……. quanto gli è costata la sua ricerca di avventura? Era quello che voleva? Che cosa c’è di esaltante vedere morire intorno le persone che hanno creduto in te, ti hanno seguito, hanno avuto fiducia e hanno condiviso i migliori anni della tua vita? Sono forse da considerare come perdite necessarie? Denaro spendibile? Il seguito delle considerazioni le lascio in sospeso, c’è già molto da riflettere! Al mattino una tiepida luce ferisce gli occchi e la mente, al meriggio cala improvviso il buio invernale, alla sera una voglia di tenerezze ti assale alla notte si accende la passione e cerchi un'amante focosa martedì, 13 ottobre 2009 alle 10:29 In questo deserto arido e soffocante è bello imbattersi in un'oasi lussureggiante, ricca di acqua, piante, fiori bellissimi e frutti deliziosi. Questa oasi è alimentata da persone sensibili che hanno il coraggio di esprimere le loro emozioni con parole scritte, scelte e selezionate, dense di significato. Sfogliarne il diario è come conoscerle !venerdì, 2 ottobre 2009 alle 17:38 ci sono momenti per ricordare e momenti per dimenticare. Se si è posto fine ad una storia bellissima, travolgente, con punte sublimi di sensualità, di dolcezze ( inconcepibili oggi), di tenerezze inusitate e di condivisione di emozioni a che serve ricordare. In questa fase è solo dolore! Meglio dimenticare! Se le promesse fatte non possono essere mantenute... meglio dimenticare... se le speranze sono state mal riposte... meglio dimenticare ... se si è creduto nella persona che poi ti delude.... meglio dimenticare! Ancora una volta vincono le suggestioni dei luoghi comuni propri degli animi piccoli e meno attrezzati. In nome del sacro Sentire. Il nulla che avanza! Attento Atreju (o come diavolo ti chiami) il nulla ti insegue e uccide il mondo che hai sotto i piedi. mercoledì, 23 settembre 2009 alle 16:03 Cogli l'attimo! O ti piace di più in latino? Carpe diem! solo se non hai riserve puoi assaporare pienamente le emozioni che ti investono, che ti fanno accapponare la pelle, che ti fanno urlare di gioia, che sprigionano fantasie e sensazioni che puoi vivere intensamente. Lascia andare la codardia dell'annichilimento. Le risorse che pensavi di non avere sono lì, a portata di mano. Vivi intensamente, non vivere a metà. Ciao! Ti auguro un mondo gioioso, pieno di soddisfazioni e di emozioni. .....I sogni che inseguono i desideri, i ricordi imbalsamati per sopravvivere all'oblio.... Siano questi i giorni in cui le tenebre vengono allontanate dalla luce, il male viene sconfitto, in cui una nuova vita ci fa dimenticare i torti subiti, in cui ci permettiamo di perdonare chi ci ha fatto del male, in cui sorridiamo al nuovo amore, in cui nessuno può più farci del male nè può graffiarci l'anima! Le sofferenze di questi giorni finiscano presto nella consapevolezza che il messaggio di speranza della nuova vita si faccia spazio nei nostri cuori e ci rassicuri!Mi ritorna in mentemercoledì, 1 aprile 2009 alle 20:04 A Maria Non abbiamo avuto occhi per vedere, orecchie per sentire, bocche per parlare! Ci hai sorpreso, col tuo sorriso dolce e malinconico, con i tuoi modi discreti e gentili, con la tua timidezza. Pensavamo di poterti aiutare! Credevamo in te, nella tua forza, nei tuoi modi silenziosi di apparire, nel tuo dare tanto semplicemente senza ricevere in eguale misura. Una cosa adesso saprai da lassù: Cara dolce amica ti vogliamo bene! sei Presente nei nostri cuori! Soddisfazionisabato, 21 marzo 2009 alle 05:20 Giovedì scorso ho giocato per pochi minuti nella stessa squadra di calciotto dove giocavano i miei figli.... traslascio i particolari ma sono fiero di aver visto la velocità, lo scatto e la potenza muscolare del grande, l'eleganza, il tocco di palla e la visone di gioco del piccolo. Per me è stato un giorno bellissimo. Ringraziamentodomenica, 15 marzo 2009 alle 06:46 So che il tempo ci aiuta a risolvere tutti i problemi attenuando il dolore, la sofferenza e facendo dimenticare le offese