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Un blog creato da blogdinapoli il 09/05/2013

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un viaggio per napoli tra passato presente e futuro

 
 

Per condividere la napoletanità che è un modo di vivere, un modo di concepire la vita e realtà , un modo di nuovo di concepire l'altro e noi stessi, da persone libere e nello stesso tempo legate al destino di questa meravigliosa città. La napoletanità non ha carta d'identità, perchè essere napoletani non significa essere nati a Napoli ma amare questa città che apre le porte al mondo , sorride e chiede di amarla e rispettarla. Una città bella come i suoi vicoli, il suo mare, il suo orizzonte che fa tutt'uno con questo popolo semplicemente straordinario che è lo specchio del suo popolo. Noi siamo napoletani ma siamo convinti che in ogni abitante del mondo c'è traccia di napoletanità, una traccia che si ricerca in se stessi ed una luce che una volta trovata ci regala una speranza migliore per un futuro migliore.

alessandro tullio

 

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NAPOLI TRA SACRO E PROFANO (parte I)

Post n°5 pubblicato il 30 Maggio 2013 da blogdinapoli

Il popolo napoletano si sa, e' un popolo che ha delle caratteristice comprovate e inattaccabili.... tra le quali  la superstizione e la devozione nella religione e nei Santi, strettamente correlati tra di loro.

Perche', se da un lato il napoletano venera  con accurata devozione un Santo,come San Gennaro ,nello stesso modo crede in alcune figure leggendarie ,di tutt'altro genere, come "o munaciello".

Innumerevoli sono le storie che si raccontano nei vicoli della citta',cose che cerchero' di illustrare nei post a venire, cose che viste o sentite da fuori  portebbe a storcere il naso oppure allibirsi di fronte ad alcuni aneddoti o riti che hanno una valenza molto importante per i napoletani e che vengono tramandati con fiera dedizione ,come qualcosa da custodire gelosamente.

Quando si pensa ai Santi di Napoli il primo che viene in mente e' appunto San Gennaro.

Questi in realta' , non e' nato a Napoli  ma a Benevento ed e' stato praticamente adottato dalla citta' quando le sue spoglie furono sistemate nel Duomo nel 1492, il suo nome era
Ianuario e discendeva infatti dalla famiglia gentilizia Gens Januaria sacra al bifronte Dio Giano. Qundi Gennaro (trasformazione napoletana di Ianuario) non era il suo nome, bensì il cognome. Fonti non ufficiali ci dicono  che il suo vero nome fu Procolo.


Senza dubbio  si puo' tranquillamente affermare che e' uno dei piu' noti e conosciuti  tra i Santi  di tutto il mondo,ha venticinque milioni di devoti ed ha una venerazione che si annovera da secoli , tutta la storia d'Europa si e' inchinata dinanzi al suo busto ,gente comune,nullatenenti e delinquenti dai Re ai Papi,anche Napoleone ,che ovunque andasse saccheggiava il piu' possibile, quando fu a Napoli ,non solo non tocco' nulla  per timore di scatenare l'ira del Santo in piu' gli fece dono di un capolavoro in oro e argento.

Si narra  che ,nei tempi in cui Napoli visse una  delle peggiori catastrofi come l' eruzione del Vesuvio ,nel 1872, le popolane portarono in giro per i quartieri la testa di San Gennaro (ovvero il busto in argento che e' tutt'ora esposto nel Duomo) per aver la grazia di far cessare l'eruzione .


la storia che racconta la vicenda in cui fu  coinvolto Gennaro, avveniva nella prima meta' del III° secolo, in piena persecuzione cristiana da parte di Diocleziano.
A quei tempi, Gennaro, vescovo di Benevento ,insieme a Desiderio e Festo (uno lettore, l'altro diacono) si reco' a Pozzuoli per fare visita ai fedeli. Saputo di questo viaggio, Sessio (diacono dell'odierna Miseno) gli ando' incontro. Quest'ultimo venne, pero', fermato lungo la strada ed arrestato per ordine di Dragonzio, giudice anticristiano.
Saputo dell'accaduto, i tre (Gennaro, Festo e Desiderio) sentirono il dovere di far visita all'amico finito in carcere a causa loro. Dragonzio approfitto' dell'occasione per arrestare anche i tre. La sentenza fu di adorazione forzata degli idoli agli altari pagani. Naturalmente i tre si rifiutarono.

