Alboino aveva dei problemi, perchè dopo qualche settimana dalla partenza i suoi soldati erano mal messi e stavano per mollare. Non potevano telefonare a casa, non avevano la televisione e gli pareva di essere nel programma dei famosi. Allora Alboino si sedette sotto una quercia e decise di rendere giustizia. Bertoldo gli faceva da segretario e dattilografo, perchè si era portato appresso una vecchia Lettera 22, che, scrivendo, reggeva sulle ginocchia, in ricordo di un noto giornalista.Alboino disse: Fatemi rendere giustizia. Cosa posso fare per voi?Dopo parecchie esitazioni, si fece avanti Arnulfo, e disse: Mio Re, siamo stanchi e affaticati, molti sono malati, io ho le vesciche ai piedi, non posso più camminare. Alboino penṣ che anche lui aveva vesciche, ma non ai piedi, peṛ, essendo il Re, non poteva dirlo. Allora Alboino domanḍ ad altri soldati come stavano, e tutti dissero che erano stanchi e volevano tornare a casa. Anche Alboino voleva tornare a casa. Allora guarḍ bene in faccia i suoi soldati, e disse: Ma voi avete delle macchiette rosse in faccia, secondo me è morbillo. Alboino chiaṃ il Protomedico e si fece confermare la diagnosi, per iscritto, dato che Bertoldo scriveva. Poi chiaṃ tre soldati meno malandati degli altri e disse: Tu vai dal Papa, Tu vai dall'Imperatore e gli dici che, a causa di una epidemia, dobbiamo tornare indietro. E io? domanḍ il terzo soldato. Tu niente, rispose Alboino, stai in panchina. Bertoldo fece alcune copie del verbale, e le fece firmare dal Re, che per sbrigarsi fece la croce. Erano vicini a Rimini, e per riposarsi un po' prima di tornare decisero di occupare qualche albergo, che era chiuso a causa della stagione autunnale. E mentre i cuochi lavoravano, i soldati riuscirono a farsi una doccia calda e poi andarono in spiaggia a prendere il sole. In fondo, ma molto in fondo, assomigliava al deserto, e tutti erano contenti. Ci vuole coś poco, penṣ Alboino, per fare contento il popolo.
IL RE
Alboino aveva dei problemi, perchè dopo qualche settimana dalla partenza i suoi soldati erano mal messi e stavano per mollare. Non potevano telefonare a casa, non avevano la televisione e gli pareva di essere nel programma dei famosi. Allora Alboino si sedette sotto una quercia e decise di rendere giustizia. Bertoldo gli faceva da segretario e dattilografo, perchè si era portato appresso una vecchia Lettera 22, che, scrivendo, reggeva sulle ginocchia, in ricordo di un noto giornalista.Alboino disse: Fatemi rendere giustizia. Cosa posso fare per voi?Dopo parecchie esitazioni, si fece avanti Arnulfo, e disse: Mio Re, siamo stanchi e affaticati, molti sono malati, io ho le vesciche ai piedi, non posso più camminare. Alboino penṣ che anche lui aveva vesciche, ma non ai piedi, peṛ, essendo il Re, non poteva dirlo. Allora Alboino domanḍ ad altri soldati come stavano, e tutti dissero che erano stanchi e volevano tornare a casa. Anche Alboino voleva tornare a casa. Allora guarḍ bene in faccia i suoi soldati, e disse: Ma voi avete delle macchiette rosse in faccia, secondo me è morbillo. Alboino chiaṃ il Protomedico e si fece confermare la diagnosi, per iscritto, dato che Bertoldo scriveva. Poi chiaṃ tre soldati meno malandati degli altri e disse: Tu vai dal Papa, Tu vai dall'Imperatore e gli dici che, a causa di una epidemia, dobbiamo tornare indietro. E io? domanḍ il terzo soldato. Tu niente, rispose Alboino, stai in panchina. Bertoldo fece alcune copie del verbale, e le fece firmare dal Re, che per sbrigarsi fece la croce. Erano vicini a Rimini, e per riposarsi un po' prima di tornare decisero di occupare qualche albergo, che era chiuso a causa della stagione autunnale. E mentre i cuochi lavoravano, i soldati riuscirono a farsi una doccia calda e poi andarono in spiaggia a prendere il sole. In fondo, ma molto in fondo, assomigliava al deserto, e tutti erano contenti. Ci vuole coś poco, penṣ Alboino, per fare contento il popolo.