di Maria Bruni Ogni volta che lo rileggo questo scritto mi suscita idee e sensazioni nuove; oggi sento la nostalgia che m'incanta e mi spinge sempre un po' di più alla ricerca dei tesori nascosti.IL CANTO DELLA NOSTALGIADi Maria BruniNostalgia, dal greco"nosots", ritorno e "algia" dolore. Ritorno e dolore sono i due concetti che strutturano la parola nostalgia.Ma, il ritorno e il dolore si possono intrecciare e compenetrare in tanti modi quanti la fantasia ne può inventare. Quali sono dunque i passi che il ritorno e il dolore devono muovere insieme affinchè la loro danza sia chiamata nostalgia? Il mondo della nostalgia è affollato di ombre; l'uomo ammalato di nostalgia è un'errante, un esule senza apparente mèta che si lascia trascinare dai suoi ricordi e dalle sue musiche lontane, specchiandosi e cercandosi sui muri grigi e opachi. La nostalgia è un tiepido languore che incanta e inquieta allo stesso tempo .Altre volte, è più struggente e il pianto che segue è inconsolabile, caldo e disperato. A chi è rivolto quel pianto? In quegli occhi umidi e arrossati sfumano immagini e corpi presenti in quel momento. Chi prova nostalgia ha la strana sensazione di voler rivivere qualcosa di perduto per sempre. Il presente è scarno e il futuro è buio. L'oggetto della nostalgia comincia a delinearsi: chi o che cosa...quando e dove; ma questo è insoddisfacente, si insinua il dubbio circa la verità dell'oggetto desiderato; rimane l'inquietudine e la sensazione di essere sospesi e incompleti.La nostalgia gioca a farsi rincorrere. Il rpesunto oggetto agognato non si lascia prendere o toccare: si sposta sempre un po' più in là, quanto basta per invitare il suo corteggiatore a riprendere il cammino. Le mani così rimangono sempre vuote, ed è in quel vuoto che si compie il mistero del non-avuto, dell'assenza. Si corre all'indietro: la nostalgia è legata al passato. Tanto più è indefinibile, quanto più il suo richiamo è penetrante e inconfondibile: un canto; un vero e proprio canto simile a quello della sirena, la nostalgia è un richiamo al passato; la voglia di ritrovare e riavere qualcosa; forse dietro a questo qualcosa, c'è sempre qualcuno. Si ha difficoltà anche a legarla a un ricordo: la nostalgia si sposta, svicola altrove. La nostalgia può riassopirsi, ma non può e non deve scomparire .L'oggetto della nostalgia emana un fascino e mistero per chè trattiene in sè una parte dell'altro; è portatore, cioè, di una proiezione, tanto più arcaica, quanto più il richiamo è struggente e inebriante. Di fronte alla nostalgia è inutile la lotta:non c'è confronto, se non si è in grado di differenziarsi da ciò che si ama o si odia.La nostalgia è rifiuto di una separazione.Più il passato di una persona è stato doloroso, più, stranamente, essa soffre di nostalgia.Perchè? Si desidera forse il dolore? O questo ritorno all'indietro è la rappresentazione dell'istinto di morte? Nessuna delle due cose. Non è quel mondo perduto che si vuole raggiungere; ma ciò che non ha avuto la possibilità di verificarsi nella realtà.Quella carezza rimasta desiderio di carezza; perduta poi nel vuoto di quel corpo inutilmente proteso. Si desidera una fantasia. Nostalgia per desideri insoddisfatti forse perchè mai espressi.Non un ritorno masochistico al dolore; ma a quell'immagine fantastica , calda e nutriente, riccarezzata spesso per lenire le ferite.Una fantasia capace di Eros. Nostalgia è anche conoscenza. Odisseo si fa legare all'albero maestro, per non rinunciare a sentire il canto delle sirene. Egli sa che quella melodia, scivolandogli dentro, farà riemergere emozioni e sensazioni da lui dimenticate, chissà da quanto tempo. Saper ascoltare e saper comprendere la nostalgia è, prima di tutto, sapersi distaccare dalla sorgente del richiamo, contenerla e non farsi contenere. Muoversi all'indietro per riappropriarsi di quell'antica sensazione d'interezza.L'analisi muove i suoi passi anche lungo i binari della nostalgia.Le figure care, che appartengono al passato del paziente si proiettano sui muri della stanza e sulla stessa persona dell'analista.La danza inzia subito: il passato riaffiora tra silenzi e parole; la nostalgia chiama e richiama ancora. La nostalgia non travolge più l'uomo, rendendolo schiavo, ma lo trasforma in un ricercatore, felice di riscoprire, in quella vecchia miniera, nuovi filoni d'oro. Ascoltare questo sussurro, in cui si confondono il piacere e il dolore, è una continua fonte di speranza e di delusione; ma, soprattutto, di conoscenza e di trasformazione.".......Dimmi, o luna: a che valeAl pastor la sua vitaLa vostra vita a voi?Dimmi: ove tendeQuesto vagar mio breveIl tuo corso immortale?......"(G.Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia)