Al rifiuto, Dragonzio sentenzio': divorati dalle belve nell'anfiteatro. Si scateno' la ribellione della comunita' cristiana che ottenne solo la conversione della pena: decapitazione.
A sentenza eseguita, alcuni cristiani si incaricarono di seppellire i martiri e di conservare un po' del loro sangue, rito usuale all'epoca dei fatti. Il sangue di Gennaro fu tenuto in custodia dalla sua nutrice mentre il corpo veniva sistemato prima a Fuorigrotta e poi in quelle che oggi sono le Catacombe di S.Gennaro a Capodimonte.Cio' avvenne circa un secolo dopo la sua morte, durante il mese di Aprile, in cui ancora oggi si ritualizza una delle due liquefazioni annuali.


Fu proprio in questo periodo, secondo alcuni storici, che si verifico' la prima liquefazione. Si noto' che, in vicinanza delle ossa del Santo, il contenuto delle ampolle da solido diventava liquido. Ma la data ufficiale della prima liquefazione e' il 1389.

Una curiosita' ,le due ampolle  sono mantenute in una teca e conservate nella cassaforte dietro l'altrare della cappella del tesoro di San Gennaro ,(uno dei piu' ricchi e preziosi riconosciuti al mondo),delle due una e' riempita per 34 ,mentre l'altra ,piu' alta , e' semivuota poiche' parte del suo contenuto fu prelevato da Re Carlo III di Borbone che lo porto' con se in Spagna.

Comunque sia resta il fascino ed il mistero che accompagna tutta la vicenda attraverso i secoli. Fascino e mistero anche nelle vicende che vedono coinvolti i resti del Santo. Continui spostamenti e traslazioni. Finanche il longobardo Duca Sicone nell'831 se ne occupo' trafugandone i resti e sistemandoli a Benevento, la citta' che vide Gennaro Vescovo.
Nel 1156 furono ancora una volta trasferiti. Murati dietro l'altare maggiore del Santuario di Montevergine, se ne perse il ricordo per circa 3 secoli quando, nel 1480, per lavori di restauro all'altare, furono ritrovati. poi fu la volta come gia' detto nel 1492 dell' attuale sistemazione nel Duomo di Napoli in una cappella a lui dedicata, insieme alle ampolle contenenti il sangue. Molti sono gli episodi veri o falsi che fanno da contorno ai misteri gennariani. Tra i tanti  ricordo quello del  ceppo su cui fu decapitato. A quei tempi, parliamo del 300 d.c., non si usava il ceppo per la decapitazione ed il marmo su cui si presume fu decapitato Gennaro, fa parte di un complesso marmoreo di qualche secolo posteriore. Inoltre durante il Concilio Vaticano II°, la venerazione di S.Gennaro fu limitata in ambito locale: in pratica fu declassificato come Santo di serie "B". Ma la devozione dei napoletani fu, ed e', tale che pochi giorni dopo sui muri della citta' fu scritto: "San Genna', futtetenne!"
Comunque sia, moltissimi napoletani riversano in San Gennaro tutte le loro speranze e paure e gli si parla come fosse un amico ,infatti che chi bonariamente e molto confidenzialmente lo chiama "faccia gialla", e' la stessa gente che ormai da secoli ,nel giorno in cui si presume avvenga il miracolo, si affolla nel duomo per cercare di vedere le sacre ampolle ed onorare il Santo con canti e preghiere

Ovunque a Napoli, come nel mondo ,si sente da secoli la stessa invocazione..

San Genna'  facc' a grazia!!


 


 
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