Continua la saga di Alela e Tom, in tour su una Pontiac Grand Prix d'oro beige, tra Boston, Rochester e il Canada-preso-per-il-verso-sbagliato. Alela desidera lo sciroppo d'acero, ma incontra un poliziotto quebechiano dai capelli vaporosi, una figlia di nome Kariyee e una bizzarra predilezione per le rotonde. Pernottano a Albany. Meridiani di sangue, autostrade, poesie di Bukowski e Hank Williams in sottofondo. Forse Hank Williams non c'era, nel pezzo precedente, ma voi fate come se. Tom si toglie una scarpa e crede di assomigliare a Robin Williamson della Incredible String Band. Dareste vostra figlia in sposa a un uomo del genere? (La saga è liberamente ispirata al Tour Cut di Alela, che potrete trovare qui, se ne avete voglia)---La mano che ho visto l'altro pomeriggio sulla porta, cinque dita sul battente, era la mia. Effetti collaterali da assunzione di sciroppo per la tosse a base codeina. Avevo tosse e mal di gola: finisce tutto in tosse, do u remember. Bene. Bel concerto la scorsa notte in un piccolo coffee shop/bar di Burlington, Vermont, non mi dilungo, Tom ispirato guardava il soffitto. Ha continuato a guardarlo anche dopo la fine del live act. S'era fissato con uno strano riflesso che a suo dire partiva dal plettro. Non c'è stato verso. Mangia così poco. Sospetto faccia parte di una posa, la rock star malsana che si nutre di birra e tranci di pizza hut. Pasta di pomodoro dal tubetto, che ne capiamo di pizza, poi? A volte c'è da tirarlo al piatto. Lui è di quelli che si mangiano le unghie fino alla carne: ho visto foto spaventose su una rivista medica, in un pomeriggio piovoso passato nella sala d'attesa del dentista (già spaventoso di suo, il fatto di trovarsi dal). E' così, bisogna ricordargli di mangiare, ricordargli che l'unghia ha una sua funzione e che al termine dell'unghia c'è il dito, e che ogni tanto bisogna nutrirsi d'altro: non sono la sua mamma, again, ma a volte faccio questa parte.Alla fine del live act, Tom trascinato a forza verso il bar con gli occhi al riflesso, che cercava ovunque, e a chiunque lo avvicinasse diceva: visto quel riflesso? e imbastiva complicati arzigogoli teorici sul rapporto di halation, l'alone che si formava attorno al dannato riflesso, il tutto imbastito col cucchiaio sporco di codeina (il mio sciroppo) con cui allungava la birra. Ora, un tizio, un ragazzetto si avvicina e dice che sì, gli piace la mia musica, ho una bella voce, great voice great show, grazie grazie, mi dà la mano (fredda) e un bacio sulla guancia e si offre di ospitarmi per la notte. Siamo in due, dico. Tom ha gli occhi al soffitto e fa, ora il riflesso s'è spostato, è sul vetro. Il ragazzetto chiede, potremmo parcheggiarlo da mio zio Jeb, dice, ti va? Io faccio, tutt'e due o nessuno, facciamo coppia fissa, anche se il ragazzetto imberbe è niente male e poi chi se ne fotte, ma come lasciare Tom in balia del riflesso e dei modi che immagino rudi del contadino del Vermont, tale Jeb di natali non ancora precisati? Ok. Ci tocca poi sulla strada verso la casa del ragazzetto, ci tocca un open mike, una sorta di microfono aperto dove ci esibiamo sulla chitarra e voce. Nell'ingresso, non c'era duns accartocciato sulla 12 corde con le dita fasciate che sanguinavano, ma solo una ragazza, una amabile ragazza franco canadese con addosso un abitino da burlesque. Cantava e suonava la fisarmonica, per completare il quadretto. Una tizia dal naso rosso, gonnella con foglie autunnali, leggeva poesie, altri applaudivano. Lei se ne va tutta compresa. Sai che affare, penso.Vedo due tre giovani niente male, sorrido a tutti, bevo un liquore verdastro che mi dà subito sulla testa, quindi desisto. Sale poi sul palco un tizio che si dilunga sull'arte, sul realismo, sul surplus di ironia che affligge la nostra narrativa, sulla letteratura dell'impegno e cose così. Sbadiglio. Regole, everywhere. Sbobba, noia.Se l'arte ha una sua dolente funzione, uso dolente perché mi pare un aggettivo adeguatamente a cazzo, se ce l'ha, dicevo, è proprio quando riesce a tirarti fuori dalle beghe e portarti da un'altra parte, in uno spazio tempo tutto