Preferirei di no

Poesia del piccione di Alcamo (versione remix)


Capita di aver voglia di rimettere mano a un testo. A me capita spesso, ma rare volte ci riesco, mi viene quasi subito la lissa e lascio perdere: riletto, mi faccio cacare. Ho modificato alcune cosette, per quei miei due tre lettori ancora da queste parti e che avessero voglia di. Tra le altre cose ho accolto la rettifica di Casa UTET: lo stronzo s'è tramutato per magia in scacazzo, che mi pare pure più vivace (va bene, Carlo?).
"I dèmoni si infilzano con la penna!"(Dostoevskij, Lettere a B. Charckidijenko)"Un giorno questo dolore ti sarà utile" (Peter Cameron, romanzo omonimo)Sono seduto da un quarto d'ora su questo terrazzo e guardo verso il mare, il mare azzurro di onde che si chiamano e si conoscono e rifrangono la luce come monete da due euro, e davanti a me sul filo della corrente c'è un piccione.E' lì da un po' e sta fermo, con la testa voltata da questa parte. Lo ignoro, guardo il mare e scrivo queste righe. C'è vento, ma leggero. E' mattino presto, sono all'ombra dell'eucalipto che imbalsama i polmonie ho la pelle dei piedi secca che gratta contro i sandali. Guardo il piccione che mi sembra fare sì sì con la testa.Bevo un sorso di acqua fresca naturale fonte santa rosalia e la sento, la voce, la sento bene.Guardo il piccione ancora una volta,ora ha la testa un po' inclinata e dice, fai bene a scrivere. Io non so che dire, penso a una poesia del vecchio buk,che diceva degli uccelli che si posano sui filie poi vanno e vengono uno due tre mentre lui scrive e guarda dalla finestra.Il piccione dice ancora, sono il piccione di buk, sono lui.Io dico, ma non sono sicuro che fossero piccioni, quelli, sai.Erano piccioni, dice lui, fìdati, prosegue.Poi si ferma, arruffa un po' le penne,si mette la testa sotto un'ala, come fanno i piccioni,e resta immobile di nuovo sul filo. Io scrivo ancora un po'.Le biblioteche sono piene di scrittori noiosi, dice a un tratto,ricòrdatelo: sono piene di scrittori pallosi.Ma queste sono parole di buk, esclamo.Vedi che sono il suo uccello, dicee fa un verso di gola che sembra un ridacchino.Se vuoi facciamo due parole, dico io.Scusa, dimmi pure, ora mi ripiglio, fa lui,e muove la testa avanti e indietro.Spara, dice.Che? faccio.Volevi scambiare due chiacchiere, dice.Certo, dico, anche meno di due.Bravo, fa lui, mai esagerare,minimalismo, ecco cosa ci vuole.Ho una cosa qui, dico, qui in golacome una spina di pesce, capisci?Mai provato niente di simile, fa lui,con quel suo glu glu glu che fa venire la pelle d'oca a mia cugina:ho una cugina che teme i piccioni come una maledizione.A ciascuno le cugine che si merita, dico.Certo che la conversazione non è granché, da queste parti, fa il piccione muovendo un po' la coda.Scusami, pensavo a voce alta, dico,sollevando il cappello. Dicevi la spina di pesce, fa lui.Sì, dico, perdonami se parlo di me stesso.Uh, dice, guarda che li conosco i tipi come te,tante mossette e finto tontolame ma poi non vedete l'ora di eviscerare l'anima in pubblico, eh? Faccio presto, dico io. Nulla di particolarmente pornografico, spero, fa il piccione.Ma va, solo un cosa, dico io,una cosa che credo di aver capito, anche se poi la scordo ogni volta,è difficile.Lui sta fermo, con gli occhietti luccicantimentre il filo dondola leggermente sotto il vento. Questa spina di pesce in gola, questo doloreè una cosa che ho scelto di portare con me, che potrei tirare via, se solo volessi, dico.Uh, e allora?, fa lui, per nulla impressionato.La scrittura è solo un mezzo, uno sfogo, dico.Un'eruzione cutanea, lo spurgo della cippa?, dice lui.In