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Messaggi del 08/06/2020

analisi grammaticale

Post n°3047 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Gli aggettivi esclamativi hanno la stessa forma

degli aggettivi interrogativi. Sono, cioè, chequale e 

quanto e servono a introdurre un'esclamazione (una

proposizione conclusa con il punto esclamativo).

Come abbiamo visto che è invariabile, quale da accordare

in numero con il nome a cui si riferisce, e quanto si

accorda in genere e in numero con il sostantivo.

Che si utilizza indifferentemente per le cose e le persone.

A volte, soprattutto nella lingua parlata, assistiamo alla

giustapposizione di che ad aggettivi (Che interessante!, 

che intelligente!, che brutto!, ecc.).

Che, essendo un aggettivo dovrebbe collegarsi a un nome,

ma in questo caso non accade per cui le forme citate ad

esempio dovrebbero essere errate. In realtà non lo sono

perché supportate dall'uso.

Gli esclamativi sono seguiti talvolta da parole d'uso c

omune, o a volte volgari, che rinforzano il significato e

amplificano l'enfasi.

Es. Che accidenti di carattere ha!

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3046 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

L'avverbio è una parte invariabile del discorso, per

questo motivo non va mai accordato in genere e in

numero.

La sua funzione è quella di accompagnarsi a un verbo,

un sostantivo, un aggettivo, un altro avverbio o a

un'intera frase modificandone o specificandone il

significato.

Es. Cammina lentamente (verbo)

      È una ragazza davvero bella (aggettivo)

      Mangi troppo veloce (avverbio)     

      Non ti telefono da quasi un mese (nome)

      Forse, hanno suonato al citofono (frase)

Come possiamo vedere nel terzo esempio, esistono

degli aggettivi che a volte si comportano da avverbio

(veloce) in questo caso si possono distinguere perché

non si concordano in genere e in numero.

Esistono anche gruppi di parole che funzionano da avverbio,

chiamati locuzioni avverbiali (ad ogni modosempre di più, ecc.).

LA POSIZIONE DELL'AVVERBIO

L'avverbio di luogo può essere inserito ovunque nella proposi-

zione senza alterare il significato, mentre in altri casi non è

così e la posizione di un avverbio può modificare un concetto.

Es. Anche Luisa canta (insieme ad altri)

      Luisa canta anche (oltre a fare altre cose)

Solitamente se si riferisce al verbo lo accompagna subito dopo o

va alla fine della frase. Questo avviene anche per i tempi composti

(Luisa ha cantato divinamente), con alcuni avverbi di tempo e di

valutazione però la posizione cambia e l'avverbio va a inserirsi tra

l'ausiliare essere o avere e il participio passato che segue (Luisa ha

sempre cantatoNon ha proprio mangiato).

GRADI E ALTERAZIONI

Inoltre l'avverbio presenta gli stessi gradi dell'aggettivo qualificativo:

positivo, comparativo (di minoranza, di maggioranza, di uguaglianza),

superlativo; e può essere alterato come i nomi (diminutivo, vezzeggiativo

, accrescitivo, dispregiativo).

Es. Ho mangiato benino

      Ho mangiato più velocemente di ieri

Se l'avverbio  è riferito a un aggettivo, a un avverbio o a un nome di

solito li precede (Luisa è molto bellaCammini troppo lentamente

Compro soprattutto pasta).

TIPI DI AVVERBIO

In base al significato gli avverbi si possono dividere in:

Avverbi di tempo, che specificano quando si è svolta un'azione (ieri

domanimaisempresolitamentefinoradi sera, ecc.);

Avverbi di luogo, che indicano il luogo, comprese le particelle civine 

(in bassosottosopravicinofuori, ecc.);

Avverbi di quantità, che indicano una quantità spesso indefinita (troppo

pocoabbastanzanulladi gran lunga, ecc.);

Avverbi di modo, che specificano il modo, di solito derivano da aggettivi a

cui viene aggiunto il suffisso -mente oppure sono veri e propri aggettivi usati

come avverbi o, ancora, locuzioni avverbiali e avverbi in -oni  o -one

 (follementevelocementepianocon voracitàcavalcioni, ecc.);

Avverbi interrogativi o esclamativi, che introducono una domanda

(interrogativa diretta o indiretta) o un'esclamazione (comequando

perchédove, ecc.);

Avverbi di valutazione (o giudizio), che possono essere di affermazione

(certo, ecc.), di negazione (noper niente, ecc.) o di dubbio (forse,

 quasi, ecc.)

