avvenessere

8 MARZO


  
  Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna!Con la percezione che è propria della tua femminilità tuarrichisci la comprensione del mondo e contribuisci allapiena verità dei rapporti umani. Ma il grazie non basta, lo so. Siamo purtroppo eredidi una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tem-pi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta della sua dignità, travista nelle sueprerogative, non di rado emarginata e persino ridottain servitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stes-sa, e ha impoverito l'intera umanità di autentiche ricchezzespirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise responsabilità, considerando la forza delle sedimentazio-ni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalitàe istruzioni. Ma se in questo non sono mancate, speciein determinati contesti storici, responsabilità oggettive an-che in non pochi figli della Chiesa , me ne dispiaccio sin-ceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesain un impegno di rinnovata fedeltà all' ispirazione evan-gelica, che proprio sul tema della liberazione delle donneda ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggiodi perenne attualità, sgorgante dall'atteggiamento stessodi Cristo. Egli superando i canoni vigenti nella culturadel suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteg-giamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tene-rezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell' amore di Dio.        Tratto di lettera del Papa Giovanni Paolo IIalle donne.