realtà sono 'nzalunutu, faccio. La scrittura aiuta sempre, per un po',ma solo per un po', dice lui.Già, faccio. Ma che hai, la lissa?, chiede.D'improvviso,dalla porta di casa esce mio figlio di nove anni.Papà, ti lascio questo bicchiere con l'acqua,è una magia, dice, chiamami quando diventa verde.Diventa verde? chiedo.Sì, l'acqua diventa verde,tu chiamami quando diventa verde.Ma come fa a diventare verde?Ho messo una cosa che la fa diventare verde, tu chiamami quando diventa verde.Va bene, ti chiamo, dico.Chiamami subito quando è verde. Va bene ti chiamo subito subito.Grazie, dice e rientra in casa. Resto fermo a fissare il bicchiere e poi il piccione,che mi sembra finto, di stoffa o di plastica.Pensa devo fare la guardia all'acqua, faccio.Stai bene attento, fa lui, ti è stato affidato un compito estremamente delicato. Eh, cazzo, se lo so, dico io. Mai deludere un figliolo, dice.Ennò, dico io e poi restiamo fermi,lui sempre sul filo, io con le dita appoggiate al tavolo.Poi mi gratto la testa e penso a quando nuotavamo,l'altro giornoe lui aveva il costumino blu con la riga giallae la mascherina in quel mare cristallo con tutti i pesci azzurri e gialli e colorati.Dicono sia la temperatura del mare che si è alzata,i pesci arrivano dal nord africae tu ne godi, sguazzi e osservi e ti chiedi sarà bene o sarà male,quest'acquario è un segno della fine del mondo?Nuotavamo assieme e c'era l'azzurro chiaro, verso riva,e poi più in là il blu oltremare e la luce che filtrava dall'alto colorava tutto quanto.Lui nuotava con me verso lo scogliosembrava un delfino, una piccola focaguizzava fuori e dentro l'acqua. Ho ringraziato Nettuno, il primo che m'è venuto in mente,in mancanza di un pantheon più consono,l'ho ringraziato per il mare e per mio figlio, per il fatto che andavo verso lo scoglio in compagnia di questa piccola foca questo cucciolo di foca che saltava fuori e dentro l'acqua, un'acqua che avrebbe potuto sommergerlo di cinque o sei volte.In quella luce, mentre le onde ci sbattevano in bocca,guardavo sotto, le sue gambe che si muovevano. Dal blu, al verde di quest'acqua, penso,che non ne vuole sapere di trasmutazioni alchemiche. Resta trasparente, immobile come il piccione,che ora mi pare sbadigli.Ti annoi?, chiedo.Eh, la vita non è granché, qui sopra, mi risponde,vorrei vedere te al mio posto, fa.A volte lo vorrei, sai,libero da responsabilità e volare di ramo in ramo, di filo in filo, dico con gli occhi che coprono tutto l'orizzonte visibilementre attorno si diffondeun vagore sentore di poesia andata a male.Ma per chi mi hai preso, il gabbiano jonathan?, fa lui.Bella vita del cazzo, mangiare bacherozzi,guardare l'orizzonte senza capire una mazza e al massimo come svago cacare in testa alla gente,ti pare il caso?Beh, ma il mio dolore...Ma non sapete dire altro che mio mio mio, dice, voialtri poetastri di terz'ordine,che due grandi enormi palle. Mie!Sai, fai una cosa, invece di chiacchierare a vuoto:prova un po' a descriverlo, dai, dettagli, fuori i dettagli,fottiti del minimalismo e delle metafore,cos'è 'sto dolore?. Mah, non stare bene con gli altri e con se stessi,dico grattandomi la pancia,insoddisfatti di quel che si è, delle scelte che non si sono fatte o si sono fatte sbagliate, sai.Aver paura del cambiamento,desiderare il dolore che si conosce,piuttosto che l'ignoto quale che sia,sentirsi fuori posto, sradicati,non capire una mazza...Forse mangiare bacherozzi e guardare l'orizzonte? dice il piccione.Beh, sì, faccio io ridendo, in fondo sì, ci siamo già.E poi ancora, desiderare una destinazione diversa,ma non sapere qualené avere idea di come