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Messaggi del 22/05/2020

Un pò di letteratura giovane..

Post n°2960 pubblicato il 22 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

QUANDO LA LETTERATURA INCONTRA LA NATURA

La primavera di Lenau - Capitolo 3

La primavera di Lenau - Capitolo 3

Nicolò RaimondiNICOLÒ RAIMONDI1 SETTIMANA FA

Dopo i versi dedicati alla primula e l'inno alla stagione dell'amore,

il trittico delle poesie di Nikolaus Lenau dedicate alla Primavera ci

offre un ultimo affresco di questa stagione e della sua fine.

La Natura ha sicuramente il suo ciclo vitale che per secoli ha guidato

l'uomo nella sua esistenza.

La Primavera è la rinascita dopo il rigido periodo invernale: sembra

quasi che la morte sia soltanto il principio.

Seppur la Primavera sia spesso la stagione della gioia e della rinascita,

il poeta ne descrive la morte ed essa sembra lasciare un vuoto che viene

colmato solo da un dardo ardente del sole.

Eppure... il suo sangue è formato dalle sue rose.


Morte della PrimaveraPerché spirate così ansiosi, o venti?
Nei boschi aleggia la triste notizia
E gemono adirate le onde cupe:
Di Primavera è l'ora della morte!


Il cielo, buio e grave di tempesta,
Si vela per nascondere il dolore,
E al verde capezzale piange ancora
La sua figlia più cara, Filomela.


Se Primavera esulta, intuisce il cuore
Con dolore il perduto paradiso,
E poiché troppo vivo lo ricorda
La trafigge del sole il dardo ardente.


Lampeggia il cielo, fuggono le nubi,
Infuriano nei boschi le tempeste;
Ma Primavera muore sorridendo
E spargendo il suo sangue, le sue rose.

Nikolaus Lenau

 
 
 

L'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA.

Post n°2959 pubblicato il 22 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet 1 parte.

ULTIME TENDENZE DELL'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA

Gli elementi che partecipano alla definizione dell'attuale panorama

architettonico sono molteplici.

Uno di questi, che ha contribuito a rivoluzionare il modo stesso di

affrontare oggi la progettazione architettonica, è la scomparsa in

termini quasi generali della figura isolata del progettista.

Infatti, come nel campo artistico, in cui si regista la tendenza alla

creazione di opere d'arte collettive, anche in architettura le

produzioni sono adesso prevalentemente espressione di sforzi

collettivi, esercitati da gruppi formati da competenze diverse

che si affiancano alla figura centrale del professionista cui si

deve l'attribuzione dell'idea progettuale complessiva.

L'interconnessione delle competenze si attua a volte già all'inizio

del procedimento creativo, e l'opera stessa nasce dunque da un

atto di comunicazione.

La comunicazione diventa un elemento primario dell'oggetto

architettonico sia come atto che lo genera, sia come obbiettivo

da raggiungere dall'oggetto stesso quando sarà posto in opera....

Infatti, quello che sempre più spesso i progettisti vogliono

raggiungere sono qualità come la trasparenza, che può tradursi

in quella "comunicazione con l'esterno" che, se non viene raggiunta

in termini materiali (come invece spesso in realtà anche avviene),

si vuole esprimere almeno in termini concettuali.

Trasparenza quindi nel senso di comunicazione tra la struttura e

l'uomo, tra l'oggetto e il luogo, tra il contenitore e le culture destinate

a fruirlo... in poche parole tra l'architettura e la complessità del

contesto.

La comunicazione infatti altera i confini stessi delle nostre aree, intese

come fisiche, ideologiche, sociali o culturali.

Ne nasce una sorta di metissage tra culture e tradizioni architettoniche

diverse che mescola i linguaggi in termini di contenuti e addirittura

di percezione stessa dello spazio.

Dall'incontro di questi linguaggi diversi, e dalla rivoluzione attuata

dalla società dell'informazione, nasce un nuovo modo di concepire

la spazialità architettonica, non più basata da tradizionali concetti

di tipo spaziale euclideo.

Una rivoluzione da non sottovalutare nella trasformazione del

linguaggio architettonico contemporaneo è stata (dagli anni '80)

l'introdotta possibilità di utilizzare software specializzati per la

progettazione, come il Computer Aided Architectural Design -

CAD-, che ha contribuito ad un mutamento radicale della fase di

progettazione dell'oggetto architettonico.

