Creato da black.whale il 04/02/2013

black.whale

nuoto sognando la terraferma

 

 

Haiku

Post n°41 pubblicato il 06 Febbraio 2017 da black.whale

Giù, con i polmoni pieni e la mente vuota. Giù, dove l'acqua gelida piega i suoni e gioca con il ricordo del tuo viso.

Giù, dove i baci sanno di sale.

 

 

 

Sussurri lievi
nel mare del ricordo.
Labbra di mora

 

 

La Blanche Alchimie - Blackbarry lips

 
 
 

Ricerca

Post n°40 pubblicato il 27 Gennaio 2017 da black.whale

 

Eri tu quella che accarezzava la mia mente.

Io ero solo un fabbricante di parole, un venditore di storie, di sogni. Te le porgevo così, te ne facevo dono come tante perline da mettere in fila.

La notte passava.

Ed i fantasmi si dissolvevano all'alba come la nebbia della mia terra.

 

Eri tu quella che mi insegnava a sorridere.

Io mi lasciavo cullare dalle tue braccia, dal tuo calore. Attendevo la notte per poterti lasciare un fiore sul cuscino, una ninna nanna nel cuore.

La notte arrivò.

E la nebbia sapeva di male, dura come la mia terra, nera come il mare.

 

Guardami, non ho più braccia, ma pinne pesanti e buffe, non ho gambe, ma tonnellate di carne tutto intorno all'anima.

Solo il mare può sostenermi, evitare che rimanga schiacciato sotto il mio stesso peso.

Il mio mondo ora non è più in comunicazione con il tuo. Il mio è fatto di buio e di suoni distorti.

E la terra ormai irraggiungibile.

 

I fantasmi no, sono ancora quelli di allora.

 

 

Dikanda - Aide Jano

 
 
 

Alba

Post n°39 pubblicato il 11 Gennaio 2017 da black.whale

 

Non sono scappato, no. Sono sempre rimasto qui.
Ho passato le notti in attesa.

Che il freddo che sento dentro, piano piano si riversasse nell'acqua.
Che il sonno giungesse prima dell'alba.

 

Se tu leggessi ancora quel che scrivo ora mi sgrideresti, lo so, ma il freddo è arrivato improvviso insieme all'alba. Una pugnalata incandescente.

Il freddo toglie il respiro, nonostante la pelle, il grasso, la rabbia. Guardami, brucio. Come l'inverno, come la rabbia.

Chiudo gli occhi per il sole basso che mi ferisce e lascio che sia il mare a sostenermi, le pinne pettorali immobili. Vorrei un interruttore per smettere di pensare. Vorrei una tua carezza.

 

Lentamente la corrente mi sospinge verso i bassi fondali, riapro gli occhi e guardo la spiaggia deserta. I piccoli cristalli che vi si posano lentamente.

Ha cominciato a nevicare.

 

 

Agnes Obel - Tokka

 
 
 

ombre

Post n°38 pubblicato il 17 Settembre 2016 da black.whale

 

Il porticciolo dopo il tramonto venne inghiottito dall'oscurità che avanzando dal fianco della montagna, metro dopo metro, ricoprì ogni cosa come una micidiale colata di fango.

Qualcuno accese delle candele ed il molo divenne proprietà delle ombre.

Mi mossi dal mio posto d'osservazione, entrai nel porto e mi sembrò di varcare la soglia di una chiesa.

Mi avvicinai nuotando piano.

Un uomo completamente calvo, muscoloso, vestito di nero, uscì da uno dei magazzini e cominciò a girare in mezzo a quelli che a prima vista mi parvero mucchi di stracci sparsi per il molo.

Mi avvicinai ancora. Silenziosamente.

Lo vidi alzare lo scarpone rinforzato, colpire una di quelle masse indistinte posate per terra e questa si mosse, si fece se possibile ancora più piccola e si trascinò nell'angolo più buio. Solo allora compresi che quelli erano tutti esseri umani. Straccioni. Come macchie d'olio anche gli altri cominciarono ad indietreggiare, a far spazio all'aguzzino.

Ormai ero a pochi metri.

Potevo vedere il coltello nella sua mano. Il maligno luccichio del metallo. Guardai le sagome degli scarti dell'umanità che si trascinavano tra sporcizia e degrado. Non c'è onore in tutto questo, pensai, né fierezza.

Un vecchio tardò a scansarsi ed il braccio dell'uomo in nero scattò. La lama, come un serpente affamato, colpì al braccio il barbone che soffocò un grido, rotolò di fianco sopra alcune candele che sprigionarono una nuvola di scintille prima di spegnersi. Il suo cane cercò di difenderlo, si frammise tra i due, ma l'uomo fu più rapido. Piegò le ginocchia ed abbassò l'arma fin quasi all'altezza del terreno, attese il balzo del cane e roteò verso l'alto il polso. La lama squarciò lo stomaco dell'animale senza incontrare resistenza.

Il cane stramazzò a terra, lo sguardo muto rivolto al suo padrone, come a volergli chiede perdono per il suo fallimento.

L'uomo armato rise mentre puliva il coltello nella coperta del cane.

Le candele superstiti spandevano una luce lenta, non come la mia ombra... che si mosse veloce.

Inarcai la schiena e diedi un colpo di coda deciso. Balzai fuori dall'acqua e con tutte le mie 60 tonnellate di rabbia lo colpii.

Non so se mi sentì, se ebbe il tempo di capire le mie parole mentre lo trascinavo in acqua con me.

- Io, non tu - gli dissi - io sono la tenebra.

 

 

 

Hildur Guðnadóttir - Opaque

 
 
 

restare

Post n°37 pubblicato il 04 Settembre 2016 da black.whale

 

Eri in piedi sul molo.

Per uno strano effetto ottico, il sole proiettò la tua ombra sulla parete dei magazzini e per un attimo sembrasti una fantastica creatura scarlatta, gigantesca.

Poi ti sedesti e l'illusione sparì.

 

Senza smettere di osservarti mi immersi e mi avvicinai lentamente al porticciolo. Complice il leggero sciabordio delle onde riuscii a tener celata la mia presenza.

Hai presente lo scintillio del mare al mattino? I tuoi capelli ne rubarono il segreto ed il sole, dispettoso, andò allora a nascondersi dietro alcune nuvole.

Solo allora mi ricordai di respirare. Quante volte mi avrai sgridato, ripetendomi di non dimenticarlo? Sorrisi.

 

 

 

Non è facile per me, lo sai. Partire. Si, dovrei partire, dovrei abbandonare questo luogo ormai deserto.

Guardo la tenue fiammella che ancora arde nel profondo del mio cuore. E' sempre li, viva. Dovrei...

No, non è facile restare.

 

 

 

 

Martin Czerny - Stay

 
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

respironelrespirobluiceeeNous_Spiritocassetta2daunfioreblack.whaleBellesHeureswinter_52only_usse_forse_maidonadam68anna545femmina.ludicaLuijodgl
 

AREA PERSONALE