“Sono la negazione assoluta, l’incarnazione del nulla. Quello che si desidera e non si può avere, quello che si sogna perché non può esistere, di questo è costituito il mio regno nullo e lì sta vacante il trono che non mi fu mai dato. [...] Sono l’oblio di tutti i doveri, l’esitazione di tutti i propositi.”In questo libro carico di riferimenti esoterici a speri magici e cabalistici, di vertiginose impennate nei cieli o nei baratri della più alta metafisica, Pessoa incontra il Diavolo, ma non il diavolo caprino delle ingenue rappresentazioni popolari, bensì un essere eloquente e raffinato che seduce, commuove e convince. Se Dio costituisce la polarità positiva dell’essere, dell’affermazione, del dovere, il Diavolo rappresenta invece la polarità del nulla, della negazione, della libertà. Pessoa intende illuminare il significato umano del Diavolo, la sua prossimità all’uomo nel momento necessario della sconfitta, quando cioè la creatura, riconoscendo di non poter aggiungere niente alla realtà così compiutamente stabilita da Dio, deve allora ricorrere alla fantasia, all’ironia, a ciò che non c’è, alla negazione liberatrice del nulla demoniaco, estremo asilo dei sogni.Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona 1888 - 1935), rimasto orfano del padre all’età di cinque anni, dal 1896 visse, assieme alla madre e al secondo marito, console portoghese, a Durban, in Sudafrica, dove apprese la lingua inglese che gli consentì di trovare il modesto impiego di corrispondente per alcune case commerciali, una volta tornato nel 1905 a Lisbona. Qui rimase fino alla morte, coltivando un’intensa attività intellettuale come collaboratore di riviste e animatore di circoli letterari. Firmò i propri scritti a nome suo e di diversi eteronimi, tra i quali Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Álvaro de Campos, Bernardo Soares, ciascuno con un proprio stile e una propria personalità. La maggior parte della sua produzione, oggi raccolta nel “Fondo Pessoa” della Biblioteca Nazionale di Lisbona, è stata pubblicata postuma a partire dal 1942. (fonte web)
Il Diavolo, in un altra prospettiva...
“Sono la negazione assoluta, l’incarnazione del nulla. Quello che si desidera e non si può avere, quello che si sogna perché non può esistere, di questo è costituito il mio regno nullo e lì sta vacante il trono che non mi fu mai dato. [...] Sono l’oblio di tutti i doveri, l’esitazione di tutti i propositi.”In questo libro carico di riferimenti esoterici a speri magici e cabalistici, di vertiginose impennate nei cieli o nei baratri della più alta metafisica, Pessoa incontra il Diavolo, ma non il diavolo caprino delle ingenue rappresentazioni popolari, bensì un essere eloquente e raffinato che seduce, commuove e convince. Se Dio costituisce la polarità positiva dell’essere, dell’affermazione, del dovere, il Diavolo rappresenta invece la polarità del nulla, della negazione, della libertà. Pessoa intende illuminare il significato umano del Diavolo, la sua prossimità all’uomo nel momento necessario della sconfitta, quando cioè la creatura, riconoscendo di non poter aggiungere niente alla realtà così compiutamente stabilita da Dio, deve allora ricorrere alla fantasia, all’ironia, a ciò che non c’è, alla negazione liberatrice del nulla demoniaco, estremo asilo dei sogni.Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona 1888 - 1935), rimasto orfano del padre all’età di cinque anni, dal 1896 visse, assieme alla madre e al secondo marito, console portoghese, a Durban, in Sudafrica, dove apprese la lingua inglese che gli consentì di trovare il modesto impiego di corrispondente per alcune case commerciali, una volta tornato nel 1905 a Lisbona. Qui rimase fino alla morte, coltivando un’intensa attività intellettuale come collaboratore di riviste e animatore di circoli letterari. Firmò i propri scritti a nome suo e di diversi eteronimi, tra i quali Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Álvaro de Campos, Bernardo Soares, ciascuno con un proprio stile e una propria personalità. La maggior parte della sua produzione, oggi raccolta nel “Fondo Pessoa” della Biblioteca Nazionale di Lisbona, è stata pubblicata postuma a partire dal 1942. (fonte web)