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I più antichi faggi d'Europa.

Post n°2278 pubblicato il 08 Luglio 2019 da blogtecaolivelli

Fonte: Le Scienze

05 luglio 2019Comunicato stampa

I faggi più vecchid'Europa scopertinel Parco del Pollino

Fonte: Università della Tuscia

© Gianluca Piovesan Nel Parco Nazionale del

Pollino scoperti faggi di oltre 600 anni, le

latifoglie decidue di clima temperato più antiche

del mondo.

Il segreto di lunga vita è una crescita lenta ma

che aumenta nel corso dei secoli, una condizione

che sembra accomunare molti alberi longevi del

pianeta inclusi i pini loricati.Pubblicato in "Ecology"

l'articolo "Lessons from the wild:

Slow but increasing long-term growth allows for

maximum longevity in European beech"Scoprire,

studiare e preservare le foreste vetuste e i

vecchi alberi è una priorità assoluta per la

conservazione della natura in questa epoca

di cambiamenti globali. In questo studio

abbiamo utilizzato il metodo dendrocronologico,

ossia basato sulla misurazione degli anelli di

accrescimento, per ricostruire le storie di crescita

degli alberi in una faggeta vetusta altomontana

del Pollinello (Parco Nazionale del Pollino).

Due degli alberi datati con il metodo dendrocronologico

sono di oltre 620 anni, un'età che li distingue per

aver raggiunto una longevità massima nell'ambito

della foresta temperato decidua.

I due alberi sono stati chiamati Michele e Norman

in memoria del botanico Michele Tenore e del

viaggiatore e scrittore Norman Douglas che,

rispettivamente, nell'ottocento e nei primi del

novecento descrivono le fantastiche foreste

del Pollino rimarcando la naturalità diffusa degli

ecosistemi.

Per fortuna la faggeta del Pollinello è stata solo

marginalmente toccata dalle forti utilizzazioni

forestali del secolo scorso per cui, ancora oggi,

si rinvengono tratti praticamente primevi dove

gli alberi nascono, crescono e muoiono

seguendo un ciclo naturale.

Per le alte caratteristiche di naturalità e per i

caratteri ecologici unici di foresta decidua che

entra in contatto con le pinete oromediterranee

di pino loricato il popolamento è stato candidato

nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità

"Ancient and Primeval Beech Forests of the

Carpathians and Other Regions of Europe".

In queste foreste vetuste la storia della

crescita individuale è molto variabile; un albero

può impiegare da uno a oltre sette secoli per

raggiungere una grande dimensione (diametro

a petto d'uomo maggiore di 60 cm).

Va rimarcato che in questi boschi la carie,

ossia il marciume del legno, attacca spesso

i tronchi del faggio rendendo difficile la datazione.

Tuttavia, una ricostruzione delle età evidenzia

la possibilità che alcuni alberi con il tronco cariato

possano avere oltre 800 anni fino a sfiorare

il millennio.

La ricerca in corso con metodi integrati

dendrocronologia e radiocarbonio ha quindi

l'obiettivo di verificare scientificamente questa

proiezione basata per ora su modelli di crescita

basati sugli anelli misurati nella prima parte

(ossia la più antica) del legno sano.

La regola che contraddistingue questi vecchi

faggi, i più antichi d'Europa, è quella di un

accrescimento lento ma crescente nel lungo

termine, una condizione che si sta confermando

sempre più nel mondo degli alberi quale prerequisito

per raggiungere longevità estreme.

Soppressione della crescita nelle prime fasi della

vita dovuta a competizione e condizioni climatiche

estreme sembrano così essere il segreto di una

vita lunga. Sempre a causa delle condizioni ambientali

severe gli alberi non sviluppano altezze importanti

ma mantengono una dimensione più ridotta intorno

ai 15-25 m che conferisce loro una maggiore

resistenza agli eventi climatici estremi.

Faggi di oltre 500 anni sono stati rinvenuti in

condizioni stazionali simili nelle boschi vetusti dei

Parchi Nazionali del Casentino e di Abruzzo, faggete

riconosciute patrimonio mondiale Unesco nel 2017.

Gli alberi habitat che racchiudono queste faggete

vetuste ospitano una biodiversità unica di tante

specie di vegetali e animali oggi a rischio di estinzione

perché l'uomo nel corso dei secoli ha distrutto

quasi dappertutto nel bioma temperato questi

ambienti di foresta vergine.

Grazie ai nuclei di foresta vetusta sopravvissuti

insieme ad la politica del rewilding attuata dai

Parchi Nazionali e dai Carabinieri Forestali nel

corso degli ultimi decenni oggi si sta cercando di

salvare questi scrigni di biodiversità e di servizi

ecosistemici per la collettività.

Si tratta di politiche ambientali e di ricerche di

lungo termine possibili grazie ad una collaborazione

tra Parchi Nazionali, in questo caso del Pollino

che ha finanziato lo studio, ed Università, nella

fattispecie di questo studio Dipartimento di

eccellenza Scienze Agrarie e Forestali dell'Università

della Tuscia.

La ricerca viene ora divulgata quale buona prassi

per la conservazione degli ecosistemi forestali

nell'ambito del progetto FISR-Miur Italian Mountain

Lab con la finalità di diffondere i contributi della

biologia della conservazione nella gestione

forestale per intraprendere la strada dello

sviluppo sostenibile in attuazione degli obiettivi

previsti nell'ambito dell'Agenda 2030.


 "Lessons from the wild: Slow but increasing

long-term growth allows for maximum longevity

in European beech" by Gianluca Piovesan, Franco

Biondi, Michele Baliva, Giuseppe De Vivo,

Vittoria Marchianò, Aldo Schettino, and Alfredo

Di Filippo published in Ecology. https://doi.org/

10.1002/ecy.2737

 
 
 
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