Ciò ha sollevato in passato dibattiti - a volte privi di reale fondamento-

sul condizionamento che tali mezzi esercitano sull'odierno modo

di fare architettura... si temeva infatti che queste procedure tecniche

di disegno, potessero alla lunga condurre ad una diffusa perdita di

identità di linguaggio, oltre che della capacità stessa di progettazione.

Naturalmente, se si riflette sul fatto che dipende da noi determinare

dall'accoglimento delle culture linguistiche diverse e dei mezzi attuali

degli elementi di arricchimento, si comprende come tali paure fossero

infondate...

In ogni caso, questa contaminazione, riproposizione ed alterazione in

qualche caso dei linguaggi, se non ha portato alla perdita delle specificità

del linguaggio architettonico, sicuramente ne ha comportato una

trasformazione che non è da trascurare nell'ambito della naturale

evoluzione del pensiero architettonico.

Internet, ad esempio, è un mezzo dalle potenzialità comunicative

grandiose.

Una finestra sul mondo, se utilizzato come mezzo per ampliare le

proprie conoscenze e stimolare nuove riflessioni che si alimentano

dal confronto.

Occorre naturalmente tenere però sempre presente il valore della

comunicazione interpersonale diretta, di persone che condividono i

medesimi spazi fisici e culturali.

Analogamente l'architettura ha individuato nelle potenzialità del

disegno CAD, nuove possibilità espressive.

Oggi, grazie al computer possiamo raggiungere altissimi livelli di

manipolazione delle forme e farle funzionare grazie alle perfezionatissime

modalità di calcolo strutturale elettroniche.

L'architettura si avvale sempre più degli strumenti, di altri settori ...

Per fare un esempio, il settore automobilistico lavora già da tempo

con delle metodologie come ad es. la "subdivision surface", (a sua volta

già ampiamente utilizzata nell'ambito dell'animazione cinematografica),

per sviluppare i particolari partendo da una struttura schematica

pervenendo alla definizione dei dettagli tramite una maggiore densità

dei punti di controllo delle superfici.

Queste metodologie sono già all'attenzione degli esperti di realizzazione

dei software di progettazione architettonica e si apprestano a diventare

ulteriori strumento di supporto alla progettazione architettonica 3D.

In relazione al tipo di progettazione CAD che generalmente si utilizza,

c'è da dire che quello maggiormente usato dai progettisti è ancora il

modello "orizzontale", cioè quello riferibile al disegno bidimensionale,

che elabora e gestisce i dati progettuali separando gli elaborati grafici

da quelli afferenti all'area economico-amministrativa.

 
 
 

IL DISEGNO BIDIMENSIONALE.

Post n°2958 pubblicato il 22 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

2 parte

Al disegno bidimensionale vengono affidati tutta una

serie di elaborati come quelli relativi ad i dettagli

costruttivi.

Tale modello si differenzia dal modello denominato

"verticale", più innovativo, che propone un sistema di

progettazione che permetta di gestire i vari dati (cioè

sia la documentazione relativa ad i grafici che quella

relativa alla completa gestione, anche economico-amministrativa

del progetto) all'interno di un unico modello tridimensionale

interattivo di tipo complesso.

Denominati genericamente Building Information Modeling, i

vari software realizzati a tale scopo sono stati sia ampiamente

criticati che decisamente sopravvalutati nelle loro possibilità,

nel seguito di numerosi dibattiti.

A tal proposito è interessante riferire l'esperienza di una delle

figure chiave nel campo dell'utilizzo in architettura dei

software di modellazione progettuale avanzata.

Si tratta di G. Lynn, autore di alcune pubblicazioni in tema di

rapporti tra progettazione e strumenti digitali e titolare dello

studio newyorchese Greg Lynn Form, poi trasferitosi a

Los Angeles.

Nell'attività di Lynn, (il suo studio si avvale di circa 10

collaboratori esperti di progettazione CAD), dove addirittura

è il primo schizzo del progetto a nascere al computer, ci si è

accostati con fiducia all'approccio integrato della modellazione

parametrica.

A ciò si è giunti non avendo completamente abbandonato le

precedenti procedure di progettazione, che prevedono la

predisposizione di un modello, tramite specifico software in una

prima fase, e il ricorso al disegno bidimensionale con l'ausilio di

Microstation in una seconda, per finire con la realizzazione di

un plastico, sempre tramite l'uso di adeguato software.

Lynn è convinto che l'uso di identici software possono condurre

a dei risultati completamente diversi, se alla base vi è un impiego

da esperto, pertanto si augura che gli architetti giungano ad un

uso consapevole delle potenzialità del mezzo ed ad una

padronanza delle procedure di utilizzo che non escluda la

conoscenza dei bagagli matematici che ogni "pacchetto" porta

con sé.