cambiare le cose,averne paura,preferire l'orizzonte noto, per quanto orri-zzonte all'ignotoevitare la fatica come lebbra,sentirsi immaturi, bambocci...ne hai abbastanza?Yahown, direi di sì, fa lui, stiracchiandosi.Sì, un quadro più o meno vago, ma qualcosa si delinea all'orizzonte.Adolescenti mai cresciuti, questo siete e siete in tanti, dice.Che devo fare, allora?, chiedo.Anzitutto badare all'acqua, dice il piccione, puntando un'ala verso il bicchiere.L'altro giorno, poi, ho visto che non hai nuotato verso lo scoglio con Francesco. Francesco ha detto, andiamo, ma c'era gente sullo scoglio,tu hai detto, dopo!, e poi te ne sei dimenticato. Lui ha cominciato a giocare e se n'è scordato, forse, o forse no, ma della tua distrazione sono sicuro. Quindi, comincia a far la guardia all'acqua,che diventi verde: è importante, dice.Verde, dico, verde speranza.La speranza lasciamola agli stronzi, fa il piccione.E un'altra cosa, dice.Che significa cambiare le cose? Che diavolo significa, dimmelo un po'. Non c'è niente da cambiare, niente, credimi.Non c'è un prima e un dopo, queste sono baggianate,formulette da stregoni.Tieni a mente: il dolore come veglia dello spirito, mai sentite 'ste parole? Ci sei sempre tu, hai solo messo gli occhiali giustie ti sopporti e non rompi più le palle alla gentee ai piccioni. Ora scusami: sto diventando verboso,persino petulante, se vuoi,ma avrei altre due cosette prima di svolazzare altrove, dice.Anzi tre: la prima è che il segreto io lo conosco,ma non te lo posso dire. La strada è tutta e solo tua,e quando l'avrai percorsa...La strada?, faccio, è una metafora un po' abusata,non trovi? Senti, fa lui, dovresti sapere che io appartengo alla sottospecie dei piccioni letterariciò di cui mi nutro si riflette in ciò che dicoquindi non lamentartene e pensa piuttosto a quali responsabilità puoi avere tu in tutto questo:se mangio woolrich non c'è speranza che io caghi pascal,riesci a cogliere?Certo, dico abbassando gli occhinella vergogna più nera della mia condizione subumana di lettore di paperback da stazione ferroviaria.Quindi la strada, chioccia quello, la strada.Perché non ci sono cazzi: la devi percorrere,e lo puoi fare solo tu, mica io o qualche altro al tuo posto, e quando l'avrai percorsa, ti dirai:cristo santo quanto sono stato cretino, a non capire.Ma non temere:è normale essere cretini.Però bada bene, tutto questo verrà solo alla fine.E non sono neanche sicuro che tu la voglia fare, la strada,e anche se la percorri e capisci,sappi comunque che nessuno ti toglierà la polvere che ti aspetta presto o tardi e una vaga sensazione di assurdità. Sarà come al cinema quando vedi una pellicola che fa piangere, e ti commuovi e poi accendono la luce e tu ti chiedi:ma per chi cazzo mi sono commosso?Vorresti poter guardare dietro il telo, o nei buchi da cui esce la luce, per capire, poter capire qualcosa. E pure le cose, dio bono, sono sul telo non nel proiettore sono lì per un po' e poi scompaiono,e non le trovi nel proiettore né da alcun'altra parte.Ricordati di fare la strada:se non ti cade la trave in testa, se non si spalanca il baratro, capirai e te la godrai, per quanto possibile.La seconda cosa è breve, dice ancora.Ricordati sempre che l'unica cosa veramente immorale è l'infelicità,quindi règolati di conseguenza.E ora vado, dice.E la terza cosa, scusa, la terza?Quello mi guarda, mentre dispiega le ali, si alza in voloe lascia cadere uno scacazzo grigio e nero sul tetto del mio van a nolo.Non c'è niente di eroico, ah ah ah o grah grah grah, come cazzo ridono i piccioni, niente di eroico in tutto questo, fa allontanandosi.