Creato da blogtecaolivelli il 04/03/2012

blogtecaolivelli

blog informazione e cultura della biblioteca Olivelli

 

Messaggi del 06/05/2020

La peste nera del passato

Post n°2879 pubblicato il 06 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Una sepoltura di massa racconta la devastazione seminata dalla Peste Nera

Una fossa con 48 vittime della Peste Nera è stata scoperta nelle campagne

inglesi: una sepoltura inusuale che testimonia la gravità della piaga.

Peste Nera: sepoltura di massaQuarantotto scheletri di uomini, donne e bambini: le vittime della Peste Nera

in un villaggio delle campagne inglesi. | UNIVERSITY OF SHEFFIELD  

Un morbo talmente letale e diffuso da stravolgere le normali pratiche di

sepoltura, persino nei contesti più legati alla tradizione: la Peste Nera,

l'epidemia che attorno al 1350 si portò via un terzo della popolazione europea,

fu anche questo, come confermato ora da un'interessante scoperta archeologica.

Nel sito dell'ospedale monastico di Thornton Abbey, nella contea inglese del

Lincolnshire, è stata trovata una fossa comune con 48 scheletri di uomini, donne

e bambini: tutte vittime della Peste Nera, decedute nel XIV secolo. 

 

MORTE E DISORDINE.

 Le testimonianze archeologiche dirette dei decessi causati dalla peste del

Trecento sono estremamente rare perché, per quanto piegate, le comunità

locali tentarono di seppellire i loro cari nelle modalità più tradizionali, nei

cimiteri posizionati, come da tradizione, nei cortili parrocchiali.

Finora, le uniche due fosse comuni con vittime della Peste Nera erano state

ritrovate a Londra, dove le autorità locali furono costrette a ricorrere a tombe

di massa per far fronte all'elevato numero di morti, in una città densamente

abitata.

Ecco perché la scoperta di una sepoltura di gruppo in un villaggio rurale poco

popolato dà un'idea della pervasività della piaga, e di come fosse arrivata a

turbare anche le prassi più consolidate.

UN ULTIMO SALUTO.

 Del ritrovamento compiuto nel 2013 dagli archeologi dell'Università di Sheffield

(Regno Unito) parla un articolo appena pubblicato su Antiquity.

L'analisi del DNA estratto dalla polpa dentale degli scheletri ha confermato la

presenza del batterio Yersinia pestis, che raggiunse il Lincolnshire nella primavera

del 1349.

Accanto ai resti umani, in quel che rimane dell'edificio dell'ospedale, è stato trovato

un ciondolo con la croce di Tau, un simbolo che veniva indossato da chi doveva

guarire dal fuoco di Sant'Antonio, una malattia virale che si manifesta con vescicole

sulla pelle.

Nonostante le circostanze, i corpi furono deposti in modo ordinato, l'uno accanto

all'altro avvolti in sudari, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro.

Nemmeno l'urgenza di seppelire impedì di dare ai defunti una sepoltura dignitosa.

IN UN LUOGO REMOTO.

 Tra il 1346 e il 1353 la Peste Nera dimezzò la popolazione inglese.

Per qualche motivo - forse per l'assenza del parroco o per il numero troppo elevato

di morti - non fu possibile seppellire queste persone nel retro della chiesa del

villaggio, e si dovette ricorrere al terreno dell'abbazia.

La scoperta testimonia la forza dirompente con cui l'epidemia irruppe nella quiete

di un tranquillo villaggio di campagna, che si trovò impreparato a gestirne le

conseguenze.

 
 
 

Virus e batteri..

Post n°2878 pubblicato il 06 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Un paradosso della biodiversità spiegato con virus e batteri

Studiando popolazioni di virus e batteri è stata trovata

una risposta all'apparente contraddizione tra l'idea evolutiva

dell'esclusione competitiva e una variabile ecologica nota

come "uccidi il vincitore".

shutterstock_480829987Illustrazione scientifica: un virus batteriofago infetta un

batterio iniettando in esso il suo DNA. | SHUTTERSTOCK  

Se più specie sono in competizione per le stesse risorse,

potremmo supporre che solo la più adatta possa soprav-

vivere, spingendo su una traiettoria evolutiva differente

(o addirittura, in rari casi, all'estinzione) le specie direttamente

concorrenti.

Questa idea, chiamata esclusione competitiva (competitive

exclusion), ha però un problema: nella realtà non funziona

così bene.

Quello che vediamo nel mondo, laddove ci aspetteremmo un

predominio assoluto, è invece una grande biodiversità.

