Preferirei di no

Poesia di Mario e dei pinguini


Una mattina di primavera a Bergamo bassacon il cielo turchese senza nuvole in una stanza che non è la mia casa davanti a una finestra apertascrivo al pc una poesia da mettere nel blog. Sul tetto della casa di fronte ci sono due pinguinidue pinguini che ballano non so cosa ballano, ma dev'essere una musica allegra perché i pinguini sembrano felici e sorridono. Prendo la macchinetta e scatto delle foto, un paio di foto, ma i pinguini non vengono proprio bene sono un po' di spalleun po' storti e coperti però ci sono, sono nella fotocamera.Questa foto la metto nel blog, penso,lo devo dire a Mario, penso ancora.Al piano di sopra, nella mia stessa posizione,le mani sulla tastiera del pc,c'è Mario il mio amico di Roma di internet, che non ho mai visto. Ha una faccia da sogno gli occhi schiacciati, gli occhialini,un filo di barba, fuma con una concentrazione da risotto,uno sguardo di saggezza e tristezza,i capelli lunghi biondo scuriuna birra sul tavolo.Strizza le palpebre come un miope, mentre gli dico, - non so come, non so se gli urlo, se gli mando una mail,se stabiliamo tra noi un contatto telepatico -gli faccio sapere che sulla casa di fronte due pinguini ballano il twist. Lui non dice niente strizza ancora le palpebre, forse per il fumoapre un po' la bocca ma non dice nientebeve un po' di birraguarda i pinguini forse sorride forse si perde in una vaga malinconiache ha un fondo di amara consapevolezzacome se sapesse tuttocome se avesse già capito tutto.Torno a guardare i pinguini e poi lo schermoscorro i titoli dei post di agentcapisco che non funzionanon funziona come dovrebbe.Mi prende lo spavento, come un'ombra che mi copre le spalle,e mi sveglio, mi sveglio e guardo fuori dalla finestra:sono a casa, il cielo è bianco come un osso, sento dei colpi, come se mario ticchettasse alla macchina per scrivere,ma è solo un vecchio, un vecchio che in cortile spara dei chiodi nel legno.Dei pinguini, porco giuda, nessuna traccia.