Preferirei di no

Le ragioni di una fede


"Ci sono cose che non capisco" dico a Marta mentre le titillo il clitoride. "E' perché non cammini con Gesù" fa lei tra un versetto e l'altro. "Marta, sono quattro settimane che ho abbandonato Gesù e non ne sento la mancanza." "Quattro settimane" fa lei "ah ah ah quattro settimane." "A dire il vero non capisco che ci sia da ridere" faccio piuttosto risentito e mi sollevo. Marta prosegue nei versetti, sfruttando l'ondina del piacere. "Uh uh" fa. "Come devo leggere questi uggiolii." "Sono parte di un saggio teoretico sullo spirito santo" mi dice e poi ricomincia, anche se l'onda è oramai poco più che blanda risacca. "Ti spiacerebbe delle volte riprendere con il lappaggio" mi fa mettendosi le mani a cucchiaio dietro la nuca. "E' fuori discussione" dico infilandomi le mutande "non lascio cadere il discorso". Mi siedo sul bordo del letto, le spalle voltate. "Parliamone", faccio. "Ma di che" dice lei. Poi sbadiglia. "Vorrei che parlassimo di Gesù." "Ma ti pare il caso, proprio adesso, guarda che ora si è fatta..." "Tempo fa non ne avresti fatto un caso di orari." "Eh, tempo fa, tempo fa" ripete cercando le sigarette sul comodino. "Sì, ora non negare che avresti accettato senza remore un confronto su questi temi." "Oh dio bono, remore, era da tanto che non sentivo 'sta parola" dice aspirando, poi socchiude gli occhietti e butta il fumo verso l'alto con un gesto particolarmente ispirato. Nella mia interiorità più vera sarei tentato di riprendere il lappaggio. Mi infervoro, invece. "Vedi io non credo che sia questione di camminarci o meno. E' chiaro che non ho avuto... ahem... riscontri, tutta la fede, come dire, la fede che avevo in Gesù, nel Signore..." "Zzz zzz zzz." "E' inutile che mi diventi onomatopeica, non la sfanghi." "Pietà." " No. Il battesimo ricevuto in tarda età, i miei genitori miscredenti... mi avevano indotto, come si può dire, nell'errore. Sono cresciuto lontano dai sacramenti e non ero consapevole di quanto mi mancassero. Fu travolgente." "Già e poi quella gita a Biella, il santuario di Oropa, eh?" "Proprio così, trovarti là inginocchiata fu per me..." "Uh signur, mi hai detto tutto questo una pignatta di volte. Io inginocchiata in atto di adorazione, il sole che filtrava dal rosone, i capelli che luccicavano, quel gioco di vedo non vedo sul vestito, le mie forme e il colore delle mutandine eccetera..." fa in cantilena, con le labbra a boccuccia. "Non mi prendere in giro, queste non sono le mie parole, stai travisando a uso e consumo dei lettori. Ora mi pare tutto così arido, tutto quanto" le dico passandomi una mano nei capelli. Raccolgo poi "Fede e Cultura" dal pavimento e do una rapida scorsa agli articoli sulla centralità della famiglia. C'è un intervento di Rutelli, con tanto di foto, il viso molto luminoso. Il titolo dice "Verso il partito democratico. Le comuni radici cristiane. Riscopriamo la spiritualità dell'uomo." Leggo un paio di righe prima di accorgermi del dente nero. "Hai fatto tu questo?" chiedo a Marta mostrandole la foto. "Ma ti pare che trovi il tempo per queste scempiaggini! Ma a prescindere dalle tue secrezioni adolescenziali, che altro ti aspettavi dal congresso con la divinità?" "Mah, sai mi aspettavo che mi desse pienezza di vita, un senso una ragione, che mi trasmettesse la serenità interiore e ..." "Beh, per trasmettere basta e avanza la radio nazionale." "Dio, questa non è tua." "Certo che no, ma in questi tempi di inquinamento elettromagnetico pretendere che Gesù si metta a trasmettere su onde medie, via..." "Marta, tu non mi stai prendendo sul serio." "Ma ti pare, figurati" dice scuotendo la cenere nel porta incenso sul comodino. "Ma che fai!" le dico sconvolto. "Su non sottilizzare," fa lei "piuttosto non ti andrebbe un panino col salame?" "Un panino... che cosa? Ma vorrei che finissimo di parlare di Gesù!" protesto. "E poi sono le tre di notte, non mi sembra tempo per panini al salame." "Che fosse tardi, già te lo avevo fatto notare, ma tu ne hai fatto un caso di decadimento della passione." "Decadimento di che?" "Beh c'è il tuo decadimento fisico, prima di tutto..." "Marta non mi sfottere o apro il capitolo cellulite." "Ma fottiti, che cellulite: è solo un rilassamento psico somatico delle ghiandole endocrine che si riflette in un parziale temporaneo prolassamento dei tessuti dell'interno coscia" dice battendosi con la mano la gamba. "Già" faccio guardando il soffitto. "Beh sia come sia, si dà il caso che Gesù, ora che l'ho abbandonato, mi ha lasciato un senso di vuoto." "T'avevo detto io..." fa lei in un soffio. "Ma certo, ora ti è facile dire così, ma diamine mai una volta che tu mi abbia saputo aiutare. Una parola a volte..." "No, scusa, aiutare che cosa? Già mi toccava aiutarti a deambulare, con tutte quelle cazzo di crisette di mezza età che ti ritrovi." "Senti, su questo tu sei l'ultima a poter parlare." "Sono quattro volte più adulta di te." "Macché" sbuffo. "Quattro" ripete mostrandomi le dita. "Sarà, mi piacerebbe sapere che cerchi tu..." "Eh?" "In Gesù, intendo." "Oh beh, ma è chiaro." "A me pare solo un passatempo come un altro." "Macché passatempo, è un rifugio. Un rifugio in tempi come questi, col relativismo morale che ci stringe da ogni parte. Tutte queste fedi prêt-à-porter, tipo i tuoi amichetti zen..." "Buddisti, cristo, buddisti." "Beh, quel che pare a loro. Buddisti, zen, distesi sul loro sofà di pelle di cazzo di babbuino a parlare con l'animaccia del maestro Osho." "Ma tu farnetichi: che c'entra Osho col buddismo, spiega!" "Facevo per dire." "Ma vaffanculo, vah" argomento alzandomi dal letto. "Ma certo, queste cose non le vuoi sentire, vero caro?" "Col cazzo col cazzo" faccio allontanandomi verso il bagno. Marta mi viene dietro, nuda, e argomenta roteando l'indice in un movimento caratteristico dei suoi stati d'animo più cupi. "Caro mio, facile incorrere in queste religiosità d'accatto. Tutti diritti e pugnette e poesie sofferte, ma le religioni rivelate, le religioni monoteiste..." "Senti" le dico "risparmiami le predicozze del Foglio." Marta si ferma, poi dice "ma che cazzo" e si siede sul bordo del bidet. Io mi lavo la faccia. "Gesù, Gesù" la sento gemere "Gesù è una sorta di assicurazione sulla vita, una di quelle che ti fai perché non si sa mai. E' comodo, friendly, lo trovi ovunque, ha agenzie dappertutto, che importa se gli emissari vestono in modo lugubre e si fregano le mani in continuazione." Si siede per terra tra water e bidet. "Comode rateazioni domenicali, ci giunti un'oretta di tanto in tanto, un po' di lividi alle ginocchia, come la volta del santuario di Oropa." "Non t'avessi mai incontrata dannata teo-con" le dico mentre mi asciugo la faccia. "Senti, questo dillo a tua sorella, ok?" Si raccoglie i capelli in un crocchio sopra la testa e ci infila un mollettone di legno. "Dio, avrei proprio voglia di pane e salame..." riprende. "Beh, non ho il pane" le dico scoprendo il barzotto. "Ma cristo ti pare una battuta questa?" fa lei. "Ma per niente" le faccio avvicinandomi alla bocca. "Uh gogrofl fgro grof grof" dice mentre con le labbra accarezza "gord fogr gorf." "Marta, Gesù mio perdonami". "Gorf grde gord." "Sì, dio è in noi, Marta." "Gorf gfgrof Dio è ovunque gorf..." "Sì" "...gorfd come un'epidemia gotrf..." "Leggi Etty Hillesum, il libro delle ore di Rilke..." "Gord gord gorf appena finisco il saggio di Buttiglione... gorf." "Così, Marta, così." Poi si pulisce il bordo della bocca. "Mi andrebbe pure una birra" dice. Seduti in cucina nel pieno tepore delle quattro e mezza del mattino ci finiamo una birretta. Panino col salame. Sigarettina. "Ma è solo convenienza, Marta, solo convenienza", le chiedo retoricamente, mostrando un dolore posticcio. "Che vuoi che sia" fa lei "che vuoi che sia."