Per risolvere quello che per la scienza è un paradosso, due

ricercatori, Chi Xue e Nigel Goldenfeld, dell'Istituto di biologia

genomica della Illinois University, hanno cercato di introdurre

nel modello, che rappresenta un processo evolutivo, anche

 variabili ecologiche: in particolare, lo scenario definito uccidi

il vincitore (Kill the Winner).

 

 

Il professore di fisica Nigel Goldenfeld e la collega Chi Xue all'istituto di biologia genomica Carl

Nigel Goldenfeld e Chi Xue all'istituto di biologia genomica

Carle R. Woese: qui hanno applicato modelli matematici

all'evoluzione di popolazioni di virus e batteri. |

UNIVERSITY OF ILLINOIS AT URBANA-CHAMPAIGN

ALTI E BASSI. 

Secondo questa idea, quando una specie aumenta a

dismisura, prima che possa causare la scomparsa o la

differenziazione delle specie che sfruttano le stesse

risorse, diventa un bersaglio facile per i predatori -

che possono banchettare sulla specie più abbondante,

lasciando più "spazio ecologico" alle altre specie.

I ricercatori Chi Xue e Nigel Goldenfeld hanno messo

alla prova questa teoria analizzando con modelli

matematici la lotta per la sopravvivenza.

PREDE E PREDATORI. 

«Prendiamo ad esempio ceppi di batteri in competizione»,

illustra Goldenfeld, «ognuno dei quali è preda di un virus

specifico: in questo scenario, non appena una particolare

specie batterica inizia a dominare l'ecosistema, il virus che

preda abitualmente quella specie avrà abbondanza di cibo

e così prolifererà, abbattendo la popolazione di quel ceppo

batterico.

Dopo di ciò un'altra specie batterica potrebbe emergere

come la più numerosa per un certo tempo, fino a quando

la sua popolazione non sarà a sua volta decimata dal virus

che la preda. [...]

In questo modo le varie specie attraversano cicli di

abbondanza.»

 

 

COME UN GAS. 

Per Goldenfeld, che ricopre anche il ruolo di direttore dell'istituto

di astrobiologia della Nasa, questo meccanismo rende possibile

la coesistenza di specie in competizione impedendo al vincitore

di diventare "assoluto" e di sopraffare la concorrenza.

La teoria dell'uccidi il vincitore era già ampiamente condivisa,

ma non ancora trasposta accuratamente in linguaggio matematico.

 

virus, batteri, biodiversità

Batteri sconosciuti all'esterno della ISS: da dove arrivano? 

| NASA

Per metterla alla prova i ricercatori hanno creato un modello

probabilistico che tiene conto della competizione fra diverse

varianti della stessa specie e della possibilità che alcune di

esse si estinguano.

Lo schema è relativamente semplice: come i modelli termo-

dinamici descrivono il comportamento dei gas basandosi

sulle probabilità di collisioni di atomi e molecole, così questo

modello descrive il comportamento di virus e batteri in

base alle loro "collisioni" casuali.

SOPRAVVIVENZA E COESISTENZA.

 Il modello di Xue e Goldenfeld illustra anche un'altra possibilità:

se, secondo una teoria consolidata, le popolazioni dovrebbero

dopo qualche tempo arrivare alla stabilità, i due ricercatori

hanno scoperto che invece l'estinzione è un esito molto più

frequente di quanto si pensi, perché le fluttuazioni delle

popolazioni potrebbero portare il numero di queste a zero

(e quindi alla scomparsa). Ma allo stesso tempo i ricercatori

suggeriscono che l'evoluzione di sempre nuovi ceppi di prede,

leggermente più adattati dei precedenti, porta alla "rincorsa"

da parte dei predatori in quella che gli evoluzionisti chiamano

"corsa agli armamenti".

BATTERI EXTRATERRESTRI.

 Questa teoria e la sua rappresentazione matematica non sono

utili solo alla biologia marina, spiega Goldenfeld, ma anche per

la ricerca di vita su mondi extraterrestri: «La diversità degli

ecosistemi, specialmente quelli microbici, è un fattore chiave

per comprendere la probabilità che la vita possa emergere a

livello planetario non solo per sopravvivere, ma anche per

essere rilevabile».

Secondo Goldenfeld l'ecologia microbica marina sarà di primaria

importanza per l'astrobiologia, soprattutto alla luce delle scoperte

di oceani d'acqua sotto la superficie dei satelliti Europa ed Encelado.

«Comprendere i meccanismi fondamentali che guidano la

biodiversità e caratterizzano gli ecosistemi terrestri, ci aiuterà

a prevedere l'osservabilità della vita aliena su mondi che saranno

 alla portata delle nostre sonde nei prossimi decenni.»