L'approccio metodologico di Lynn, rappresenta un modo

esemplificativo di quelli che, presumibilmente, saranno gli

approcci metodologici delle future generazioni di architetti,

pur con le ovvie varianti concettuali.

il mondo della produzione software, essendone consapevole si

sta rapidamente adeguando alle richieste del mercato.

Quello che si chiede oggi sempre più ai software di progettazione

architettonica, sembra essere una maggiore propensione al

passaggio dal 2D al 3D oltre alla possibilità di ottenere dei

modelli 3D che si prestino, a seconda delle occasioni, ad utilizzo

mirato.

Infatti se si deve raggiungere un livello che serva alla simula-

zione costruttiva ai fini di esposizione al pubblico del progetto

stesso non occorrerà spingersi troppo oltre, nei dettagli essendo

ciò richiesto esclusivamente nell'ambito di conferimento di incarichi.

Per questo motivo, in genere, si cerca una maggiore flessibilità ed

adattamento del software ai vari scopi.

Queste innovazioni, quelle in atto e quelle dell'immediato futuro

fin ora prospettate, sono indice di una evoluzione tecnologica

che conduce necessariamente anche ad un diverso approccio

metodologico nel progettare.

Anche se tutto questo non deve confondersi con il prodotto di

una evoluzione della progettualità in senso assoluto.

La vera evoluzione, il vero progresso, si ottiene soltanto utilizzando

le possibilità offerte dalle nuove tecnologie per venire incontro alle

esigenze abitative dell'uomo, e quindi non allontanandosi mai

radicalmente dal modo con cui l'uomo è abituato a relazionarsi

con il suo intorno.

Ciò al fine di non eliminare quei preziosi elementi di riconoscibilità

che l'essere umano deve poter mantenere nel suo ambiente, per

sentirsi armoniosamente parte di esso.

Altro elemento da considerare nell'attuale panorama architettonico,

è quello fornito dalla evoluzione tecnico-strutturale dei rivestimenti.

Si adoperano materiali che non si pensava di potere usare in

architettura e si scoprono nuovi modi di "trattare" i materiali

tradizionali, che si pongono ora con una veste inedita, confacente

alle nuove esigenze estetiche e ambientali.

Le innovazioni fornite, dialogano con le nuove forme cui si perviene

grazie alle aumentate possibilità di calcolo strutturale tramite

software, e assecondano le più ardite ipotesi di progetto.

Molte aziende, specializzate in produzione di sistemi modulari

consentono la realizzazione di lastre e pannelli utili nell'ambito

dei rivestimenti delle facciate esterne, sempre più concepite

come una pellicola.

Non di rado, nel gergo architettonico, ci si riferisce al termine

"pelle" dell'edificio, ed è proprio l'alto contenuto tecnologico dei

materiali che costituiscono tale "pelle", a consentire di separare

efficacemente le condizioni ambientali esterne da quelle interne.

Si tratta di involucri complessi che a volte utilizzano, a strati,

materiali come marmo, rame, zinco-titanio, alluminio, ciascuno

preposto ad una specifica funzione che va dalla tenuta,

all'isolamento termico e acustico.

Nell'ambito dei rivestimenti, adesso orientati a garantire la mas-

sima "sostenibilità ambientale", grande diffusione stanno avendo

i materiali porcellanati, non più relegati al ruolo di pavimenta-

zione ma estesi anche alla facciata.

La ricerca tecnologica ha anche migliorato la qualità del vetro

per l'architettura, aumentando il livello di trasmissione luminosa

unitamente alla più efficiente protezione dall'irradiazione solare:

esistono oggi vetri a isolamento termico rinforzato, a controllo

solare.

Spazio anche alle soluzioni che garantiscono vari livelli di creatività

come quelle che propongono vetri stratificati dotati di intercalari

colorati.

 
 
 

I GRANDI EVENTI SPORTIVI.

Post n°2957 pubblicato il 22 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

3 PARTE

Lo svolgimento dei grandi eventi sportivi o culturali

come le Olimpiadi o le Esposizioni Internazionali, a

volte è diventato il pretesto per la creazione di opere

architettoniche di altissimo livello.

Da uno sguardo complessivo dato alle grandi realizzazioni,

come a quelle di minore risonanza, appare che la caratteristica

preponderante di questo periodo, a cavallo tra il 1900 ed il

2000, sia una immensa varietà architettonica, di stili, linguaggi,

orientamenti.

