Eppure sono là vicino al mare, le sere di ottobre alla periferia di Roma fra una strada sgangherata e le sagome dei pini marittimi svettanti e neri contro il cielo, nell' odore salmastro e di campagna selvatica. Esco dal bar, pensando al mio percorso all'incontrario, alla scelta di finire in un bar di periferia a fare da cassiera, banconista, fra caffè aperitivi, birre, caramelle, sigarette; umile gradino di uno status borghese, io figlia di intellettuali, di sinistra con speranze rivoluzionarie, fede nelle idee, nell'educazione, nella cultura. La mia rinuncia all'impiego sicuro alla busta paga, alla pensione, alla carriera brillante, qualcosa di cui essere fieri e protetti. Cammino e penso alla bellezza alla poesia qui attorno, e guardo perchè vorrei sorridere, perchè la vita passa attraverso visioni improvvise, caldi cambiamenti del pensiero, desiderio di una pace rara. A lavoro finito, quando l'anima è libera di non pensare a niente solo vagare leggera nell'aria, continuo a cercare immagini a cui aggrapparmi per dare un senso a questo eterno ciclico passare, muoversi dei giorni, voglia di quiete nel mio religioso corpo; assolti i compiti, tocco in tasca i soldi accartocciati, accomunata nel destino a muratori, camionisti, slavi, albanesi e immigrati ad ogni angolo, facce rugose attraversate da occhi dolci come mandorle, fieri nei lavori più umili, nell'invisibile sforzo quotidiano di restare nel giro; fumano, bevono amari, birre con le mani grosse e i pantaloni sporchi; la nostalgia del paese, delle donne lasciate e di un rispetto che non è sperabile in questa terra straniera. Terra sfruttatrice e spietata nella sua indifferenza. Anche qui all'Infernetto si mischiano destini e vite tanto diverse, tanto improbabili in mezzo a questi volti anch'io straniera perchè ormai lontana dal ritmo comune, trovo nel cielo di queste parti il mio tramonto texano!(25/10/2002)
Il mio tramonto texano
Eppure sono là vicino al mare, le sere di ottobre alla periferia di Roma fra una strada sgangherata e le sagome dei pini marittimi svettanti e neri contro il cielo, nell' odore salmastro e di campagna selvatica. Esco dal bar, pensando al mio percorso all'incontrario, alla scelta di finire in un bar di periferia a fare da cassiera, banconista, fra caffè aperitivi, birre, caramelle, sigarette; umile gradino di uno status borghese, io figlia di intellettuali, di sinistra con speranze rivoluzionarie, fede nelle idee, nell'educazione, nella cultura. La mia rinuncia all'impiego sicuro alla busta paga, alla pensione, alla carriera brillante, qualcosa di cui essere fieri e protetti. Cammino e penso alla bellezza alla poesia qui attorno, e guardo perchè vorrei sorridere, perchè la vita passa attraverso visioni improvvise, caldi cambiamenti del pensiero, desiderio di una pace rara. A lavoro finito, quando l'anima è libera di non pensare a niente solo vagare leggera nell'aria, continuo a cercare immagini a cui aggrapparmi per dare un senso a questo eterno ciclico passare, muoversi dei giorni, voglia di quiete nel mio religioso corpo; assolti i compiti, tocco in tasca i soldi accartocciati, accomunata nel destino a muratori, camionisti, slavi, albanesi e immigrati ad ogni angolo, facce rugose attraversate da occhi dolci come mandorle, fieri nei lavori più umili, nell'invisibile sforzo quotidiano di restare nel giro; fumano, bevono amari, birre con le mani grosse e i pantaloni sporchi; la nostalgia del paese, delle donne lasciate e di un rispetto che non è sperabile in questa terra straniera. Terra sfruttatrice e spietata nella sua indifferenza. Anche qui all'Infernetto si mischiano destini e vite tanto diverse, tanto improbabili in mezzo a questi volti anch'io straniera perchè ormai lontana dal ritmo comune, trovo nel cielo di queste parti il mio tramonto texano!(25/10/2002)