Voi tutti ricorderete di come una volta Pasolini se ne uscì con la trovata della scomparsa delle lucciole, una metafora che gli servì poi per parlare di vecchi e nuovi fascismi, industrializzazione e omologazione selvaggia, eccetera. Beh, vorrei rassicurarvi: mio padre qualche giorno fa sosteneva che in un tratto di campagna vicino a casa le lucciole sarebbero ricomparse, ma non una due, no, milioni di lucciole che illuminavano il cammino proprio come decenni fa. Ne parlo con una certa riluttanza e vi pregherei cordialmente di non far girare troppo la voce perché temo che questa informazione possa sconvolgere le teorie sul mutamento climatico elaborate così faticosamente in questi ultimi anni. E' bastato, tanto per dire, che mio padre ne parlasse al bar, la scorsa settimana, perché sulla home page di un noto provider nazionale comparissero due strilli piuttosto allarmanti. Nel primo si diceva che la terra pare non si stia affatto surriscaldando, ma che anzi si vada verso una nuova glaciazione. Il giorno successivo sulla stessa home page un altro strillo recitava che "la terra ha la febbre: allarme surriscaldamento". Vedete da soli quale effetto destabilizzante abbiano notizie come questa. Una persona che dovrebbe pensare: esco a comprare un due pezzi o un paletò? Infradito o moon boot? Dunque le lucciole sono tornate, pare, in barba a Pasolini, ma non lo dite troppo in giro. Tuttavia, qualche mattino fa, camminando dal metrò all'ufficio non ho potuto fare a meno di notare un'altra cosa, che pure immagino già abbastanza evidente di per sé e segno inequivocabile dell'imminente fine del mondo: la scomparsa dell'àsola. Oggigiorno le persone, i ragazzi soprattutto, non portano più scarpe con l'àsola. Le scarpe hanno le stringhe ma queste stanno slacciate, tanto che uno si chiede come facciano a non perderle, ma non solo: la parte terminale della stringa, quel piccolo rivestimento di plastica dura che somiglia allo scotch, non c'è più, finito sparito. In sostanza pare che le stringhe non comincino e non finiscano da nessuna parte, esistono, si stringono a sé (poco) ma non hanno un inizio e una fine evidente. Stamattina in cucina mentre mi allacciavo le scarpe mi sono sentito improvvisamente paleo-qualchecosa. Mi è venuto in mente di quando alla scuola elementare ci davano quei cartoncini con il nastrino infilato, viola, rosso, blu eccetera, e il nostro compito era fare e rifare l'àsola fino alla completa soddisfazione della maestra, e poi portarlo a casa alla mamma che in cambio dell'àsola ci avrebbe cucinato le frittelle di patate. Ora, se un bambino tornasse oggigiorno da scuola con un oggetto del genere, i genitori che potrebbero pensare? Si siederebbero sgomenti al tavolo della cucina, la madre con le mani sugli occhi, il padre con lo sguardo perso tra le piastrelle del pavimento, chiedendosi "Cristo, dove abbiamo sbagliato?"; li immagino poi consultare febbrilmente Crepet, alla ricerca di una risposta (stavo per scrivere "compulsare" ma mi sono trattenuto per tempo: il verbo compulsare dovrebbe essere vietato per legge; chi usi il verbo compulsare senza un motivo serissimo sia destinato a perire nelle fiamme dell'inferno tra atroci tormenti e senza il conforto di una sola goccia d'acqua), una risposta, dicevo, che nemmeno Crepet può dare (lo so, pare incredibile ma è così).
àsole
Voi tutti ricorderete di come una volta Pasolini se ne uscì con la trovata della scomparsa delle lucciole, una metafora che gli servì poi per parlare di vecchi e nuovi fascismi, industrializzazione e omologazione selvaggia, eccetera. Beh, vorrei rassicurarvi: mio padre qualche giorno fa sosteneva che in un tratto di campagna vicino a casa le lucciole sarebbero ricomparse, ma non una due, no, milioni di lucciole che illuminavano il cammino proprio come decenni fa. Ne parlo con una certa riluttanza e vi pregherei cordialmente di non far girare troppo la voce perché temo che questa informazione possa sconvolgere le teorie sul mutamento climatico elaborate così faticosamente in questi ultimi anni. E' bastato, tanto per dire, che mio padre ne parlasse al bar, la scorsa settimana, perché sulla home page di un noto provider nazionale comparissero due strilli piuttosto allarmanti. Nel primo si diceva che la terra pare non si stia affatto surriscaldando, ma che anzi si vada verso una nuova glaciazione. Il giorno successivo sulla stessa home page un altro strillo recitava che "la terra ha la febbre: allarme surriscaldamento". Vedete da soli quale effetto destabilizzante abbiano notizie come questa. Una persona che dovrebbe pensare: esco a comprare un due pezzi o un paletò? Infradito o moon boot? Dunque le lucciole sono tornate, pare, in barba a Pasolini, ma non lo dite troppo in giro. Tuttavia, qualche mattino fa, camminando dal metrò all'ufficio non ho potuto fare a meno di notare un'altra cosa, che pure immagino già abbastanza evidente di per sé e segno inequivocabile dell'imminente fine del mondo: la scomparsa dell'àsola. Oggigiorno le persone, i ragazzi soprattutto, non portano più scarpe con l'àsola. Le scarpe hanno le stringhe ma queste stanno slacciate, tanto che uno si chiede come facciano a non perderle, ma non solo: la parte terminale della stringa, quel piccolo rivestimento di plastica dura che somiglia allo scotch, non c'è più, finito sparito. In sostanza pare che le stringhe non comincino e non finiscano da nessuna parte, esistono, si stringono a sé (poco) ma non hanno un inizio e una fine evidente. Stamattina in cucina mentre mi allacciavo le scarpe mi sono sentito improvvisamente paleo-qualchecosa. Mi è venuto in mente di quando alla scuola elementare ci davano quei cartoncini con il nastrino infilato, viola, rosso, blu eccetera, e il nostro compito era fare e rifare l'àsola fino alla completa soddisfazione della maestra, e poi portarlo a casa alla mamma che in cambio dell'àsola ci avrebbe cucinato le frittelle di patate. Ora, se un bambino tornasse oggigiorno da scuola con un oggetto del genere, i genitori che potrebbero pensare? Si siederebbero sgomenti al tavolo della cucina, la madre con le mani sugli occhi, il padre con lo sguardo perso tra le piastrelle del pavimento, chiedendosi "Cristo, dove abbiamo sbagliato?"; li immagino poi consultare febbrilmente Crepet, alla ricerca di una risposta (stavo per scrivere "compulsare" ma mi sono trattenuto per tempo: il verbo compulsare dovrebbe essere vietato per legge; chi usi il verbo compulsare senza un motivo serissimo sia destinato a perire nelle fiamme dell'inferno tra atroci tormenti e senza il conforto di una sola goccia d'acqua), una risposta, dicevo, che nemmeno Crepet può dare (lo so, pare incredibile ma è così).