Avverbi olofrastici, che sostituiscono da soli un'intera frase come nelle

risposte  e no o forse.

    Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3045 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

nomi sovrabbondanti hanno sempre due forme al singolare e/o al plurale.

Spesso, ma non sempre, i due sostantivi hanno significati diversi.

In alcuni casi abbiamo due forme al singolare e due al plurale come con il

sostantivo fronte il fronte/i fronti la fronte/le fronti.

In altre circostanze esiste invece un singolare che genera due plurali differenti.

Il sostantivo osso al plurale può essere ossi o ossa, nel primo caso parliamo

generalmente di scheletri non umani (ho dato degli ossi al cane) mentre nel

secondo caso si tratta di esseri umani (ho le ossa fragili).

Lo stesso avviene per braccio che diventa bracci o braccia, per filo che

diventa fili o filagesto che al plurale è gesti o gesta e molti altri nomi.

Sono generalmente nomi maschili che al plurale presentano la forma normale

in -i ma anche un'altra forma in -a.

Bisogna fare attenzione con alcune forme perché se utilizzate indifferentemente

possono portare ad errore.

Dire "ho i diti sporchi" è scorretto, bisognerà dire "ho le dita sporche", ma "i

diti medi sono i più lunghi" è corretto perché presuppone una categoria.

Così come fondamenti si riferisce alle basi di una materia, di un discorso, di

una disciplina e fondamenta invece si rifà alle basi costruttive degli edifici.

Usando l'uno o l'altro termine cambiamo il significato della frase.

Per alcuni nomi sovrabbondanti invece le due forme sono utilizzate indif-

ferentemente anche in base ai regionalismi, non sempre però in maniera

corretta.

Ricordate che l'italiano ha moltissime sfumature di significato per cui, ad

esempio, anche se indifferentemente si utilizza lenzuoli o lenzuola bisognerà

quantomeno sapere che il primo termine si riferisce a pezzi presi o visti

singolarmente, mentre il secondo sostantivo indica il paio.

La sovrabbondanza della nostra bella lingua deve essere ricchezza e non errore

e confusione. Se avete qualche dubbio consultate il dizionario.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3044 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

 

Fonte: articolo riportato dall'Internet

I nomi difettivi sono sostantivi che hanno o solo il singolare o solo il plurale.

Es. Pepeforbicisanguecoraggioocchiali, ecc.

"Difettivo" deriva dal latino e significa "mancante di qualcosa, incompleto".

Sono difettivi tanti nomi astratti, i sostantivi che indicano oggetti formati

da più parti unite tra loro, nomi massa, alcuni nomi collettivi, sostantivi

che designano qualcosa di unico, compresi alcuni nomi propri, sostantivi

plurali che derivano dal latino.

Luca Serianni indica, tra le altre definizioni, i nomi difettivi come «nomi

che si riferiscono ad oggetti formati da due o più parti uguali», come ad

esempio le forbici ma va molto cauto quando si tratta di generalizzare la

definizione perché negli ultimi anni alcuni nomi difettivi hanno acquisito

anche il singolare o il plurale per cui è entrato nell'uso l'utilizzo di occhiale

 al singolare o di pantalone insieme e al posto dell'originario pantaloni.

Del resto la praticità e il contesto in cui le frasi vengono pronunciate

possono incidere fortemente in questi cambiamenti grammaticali.

Spesso per evitare confusione il nome al singolare può essere più pertinente.

Nella frase "provo dei pantaloni" non possiamo capire se si tratta di un solo

paio o di più paia. L'ambiguità si scioglie invece con l'utilizzo del singolare

"provo un pantalone".

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3043 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

nomi non numerabili (o nomi massa) indicano entità

che non possono essere contate.

Es. Un burrodue burri, ecc.

Come vedete l'esempio riporta la formazione del plurale di

 burro e gli aggettivi numerali in modo erroneo.

Non è infatti possibile fare il plurale dei nomi non numerabili,

così come non è possibile contarli.

L'articolo che può accompagnare a diritto i nomi massa è il partitivo.

Es. Mi passi del burro?

Se volessimo specificare la quantità di burro dovremmo ricorrere a

un altro nome numerabile da far precedere a burro.

