abusipermessi

VI raCConTo uNa StOrIa


 Quando ero piccola ( molto tempo fa oramai;) ) non riuscivo proprio a star ferma. Mi dicevano che avevo l'argento vivo addosso. Nonostante le ripetute punizioni, soprattutto a scuola, non riuscivo proprio a stare mio posto guadagnandomi ripetutamento lo scranno più alto;stare dietro la lavagnaArrivò un periodo dedicato alle gite educative. Si andava in un posto bellissimo, incantato. Desideravo tanto andare. E aspettavo con ansia quel giorno. Giorni prima mio papà, mi aveva avvisata che se solo avesse avuto un nuovo richiamo dalla scuola, avrebbe preso provvedimenti. Ma testarda io non ascoltai così il richiamo arrivò:"Contry in orario di lezione si è alzata più volte disattendendo al richiamo dell'insegnante".Mio papà non disse nulla. E non fece nulla. Neanche quei tanto minacciati provvedimenti che le mie orecchie avevano ascoltato TANTE VOLTE. Il giorno in cui portai l'autorizzazione  per la gita scolastica, mio padre mi guardo fisso negli occhi e mi disse:"Tu non parteciperai"Non obiettai, fui delusa affranta e triste. Ma non obiettai. Sapevo di avere torto e questo mi impediva anche solo obiettare. Ero una bambina di  11 anni, ma in quel preciso momento, imparai cosa volesse dire assumersi le proprie responsabilità. Non piansi, non cercai alleati in mia mamma; accusai semplicemente il colpo, senza batter i piedi. Che forse già allora sapevo cosa fosse il rispetto e l'assunzione di responsabilità ?