bippy

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Alogico mi ha ispirato l'idea di  mettere un breve, minuscolo racconto di Franz Kafka  intitolato Il villaggio vicino (o Il prossimo villaggio)(dalla raccolta Il messaggio dell'Imperatore)Mio nonno soleva dire: " La vita è straordinariamente corta. Nel mio ricordo essa si restringe a tale brevità, che io per esempio non comprendo come un giovane possa decidersi a cavalcare fino al  vicino villaggio senza temere che - a parte qualsiasi disgraziato accidente - lo spazio di una vita comune felicemente scorrente sia infinitamente troppo breve per una simile cavalcata".Kafka ha indagato i lati più deboli e assurdi dell'essere umano quasi per delinearne i confini..°°°°°°°°°°°°°°°°°°Il villaggio vicino. Una diaspora europeadi Walter Nardon  Muoversi dal proprio villaggio, per quanto breve sia il percorso che separa dalla meta più vicina, diventa un’avventura senza ritorno. La radicalità dello scrittore a questo riguardo è nota: il mondo di Kafka non concede pause o digressioni, intervalli nello scorrere delle vicende quotidiane. La realtà non è più un fenomeno che può venire in luce, ma un enigma la cui soluzione, data per possibile in un altro ordine del discorso (sconosciuto al personaggio come al lettore), è del tutto negata all’uomo che la ricerca.       L’allontanamento dal luogo di residenza, uno dei moventi primi della narrazione - il momento dal quale prende il via quella dinamica per la definizione di sé che noi sperimentiamo attraverso il personaggio - in un universo nel quale spazio e tempo non sono condizioni in cui si può confidare, non è più il punto d’inizio del racconto: il tempo si riduce ad un eterno presente, alle cui urgenze i personaggi dei romanzi kafkiani sono condannati a cercare di rispondere.       La lotta per l’affermazione di sé da parte del personaggio in Kafka muta per così dire natura; a differenza di quanto accadeva nel romanzo dell’800, non trova più i concorrenti nei propri simili, non si svolge sul piano sociale, ma si esprime in una desolata rivolta contro l’ambiente in cui il personaggio si trova a vivere, un ambiente del quale le persone più prossime, a partire dai familiari, sembrano a volte emanazioni sconosciute e ostili. Nell’opera dello scrittore praghese l’espressione di sé torna perciò a confondersi con la lotta per la sopravvivenza.       L’arrivo di uno straniero in un villaggio, come quello dell’agrimensore K. nei pressi del Castello, l’ingresso del forestiero nel villaggio vicino - questo motivo tanto presente nella storia e nella tradizione letteraria ebraica - trova nel mondo di Kafka la sua celebrazione paradossale e negativa.       Per lunghi secoli, e in buona parte d’Europa, qualcuno non è riuscito a lasciare davvero il proprio villaggio: i quartieri ebraici, lo sthetl, in altre città il ghetto, sono cresciuti come forme urbane di segregazione; la definizione, più o meno marcata, di un orizzonte comune segnato dall’appartenenza a un gruppo percepita dall’altro come biologica, etnica, più ancora che storica o religiosa. Per questo il racconto degli spostamenti degli ebrei in Europa è raramente un racconto felice.       Il paradosso universale che la tradizione letteraria ebraica si è trovata a scongiurare è quello formulato, sempre da Kafka, nel racconto Davanti alla legge (che compare poi come episodio nel Processo), quello che chiarisce che per il personaggio non c’è e non può esserci alcun luogo accogliente nel mondo che lo circonda, e che dice insieme che il mondo che lo circonda è proprio il posto che è stato destinato ad essere – e precisamente per lui – il più accogliente.        Se nel primo Novecento questa tradizione ha conosciuto in termini di elaborazione mitica un esito in parte diverso rispetto a quello del racconto citato in apertura, lo si è dovuto principalmente all’orizzonte americano, all’immagine ed al ruolo che l’America ha assunto nell’ambito di quella letteratura in epoca contemporanea.2 Persino il kafkiano Karl Rossman incontra nel Nuovo Mondo una realtà che, pur rimanendo indecifrabile, sembra affacciare una soluzione all’enigma del quotidiano. Una soluzione sempre differita, rinviata ad un altro luogo, ma un luogo possibile, prossimo, forse addirittura “sicuro” nel Teatro Naturale di Oklahoma.       La letteratura americana che deriva da questa tradizione presenta in merito all’ingresso nel villaggio vicino una soluzione tutt’altro che univoca.