La scena attuale è contraddittoria, ricca, sconvolgente.

Chiama l'architettura ad un costante confronto con gli altri modi

di espressione e di comunicazione, mescola i linguaggi.

Le tecnologie moderne vengono orientate ad un sempre maggiore

rispetto verso l'ambiente, -si ipotizzano i miglioramenti in chiave

ecologica degli impianti di isolamento termico e lo sfruttamento

di fonti di energia alternativa, si pone sempre più attenzione ai

materiali.

L'architettura si apre a una concezione dinamica del tempo e la

vita pubblica e assume caratteri più attenti al contesto circostante.

Raccoglie personalità diverse e linguaggi eterogenei e lontanissimi,

a volte, in un unica logica architettonica, ma con lo sguardo rivolto

anche alle tradizioni culturali di appartenenza.

A volte sembra invece che i linguaggi cerchino una loro totale

autonomia pur partendo da comuni premesse, e vogliano volutamente

esprimere un contrasto.

Le infinite possibilità aperte dalla moderna tecnologia offrono scenari

che ancora non si è cessato di sperimentare, questo impedisce anche

di farne un punto.

La sintesi è possibile soltanto attraverso una osservazione a distanza che

permette di coglierne gli esiti...Una cosa però sembra emergere: i nuovi

linguaggi, non possono essere più definiti nel senso tradizionale del

termine perché appaiono più legati alle contemporanee dinamiche dei

flussi, ora economici, ora ideologici, ora rispondenti alle individuali

volontà di trasgredire o conformarsi a nostalgici rifugi nel passato.

Questo è ulteriormente complicato dal mutare di corrente di alcuni

architetti contemporanei il cui linguaggio a volte si concretizza in

una costante tensione dinamica verso la ricerca di elementi sempre

nuovi.

Alcuni nomi, spiccano, - o continuano a spiccare-, comunque all'interno

dell'attuale scena architettonica.

Si tratta di Frank O. GehryZaha HadidCoop Himmelb(l)au,

Renzo Piano, Mario Botta, I. Gardella, L. Snozzi, M. Fuksas, J.

Nouvel, B. Tschumi, Norman Foster, Santiago Calatrava,

Alvaro Siza, R. Bofill, R. Meier, R.Koolhaas, Rafael Moneo,

R. Rogers, G. Pechl, EisenmanLibeskind, per dirne solo alcuni.

E si tratta dei protagonisti dell'architettura Giapponese, che

trovano dopo la lezione del maestro Kenzo Tange, recentemente

scomparso, e di Arata Isozaki, nomi come quelli di Toyo Ito e

Tadao Ando, nuove leve delle espressioni più attuali.

Si tratta anche degli emergenti architetti cinesi, come

 Yung Ho Chang, che costituiscono oggi a pieno titolo una realtà

nel variegato panorama delle "ultime tendenze" dell'architettura

Nel panorama attuale, vario e complesso, alcuni fenomeni con

un denominatore comune possono essere tuttavia rintracciabili,

come quello del Decostruttivismo, che nato nel 1980 ha dato

luogo ad opere di notevolissimo spessore architettonico.

Nel 1983 è Zaha Hadid a realizzare il primo progetto dichiaratamente

decostruttivista. Architetto iraniana, cui oggi si dedica al MoMA

un'ampia retrospettiva, partecipa al concorso per il club

The Peak a Hong Kong.

I volumi da lei ideati, appaiono sospesi o schizzati come schegge

esplose e sembrano contraddire le leggi della gravità.

Sempre nel 1983, i Coop Himmelblau realizzano una innovativa

addizione strutturata in vetro sul tetto di un edificio dell'800 per

uno studio di avvocati nel centro storico di Vienna.

L'ossatura ad arco della struttura riunifica la composizione spezzata

e sporge in basso verso la strada.

Questo intervento sull'edificio antico, non cerca un rapporto, anzi

mira ad evidenziare la diversità tra le diverse epoche storiche.

Ma a determinare la vera e propria nascita del fenomeno è stata

una mostra organizzata a N.Y. da P. Johnson, chiamata

"Deconstructivist Architecture" nella quale si sancisce per la prima

volta il nome di questa tendenza architettonica rivoluzionaria.

