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Lust, caution di ANG LEE uno dei miei registi preferiti..


Perchè è uno dei miei preferiti, essendo il cinema  narrazione per immagini, quando ti accorgi che il regista ha padronanza della storia di come far agire i personaggi nella trama; tu senti che nella sua mente il meccanismo del susseguirsi dei fatti è già risolto e viene condotto magistralmente senza insicurezze o salti logici. Sia nella tigre e il dragone (Che poi è un genere nuovo) e in Ragione e Sentimento, e in Brockeback Mountain, lui mette a fuoco il tema centrale molto chiaramente, spesso il conflitto fra ragione (una ragione strettamente connessa alla Società e quindi alla morale del tempo) e il sentimento (le pulsioni, gli istinti, i desideri)che dirompono, gli argini, stravolgono e rendono unica la vita, essendo rivoluzionari..Oltre  a scegliere attori dai volti sensibili, riesce a dargli quel ruolo adatto a  quella faccia, a quel personaggio.Calibrando gli elementi essenziali, di recitazione, di colonna sonora e di immagini , di montaggio di ambientazione.Soddisfa tutti i sensi, e senza presunzione sa anche essere  convincente, romantico , drammatico, profondo, struggente.*****************************La recensione dal webVENEZIA - La passione portata alle estreme conseguenze. Un erotismo al confine con la tortura, che piano piano si trasforma in qualcos'altro: in una forma folle, estrema di tenerezza, con la violenza che cede il posto alla scoperta del piacere femminile. Il tutto raccontato, sullo schermo, anche attraverso scene di sesso crude, drammatiche, forti, ma non patinate né pruriginose: eccolo, il presunto film scandalo della Mostra, "Lust, caution", diretto da Ang Lee e interpretato dal più affascinante tra i divi cinesi, Tony Leung. Dunque qui al Lido va in scena, in concorso, un'altra storia d'amore impossibile (dopo "Espiazione", che ieri ha aperto la rassegna veneziana). E realizzata da un regista che di questo tema se ne intende, visto che due anni fa, con la love story senza lieto fine di due cowboy gay (in "Brokeback Mountain"), portò a casa il Leone d'oro. "Allora ero più rilassato, stavolta invece girare è stato più impegnativo - confessa oggi il regista, su una terrazza ventosa di fronte all'hotel Des Bains - anche perché la vicenda al centro di 'Lust caution', tratta da un bellissimo racconto di Eileen Chang, mi ha intrigato moltissimo: il tema principale che affronta è quello della finzione, della recitazione, come modo per scoprire se stessi, per arrivare al proprio io più profondo. E poi c'è anche il tema del piacere femminile, cosa rara in una società machista come quella cinese". Due aspetti - la finzione, e la scoperta del sesso - che si incarnano nella protagonista del film, Wang Jiazhi (la bella debuttante Tang Wei, già finalista di Miss Universo). Siamo nella Cina occupata dai giapponesi: lei è una studentessa che viene reclutata da una compagnia di recitazione, formata da ragazzi ansiosi di combattere il regime nipponico. Così decidono di servirsi proprio di lei per sedurre Yee (Tony Leung), prima alto dirigente e poi capo dei servizi segreti del governo collaborazionista che ha sede a Shangai. All'inizio vergine e inesperta, la nostra eroina imparerà presto le armi più sottili di finzione e di seduzione, approfittando anche dell'amicizia che riesce a instaurare con la moglie di lui (Joan Chen). La relazione sessuale clandestina che nasce è prima all'insegna della violenza e del disprezzo, da parte dell'uomo; poi sempre più coinvolgente, per entrambi. Come vediamo, appunto, nelle sequenze erotiche, lunghe, molto realistiche (nella ripresa delle parti basse dei protagonisti) e soprattutto drammatiche, sofferte, mai banali. Ma questo amore difficilmente potrà andare lontano: anche perché gli amici della Resistenza della ragazza sono pronti a uccidere Yee... Insomma un'opera impegnativa, accolta dalla platea di addetti ai lavori con applausi non troppo insistiti. E in cui i due protagonisti si impegnano davvero al massimo. A cominciare da Tony Leung, che esce dal cliché di eroe romantico (vedi "In the mood for love" e "2046") a cui ci ha abituati: "E' vero - ammette lui - in quei film ero il classico uomo di bell'aspetto, qui invece Ang mi ha voluto più duro. Mi sono ispirato a Humphrey Bogart". Quanto alle ormai famigerate scene erotiche, l'attore sdrammatizza: "Mi sembravano difficili solo prima di cominciare a girare - spiega - poi invece, sul set, è venuto naturale: non erano gratuite, ma necessarie per rivelare la vera identità del mio personaggio. Per lui questo amore che all'inizio è tortura, poi diventa esplorazione del corpo di lei. Un modo per scaricare la tensione, per sentirsi vivo. Perché nel suo lavoro, che consiste nell'ammazzare amici e nemici, in realtà è un morto che cammina". E se questo è il punto di vista di un divo consumato, l'ottica dell'esordiente Tang Wei è ovviamente un po' diversa: "All'inizio provavo vergogna e timidezza - ammette - poi però non ci sono stati problemi. Credo comunque che la commissione censura che c'è in Cina taglierà le scene più spinte". Un tema, quello dell'invadenza del regime di Pechino, che anche Ang Lee affronta, anche se con prudenza. A proposito del manifesto per una maggiore libertà recentemente firmato da mille intellettuali suoi compatrioti, dice infatti che "aver fatto questo film è equivalente ad aver messo la firma a quell'appello. Spesso l'evoluzione è meglio dell'evoluzione, bisogna avere pazienza. C'è molta strada da fare: ma prima di tutto, bisogna sopravvivere". (30 agosto 2007) ( CLAUDIA MORGOGLIONE, fonte web)