patite, le notti insonni e le ingiustizie subite. Vorrei rispondere agli stimoli che la vita continua ad offrirmi con il sorriso proprio delle persone serene, forti e dignitose..... Ringrazio Dio per avermi messo vicino persone meravigliose. Mi hanno consolato, coccolato, vezzeggiato e ......aiutato. La falsità, l'ipocrisia, la faciloneria infarcite di egoismo, stupidità e viltà mi hanno messo a dura prova ma ne esco fortificato e a testa alta. Riflessioni martedì, 3 marzo 2009 alle 13:09 Ho letto tempo fa una poesia di J. Prevert, ne ho apprezzato le parole nel loro rapido susseguirsi, in un turbinio di sillabe e di sensazioni, sublimi, affascinanti, suggestive. Eppure l'amore è qualcosa di più, una partecipazione di emozioni, una simbiosi spasmodica di esperienze vitali, generatrici di vita. E' giusto coglierne l'altissimo coinvolgimento emotivo e farne un capolavoro esistenziale!Per non dimenticaremartedì, 3 marzo 2009 alle 10:17 Con l’impeto e la rabbia di chi vede vicina la propria fine Fabrizio Quattrocchi si toglie il cappuccio che gli copre il capo e guardando negli occhi i propri assassini con voce sicura urla “vedete come muore un italiano”. Queste parole, che descrivono la morte di un uomo, mi sono rimaste impresse nella mente. Fabrizio non era in Iraq a rappresentare lo Stato ma è stato assassinato perché era Italiano. Aveva trentasei anni, era di origine siciliana ma viveva da molti anni a Genova. Fino a non molto tempo prima che partisse per l’Iraq Fabrizio lavorava come panettiere presso il forno del padre. Era esperto in arti marziali ed era specializzato nella security. Aveva conseguito attestati di corsi specifici ed aveva iniziato a collaborare con le agenzie di sicurezza. Poi la decisione di partire per l’Iraq, lavoro sicuramente molto rischioso, ma remunerativo. Fabrizio infatti, come dichiarerà la sua fidanzata Alice, voleva tornare in Italia, comprare una casa e sposarsi. Da qui l’infelice affermazione di qualcuno che, troppo precipitosamente dichiarava che gli Italiani in Iraq erano mercenari e che Fabrizio era uno di quelli. Questo campione di opportunismo certamente non ha riflettuto sulle conseguenze delle sue parole soprattutto se scandite in una radio, in una televisione o scritte su di una rivista. Non ha capito che nelle mani dei rapitori, persone sicuramente disperate in cerca di capri espiatori, dire una parola di troppo avrebbe potuto causare la fine delle speranze di vita di quattro connazionali. Ma lo sa questo campione di pragmatismo che dare del mercenario a chi è stato rapito vuol dire condannarlo a morte sicura? Prevenire pericoli, agguati, aggressioni è cosa ben diversa dal compiere atti di guerra, di saccheggio e di barbarie e Fabrizio Quattrocchi ha pagato per le colpe di altri. I cretini sono più pericolosi dei cattivi. Allibiti ed increduli abbiamo assistito alla morte di un eroe. Un eroe morto con onore. E gli eroi vanno ricordati, le loro gesta raccontate. L’Italia ha bisogno di loro. Rendiamo gli onori a Fabrizio Quattrocchi, presente nei nostri cuori. Ricordo sabato, 28 febbraio 2009 09:52 Ho l'immagine di te impressa nella mente nelle narici il tuo profumo il tuo nome inciso nel cuore ricordi intrecciati a fantasie i sogni a rincorrere desideri Il sapore della tua pelle come il gusto vellutato dei frutti dolci e profumati di primavera. le mani ricordano la pelle delicata i morbidi capelli lucenti sento ancora il tuo respiro lento prima... impercettibile poi sempre più deciso in sincronia con i gesti lenti e passionali del rito antico della vita San Valentino - Una data da dimenticare domenica, 15 febbraio 2009 alle 08:52 Al mattino accompagno Il Piccolo (1,82 m.) a scuola, porto il cane al parco, legato perchè ci sono le pecore (una vecchia gallina attrice mi è costata 20euri), sento il mio amore, torno a casa sistemo il casino, preparo il pranzo, vado a Prendere il piccolo a scuola, mangiamo, vado allo studio di Luca e prendo il caffè insieme a