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Il Grande Gatsby

Post n°2103 pubblicato il 10 Aprile 2019 da blogtecaolivelli

 

Pretendeva nientemeno che Daisy andasse da Tom

a dirgli: "Non ti ho mai amato". Dopo che avesse

cancellato quattro anni con quella frase, avrebbero

potuto decidere sui passi più pratici da fare.

Uno di questi consisteva nel ritornare a Louisville, dopo

che Daisy fosse stata libera, e sposarsi in casa di lei

come se fossero stati ancora al punto di cinque anni prima»

Ma Nick dice: «Non si può ripetere il passato».

«"Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può»

risponde Gatsby.

Daisy si recherà quasi ogni pomeriggio da Gatsby

illudendolo così nel suo sogno fino a quando, in un

afoso pomeriggio, Daisy, Tom, Nick, Jordan e Gatsby

cercano sollievo recandosi a New York in un albergo

affittato per l'occasione.

Qui Tom provoca Gatsby davanti a tutti con insinuazioni

sul suo conto fino a quando chiede direttamente a

Gatsby cosa vuole da sua moglie: «Voglio sapere che

cos'ha da dirmi il signor Gatsby» e ancora «Vostra

moglie non vi ama» dice Gatsby, «Non vi ha mai amato.

Ama me». Ma Daisy è riluttante e quando Gatsby

pretende che lei lo dica a Tom ella protesta dicendo «

Pretendi troppo». Gatsby cerca di parlarle:

«Ma ad ogni parola lei si ritirava sempre più in se stessa,

finché lui rinunciò e soltanto il sogno morto continuò

a battersi mentre il pomeriggio svaniva, cercando di

toccare ciò che era di più tangibile, sforzandosi, infelice

e senza disperazione, di raggiungere la voce perduta

di là dalla stanza»

Sulla strada del ritorno, mentre passano davanti

all'officina di Wilson, Myrtle, tenuta chiusa in stanza

dal marito che sospetta un suo tradimento, riesce a

fuggire ma viene investita dalla macchina di Gatsby

guidata da Daisy che non si ferma e prosegue la sua

corsa fino a East Egg dove la raggiunge Tom al quale

lei si affida pur non rivelandogli la verità.

Myrtle rimane uccisa sul colpo e Wilson, preso dalla

disperazione e deciso a vendicarsi, va da Tom con la

pistola per ucciderlo.

Ma quando Tom gli rivela che la macchina che aveva

investito Myrtle la guidava, come lui credeva, Gatsby,

Wilson si reca da Gatsby che sta facendo un bagno in

piscina e continua a sperare che Daisy appaia.

Verrà ucciso da Wilson che a sua volta si suiciderà.

Lo chauffeur, il maggiordomo, il giardiniere e Nick

si avviano correndo verso la piscina:

«Vi era, appena percettibile, un movimento dell'acqua

mentre il flusso fresco si dirigeva faticosamente verso

lo scarico dell'altra estremità della piscina.

Con piccole increspature che erano appena ombre di onde

il materasso carico si spostava a caso nella piscina.

Un alito di vento che riusciva appena a corrugare la

superficie dell'acqua bastò a interrompere l'accidentale

percorso col suo carico accidentale.

Un fascio di foglie, sfiorandolo, lo fece girare lentamente,

tracciando nell'acqua un sottile circolo rosso.

Fu quando ci eravamo già avviati con Gatsby verso casa,

che il giardiniere vide il cadavere di Wilson leggermente

discosto nell'erba, e l'olocausto fu completo.»

Nick si trova solo ad affrontare la situazione.

Telefona a tutti, anche a Daisy, ma viene a sapere che

proprio sua cugina è partita da mezz'ora assieme a

Tom, senza comunicare la propria destinazione.

Due giorni dopo arriva un telegramma da una città

del Minnesota firmato Henry C. Gatz, che chiede

di rinviare il funerale fino al suo arrivo:

«Era il padre di Gatsby, un vecchio solenne, molto

sgomento e costernato, infagottato in un gran cappottone

da poco prezzo contro la calda giornata di settembre.»

Il giorno del funerale Nick chiede al ministro luterano di

aspettare ancora mezz'ora

. Egli spera ancora che arrivi qualcuno. «Ma fu inutile.

Non venne nessuno».

In realtà una persona arriva, è l'ubriacone delle feste che

Nick aveva trovato tre mesi prima nella biblioteca di

Gatsby; costui esclama: «Ma perdio! Ci andavano

a centinaia!» E aggiunge: «Povero bastardo!».

Dopo il funerale di Gatsby Nick riflette sull'America

e in questo modo la tragedia di Gatsby viene ad

identificarsi con la perdita dei miti e la fine del sogno

americano. Nick decide di abbandonare l'est e di

tornare a casa. L'ultima sera Nick scende alla

spiaggia e si stende sulla sabbia lasciandosi andare

ai ricordi e gli torna alla mente la capacità di

meravigliarsi di Gatsby:

«E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto,

pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che

individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy.

Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato

azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così

vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il

sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità

dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si

stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce

verde, il futuro orgastico che anno per anno

indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora,

ma non importa: domani andremo più in fretta,

allungheremo di più le braccia ... e una bella mattina...»

In questi puntini di sospensione si sente l'attimo

di disperazione di Nick e poi la ricerca di un mito

che dia senso all'assurdità dell'esistenza.

Il romanzo si conclude con un'ultima frase che

sembra essere un poscritto:

"così continuiamo a remare, barche contro corrente,

risospinti senza posa nel passato".

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