Bidet

Volevo le mutande


Voglio le tue mutande, m’avevi scritto! A morsi te le strappo, m’avevi promesso!Davanti allo schermo sfarfallante non pareva vero ma le mutande me le sono sentite tirare sul serio, che quando mi sono alzata dalla sedia avevo lasciato un bell’alone umido di emozione sul candido macramé.E allora ho ficcato la testa nei cassetti cercando le mutande più sbieche, le più pizzute le più merlettate le più volantate, ma niente! Nessuna mutanda mi parve abbastanza bella per te. Come in trance me ne andavo per le strade sbirciando vergognosa le vetrine, persa in un delirio di fiocchi di raso scarlatti, di perline ammiccanti frecce, di codine di pelo fucsia e di buchi col loro perché, ma niente: nessuna mutanda mi pareva abbastanza indecente da offender la mia decenza.Purtuttavia decisi, mutatis mutandis, il dado è tratto, cartago delenda est.In quella notte senza luna mi avventurai in quel parcheggio sottoterra, pareva un labirinto e mi sembrò di sentirti muggire come un Minotauro affamato nell’ombra dell’annosa mia mancanza; io, Arianna senza nemmeno il conforto del filino d’un perizoma, chè le mutande le avevo lasciate a casa. Io, che le mutande me le tirai sempre fino al mento, come muraglie di diniego orgoglioso, aperta e sconfitta e scoperta adesso me ne venivo a te!Tac tac taccano i tacchi, sfrusc sfrusc sfrusciano le autoreggenti, …. ….. ……..quel che non c’è. Da dietro un pilastro sbuchi, ti fai davanti a me, gambe solide di calcestruzzo, torace possente di muratura, denti bianchi di calce nel buio, e all’improvviso vorrei averle le mutande, perché ora so cosa mi aspetta, immagino pneumatici martelli, frenetiche cazzuole, betoniere colanti cemento sulla delicata mia nudità. Come vorrei avere le mutande adesso che.. ma è tardi oramai, e allora abbattimi, allora picconami, allora spalmami, allora coibentami, calafatami o calatafami come accidentaccio si dice, e tu mi acchiappi, mi cincischi, mi sprimacci, mi schiacci al muro e con quella mano callosa cerchi, cerchi..“Le mutande??” Fai con voce di catrame.Io già persa nel mio coro di percussioni assordanti non afferro. “mhhh!”“Le mutande!” e brancichi come si fossero perse dentro a un tombino,… laggiù.“Mmmmhhhh..utande….?? …mmmmha non le ho!” “…..”“…..”“Ma io….Io volevo le mutande!!!” bramisci.Apro gli occhi e ancora non ci credo: vedo la tua ombra che si dilegua. Mi ricompongo immantinente e quatta, ma dignitosa, me la squaglio verso casa, verso i miei cuscini di macramè . Lo sapevo, io, che nella vita servono le mutande. D’ora in poi, due, due me ne metto alla volta, e davanti al piccì, per scaramanzia, magari pure tre.