Petra Magoni e Ferruccio Spinetti....
Guarda che lunaaaaaaPlay in inglese signiica sia "gioca" che "suona" e non c'è miglior modo di riappropriarsi della musica come gioco creativo, che trovarsi una sera di fronte al pianoforte di Stefano Bollani, con i suoi compagni di scorribande Visionari. E, per l'occasione (che è il concerto organizzato da Shannara all'Anfiteatro Romano di Cagliari), insieme alla moglie Petra Magoni e al contrabassista Ferruccio Spinetti.Di fronte a un migliaio di persone la musica parte nuda, perché Musica Nuda si chiama il progetto di Magoni/Spinetti che ha originato tre dischi, l'ultimo dei quali live, in cui la voce da soprano della cantante si intreccia ai bassi dello strumento di Ferruccio Spinetti, già nella sezione ritmica degli Avion Travel. Si comincia con una rilettura (non felicissima, con inopportune venature soul) dell'Anninnia sardo e si prosegue con Roxanne dei Police fino al bel brano Io sono metà, firmato insieme al paroliere Pacifico. Poi lo stravolgimento di Guarda che luna porta Bollani sul palco.Da quel momento parte il vero gioco e lo show diventa imprevedibile. Piatto forte della serata è la musica contenuta nell'album I Visionari e incisa con un quartetto di cui fa parte Spinetti e in cui si segnala l'estro creativo-percussivo del batterista Cristiano Calcagnile. Il brano che dà il via alla seconda parte del concerto si intitola non a caso Visione numero 1 ed è un concentrato di tutti gli stilemi di Bollani. Jazz e marcette infantili, aperture al free, delirio percussivo e ritorno al tema di apertura, con tutti i musicisti spinti ad una forte interazione sul palco.Tutto viene buono per fare suono: una bottiglia vuota sulle corde del piano, una lamina di metallo usata come mini-gong, le manate sul legno dello Steinway ad accompagnare gli assoli dei fiati. Si ironizza sul popolo dell'iPod, sulla facilità all'applauso e sul triste primato degli italiani come pirateschi scaricatori di musica dal Web. E qualche volta l'ironia cede il passo alla supponenza, ma sono attimi brevi perché la musica riprende il sopravvento. Il nonsense (millimetricamente costruito, peraltro) tocca l'apice con la poesia Il Lonfo, declamata da Bollani e originariamente contenuta nell'album Gnosi delle fanfole, in cui il pianista aveva musicato le poesie polisemantiche di Fosco Maraini. Poi tutti sul palco per un applaudito bis con Mamma mia dammi cento lire, che mette in evidenza l'aspetto "funebre" di quel classico della canzone italiana. Commedia e tragedia si toccano, infine. E' la lezione dei clown, come Bollani sa molto bene.Cristiano Sanna (fonte web)