Es. Mi passi due panetti di burro?

E la stessa cosa avviene per altri nomi, come acqualattesale, ecc.

In genere si tratta di entità indistinte (spesso liquide) per cui è impossibile

determinare la quantità se non in base al peso o ai contenitori utilizzati.

Es. Mi passi dell'acqua?/Mi passi due bicchieri d'acqua?/Mi passi

1 litro di acqua?

Alcuni nomi non numerabili, nell'italiano più recente, hanno assunto

caratteristiche differenti e hanno preso a comportarsi come se fossero a

tutti gli effetti dei numerabili.

La parola caffè è diventata numerabile per questioni di praticità al bar.

Es. Un caffèdue caffè, ecc.

Si può dire anche "acque termali" o "acque minerali".

Si tratta, come spiega l'Accademia della Crusca, di un fenomeno svilup-

patosi a partire dalle campagne pubblicitarie che da poco tempo a

questa parte hanno introdotto anche il plurale di latte, proprio in virtù

della presenza di diversi tipi di prodotto sul mercato, un po' come

era già accaduto con l'acqua.

Luca Serianni in Grammatica Italiana cita anche altri esempi come

 mieli e risi.

Sicuramente il primo impatto non è dei migliori soprattutto a livello

sonoro, non siamo abituati a sentir pronunciare questi nuovi plurali e

ci sembrano strani, ma spesso molte parole derivano dall'uso che se ne fa

nella lingua, per cui bisogna solo attendere per verificare se queste forme

entreranno o meno a diritto nella nostra quotidianità.

Per ora conviene affidarsi alla grammatica ufficiale e utilizzare le forme

singolari almeno per alcuni di questi nomi.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3042 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Quando è possibile contare una quantità precisa di cose,

persone e animali siamo di fronte ai cosiddetti nomi numerabili.

I nomi numerabili sono quindi in grado di definire il numero

esatto di entità considerate.


Es. Un pigiamadue pigiamitre pigiami, ecc.

La distinzione tra nomi numerabili e non numerabili è considerata

a partire dal sostrato culturale su cui la lingua si inserisce.

È per questo motivo che molti nomi numerabili in italiano non lo

sono in inglese o in francese o alcuni nomi "uncontable" inglesi non

sono nomi  massa in italiano.

Tutto dipende da come un'entità viene percepita nel Paese di riferimento:

come singole unità separate o come un insieme di cose non distinguibili

e enumerabili.

Non è quindi solamente una questione linguistica, inerente alla pura

grammatica, né solo una questione logica che si rifà alla sfera del significato

e alle relazioni logiche tra le parti della frase.

La categoria "numerabili" è da ascrivere alla categoria dei nomi comuni e

comprende sia nomi astratti che nomi concreti, sia i nomi individuali che

quelli collettivi.

Teniamo bene a mente questa struttura gerarchica per le nostre analisi.

I nomi numerabili si possono distinguere grazie alla presenza degli articoli

determinativi e indeterminativi.

Se siamo in grado di dire un cane o il cane allora siamo sicuramente di fronte

a nomi numerabili.

In più potremo formare il plurale e farli precedere da aggettivi e avverbi di

quantità al plurale quali moltitantipochi e dall'articolo partitivo al plurale

senza nessun problema.

Attenzione: alcuni nomi possono essere sia numerabili che non numerabili

a seconda del contesto della frase.

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3041 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

I nomi alterati, lo dice la parola stessa, sono nomi modificati

di significato.

Questo cambiamento semantico è possibile grazie a dei suffissi,

per esprimere delle qualità senza aver bisogno dell'aggettivo

qualificativo.

I nomi alterati sono di quattro tipi: diminutivi, accrescitivi,

vezzeggiativi, dispregiativi.

Vediamo subito un esempio:

Casa = casina (diminutivo); casone (accrescitivo); casetta (

vezzeggiativo); casaccia (dispregiativo).

Grazie a questa alterazione veicoliamo attraverso il sostantivo

molte informazioni senza aver bisogno di altre parole.

I diminutivi forniscono qualità di piccolezza, i suffissi più

utilizzati sono -ino, -etto, -icello, -icino,  -ello, -icciolo.

Gli accrescitivi servono ad indicare qualcosa di grande con i

suffissi: -one, -ozzo, -otto.

Per nominare qualcosa di carino, che fa tenerezza o genera

simpatia utilizziamo i vezzeggiativi con i suffissi:

-uccio, -etto, -uzzo, -ettino. Per esprimere disprezzo o repulsione

o sentimenti negativi in generale, usiamo i dispregiativi con i

suffissi: -accio, -astro,-ucolo; -accione, -ercolo, -onzolo.

Esistono poi alcuni suffissi che hanno la funzione di alterare il

significato degli aggettivi (biancobianchiccio).

I suffissi si possono anche combinare tra loro come avviene in

 casettina (una casa piccola e carina).

Ovviamente tutti questi suffissi vanno sempre concordati in

genere e in numero.

I nomi alterati si utilizzano, di solito, quando si vuole porre

fortemente l'attenzione sul sostantivo senza confonderlo con

aggettivi o altre parole che potrebbero distrarre.

A volte però è bene non utilizzare i nomi alterati, soprattutto quando

la formazione degli stessi risulta cacofonica (magliettamagliettetta).

In più alcuni nomi astratti non tollerano l'alterazione (bellezza,

 virtùequità, ecc...).

L'alterazione, poi, può favorire fraintendimenti (lupolupinolupetto).

In questo caso si parla di falsi alterati (pulcepulcino).

Gianni Rodari, famoso scrittore italiano del Novecento, ha incluso in

molte sue produzioni per bambini i nomi alterati e i falsi alterati

giocando sugli equivoci che si creano nella lingua italiana.

Spesso in italiano gli accrescitivi dei nomi femminili vengono posti

al maschile (casacasone) per rinforzare l'accrescimento, la stessa

cosa avviene spesso anche per i diminutivi (tascataschino).

Come sempre accade bisogna fare molta attenzione al contesto

in cui le parole sono inserite.

Ad esempio bianchiccio può significare a seconda dei casi un bianco

un po'scurito senza giudizi di valore oppure un bianco "brutto", non del

tutto pulito o insignificante.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3040 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

nomi astratti differiscono da quelli concreti perché si

rifanno ad entità immateriali, non afferrabili attraverso i

sensi; non si possono né toccare né sentire né gustare né

vedere né annusare.

Sono oggetti esistenti solo nella nostra mente, come concetti

puramente separati dalla sostanza delle cose, sentimenti, idee,

emozioni.

Questi nomi terminano per lo più in -tà-anza-enza-ezza-ione,

 -izia-igia-ura. Alcuni derivano da verbi e esprimono

l'azione o l'effetto di

quella stessa azione (bellezzaingiustiziapauradeferenzaconcordanza,

 felicitàscrittura ecc...)

Abbiamo già visto come la differenza tra le due categorie sia alquanto

labile e dipendente dal contesto della frase nella sezione nomi concreti.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3039 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

nomi concreti sono nomi comuni che stanno ad indicare cose,

persone e animali che l'essere umano è in grado di percepire

con almeno uno dei cinque sensi (donna, pane, bicicletta, libro,

ecc...).

Bisogna prestare molta attenzione nel categorizzare i nomi in

"concreti" e "astratti" perché spesso la decisione può essere

soggettiva o quanto meno può dipendere dal contesto.

Serianni (1989) sottolinea la difficoltà di questa scelta.

La nostra lingua è mutevole e i significati possono trasformarsi

da epoca in epoca.

L'etimologia di molte parole italiane è concreta, si rifà spesso

alla quotidianità più spicciola ma a volte le parole cambiano

significato e diventano concetti astratti o concreti in base al

contesto .

Sembra di capire che quasi tutto sia inizialmente concreto e

che solo in seguito dal significato originario ne derivi un altro

stratto, ma in realtà se ci pensiamo bene qualsiasi denominazione

è frutto di uno sforzo mentale dell'uomo di distinguere le cose e

le persone.

Sensini (1997) scrive «Come si vede, se da un lato molti

nomi sono indubbiamente "concreti" (Pierino, caffettiera, leone)

e molti altri indubbiamente "astratti" (lealtà, giustizia, virtù) sono

però moltissimi anche quelli che offrono un largo margine di incertezza

[...]. Molto discussa, in particolare, è la definizione dei nomi che,

come partenza, corsa, salto e lettura, indicano al tempo stesso un

concetto astratto e un'azione percepibile con i sensi, anche se priva

di consistenza materiale».