lui, quattro chiacchere, la telefonata a MG, mi risento con il mio amore, vedo la Lazio pareggiare una brutta partita, vado a vedere come si fanno le iniezioni alla pancia perchè se l'altra MG non trova nessuno dovrò fargliele io, accompagno il piccolo dalla mamma e infine mi siedo sul divano a meditare. Medito profondamente e credo che i vicini mi abbiano sentito russare... mi alzo intorpidito e mi metto a letto..... Che bel San Valentino Mi risveglio incazzato e leggo il commento del mio amore sul post "no comment" e "é brutto essere soli il giorno di San Valentino". Preparo la AChiudi La tua valutazione è stata inserita correttamente. giovedì, 22 gennaio 2009 alle 10:59 In un clima di attesa che galvanizza le speranze, mi accingo a preparare i ferri per incidere la A nel mio cuore. Un segno indelebile della presenza della persona amata. Un tassello importante che conclude un ciclo e ne prepara un altro.L'autobiografia lunedì, 8 dicembre 2008 alle 05:24 Ma ci amiamo davvero o siamo impauriti? A chi di noi non è mai venuto in mente di scrivere un autobiografia da pubblicare su qualche libro o su qualche rivista? Pensate a quanto sarebbe noioso per un lettore medio leggere le nostre squallide, monotone, noiose, presuntuose, futili e anonime vite da persone comuni. Non possiamo essere tutti Napoleone o Rocco Siffredi (o come si chiama lui). Però in ogni vita c'è tanto da salvare, anche se passa quasi sempre inosservato. In ognuno di noi c'è una grandezza d'animo da scoprire, un sentire unico che da solo basterebbe a stupire il mondo. Una delicatezza d'animo da non riuscire a descrivere. Un eroismo inimitabile, una generosità unica. Come possono alcune persone odiare tante ricchezze nel proprio prossimo? La società in cui viviamo ci protegge ma al tempo stesso ci inaridisce, non riusciamo più a cogliere quanto di buono ci viene dall'interiorità. Siamo diventati talmente sordi da perderci la musica dolce che si spande ogni giorno in ogni luogo. Riappropriamoci della vita! Buon Natale Un ricordo dolcissimo domenica, 23 novembre 2008 alle 17:18 Il mare è un’unica immensa realtà visibile… Ne percepisci l’odore, ne assapori la salinità, ti inebri delle folate di un vento amico. Lo vivi! Ho ancora nella mente il ricordo di un amore adolescenziale, nato, cresciuto e finito in riva al mare. Ne serbo un ricordo dolcissimo, fatto di carezze, baci e cuori palpitanti. Un' emozione che vorrei riprovare.La Fenice giovedì, 20 novembre 2008 alle 11:55 E' categorico e imperativo! Bisogna risollevarsi e alzarsi in piedi dopo essere caduti, ritrovare lo spirito e il coraggio per andare avanti e fare tesoro degli errori commessi. Solo così la Fenice ritrova lo splendore! La crisi è solo un momento di crescita, più o meno dolorosa, necessaria per ritrovare la forza e l'energia. Coraggio uomini e donne dai cuori feriti e sanguinanti, risollevate gli sguardi e ritrovate la fierezza delle persone forti, se vivete con intensità le emozioni il vostro animo non può che raffozzarsi. Il cielo gioirà delle vostre decisioni. Sursum corda! Tango! ...e il sogno continua domenica, 2 novembre 2008 alle 08:07 Ho avuto la sensazione di scorgerti poco distante da me recitare una poesia che diventava canzone. L'ombra della stanza lasciava intravedere linee e curve della tua figura coperta da un vestito lungo rosso scuro che partiva da una spalla e scendeva fluttuante come il velo di una sposa fino alle caviglie. I tuoi seni, contenuti in una fascia di tessuto rosa, facevano indovinare capezzoli turgidi, sprazzi di una luce fioca di candele penetravano i tuoi fianchi fino a giungere al pube . La musica accompagnava le parole, pronunciate ora con lentezza esasperante, ora con un susseguirsi rapido ed efficace al ritmo incalzante del tango. Le ultime, vibranti, finivano in un'eco che fluiva nell'aria portando una flagranza di profumi orientali di aromi dolci e delicati. I miei sensi erano tutti tesi ad assaporare le emozioni che provavo…