10 GENNAIO 2018 

 
 
 

Covid19 news

Post n°2877 pubblicato il 06 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

La COVID-19 potrebbe raddoppiare

il numero di persone che soffrono

la fame

La denuncia del World Food Program: lockdown e crisi

economica da COVID-19 rischiano di raddoppiare la

popolazione colpita da insicurezza alimentare.

COVID-19 e insicurezza alimentareLa COVID-19 e le misure di lockdown stanno impattando

più drammaticamente su chi conta su un salario giornaliero

per portare cibo in tavola. | SHUTTERSTOCK  

Alcuni dei Paesi più poveri del mondo potrebbero trovarsi a

decidere tra salvare vite umane o tutelare mezzi di sostenta-

mento: tra salvare i loro cittadini dal coronavirus o portarli a

morire di fame.

È l'allarme lanciato col Global Report on Food Crises 2020,

il rapporto del World Food Program delle Nazioni Unite ch

e illustra le drammatiche conseguenze del lockdown sulle

nazioni già alle prese con la malnutrizione.

Il numero di persone senza cibo a sufficienza o senza cibo

sicuro nei Paesi a medio e basso reddito potrebbe raddop-

piare entro la fine del 2020, passando dai 135 milioni del

2019 a 265 milioni.

APPESI A UN FILO. 

Le misure di lockdown e distanziamento sociale hanno

influenzato la produzione agricola in tutto il mondo, e nei

Paesi più strettamente dipendenti dai raccolti o dalle importa-

zioni di cibo minacciano la sicurezza alimentare e i principi

per una corretta nutrizione.

La maggior parte delle nazioni più duramente colpite è in

Africa, dove la possibilità di sfamarsi è già minata da conflitti,

cambiamenti climatici e incertezze economiche.

Anche prima della COVID-19, Paesi come lo Yemen e gli

Stati dell'Africa orientale erano già stati duramente colpiti

dall'invasione di locuste che aveva decimato i raccolti.

Lo stress extra portato dal coronavirus potrebbe spingere

aree già politicamente instabili sull'orlo di una guerra civile.

L'ORA DELLA SOLIDARIETÀ. 
Se non si consegneranno prontamente aiuti umanitari nelle
aree più in difficoltà l'epidemia potrebbe avere conseguenze
catastrofiche su esistenze già appese a instabili equilibri
economico-sociali.
Secondo le Nazioni Unite, soltanto un quarto dei 2 miliardi
di dollari necessari a rispondere all'emergenza COVID nei
Paesi più in difficoltà sarebbe già stato donato, e questo,
proprio nel momento in cui servirebbe investire di più: la
crisi del trasporto aereo commerciale ha costretto il World
Food Programme a investire in modo massiccio in servizi
autonomi di logistica e consegna degli aiuti, mobilitando
anche solo per questo scopo ingenti risorse.

25 APRILE 2020 | ELISABETTA INTINI

 
 
 

SOS mondo animale.

Post n°2876 pubblicato il 06 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

SOS lemuri: potrebbero essere

estinti nel giro di 20 anni

Un primatologo dell'Università di Antananarivo lancia l'allarme:

nel giro di 20 anni i lemuri potrebbero scomparire per colpa dell'uomo.

Per salvarli basterebbero 8 milioni di euro.

corbis-42-22097954Fa bene ad avere lo sguardo spaurito: il lemure tra 20 anni potrebbe

essere estinto (© Frans Lanting/Corbis) |  

È inziato il conto alla rovescia per i lemuri del Madagascar: nel giro

di 20 anni questi simpatici primati potrebbero essere completamente estinti.

A lanciare l'allarme è Jonah Ratsimbazafy, primatologo dell'Università di

Antananarivo (Madagascar) che accusa senza mezzi termini la crisi economica,

l'instabilità politica e la povertà del suo paese: "Fino a quando il Madagascar

 sarà così povero non potremo certo pensare di salvare i lemuri" ha dichiarato

qualche giorno fa ai media.

La notizia è di quelle preoccupanti, perchè quest'isola nell'Oceano Indiano

 è l'unico luogo al mondo dove vivono lemuri allo stato selvatico.

Questi animali appartengono a 105 specie diverse, 93 delle quali sono già

sulla lista delle specie a rischio.

La loro concentrazione in una zona del pianeta così piccola non favorisce

certo loro sopravvivenza. Vittime della caccia e del bracconaggio, i lemuri

sono messi a rischio anche dalla progresssiva distruzione del loro habitat:

ogni anno in Madagascar oltre 200.000 ettari di foresta vengono dati alle

fiamme. "A questo ritmo, nel giro di 20, 25 anni non ci sarà più nessuna

foresta" spiega l'accademico.