Il canto della nostalgia
di Maria Bruni Ogni volta che lo rileggo questo scritto mi suscita idee e sensazioni nuove; oggi sento la nostalgia che m'incanta e mi spinge sempre un po' di più alla ricerca dei tesori nascosti.IL CANTO DELLA NOSTALGIADi Maria BruniNostalgia, dal greco"nosots", ritorno e "algia" dolore. Ritorno e dolore sono i due concetti che strutturano la parola nostalgia.Ma, il ritorno e il dolore si possono intrecciare e compenetrare in tanti modi quanti la fantasia ne può inventare. Quali sono dunque i passi che il ritorno e il dolore devono muovere insieme affinchè la loro danza sia chiamata nostalgia? Il mondo della nostalgia è affollato di ombre; l'uomo ammalato di nostalgia è un'errante, un esule senza apparente mèta che si lascia trascinare dai suoi ricordi e dalle sue musiche lontane, specchiandosi e cercandosi sui muri grigi e opachi. La nostalgia è un tiepido languore che incanta e inquieta allo stesso tempo .Altre volte, è più struggente e il pianto che segue è inconsolabile, caldo e disperato. A chi è rivolto quel pianto? In quegli occhi umidi e arrossati sfumano immagini e corpi presenti in quel momento. Chi prova nostalgia ha la strana sensazione di voler rivivere qualcosa di perduto per sempre. Il presente è scarno e il futuro è buio. L'oggetto della nostalgia comincia a delinearsi: chi o che cosa...quando e dove; ma questo è insoddisfacente, si insinua il dubbio circa la verità dell'oggetto desiderato; rimane l'inquietudine e la sensazione di essere sospesi e incompleti.La nostalgia gioca a farsi rincorrere. Il rpesunto oggetto agognato non si lascia prendere o toccare: si sposta sempre un po' più in là, quanto basta per invitare il suo corteggiatore a riprendere il cammino. Le mani così rimangono sempre vuote, ed è in quel vuoto che si compie il mistero del non-avuto, dell'assenza. Si corre all'indietro: la nostalgia è legata al passato. Tanto più è indefinibile, quanto più il suo richiamo è penetrante e inconfondibile: un canto; un vero e proprio canto simile a quello della sirena, la nostalgia è un richiamo al passato; la voglia di ritrovare e riavere qualcosa; forse dietro a questo qualcosa, c'è sempre qualcuno. Si ha difficoltà anche a legarla a un ricordo: la nostalgia si sposta, svicola altrove. La nostalgia può riassopirsi, ma non può e non deve scomparire .L'oggetto della nostalgia emana un fascino e mistero per chè trattiene in sè una parte dell'altro; è portatore, cioè, di una proiezione, tanto più arcaica, quanto più il richiamo è struggente e inebriante. Di fronte alla nostalgia è inutile la lotta:non c'è confronto, se non si è in grado di differenziarsi da ciò che si ama o si odia.La nostalgia è rifiuto di una separazione.Più il passato di una persona è stato doloroso, più, stranamente, essa soffre di nostalgia.Perchè? Si desidera forse il dolore? O questo ritorno all'indietro è la rappresentazione dell'istinto di morte? Nessuna delle due cose. Non è quel mondo perduto che si vuole raggiungere; ma ciò che non ha avuto la possibilità di verificarsi nella realtà.Quella carezza rimasta desiderio di carezza; perduta poi nel vuoto di quel corpo inutilmente proteso. Si desidera una fantasia. Nostalgia per desideri insoddisfatti forse perchè mai espressi.Non un ritorno masochistico al dolore; ma a quell'immagine fantastica , calda e nutriente, riccarezzata spesso per lenire le ferite.Una fantasia capace di Eros. Nostalgia è anche conoscenza. Odisseo si fa legare all'albero maestro, per non rinunciare a sentire il canto delle sirene. Egli sa che quella melodia, scivolandogli dentro, farà riemergere emozioni e sensazioni da lui dimenticate, chissà da quanto tempo. Saper ascoltare e saper comprendere la nostalgia è, prima di tutto, sapersi distaccare dalla sorgente del richiamo, contenerla e non farsi contenere. Muoversi all'indietro per riappropriarsi di quell'antica sensazione d'interezza.L'analisi muove i suoi passi anche lungo i binari della nostalgia.Le figure care, che appartengono al passato del paziente si proiettano sui muri della stanza e sulla stessa persona dell'analista.La danza inzia subito: il passato riaffiora tra silenzi e parole; la nostalgia chiama e richiama ancora. La nostalgia non travolge più l'uomo, rendendolo schiavo, ma lo trasforma in un ricercatore, felice di riscoprire, in quella vecchia miniera, nuovi filoni d'oro. Ascoltare questo sussurro, in cui si confondono il piacere e il dolore, è una continua fonte di speranza e di delusione; ma, soprattutto, di conoscenza e di trasformazione.".......Dimmi, o luna: a che valeAl pastor la sua vitaLa vostra vita a voi?Dimmi: ove tendeQuesto vagar mio breveIl tuo corso immortale?......"(G.Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia)