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Messaggi del 29/05/2020

Casi di cronaca.

Post n°2994 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Bimbo precipitato:

pm, maestre e bidella

causarono la morte

Chiusa l'indagine per tre donne accusate di omicidio colposo

I funerali del bimbo il 25 ottobre 2019 (archivio) © ANSA I funerali del bimbo il 25 ottobre 2019 (archivio) -

RIPRODUZIONE RISERVATA+CLICCA PER INGRANDIRE

Redazione ANSAMILANO28 maggio 202021:15NEWS

"Hanno cagionato la morte del bambino" "per colpa

consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e

inosservanza delle norme" le due maestre e la bidella

accusate di omicidio colposo in relazione al caso del

bimbo di quasi 6 anni che lo scorso 18 ottobre è precipitato

nella tromba delle scale della scuola Pirelli, a Milano.

Il piccolo salì su una sedia girevole con rotelle, precipitò per

circa 10 metri e morì il 22 ottobre in ospedale.

Lo si legge nell'avviso di conclusione indagini firmato dal pm

Maria Letizia Mocciaro. 

   Come viene ricostruito nell'atto, intorno alle 9.30 dello

scorso 18 ottobre il piccolo "chiedeva alle insegnanti presenti

di potersi recare ai servizi; le insegnanti, nonostante l'assenza

della collaboratrice scolastica assegnata al piano (circostanza

che non verificavano) e senza accompagnarlo (nonostante

fossero in due in classe) gli consentivano di uscire".

Così, si legge ancora nell'atto notificato questo pomeriggio

alle tre donne indagate, "si recava da solo ai servizi e nel

fare rientro verso la classe (...) si avvicinava al pianerottolo

della tromba delle scale dove trovava una sedia girevole con

rotelle (abbandonata e incustodita) si arrampicava su detta

sedia presumibilmente incuriosito dal vociare" dei bambini di

una classe che al piano di sotto usciva per andare in palestra.

Dopo di che, "dalla sedia si sporgeva, perdeva l'equilibrio e

cadeva nel vuoto (dalla sommità del parapetto al punto di

caduta è stata misurata un'altezza di circa 13,50 metri),

procurandosi gravissime lesioni che ne causavano il decesso

qualche giorno dopo in ospedale".

Come si legge nell'avviso, in particolare la maestra di italiano

e la docente di sostegno sono accusate di avere "omesso la

dovuta vigilanza sul bambino" avendogli consentito di "recarsi

ai servizi igienici fuori dall'orario programmato" e violando così

il regolamento dell'Istituto e la direttiva della scuola avente

ad oggetto la vigilanza sugli alunni.

La collaboratrice scolastica invece è accusata di "non avere

prestato servizio nella zona di competenza secondo la mansione

assegnatale", di "non avere vigilato sulla sicurezza ed incolumità

dell'alunno (...) in particolare nello spostamento per recarsi ai

servizi, per avere utilizzato il telefono cellulare per scopi

personali durante il tempo in cui avrebbe dovuto effettuare

la sorveglianza al piano".

Inoltre quest'ultima non avrebbe"sorvegliato il corridoio a

lei affidato, non collocandosi nella postazione prevista dal

piano delle attività del personale Ata", ovvero in un

gabbiotto da cui avrebbe potuto vedere il piccolo, non

avrebbe "controllato il tempo di permanenza ai servizi del

bambino" e non lo avrebbe "riaccompagnato in classe".

Inoltre, avrebbe "lasciato incustodita una sedia girevole

tipo ufficio in prossimità delle scale, determinando il pericolo

che poi si è concretizzato, anziché riporla all'interno del

gabbiotto". 

 
 
 

Dall'antico Egitto...

Post n°2993 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Egitto: scoperta la più antica

mappa per l'Aldilà

Un frammento del Libro delle due Strade trovato in un sarcofago

dell'Antico Egitto di 4000 anni fa: è forse la più antica guida

illustrata.

Antico Egitto: una guida in un sarcofagoUn antico sarcofago dipinto di recente scoperto nella necropoli di

al-Asasif, nella Valle dei Re (Egitto). In un sarcofago egizio di 4000

anni fa sono stati trovati i più antichi frammenti del Libro delle due

Strade, una "guida illustrata" per l'Aldilà. | REUTERS/MOHAMED

ABD EL GHANY  

Nell'Antico Egitto neanche il decesso concedeva il meritato riposo - o

almeno, non subito: prima di raggiungere Rostau, il regno glorioso di

Osiride, signore della morte, il defunto doveva intraprendere una sorta

di simbolica corsa ad ostacoli nell'Aldilà, un viaggio verso una nuova

vita a tutti gli effetti, talmente pericoloso da meritare un'apposita guida

scritta.

Un frammento di questo testo - chiamato Libro delle due Strade,

per via dei due percorsi (via terra o via acqua) che conducevano

a Rostau - è stato ritrovato in un sarcofago di almeno 4000 anni fa.

Secondo gli archeologi si tratterebbe della più antica copia nota

di questo testo sacro, nonché, forse, del primo "libro illustrato"

di cui si abbia conoscenza.

 

DI FACILE CONSULTAZIONE.

 La scoperta, di recente descritta sul Journal of Egyptian Archaeology, risale

in realtà al 2012.

Un team di archeologi delle Università di Liverpool (Regno Unito) e di Leuven,

in Belgio, stava conducendo una serie di scavi nella necropoli di Dayr al-Barshā,

un antico cimitero per le personalità di alto rango in uso nel Medio Regno

(2055-1650 a.C.).

In fondo a una tomba ignorata dalle precedenti generazioni di archeologi, perché

chiaramente saccheggiata dai tombaroli, i ricercatori hanno trovato i resti di un

sarcofago di legno decorato con una serie di geroglifici - una sorta di guida

portatile al viaggio nell'Aldilà illustrata direttamente sulle assi interne della cassa,

dove sarebbe stata facilmente accessibile al defunto.

UN COLPO DI FORTUNA.

 Le istruzioni sono risultate - a sorpresa - i resti di una copia del Libro

delle due Strade, una versione incompleta e non in forma "di libro", ma

comunque la più antica finora descritta in una pubblicazione scientifica.

La tomba risale all'epoca del faraone Mentuhotep II, che regnò fino

al 2010 a.C.: la guida è dunque almeno 40 anni più vecchia di tutte le

altre copie scoperte da un secolo a questa parte.

Benché esistano altre rappresentazioni più arcaiche e più semplici

dell'Aldilà egizio, il Libro delle due Strade lo descrive in un modo più

complesso ed elaborato: alcuni studiosi lo considerano per questo

motivo "il primo libro illustrato" della Storia.

 

LIBRETTO DI ISTRUZIONI.

 La guida appena scoperta decorava il sarcofago di una donna di alto rango di nome

Ankh, alla quale però ci si riferisce, nel testo, con pronomi maschili.

Un particolare importante, per comprendere l'origine di questo testo: secondo la

religione egizia, Osiride dominava l'Aldilà... da morto, e l'intero culto in suo onore

ruotava attorno alla possibilità di riportarlo in vita attraverso i riti sacri.

Le "istruzioni" contenute nel Libro delle due Strade potrebbero aver avuto origine

dalle cerimonie religiose in cui i sacerdoti tentavano di far rivivere Osiride attraverso

la preghiera.

Solo successivamente, queste stesse formule sarebbero state usate per i comuni

defunti, mantenendo però il pronome maschile usato per la divinità. 

Nell'impianto generale della guida rimaneva comunque spazio per la

personalizzazione.

Per esempio il viaggio di Ankh sarebbe stato funestato, stando ai simboli,

da un anello di fuoco, da demoni e spiriti, contro i quali ci si poteva

difendere solo a colpi di incantesimi.

Il frammento di libro scoperto sembra contenere istruzioni specifiche

per formulare questi sortilegi.

 
 
 

Le mummie animali egiziane..

Post n°2992 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Decine di mummie di gatto e

di scarabeo in 7 tombe egizie

appena scoperte

Sette tombe nel complesso di Saqqara, risalenti a oltre 4000 anni fa,

hanno rivelato il prezioso contenuto: grandi quantità di felini mummificati

cari alla dea Bastet, e - per la prima volta - mini sarcofagi per scarabei.

reu_rts25cmi_webAlcuni dei gatti mummificati rinvenuti nel complesso funerario a Saqqara. 

| REUTERS/MOHAMED ABD EL GHANY  

Uno zoo in viaggio verso l'Aldilà, formato da decine di mummie di gatto e

da alcune di scarabeo, è venuto alla luce in sette tombe egizie di età faraonica

ritrovate al limitare del complesso piramidale del faraone Userkaf a Saqqara

, non lontano dal Cairo.

Il vasto complesso cimiteriale serviva la città di Memphis, capitale dell'Antico

Regno per 2000 anni.

Alcune delle sepolture rinvenute da una missione archeologica iniziata lo scorso

aprile risalgono ad oltre 4000 anni fa; di tre si è certi del contenuto, e furono

usate per inumare le mummie di gatti insieme a decine di statuette di legno

raffiguranti animali.

Una delle quattro rimanenti, risalente alla Quinta Dinastia dell'Antico Regno è

stata trovata con la porta e la facciata ancora intatte, segno che il suo contenuto

è forse rimasto inaccessibile per millenni.

Gli archeologi dovrebbero esaminarla nelle prossime settimane.


L'interno di una delle tombe. | REUTERS/MOHAMED ABD EL GHANY

ANIMALI SACRI. 

Le mummie di gatto ("piene" o, talvolta, vuote) sono un reperto ricorrente, per

chi lavora a scavi di questo tipo: studi genetici hanno confermato che i gatti

avevano un ruolo di primo piano nell'Antico Egitto, dove conquistarono un

posto come compagni fedeli dell'uomo e non erano solo "lavoratori" a difesa

dei raccolti. Inoltre, per questa civiltà il gatto incarnava la dea Bastet, protettrice

della casa, delle donne e delle nascite.

Ciò che ha lasciato di stucco gli archeologi è stato trovare, nell'area, i primi esempi

di mummie di scarabeo, una scoperta rarissima, se non adirrittura inedita: due

degli insetti mummificati si trovavano in un sarcofago in pietra con un coperchio

bianco bombato, decorato con raffigurazioni di scarabeo in nero.

Un'altra collezione di scarabei mummificati è stata rinvenuta in un sarcofago più

piccolo (nell'antico Egitto, lo scarabeo era simbolo di eterna rinascita).

Tra i reperti più rari e sorprendenti figurano alcuni scarabei mummificati. Lo scarabeo

era, per gli egizi, un simbolo di rinascita legato a Ra, il Sole.

 | REUTERS/MOHAMED ABD EL GHANY

SCULTURE. Nello stesso sito a Saqqara sono venute alla luce un centinaio di statuette

in legno, alcune delle quali dorate, e in particolare, tra le più belle, le piccole effigi di

una mucca, di un leone e di un falco.

Nella necropoli gli archeologi hanno infine rinvenuto altri oggetti come amuleti,

strumenti per scrivere, ceste per papiri e vasi canopi.

 
 
 

Dalla Turchia preistorica....

Post n°2991 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

 Le geometrie nascoste del tempio

più antico del mondo

Undicimila anni fa, un gruppo di cacciatori raccoglitori della Turchia

eresse il tempio di Göbekli Tepe seguendo un piano architettonico

ben preciso.

Il sito archeologico di Göbekli Tepe si trova nell'odierna Turchia, al confine con la Siria.Il sito archeologico di Göbekli Tepe si trova nell'odierna Turchia, al confine con la Siria. | WIKIMEDIA COMMONS  

Il tempio in pietra più antico del mondo, nel sito archeologico di

Göbekli Tepe (Turchia) potrebbe essere stato eretto seguendo un

preciso piano architettonico basato su motivi geometrici.

Di per sé non sarebbe un fatto così sorprendente, se non fosse che

il complesso megalitico fu costruito circa 11.500 anni fa, prima che

agricoltura e allevamento diventassero attività economiche stabili:

a progettarlo fu probabilmente una popolazione di cacciatori-

accoglitori, molto più avanzata di quanto si credesse.

SIGNIFICATO RELIGIOSO.

 Il tempio di Göbekli Tepe, da molti considerato il più antico santuario

costruito dall'uomo, precede Stonehenge di 6.000 anni.

Consiste in una serie di recinti circolari in pietra grezza delimitati da

enormi pilastri calcarei e da una quarantina di pietre assemblate a forma

di T, alcune delle quali alte anche cinque metri e pesanti 50 tonnellate.

Parte di questo materiale è decorato con incisioni e sculture di ispirazione

animale, prodotte tra 9.600 e 8.200 anni prima di Cristo.

Poiché attorno al sito non c'è traccia di insediamenti umani, si pensa che

Göbekli Tepe ("collina tondeggiante", in turco, "sacre rovine", in curdo)

fosse una sorta di cattedrale sopraelevata, un luogo sacro su una collina.

La pianta di Göbekli Tepe
I recinti principali del sito di Göbekli Tepe sono disposti a formare un
triangolo equilatero. | GIL HAKLAY/AFTAU

GEOMETRIE INATTESE.

 Un gruppo di archeologi dell'Università di Tel Aviv e dell'Israel Antiquities

Authority ha sfruttato una tecnica di analisi basata su algoritmi spaziali per

misurare il piano architettonico di Göbekli Tepe.

È emerso che le tre strutture principali del complesso, i recinti B, C, D,

sono "legate" da un motivo geometrico preciso: i loro centri formano un triangolo

equilatero praticamente perfetto, nonostante dimensioni e posizioni dei recinti s

iano apparentemente causali.

Muretti e pilastri sarebbero stati disposti secondo un progetto unitario e - al

contrario di quel che si pensava - sarebbero stati eretti nella stessa epoca. 

Nessuno tra gli archeologi si aspettava questo livello di pianificazione in una

cultura distante millenni dalle invenzioni della scrittura.

Perseguire forme così precise implicava una conoscenza almeno rudimentale

dei sistemi di calcolo e della geometria, e la possibilità di tracciare mappe

geometriche sul suolo.

IL RIFLESSO DI UN CAMBIAMENTO?

 L'edificazione contemporanea dei tre recinti "portanti" implica anche un

maggiore apporto di manodopera e forza lavoro: un livello di organizzazione

sociale più gerarchico e stratificato di quello che attribuiremmo a una popola-

zione di cacciatori-raccoglitori.

Letta in questa chiave, la costruzione del tempio di Göbekli Tepe potrebbe

testimoniare un primo tentativo di esercizio del potere da parte di una figura

centrale, e la nascita di una società più disuguale.

 
 
 

Dall'America andina....

Post n°2990 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Il ritratto genetico più completo

delle civiltà precolombiane

La più ampia analisi di antichi DNA dei popoli delle Ande aiuta a

ricostruire storia e migrazioni delle civiltà precolombiane.

il-sito-inca-di-machu-picchuIl sito Inca di Machu Picchu, in Perù. | SHUTTERSTOCK  

Un gruppo internazionale di ricercatori ha condotto e pubblicato un

importante studio genetico sulle civiltà precolombiane, il più completo

svolto finora per arco di tempo analizzato ed estensione geografica.

La ricerca, consultabile su Cell, rivela particolari interessanti sulla

storia delle popolazioni delle Ande prima dell'incontro con gli europei:

dettagli sui loro spostamenti e contatti, sul modo in cui scomparvero o

furono conquistate e sulle caratteristiche delle loro città, che in alcuni

casi somigliavano alle odierne metropoli cosmopolite.

NUOVE INFORMAZIONI. 

I ricercatori coordinati da antropologi e genetisti della Harvard Medical

School e dell'Università della California a Santa Cruz hanno analizzato

i dati sulle sequenze di DNA di 89 individui appartenuti a civiltà

precolombiane e vissuti tra i 500 e i 9000 anni fa.

Tra questi, 25 genomi erano stati sequenziati in studi precedenti, e 64

- risalenti a un arco di tempo compreso tra 500 e 4500 anni fa - sono

invece del tutto nuovi.

Finalmente, è stato possibile analizzare il DNA di importantissime

civiltà precolombiane mai incluse in studi di questo tipo, ma che hanno

lasciato note testimonianze archeologiche: i Moche con i loro murales

le sculture a sfondo sessualei Nazca, i Wari dei terrazzamenti agricoli

e dei capolavori tessili, i Tiwanaku delle cerimonie rituali sul Lago Titicaca,

e gli Inca.

Un patrimonio genetico di valore inestimabile, se si pensa che la maggior

parte degli studi genetici finora si era concentrata sulle popolazioni

euroasiatiche occidentali.

 

CONTINUITÀ GENETICA.

 Dalle analisi è emerso che, 9000 anni fa, le civiltà precolombiane che

vivevano negli altopiani andini divennero geneticamente ben distinguibili

da quelle distribuite sulla costa del Pacifico.

Gli effetti di questa prima differenziazione persistono ancora oggi,

nonostante le trasformazioni culturali che, negli ultimi 2000 anni, hanno

coinvolto le popolazioni circostanti e a differenza del miscuglio genetico

avvenuto in Eurasia nello stesso arco di tempo.

Gli scienziati hanno osservato una forte continuità genetica durante

ascesa e caduta di importanti civiltà, come Moche, Wari e Nazca: la

scomparsa di queste popolazioni non fu quindi dovuta alle massicce

migrazioni di popolazioni esterne nelle aree assoggettate e alla loro

"sostituzione", come per esempio avviene durante le invasioni militari.

MOVIMENTI E CROCEVIA.

 "Firme" genetiche caratteristiche distinsero, fino a 5800 anni fa, le

popolazioni del Centro America settentrionale da quello meridionale:

dopo di ché, in tutte le regioni delle Ande ci fu un maggiore rimescolamento

genetico, che persistette, per poi rallentare nettamente di nuovo, fino a

2000 anni fa.

I geni raccontano anche di scambi tra le popolazioni andine e non andine,

tra il Perù meridionale e le pianure argentine, tra la costa settentrionale del

Perù e l'Amazzonia.

Questi spostamenti avvennero quasi sempre evitando l'altopiano delle Ande.

Comunque, le popolazioni dell'altopiano andino non erano immuni da contatti

con l'esterno.

Nelle maggiori città degli Inca e dei Tiwanaku vivevano fianco a fianco

persone venute da ogni dove, un po' come avviene oggi nelle grandi città.

Questi centri erano veri e propri melting-pot culturali di persone con

discendenze molto diverse: gli autori dello studio li hanno paragonati alla

New York di oggi.

 
 
 

La tecnologia preistorica...

Post n°2989 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Il muro del Neolitico contro

l'innalzamento del livello

del mare

Una barriera anti inondazioni proteggeva un villaggio israeliano

oggi sommerso: da 7000 anni lottiamo contro l'innalzamento

del livello del mare.

innalzamento-del-livello-dei-mariInnalzamento del livello dei mari: oggi ne siamo i diretti responsabili. |

 SHUTTERSTOCK  

Anche nella preistoria, i popoli che abitavano vicino al mare dovevano

fare i conti con il rischio inondazioni.

I resti di quello che è stato interpretato come uno sbarramento di difesa

costiera sono venuti alla luce al largo della costa israeliana: il muro che

si estende per oltre 100 metri fu eretto a protezione di un piccolo villaggio

neolitico, fiorito intorno a 7000 anni fa.

Secondo gli archeologi dell'Università di Haifa (Israele), si tratta della

più antica e imponente barriera marittima mai identificata: purtroppo

però non servì ad evitare che l'insediamento finisse sott'acqua.

 

Thonis-Heracleion: la città sommersa

Heracleion, la città egizia sommersa: la storia può ripetersi? |

ARGINE DI MARE. Il muro di protezione si trova oggi a circa 200

metri al largo della costa di Carmel, nel nord dell'attuale Israele, in

un'area in cui sono stati scoperti almeno 15 villaggi neolitici sommersi.

Il sito archeologico noto da decenni è protetto da vari strati di sabbia,

ma occasionalmente una tempesta più intensa delle altre ne lascia esposte

nuove parti.

Due burrasche invernali nel 2012 e nel 2015 lasciarono scoperte lunghe

porzioni di una strana struttura allungata, composta da grossi massi di un

metro di diametro per oltre una tonnellata di peso.

Sub e archeologi si affrettarono a fotografarne i resti prima che sparissero

di nuovo nel fondale.

La barriera sorgeva a difesa del lato occidentale del villaggio di Tel Hreiz,

quello esposto verso il mare: nel Neolitico, l'insediamento ospitava poche

centinaia di persone che vivevano di agricoltura.


I resti della barriera anti inondazioni di Tel Hreiz e di alcuni reperti archeologici

rinvenuti nel villaggio. | E. GALILI / V. ESHED

ESPOSTI AL DISASTRO. Il nucleo abitato risentì del progressivo innalzamento

del livello del mare dovuto alla fine dell'Era glaciale.

Quando fu costruita, 7000 anni fa, Tel Hreiz si trovava a 2-3 metri sopra il livello

del mare.

Ma la fusione dei ghiacci con il progressivo apporto di acqua e l'espansione

termica dei mari fece salire il livello del Mediterraneo di 70 cm nell'arco di un

secolo: una crescita persino più rapida di quella a cui assistiamo oggi (e della

quale però siamo, a differenza di allora, anche la causa).

Gli abitanti di Tel Hreiz erano consapevoli di questi cambiamenti: l'innalzamento

del livello del mare non era sufficiente da solo a sommergere l'abitato, ma rese

estremamente più frequente il rischio di inondazioni costiere.

Queste informazioni, insieme alla particolare posizione del muro (che scherma

solo la parte del villaggio rivolta verso il mare) hanno fatto propendere per

l'ipotesi di una barriera frangionde.

 

TUTTO INUTILE.

 Nonostante le energie spese nella sua costruzione, il muro da solo non riuscì

ad evitare il peggio.

La datazione al radiocarbonio suggerisce che dopo un centinaio di anni, 250 al

massimo, di occupazione stabile il villaggio fu definitivamente abbandonato,

prima che il mare lo inghiottisse del tutto.

Il destino di Tel Hreiz ricorda quello di molti insediamenti costieri oggi esposti

all'innalzamento del livello del mare.

Entro tre decenni soltanto, se i tagli alle emissioni serra seguiranno un andamento

"moderato", oltre 300 milioni di persone correranno un rischio annuale

 di inondazioni costiere.

 
 
 

Le abitudini degli antenati preistorici.

Post n°2988 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

5 cose che hai in comune con gli uomini e le donne della

preistoria e (forse) non lo saiLa dieta alimentare, l'amore

per gli animali domestici, le droghe, la birra e persino...

l'uso di sex toys.

Strano ma vero, sono tutte cose che abbiamo ereditato

dai nostri antenati.

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Nella foto: un'illustrazione di Walter Haskell Hinton, che ritrae

una coppia preistorica con un cane. |  

Quello che sappiamo della vita ai tempi delle caverne lo dobbiamo

al lavoro certosino di archeologi e ricercatori: con i loro ritrovamenti

ci permettono di saperne sempre di più sui nostri antenati preistorici.

I quali, avendo vissuto prima dell'invenzione della scrittura, non ci

hanno lasciato molti indizi sul loro passaggio.

Ma per fortuna i ritrovamenti di alcuni oggetti allo stato attuale sono

in grado di rivelarci verità sorprendenti.

Proprio come noi, le donne e gli uomini delle caverne...

1. Possedevano animali domestici

Ci sono varie evidenze archeologiche che alcuni gruppi di individui

vivevano assieme ad animali simili agli odierni cani.

Secondo uno studio pubblicato su PLoS ONE, in Siberia orientale

sono stati scoperti fossili di cani in vasi funerari appositamente

realizzati per loro. In alcuni casi, i proprietari li avevano seppelliti

anche con alcuni oggetti "preziosi" (ornamenti, utensili, pietre, ecc).

I cani, dunque, non erano utilizzati solo per la caccia, ma erano

considerati membri a tutti gli effetti del gruppo.

I ricercatori asseriscono che la maggior parte delle sepolture canine

in questa zona si è verificato durante il Neolitico antico, 7.000-8.000

anni fa.

2. Usavano i sex toys

Nel 2005, in una grotta in Germania è stato ritrovato un fallo composto

da 14 frammenti di siltite, che può essere considerato una delle prime

rappresentazioni della sessualità maschile della storia.

Per i professori del dipartimento studi preistorici dell'Università di

Tübingen, potrebbe essere stato usato come un aiutino sessuale dai suoi

creatori nell'Era Glaciale.

Il ritrovamento è avvenuto a Hohle Fels, nella valle del fiume Ach, un

sito archeologico che fino ad oggi ci ha restituito migliaia di oggetti

del Paleolitico Superiore.


3. Bevevano birra

Alcuni archeologi a Cipro hanno portato alla luce i resti di quella che

potrebbe essere stata una fabbrica di birra di 3500 anni fa, nel sito di

Kissonerga-Skalia. Ma altri loro colleghi, come Brian Hayden della

Simon Fraser University in Canada, ritengono che la prima produzione

di birra risalga ad almeno 11.500 anni fa, e veniva usata durante le feste.

"Queste erano essenziali nelle società tradizionali per l'economia e la

creazione di legami tra le persone e di reti di sostegno, tutte cose

fondamentali per lo sviluppo di una società", ha spiegato Hayden.

"E da che mondo è mondo, nelle feste sono tre gli ingredienti presenti

quasi sempre: la carne, i cereali in forma di pane o polenta e l'alcol,

usato per impressionare gli ospiti, renderli felici e... più favorevoli nei

confronti padroni di casa".

4. Facevano uso di droghe

Credevate che i nostri antenati preistorici fossero esenti da tentazioni?

Non è proprio così: anche loro apprezzavano le droghe ricreative.

Lo ha rivelato uno scavo archeologico nell'isola caraibica di Carriacou,

dove sono state scoperte ciotole in ceramica e tubi usati per inalare fumi

allucinogeni e polveri. Gli archeologi Quetta Kaye (University College

di Londra) e Scott Fitzpatrick (North Carolina State University) ritengono

che si utilizzassero le droghe per raggiungere uno stato di trance per scopi

spirituali.

La sostanza in questione è il cohoba, un allucinogeno derivato da una

specie di mimosa.

5. Cercavano di seguire una dieta equilibrata

Secondo l'antropologo Glynn L. Isaac che ha dedicato parte della sua vita

alle ricerche sul cibo nella preistoria, anche senza consultare riviste di salute,

i nostri antenati preferivano seguire una dieta equilibrata a base di carne e

verdure, simile alla nostra. Isaac il suo team hanno infatti scoperto che gli

uomini preistorici avevano una serie di strumenti per tagliare la carne e un

altro set di utensili da taglio per la raccolta di frutta a guscio e altre piante

commestibili. Sarebbe la prova che si nutrivano di entrambi.

24 DICEMBRE 2013 | EUGENIO SPAGNUOLO

 
 
 

Notizie dall'alveare...

Post n°2987 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Giornata mondiale delle api amara:

il maltempo azzera la raccolta di

miele

Le piogge e il maltempo hanno ostacolato il lavoro delle api, che per

sopravvivere consumano le scorte di miele già negli alveari.

arnie-alveariIl miele: un regalo che, in tempi di ristrettezze, le api non possono farci.

Vedi anche: miele, come si fa e si sceglie. | SHUTTERSTOCK  

Come se non bastasse la minaccia di pesticidi e parassiti, a funestare la

 Giornata mondiale delle apiistituita dall'ONU il 20 maggio (per la

prima volta nel 2018), in riconoscimento del ruolo fondamentale di

questi impollinatori, ci si è messo il maltempo.

Secondo Coldiretti, le piogge e le basse temperature dei mesi di aprile

e maggio, dopo la siccità e le giornate estive del mese di marzo, non hanno

permesso alle api di raccogliere il nettare necessario alla loro sussistenza.

Per sopravvivere, gli insetti stanno consumando le esigue scorte di miele

che erano riuscite a mettere da parte: di conseguenza, la raccolta di miele

quest'anno sarà compromessa, forse addirittura azzerata.

PRIMAVERA PERDUTA.

 Quanto sta accadendo è una prova tangibile degli effetti dei cambiamenti

climatici sull'andamento regolare delle stagioni.

Con buona pace di chi ancora non distingue tra clima e meteo, e coglie nelle

temperature "autunnali" di questi giorni il pretesto per esporre posizioni

negazioniste, il global warming si manifesta anche con rapidi passaggi da

giornate di sole a intense precipitazioni tropicali, fluttuazioni a cui le api sono

estremamente sensibili.


Il tuo supermercato, se sparissero le api. | CJONELC

LE CONSEGUENZE SULLA PRODUZIONE DI CIBO.

 A rimetterci non è soltanto il settore dell'apicoltura, importante per

l'economia italiana, con 50 mila addetti e un giro d'affari di 70

milioni di euro.

In gioco c'è la sopravvivenza degli alveari stessi, e con essa la resa

di gran parte delle coltivazioni agricole nostrane.

Se le condizioni meteo non miglioreranno sensibilmente, saranno a

rischio, per Coldiretti, le colture di "mele, pere, mandorle, agrumi,

pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri,

pomodori, zucchine, soia, girasole e colza", che dipendono del tutto

o in buona parte dall'attività delle api e di altri impollinatori.

In pericolo sono anche le coltivazioni foraggere destinate agli animali da

pascolo: la carestia che le api stanno fronteggiando potrebbe mettere in

crisi anche il settore della produzione di carne.

 
 
 

Dalla Cina antica...

Post n°2986 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

L'antico gioco da tavolo cinese

È stato ritrovato in Cina in una tomba vecchia di 2mila anni: ci sono

un dado con quattordici facce, un tabellone decorato e diverse pedine,

ma le regole rimangono un mistero.

 

dado-gioco-cineseIl dado a 14 facce, su cui sono incisi numeri da 1 a 6. |

 CHINESE CULTURAL RELICS  

In una tomba ultramillenaria nei pressi di Qingzhou, in Cina, sono

stati rinvenuti i pezzi di un misterioso gioco da tavolo, caduto in

disuso da circa 1.500 anni.

I cimeli sono stati descritti per la prima volta nel 2014, ma la scoperta

ha trovato risalto di recente, dopo che il relativo paper è stato tradotto

in inglese e pubblicato sulla rivista Chinese Cultural Relics.

IL LUOGO DEL RITROVAMENTO. 

La tomba fu costruita 2.300 anni fa nell'allora Stato di Qi, poco prima

che Qin Shi Huang unificasse la Cina autoproclamandosi Imperatore.

Accessibile mediante due rampe di scale che dalla superficie scendono

in profondità, la camera sepolcrale servì forse per ospitare le salme di

alcuni aristocratici locali, che vennero sotterrati insieme a oggetti personali

di uso quotidiano.

Nei secoli, le fosse hanno subito diversi saccheggi, comprovati dalla

presenza dei resti di uno sfortunato tombarolo.


Vista panoramica dell'antica tomba cinese nelle vicinanze di Qingzhou. |

CHINESE CULTURAL RELICS

SVAGO PERDUTO. Tra i reperti sfuggiti alle razzie, gli archeologi hanno

recuperato i tasselli di un antico gioco, che secondo le ricostruzioni si chiamava

 Bo o Liubo.

Nel report vengono descritti un dado a 14 facce ricavato dal dente di un animale,

21 pezzi rettangolari dipinti e un piastrella rotta che doveva fungere da plancia

per le pedine.

Delle 14 facce del dado, due risultano vuote, mentre le restanti 12 raffigurano

un numero da 1 a 6, inciso mediante un antico stile calligrafico cinese, noto

come Zhuanshu (in inglese seal script).

La ricomposizione della superficie di gioco ha invece evidenziato una

decorazione in cui si distinguono un paio di occhi e delle nuvole tuonanti.

SOTTO A CHI TOCCA.

 I ricercatori ipotizzano che di questo gioco da tavolo si fosse persa traccia

da più di mille anni, anche se non è da escludere l'esistenza di qualche

intrattenimento simile o derivato dall'originale.

Nonostante sia impossibile capire quali fossero le regole, gli studi rivelano

l'esistenza di una poesia scritta 2200 anni fa, in cui si parla di pedine che

avanzano, punti che raddoppiano, e contendenti che urlano «Cinque bianco!»,

dando un'idea (a dire il vero molto vaga) di come si svolgesse una partita

 
 
 

I pipistrelli non hanno vita facile, decisamente.

Post n°2985 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

I pipistrelli furono usati come armi segrete?

Pipistrelli Bat Bomb: un costoso fallimento dei servizi segreti e degli

scienziati USA impegnati a costruire armi micidiali durante la Seconda

guerra mondiale.

Pipistrelli armi segrete - Bat bomb| SHUTTERSTOCK  

Per i pipistrelli, così sotto osservazione perché si sospetta che il nuovo

coronavirus Sars-CoV-2, responsabile della Covid-19, arrivi da loro, non

è mai stata vita facile.

Nel loro curriculum vitae di mammiferi volanti bruttini e inquietanti -

benché molto utili all'agricoltura e nonostante si cibino anche di insetti

per noi molto fastidiosi, come le zanzare) - c'è anche un'esperienza in

cui furono utilizzati come armi sperimentali: le cosiddette Bat Bomb.


Bomba pipistrello

La Bat Bomb: il contenitore-bomba lungo 23 cm conteneva migliaia di

 mini-pipistrelli al napalm da sganciare sulle case giapponesi durante la

Seconda guerra mondiale. | WIKIPEDIA

MAMMIFERI AL NAPALM.

 Durante la Seconda guerra mondiale, tra i tanti progetti bizzarri concepiti

dai servizi segreti americani (e che non andarono a segno), ce ne fu anche

uno che prevedeva l'uso di pipistrelli della specie  Tadarida brasiliensis,

grandi pochi millimetri e del peso massimo di 13 grammi.

 L'idea era questa: all'interno di contenitori a forma di bomba lunghi 23 cm

venivano disposti migliaia di pipistrelli ibernati, ciascuno dei quali dotato

di un piccolo dispositivo incendiario al napalm (altra invenzione USA

dell'epoca) programmato con un timer. La Bat Bomb, sganciata dai

bombardieri sull'area e rallentata da un paracadute, si sarebbe riscaldata

durante la discesa, risvegliando i suoi ospiti.

A 1.500 metri di altitudine circa, la Bat Bomb si sarebbe aperta e oltre un

migliaio di pipistrelli sarebbero volati in un raggio di 30-60 chilometri,

per poi posarsi sulle case in legno e carta dei giapponesi, altamente

infiammabili. I dispositivi al napalm sarebbero stati innescati contemporanea-

mente, provocando migliaia di incendi.

OBIETTIVO IN FIAMME.

 Il risultato del primo test, condotto nel maggio del 1943 nel deserto del Mojave,

fu uno schianto (letteralmente): 35.000 pipistrelli ibernati, caricati su un

bombardiere B52 e sganciati a 1.500 metri, si spiaccicarono ancora congelati al

suolo.

Al test successivo alcuni si risvegliarono e colpirono l'obiettivo (un villaggio

finto), altri invece tornarono all'hangar di partenza, che, insieme agli uffici e

alla torre di controllo, bruciò sotto gli occhi dei militari.

Il terzo test in programma fu cancellato nel 1944.

L'operazione pipistrelli costò al governo degli Stati Uniti circa 2 milioni di dollari

dell'epoca, circa 30 di oggi.

 
 
 

Notizie dalla Luna

Post n°2984 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Potrebbe esserci un'attività tettonica ancora in corso sulla Luna

Rughe che lasciano esposti pezzi di manto roccioso sulla faccia

visibile della Luna rivelerebbero movimenti iniziati tempo fa e

non ancora finiti.

luna-movimenti-tettoniciDal punto di vista geologico, il nostro satellite non sembra così

"morto" come si pensava. | SHUTTERSTOCK  

Alcune "ferite fresche" visibili sulla faccia vicina della Luna sembrereb-

bero il risultato di una recente attività tettonica, eco di un antico impatto

celeste dal quale il nostro satellite non si è ancora del tutto ristabilito.

Lavorando sui dati del Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA, un

gruppo di scienziati della Brown University (USA) ha individuato un

sistema di increspature attorno e all'interno dei mari lunari (le parti più

scure visibili sulla Luna), alcune delle quali lasciano esposte parti di

manto roccioso.

Poiché la superficie lunare è costantemente ricoperta di regolite, un

materiale polveroso generato dal continuo impatto di micrometeoriti

e dalla disgregazione delle rocce superficiali, trovare parti di roccia

esposta può essere un indizio di una recente attività geologica.

DIVERSE TEMPERATURE. 

«I blocchi esposti sulla superficie hanno una vita relativamente breve

perché la regolite si accumula di continuo» spiega il Professor Peter

Schultz, tra gli autori.

«Per questo motivo, quando li vediamo, deve esserci una qualche

spiegazione su come e perché siano rimasti scoperti in certi luoghi».

I ricercatori hanno sfruttato lo strumento Diviner del LRO, che misura

la temperatura della superficie lunare.

Proprio come l'asfalto cittadino trattiene più a lungo il calore rispetto al

terriccio, le parti di roccia esposta restano più calde durante la notte lunare

, rispetto a quelle ricoperte da regolite.

Sono così emerse più di 500 zone di roccia lunare scoperta distribuita

lungo sottili creste che solcano i mari lunari.

IL RICORDO DI UN BRUTTO INCONTRO.

 Il team ha inoltre trovato una correlazione tra le creste appena individuate

e una serie di antiche fratture nella crosta lunare in seguito riempite da

intrusioni di magma, scoperte nel 2014 dalla missione della NASA GRAIL.

In corrispondenza di queste creste si registrerebbe ancora un movimento

verso l'alto, una spinta che rompe la superficie e fa scivolare di lato la

regolite, lasciando la roccia esposta.

Questo sistema, che in gergo tecnico è chiamato ANTS (Active Nearside

Tectonic System), potrebbe essere in atto ancora oggi, ma le sue origini

sono molto antiche: si pensa sia stato innescato dallo schianto, sul Polo

Sud lunare, di un corpo celeste di 200 km di diametro, avvenuto 4,3 miliardi

di anni fa, quando il nostro satellite si era formato da poche centinaia di

milioni di anni. L'impatto creò il Bacino Aitken, il più grande cratere

del Sistema Solare, e scosse l'interno della Luna.

Le prime fratture furono riempite da magma, ma alcuni aggiustamenti di quel

"terremoto" potrebbero essere in corso ancora oggi.

 
 
 

Notizie dal Cosmo primordiale...

Post n°2983 pubblicato il 29 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

La collisione planetaria che

diede origine alla Luna rese

possibile la vita sulla Terra

Parte degli elementi precursori della vita sul nostro pianeta

potrebbe essere stata consegnata dallo scontro planetario che

formò anche la Luna, oltre 4,4 miliardi di anni fa.

terra-collisioneCollisioni primordiali: è appena dietro l'angolo, la Luna, eppure

è ancora in parte un enigma astronomico. | SHUTTERSTOCK  

La Terra ha ricevuto la maggior parte degli elementi volatili alla

base della vita, come carbonio azoto, nel corso della collisione

planetaria che diede origine alla Luna, oltre 4,4 miliardi di anni fa

. Uno studio pubblicato su Science Advances propone una risposta

a una domanda comune a proposito dell'abbondanza di elementi

volatili sul nostro pianeta: come fa la vita sulla Terra a basarsi sul

carbonio, dal momento che questo elemento, per le sue proprietà,

avrebbe dovuto evaporare durante le prime, roventi fasi di formazione

del pianeta, oppure restare intrappolato nel nucleo?

I CONTI NON TORNANO. Una delle teorie storiche per spiegare

l'abbondanza di elementi volatili sulla Terra è quella che vuole che

a portarli siano stati una particolare classe di meteoriti - avanzi primordiali

degli elementi costitutivi il Sistema Solare esterno, precipitati sulla

Terra quando ormai il nucleo era già formato (evitando così che le sostanze

volatili che trasportavano dovessero sopportare l'intenso calore degli

inizi, e l'evaporazione).


Luna, Galassia, Via Lattea, Idrogeno

Curiosità: la Via Lattea (radio)riflessa sulla Luna. |

DR BEN MCKINLEY, CURTIN UNIVERSITY/ICRAR/

ASTRO 3D - NASA/GSFC/ARIZONA STATE

UNIVERSITY

Tuttavia, il rapporto tra carbonio e azoto nella parte della Terra

diversa dal nucleo - cioè il mantello e la crosta - non corrisponde

a quello riscontrato in questi meteoriti, le condriti carbonacee: è

di circa 40 parti di carbonio per ogni parte di azoto, mentre nei

meteoriti è di circa 20 a 1.

PROVE DI SCONTRO. 

Nel laboratorio di Rajdeep Dasgupta, ricercatore della Rice University

(Usa) e co-autore dello studio, è possibile simulare le reazioni geochimiche

che avvengono negli strati più interni di un pianeta sottoposto a condizioni

estreme di pressione e temperatura.

In una nuova serie di esperimenti, Damanveer Grewal, coordinatore della

ricerca, ha voluto testare un'altra nota teoria sull'origine degli elementi

volatili, secondo la quale queste sostanze sarebbero arrivate durante una

collisione con un pianeta allo stadio embrionale della sua formazione,

con un nucleo ricco di zolfo.

Zolfo, carbonio e azoto sono infatti presenti in ogni parte del nostro

pianeta fatta eccezione per il nucleo, che non ha scambi di materiale con

i restanti strati e rimane isolato.


Starship, Elon Musk, SpaceX, turismo spaziale, Luna, astronavi

Andremo presto a vedere di persona che cosa c'è lassù, con la

 SpaceX Starship Musk? Possibile, sempre che non cada... |

UNO O PIÙ VISITATORI ESOTICI? 

Grewal ha cercato di capire quale fosse la proporzione tra carbonio e

azoto nel nucleo di pianeti in tre diversi scenari: senza zolfo, con il

10% e il 25% di zolfo.

Dopo aver testato ogni possibilità (conducendo circa 1 miliardo di

simulazioni), i ricercatori hanno concluso che «tutte le prove (...) sono

compatibili con un impatto con un pianeta delle dimensioni di Marte,

che trasportasse sostanze volatili e con un nucleo ricco di zolfo,

dall'impatto con il quale ebbe origine la Luna».

Gli elementi precursori della vita potrebbero quindi essere arrivati sulla

giovane Terra grazie all'impatto con un pianeta composto da elementi di

base differenti (il nucleo terrestre è fatto prevalentemente di ferro), formatosi

forse in un punto diverso del disco protoplanetario.

La ricerca, supportata da tante e complesse simulazioni, sembra dare

definitivamente credito all'idea che gli elementi volatili siano arrivati con

una collisione planetaria.

Questo tuttavia non scioglie ogni dubbio, perché un bilancio degli elementi

volatili considerati non è possibile, e forse una singola collisione non è

stata sufficiente...

 
 
 

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