Troppo buoni

In un paese dove il 92% della popolazione vive con meno di 2 dollari al

giorno, i lemuri sono cacciati anche per la loro carne.

Facili da colpire e tutto sommato socievoli, questi animali sono la pietanza

prediletta dei boscaioli e dei cercatori d'oro, che spesso si addentrano nel

fitto della jungla senza provviste sufficienti.

E i ranger non hanno risorse per fermarli.

Un contributo determinante alla deforestazione del Madagascar viene dai

contadini: il suolo di questo paese è infatti estremamente povero e gli agricoltori

sono costretti a spostare ogni anno le loro coltivazioni lasciandosi dietro il deserto

. E i lemuri ne fanno le spese.

Un amore di lemureVAI ALLA GALLERY (N FOTO)

Più polli, più lemuri

Diversi gruppi locali si sono coalizzati per cercare di trovare gli 8 milioni di euro

necessari a far partire un progetto di conservazione di questi primati.

Obiettivo degli attivisti è quello di mettere nelle mani delle popolazioni locali

fonti di sostentamento alternative, come piante di legumi, allevamenti di polli,

maiali e pesce, così che non siano più costrette a vivere a spese della foresta.

"Ma gli indigeni non pensano a lungo termine ed è difficile cambiare la loro

mentalità".

Le stesse guide che attendono i turisti all'ingresso della Riserva Naturale di

Ranomafana, una specie di santuario dei lemuri, oggi sono quasi completamente

disoccupate e per sbarcare il lunario non disdegnano attività come il piccolo

contrabbando e il bracconaggio.

A spese dei simpatici primati che dovrebbero proteggere.

 
 
 

Il valore dell'estetica..2000 anni fa.

Post n°2875 pubblicato il 06 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Fatti bella: stasera si va a vedere i gladiatori

Anche duemila anni fa presentarsi al circo o alle terme

mostrando sul viso i segni dell'età o di una notte di bagordi

era considerato inopportuno.

Per fortuna c'erano cosmetici e belletti...

_2004114125335_8

Il reperto e, nel riquadro piccolo, la crema rifatta con gli

stessi ingredienti (foto © Nature). |  

Anche duemila anni fa presentarsi in pubblico, al circo o

alle terme, mostrando sul viso i segni dell'età o di una notte

di bagordi era considerato quantomeno inopportuno.

E anche a quel tempo, per correggere gli inestetismi della pelle,

le ricche matrone romane facevano ricorso ai cosmetici.

2.000 anni e non sentirli. 

Un reperto databile attorno al 200 avanti Cristo ha permesso di

ricostruire una storia della vanità di un'epoca dove i lussi certo

non abbondavano.

Il ritrovamento (avvenuto nei dintorni di Londra nel 2004) di un

vasetto contenente una crema a base di grasso animale, ossido di

stagno e amido, in uno stato di conservazione eccezionale, ha

permesso ai ricercatori dell'Università di Bristol che l'hanno analizzata,

di riprodurla per verificarne gli effetti.

Una volta spalmata, renderebbe la pelle liscia e asciutta al pari di una

moderna crema antirughe.

Ti voglio pallida.

 Il grasso animale, probabilmente ricavato da carcasse di pecore o mucche,

veniva mescolato con l'amido per attenuarne fino a ottenere un composto

simile alle nostre creme per le mani e l'aggiunta di ossido di stagno rendeva

infine il prodotto bianco e traslucido.

Applicata sul volto, la crema conferiva alla carnagione un colore chiaro e

biancastro, particolarmente di moda tra le ricche signore dell'epoca.

Gli studiosi sono concordi nell'affermare che si tratta di un prodotto

decisamente complesso per quei tempi: alcune sue componenti, per esempio

l'amido, sono ancora oggi utilizzate nella moderna industria cosmetica.


Vanità senza tempo. 

La letteratura di quel periodo conferma che il make-up e la cura dell'aspetto

fisico fossero particolarmente in voga tra le donne in età avanzata appartenenti

alle classi sociali più ricche.

Il ritrovamento sottolinea come la civiltà romana avesse conoscenze di chimica

avanzate: le proprietà degli elementi erano note e la realizzazione di un prodotto

di questo tipo ha probabilmente richiesto anni di osservazioni e deduzioni.

22 GIUGNO 2012 

 
 
 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2020 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 

ULTIME VISITE AL BLOG

mauriziomarassoterbincostanzatorrelli46fedele.belcastrogunsmoke1blogtecaolivellikhenobifalco20050praticanti.mandroneellistar2012ivri98karma580paperinik_oneedocostruzioni
 

CHI PUŅ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

TAG

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova