In una videoconferenza mondiale furono illustrati con dovizia di particolari le fasi del progetto “Arca spaziale”: la progettazione, la realizzazione dei moduli e l’addestramento del personale. Tutto era stato studiato e provato fino all’inverosimile. Il frutto degli sforzi congiunti di tutti gli scienziati del mondo aveva dato vita ad un progetto faraonico che aveva richiesto tempo e denaro ma che alla fine avrebbe dato risultati accettabili e soddisfacenti e avrebbe assicurato la sopravvivenza della specie. La fase finale dell’esposizione aveva riguardato l’addestramento del personale. A questo punto l’attenzione si focalizzò sull’elemento “equipaggio” . Tutta la vita animale necessaria alla sopravvivenza era stata accuratamente ibernata, un rigido programma regolava il sonno e il risveglio di ogni essere vivente. L’orto botanico, posizionato all’interno della nave spaziale, avrebbe fornito il necessario supporto nutrizionale per una quarantina di persone, ed era previsto il rinfoltimento e la produzione di frutta e verdura per un periodo lunghissimo. Insomma tutta la flora presente sulla nave era auto - rigenerante. Il personale di 96 unità, 48 donne e 48 uomini, era suddiviso in 8 squadre di 12 persone . Ogni componente dell’equipaggio era in grado di svolgere le operazioni di tutti ma eccelleva nel ruolo in cui si era dimostrato più capace e naturalmente portato. La selezione era stata durissima e alla fine i rapporti tra il personale destinato a divenire equipaggio e il mondo esterno erano ridotti al minimo, fino a scomparire del tutto con l’avvio delle esercitazioni spazio temporali. Alla fine dell’addestramento tutti i componenti dell’equipaggio avevano interrotto ogni tipo di rapporto con il mondo esterno. I turni di lavoro erano di un anno.Le squadra H ed A iniziavano il turno e dopo sei mesi la squadra B avrebbe sostituito la H che iniziava il suo tempo di ibernazione . E così di seguito. (continua)
La nuova Arca seconda parte
In una videoconferenza mondiale furono illustrati con dovizia di particolari le fasi del progetto “Arca spaziale”: la progettazione, la realizzazione dei moduli e l’addestramento del personale. Tutto era stato studiato e provato fino all’inverosimile. Il frutto degli sforzi congiunti di tutti gli scienziati del mondo aveva dato vita ad un progetto faraonico che aveva richiesto tempo e denaro ma che alla fine avrebbe dato risultati accettabili e soddisfacenti e avrebbe assicurato la sopravvivenza della specie. La fase finale dell’esposizione aveva riguardato l’addestramento del personale. A questo punto l’attenzione si focalizzò sull’elemento “equipaggio” . Tutta la vita animale necessaria alla sopravvivenza era stata accuratamente ibernata, un rigido programma regolava il sonno e il risveglio di ogni essere vivente. L’orto botanico, posizionato all’interno della nave spaziale, avrebbe fornito il necessario supporto nutrizionale per una quarantina di persone, ed era previsto il rinfoltimento e la produzione di frutta e verdura per un periodo lunghissimo. Insomma tutta la flora presente sulla nave era auto - rigenerante. Il personale di 96 unità, 48 donne e 48 uomini, era suddiviso in 8 squadre di 12 persone . Ogni componente dell’equipaggio era in grado di svolgere le operazioni di tutti ma eccelleva nel ruolo in cui si era dimostrato più capace e naturalmente portato. La selezione era stata durissima e alla fine i rapporti tra il personale destinato a divenire equipaggio e il mondo esterno erano ridotti al minimo, fino a scomparire del tutto con l’avvio delle esercitazioni spazio temporali. Alla fine dell’addestramento tutti i componenti dell’equipaggio avevano interrotto ogni tipo di rapporto con il mondo esterno. I turni di lavoro erano di un anno.Le squadra H ed A iniziavano il turno e dopo sei mesi la squadra B avrebbe sostituito la H che iniziava il suo tempo di ibernazione . E così di seguito. (continua)