Questa mostra del 1988 dove vennero presentati i progetti di

Gehry, Libeskind, Koolhaas, Eisenman, Hadid, Tschumi e del

gruppo Coop Himmelblau insieme, faceva vedere una architettura

che rifiutava schemi geometrici ed assi ordinatori e che si

muoveva in una costante ricerca di un uso espressivo della struttura.
Uno dei maggiori esponenti è Frank O. Gehry, noto per il Guggenheim

museum di Bilbao. Zevi, a proposito di Gehry afferma:

"nell'ultima decade del XX secolo l'attenzione del mondo si

concentra su F. O. Gehry, la figura più originale e provocatoria

nel panorama internazionale, la più ricca e problematica sotto

il profilo sperimentale, la più coraggiosa...

è il prodotto inventivo di un cinquantennio di ricerche che ha

visto, dalla fine della II guerra mondiale in poi, l'emergere di

una serie di spiriti creativi -Scharoun, Pietila, Utzon- e di capolavori...". 

Il fenomeno decostruttivismo è strettamente collegato alle teorie

filosofiche del filosofo francese Jacques Derrida che affermò che

la decostruzione "non è semplicemente la tecnica di un architetto

che sa de-costruire ciò che è costruito, ma una interrogazione che

tocca la tecnica stessa, l'autorità della metafora architettonica e di

lì costituisce la sua personale retorica architettonica.

La de-costruzione non è solo, come il suo nome sembra significare,

la tecnica della costruzione alla rovescia, se essa sa pensare

l'idea stessa della costruzione.

Si potrebbe dire che non c'è nulla di più architettonico della decostru-

zione, ma anche nulla di meno architettonico.

Un pensiero architettonico può essere decostruttivo solo in questo

senso: come tentativo di pensare ciò che stabilisce l'autorità della

concatenazione architettonica nella filosofia".

Secondo Derrida vi è una compresenza di significato e di

impossibilità di significare, in quanto tutti elementi costitutivi

del linguaggio.

Eisenman traduce in chiave architettonica le posizioni del filosofo

, e introduce il concetto della dissoluzione delle tradizionali

opposizioni tra struttura e decorazione, astrazione e figurazione,

figura e suolo, forma e funzione.

Il progetto non deve procedere verso la sintesi ma deve andare

per successive stratificazioni ed esibire la contraddizione, in un

procedimento che tende a conservare all'interno del progetto

stesso le successive fasi di elaborazione.

L'unità dell'edificio ne viene sconvolta e con essa il suo significato

apparente.

Il decostruttivismo non mira solo a smembrare l'oggetto e di disconnet-

terne le parti, ma anche di ricostruirlo secondo una alternativa alle

regole convenzionali.

Non si tratta di una operazione di smontaggio strutturale ma di un

inserimento in architettura del senso della contraddizione e della

complessità strutturale.

Opponendosi alla purezza ed alla univocità e intima coerenza del

movimento moderno, contrapponendovi le sue incertezze, inserisce

in architettura un pluralismo di possibilità.

Zevi afferma: "i decostruttivisti mettono sotto processo gli architetti

intenti a produrre forme pure basate sulla inviolabilità di figure

geometriche elementari incontaminate, emblemi di stabilità, armonia

sicurezza ordine unità. nelle loro opere, da Eisenman e Gehry a

Koolhaas e Libeskind, l'architettura è dichiaratamente un

agente di instabilità, disarmonia, insicurezza, sconforto, disordine

e conflitto".

Il Museo di Bilbao ha costituito una sfida, sotto molti punti di

vista: socio-politici, architettonici e di linguaggio espressivo

oltre che tecnico.

Ha avuto un enorme successo di pubblico che ha avvicinato la

gente verso le odierne forme dell'architettura e le possibilità

offerte dalla tecnologia oltre che verso le opere d'arte in esso contenute.

Il decostruttivismo sembra avere perso la sua carica propulsiva

e si tende oggi piuttosto ad un ritorno del razionalismo, ma sottoposto

alla revisione del tempo e che tenga conto di contaminazioni

derivate dalle tendenze precedenti.

Un ritorno alla severità nelle forme e nel materiale, ad elementi

estetici del moderno con finalità educative si pongono oggi in

antitesi alle fughe dalla realtà di molte altre tendenze contemporanee.

Un uso sempre più astratto dei materiali inoltre e l'uso degli spazi

in relazione al loro rapportarsi con gli elementi naturali riguardano

adesso molte correnti architettoniche contemporanee.

Alcuni critici affermano che le attuali tendenze possono essere

raccolte sotto la comune denominazione di "pluralismo moderno".

Il carattere che oggi si chiede all'architettura è la sua capacità di

attrarre, e sembra che nell'era dell'immagine anche l'opera

architettonica debba adeguarsi alla competizione visiva.

Paola Campanella

 
 
 

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