Per dirla tutta, Jason Molina mi piace soprattutto quando unisce altri elementi alle sue pur notevoli doti di songwriter e interprete; quel po' di ritmo, un bassuccio, una batteria anche campionata, una tastiera accennata o la voce di Jennie Benford. In questo senso ho amato le canzoni dei Songs:Ohia o dei Magnolia Electric Co., di cui Molina era/è leader e motore; molto meno i suoi album da solista, con la chitarrina elettroacustica e la voce che a tratti pare un po' monocorde, in particolare nell'ultimo"let me go let me go let me go", che mi son fatto piacere giusto perché era lui e per i suoi trascorsi. Così il concerto al Magnolia di Mercoledì sera è stato piacevole, sì, ma non entusiasmante; ho sperato sino all'ultimo che da dietro le quinte spuntasse qualche altro musicista a fargli compagnia. A me pare che per reggere il palco da solo con la chitarra devi avere il dono pop di canzoncine dalle linee melodiche chiare, pure non scontate ma in qualche modo accattivanti, che non lascino spazio al rimpianto per ciò che manca. Tanto per dirne uno, il Bragg degli esordi. O per venire ai tempi nostri, l'adorabile Alela Diane di Pirate's Gospel (credetemi: merita l'ascolto e l'acquisto). Molina è qualcos'altro (e ripeto, Songs: Ohia e Magnolia E.C. sono adorabili), ma non questo. Stamattina mi sono riascoltato Didn't it Rain e The Lioness, le splendide perfette ballate elettriche e acustiche che rimandano alla miglior tradizione del songwriting americano, da Neil Young in qua. Accipicchia, mi è venuta un'amarezza per l'occasione mancata, accipicchia.
Non c'è due senza te
Per dirla tutta, Jason Molina mi piace soprattutto quando unisce altri elementi alle sue pur notevoli doti di songwriter e interprete; quel po' di ritmo, un bassuccio, una batteria anche campionata, una tastiera accennata o la voce di Jennie Benford. In questo senso ho amato le canzoni dei Songs:Ohia o dei Magnolia Electric Co., di cui Molina era/è leader e motore; molto meno i suoi album da solista, con la chitarrina elettroacustica e la voce che a tratti pare un po' monocorde, in particolare nell'ultimo"let me go let me go let me go", che mi son fatto piacere giusto perché era lui e per i suoi trascorsi. Così il concerto al Magnolia di Mercoledì sera è stato piacevole, sì, ma non entusiasmante; ho sperato sino all'ultimo che da dietro le quinte spuntasse qualche altro musicista a fargli compagnia. A me pare che per reggere il palco da solo con la chitarra devi avere il dono pop di canzoncine dalle linee melodiche chiare, pure non scontate ma in qualche modo accattivanti, che non lascino spazio al rimpianto per ciò che manca. Tanto per dirne uno, il Bragg degli esordi. O per venire ai tempi nostri, l'adorabile Alela Diane di Pirate's Gospel (credetemi: merita l'ascolto e l'acquisto). Molina è qualcos'altro (e ripeto, Songs: Ohia e Magnolia E.C. sono adorabili), ma non questo. Stamattina mi sono riascoltato Didn't it Rain e The Lioness, le splendide perfette ballate elettriche e acustiche che rimandano alla miglior tradizione del songwriting americano, da Neil Young in qua. Accipicchia, mi è venuta un'amarezza per l'occasione mancata, accipicchia.