tuo, in cui non ci sono cagacazzi e doveri, dove nessuno pontifica di istanze narratologiche e grammatica prescrittiva, dove si può scrivere e suonare a piacimento e parlare di acque fredde e gatte in calore senza che nessuno abbia qualcosa da ridire; e se ce l'ha, che si fotta. Vaffanculo. Esprimetevi un po' come cazzo vi pare, su che vi pare, purché mi facciate venir voglia di voltare la pagina successiva o di non premere il tasto stop. Ma forse la faccio troppo facile, non so. Che poi al tizio avrei voluto dirgli, se non fosse fuggito a gambe levate come per paura di chissà che, avrei voluto dirgli che ho scritto le canzoni di Pirate's Gospel in Europa, mentre giravo di posto in posto, di locale in localino, e avevo spesso sonno, dormivo poco, giravo, bevevo, vedevo gente, chiacchieravo, mangiavo cose nuove, abbracciavo baciavo scopavo gente mai vista, scrivevo spesso seduta sulla panchina dei parchi; Coté d'Azur, la vieux Nice, sulla Promenade des Anglais ho scritto Tired Feet, mentre riposavo i piedi stanchi, e credo sarebbe venuta fuori in altro modo se non l'avessi scritta lì. Ci sono dentro i gabbiani che si fiondano nell'aria della Promenade e la luce fortissima, il colore del mare, azzurro chiaro verso la spiaggia e più in là come sporco, grigio, e la consistenza fragile delle case e dei muri che sembrano spumoni, meringate, ricoperti di granelli di zucchero. E così netti. Il contorno delle case fragile e netto al tempo stesso. Netto sul margine della luce e di pan di zucchero. Avevo sempre gli occhi semichiusi, voglia di sdraiarmi, dormire; mi sistemavo i capelli e componevo, spesso mentalmente, spesso con la chitarra e il mio fingerpicking attirava sempre qualche curioso e io ci parlavo, accettavo che si sedessero, aspettavo, parlavo e poi riprendevo e tutti i colori della gente e le loro facce, la bocca, gli occhi, il loro odore, la gioia e il dolore degli sconosciuti, entrava nella mia musica e questo credo senza presunzione che si senta.Tom canta Heart o'mine e a un certo punto si ferma e dice, ragazzi vedete anche voi il riflesso. E' il momento di andare. Strattono Jim Hawkins, il ragazzetto diciottenne, ce ne andiamo verso casa sua. Parole e vino, lungo la strada, tutto di nostro dubbio gusto. Molto surreale, molto come dire. Comunque, ci siamo fermati per la notte a casa di questo tipo e appreso che vive con sua madre nella campagna del Vermont, fuori Burlington. Tutto bucolico, come ci si aspetta in casi del genere. Non c'è bisogno che vi descriva il Vermont, che conoscerete certo meglio di me, ma giusto per dare una dritta immaginatevi una casa vecchissima, imposte in legno che cadrebbero a pezzi se chiuse con troppa forza, un cane enorme e dorato e cavalli a nostra disposizione. Sono un'anima benedetta e adoro il freddo e le sensazioni piacevoli che dà l'inverno, quel mood invernale che tocca con le dita di brina (ossignur) ogni cosa. Vorrei aprire una nota sul mood invernale, qui e ora, ma non c'è tempo, scrivo da un punto internet di passaggio e non ho più molto tempo e devo dire ancora altre cose forse più importanti di questa. O forse no.Ha anche nevicato un pochetto. Al mattino il tizio e sua madre ci hanno preparato una colazione coi contro fiocchi, con toast francese e sciroppo d'acero del Vermont, thé mele e sidro caldo. Finalmente lo sciroppo d'acero del Vermont. Dio buono, ha detto Tom. Non è particolarmente originale nelle interiezioni. Non riuscivo a credere quanto potesse essere ospitale certa gente con gli estranei. Jim ci ha portato a casa all'una e trenta del mattino, e la madre non ha battuto ciglio: nemmeno alla locanda Camél, con tanto di ombrelli dimenticati, nemmeno da quelle parti. Potrei vivere nel Vermont, nella campagna, e nutrirmi di sciroppo d'acero per il resto dei miei giorni, ma credo che soffrirei di carie e glicemia plurima e poi, santo dio, ci sono pure cose più interessanti da fare nella vita, o no? Ognimodo se decidessi di fermarmi qui, c'è qualcuno che può spedirmi Bramble Rose, per favore? Grazie. (Bramble Rose è nella fotina piccola che sta sopra il post)
Alela Tour Cut - 2 -
Continua la saga di Alela e Tom, in tour su una Pontiac Grand Prix d'oro beige, tra Boston, Rochester e il Canada-preso-per-il-verso-sbagliato. Alela desidera lo sciroppo d'acero, ma incontra un poliziotto quebechiano dai capelli vaporosi, una figlia di nome Kariyee e una bizzarra predilezione per le rotonde. Pernottano a Albany. Meridiani di sangue, autostrade, poesie di Bukowski e Hank Williams in sottofondo. Forse Hank Williams non c'era, nel pezzo precedente, ma voi fate come se. Tom si toglie una scarpa e crede di assomigliare a Robin Williamson della Incredible String Band. Dareste vostra figlia in sposa a un uomo del genere? (La saga è liberamente ispirata al Tour Cut di Alela, che potrete trovare qui, se ne avete voglia)---La mano che ho visto l'altro pomeriggio sulla porta, cinque dita sul battente, era la mia. Effetti collaterali da assunzione di sciroppo per la tosse a base codeina. Avevo tosse e mal di gola: finisce tutto in tosse, do u remember. Bene. Bel concerto la scorsa notte in un piccolo coffee shop/bar di Burlington, Vermont, non mi dilungo, Tom ispirato guardava il soffitto. Ha continuato a guardarlo anche dopo la fine del live act. S'era fissato con uno strano riflesso che a suo dire partiva dal plettro. Non c'è stato verso. Mangia così poco. Sospetto faccia parte di una posa, la rock star malsana che si nutre di birra e tranci di pizza hut. Pasta di pomodoro dal tubetto, che ne capiamo di pizza, poi? A volte c'è da tirarlo al piatto. Lui è di quelli che si mangiano le unghie fino alla carne: ho visto foto spaventose su una rivista medica, in un pomeriggio piovoso passato nella sala d'attesa del dentista (già spaventoso di suo, il fatto di trovarsi dal). E' così, bisogna ricordargli di mangiare, ricordargli che l'unghia ha una sua funzione e che al termine dell'unghia c'è il dito, e che ogni tanto bisogna nutrirsi d'altro: non sono la sua mamma, again, ma a volte faccio questa parte.Alla fine del live act, Tom trascinato a forza verso il bar con gli occhi al riflesso, che cercava ovunque, e a chiunque lo avvicinasse diceva: visto quel riflesso? e imbastiva complicati arzigogoli teorici sul rapporto di halation, l'alone che si formava attorno al dannato riflesso, il tutto imbastito col cucchiaio sporco di codeina (il mio sciroppo) con cui allungava la birra. Ora, un tizio, un ragazzetto si avvicina e dice che sì, gli piace la mia musica, ho una bella voce, great voice great show, grazie grazie, mi dà la mano (fredda) e un bacio sulla guancia e si offre di ospitarmi per la notte. Siamo in due, dico. Tom ha gli occhi al soffitto e fa, ora il riflesso s'è spostato, è sul vetro. Il ragazzetto chiede, potremmo parcheggiarlo da mio zio Jeb, dice, ti va? Io faccio, tutt'e due o nessuno, facciamo coppia fissa, anche se il ragazzetto imberbe è niente male e poi chi se ne fotte, ma come lasciare Tom in balia del riflesso e dei modi che immagino rudi del contadino del Vermont, tale Jeb di natali non ancora precisati? Ok. Ci tocca poi sulla strada verso la casa del ragazzetto, ci tocca un open mike, una sorta di microfono aperto dove ci esibiamo sulla chitarra e voce. Nell'ingresso, non c'era duns accartocciato sulla 12 corde con le dita fasciate che sanguinavano, ma solo una ragazza, una amabile ragazza franco canadese con addosso un abitino da burlesque. Cantava e suonava la fisarmonica, per completare il quadretto. Una tizia dal naso rosso, gonnella con foglie autunnali, leggeva poesie, altri applaudivano. Lei se ne va tutta compresa. Sai che affare, penso.Vedo due tre giovani niente male, sorrido a tutti, bevo un liquore verdastro che mi dà subito sulla testa, quindi desisto. Sale poi sul palco un tizio che si dilunga sull'arte, sul realismo, sul surplus di ironia che affligge la nostra narrativa, sulla letteratura dell'impegno e cose così. Sbadiglio. Regole, everywhere. Sbobba, noia.Se l'arte ha una sua dolente funzione, uso dolente perché mi pare un aggettivo adeguatamente a cazzo, se ce l'ha, dicevo, è proprio quando riesce a tirarti fuori dalle beghe e portarti da un'altra parte, in uno spazio tempo tutto tuo, in cui non ci sono cagacazzi e doveri, dove nessuno pontifica di istanze narratologiche e grammatica prescrittiva, dove si può scrivere e suonare a piacimento e parlare di acque fredde e gatte in calore senza che nessuno abbia qualcosa da ridire; e se ce l'ha, che si fotta. Vaffanculo. Esprimetevi un po' come cazzo vi pare, su che vi pare, purché mi facciate venir voglia di voltare la pagina successiva o di non premere il tasto stop. Ma forse la faccio troppo facile, non so. Che poi al tizio avrei voluto dirgli, se non fosse fuggito a gambe levate come per paura di chissà che, avrei voluto dirgli che ho scritto le canzoni di Pirate's Gospel in Europa, mentre giravo di posto in posto, di locale in localino, e avevo spesso sonno, dormivo poco, giravo, bevevo, vedevo gente, chiacchieravo, mangiavo cose nuove, abbracciavo baciavo scopavo gente mai vista, scrivevo spesso seduta sulla panchina dei parchi; Coté d'Azur, la vieux Nice, sulla Promenade des Anglais ho scritto Tired Feet, mentre riposavo i piedi stanchi, e credo sarebbe venuta fuori in altro modo se non l'avessi scritta lì. Ci sono dentro i gabbiani che si fiondano nell'aria della Promenade e la luce fortissima, il colore del mare, azzurro chiaro verso la spiaggia e più in là come sporco, grigio, e la consistenza fragile delle case e dei muri che sembrano spumoni, meringate, ricoperti di granelli di zucchero. E così netti. Il contorno delle case fragile e netto al tempo stesso. Netto sul margine della luce e di pan di zucchero. Avevo sempre gli occhi semichiusi, voglia di sdraiarmi, dormire; mi sistemavo i capelli e componevo, spesso mentalmente, spesso con la chitarra e il mio fingerpicking attirava sempre qualche curioso e io ci parlavo, accettavo che si sedessero, aspettavo, parlavo e poi riprendevo e tutti i colori della gente e le loro facce, la bocca, gli occhi, il loro odore, la gioia e il dolore degli sconosciuti, entrava nella mia musica e questo credo senza presunzione che si senta.Tom canta Heart o'mine e a un certo punto si ferma e dice, ragazzi vedete anche voi il riflesso. E' il momento di andare. Strattono Jim Hawkins, il ragazzetto diciottenne, ce ne andiamo verso casa sua. Parole e vino, lungo la strada, tutto di nostro dubbio gusto. Molto surreale, molto come dire. Comunque, ci siamo fermati per la notte a casa di questo tipo e appreso che vive con sua madre nella campagna del Vermont, fuori Burlington. Tutto bucolico, come ci si aspetta in casi del genere. Non c'è bisogno che vi descriva il Vermont, che conoscerete certo meglio di me, ma giusto per dare una dritta immaginatevi una casa vecchissima, imposte in legno che cadrebbero a pezzi se chiuse con troppa forza, un cane enorme e dorato e cavalli a nostra disposizione. Sono un'anima benedetta e adoro il freddo e le sensazioni piacevoli che dà l'inverno, quel mood invernale che tocca con le dita di brina (ossignur) ogni cosa. Vorrei aprire una nota sul mood invernale, qui e ora, ma non c'è tempo, scrivo da un punto internet di passaggio e non ho più molto tempo e devo dire ancora altre cose forse più importanti di questa. O forse no.Ha anche nevicato un pochetto. Al mattino il tizio e sua madre ci hanno preparato una colazione coi contro fiocchi, con toast francese e sciroppo d'acero del Vermont, thé mele e sidro caldo. Finalmente lo sciroppo d'acero del Vermont. Dio buono, ha detto Tom. Non è particolarmente originale nelle interiezioni. Non riuscivo a credere quanto potesse essere ospitale certa gente con gli estranei. Jim ci ha portato a casa all'una e trenta del mattino, e la madre non ha battuto ciglio: nemmeno alla locanda Camél, con tanto di ombrelli dimenticati, nemmeno da quelle parti. Potrei vivere nel Vermont, nella campagna, e nutrirmi di sciroppo d'acero per il resto dei miei giorni, ma credo che soffrirei di carie e glicemia plurima e poi, santo dio, ci sono pure cose più interessanti da fare nella vita, o no? Ognimodo se decidessi di fermarmi qui, c'è qualcuno che può spedirmi Bramble Rose, per favore? Grazie. (Bramble Rose è nella fotina piccola che sta sopra il post)