Alcuni studiosi hanno deciso addirittura di abolire la differenza che

comunque è percepibile ed esiste.

Es.  La bontà dell'essere umano è rara ("bontà" è astratto perché

indica una qualità generica degli uomini, derivata e "astratta" da

caratteristiche materiali: comportarsi bene, aiutare disinteressatamente

gli altri ecc...)

Il bignè è una bontà ("bontà" è concreto perché si riferisce a un oggetto

specifico fatto di caratteristiche concrete, la qualità di essere

buono al gusto).

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3038 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

nomi collettivi indicano gruppi di persone, cose e animali in

un'unica parola al singolare.

Hanno anche il plurale che serve invece a designare più raggrup-

pamenti.

Comitivastormogreggetruppasquadraflottapinetascolaresca

mandriacoro sono tutti nomi collettivi e ne esistono molti altri.

Il nome collettivo pone a volte delle difficoltà nella concordanza di

verbi e aggettivi rispetto al numero, proprio per questa sua caratteristica

di essere uno e allo stesso tempo indice di un insieme di oggetti,

persone o animali.

Secondo la grammatica italiana se il nome collettivo fa da soggetto ed è

al singolare il verbo andrà coniugato al singolare.

Es. La comitiva ha camminato per più di un'ora

Spesso però capita di scrivere il verbo al plurale e questo succede in

particolare in presenza di un complemento di specificazione a seguito

del nome collettivo singolare.

Es. Un gruppo di studenti hanno cantato alla festa di Natale

Dal punto di vista grammaticale è sicuramente errato, mentre ritorna

all'interno delle regole stabilite se il soggetto logico della frase viene

sostituito grazie a un pronome relativo.

Es. Un gruppo di studenti che hanno cantato alla festa di Natale

In questo caso il verbo al plurale è corretto perché il soggetto della

proposizione è il pronome relativo "che" il quale si può riferire alla

parola studenti e non più a gruppo.

Per quanto riguarda gli aggettivi invece è esatto scrivere Un gruppo

di ragazzi irrequieti, ma anche Un gruppo di ragazzi irrequieto.

Si ha però una leggera sfumatura di significato perché nella prima

frase si sottintende che ogni ragazzo di quel gruppo è irrequieto e nel

secondo caso si sottolinea il fatto che è il gruppo a essere irrequieto,

nella sua totalità.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3037 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

nomi propri indicano persone, animali e

cose individualmente.

Rosa tesse la tela

Matisse beve il latte dalla ciotola sul pavimento

Il Corriere della Sera è un quotidiano molto letto in Italia

Questi esempi ci riportano rispettivamente a una donna in

particolare, a un animale domestico preciso e alla denominazione

di un quotidiano, una cosa inanimata che ha un nome specifico.

I nomi propri di persona sono anche detti antroponomi; i nomi

propri che indicano luoghi toponomi.

Anche i nomi propri di città (Milano), di fenomeni atmosferici

(uragano Katrina), di strade e di luoghi specifici (via Aldo Moro

; Grumellina), di eventi e festività (Natale, Comics Day), di istituzioni

(L'arma - intesa come "corpo armato"), di correnti culturali, storiche

e artistiche (Decadentismo, Rinascimento) sono nomi propri di cosa

in analisi grammaticale.

In generale è nome proprio di cosa tutto ciò che può essere identificato

singolarmente da una denominazione.

I nomi propri sono quasi sempre al singolare, soprattutto se si tratta di persone

. Si possono però trovare, in alcuni casi, nomi propri intesi al plurale:

Es. I Dominici sono una famiglia simpatica

Dominici è nome proprio di persona al plurale perché indica una famiglia,

un insieme di persone. Vediamo un altro esempio simile:

Es. I Garibaldini sono sbarcati a Marsala

Come potete notare, nonostante il plurale i nomi rimangono comunque

invariati,  per questo motivo in analisi grammaticale non si indicano,

generalmente, il genere e il numero dei nomi propri.

Ricordate infine che i nomi propri si scrivono sempre con la lettera

maiuscola.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3036 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Il nome comune come abbiamo detto indica persone, cose e

animali in modo generico; nei dizionari troviamo solo nomi

comuni, mai propri, oltre ad altre parti del discorso.

Per capire bene cosa si intende con "comune" facciamo un esempio:

 gatto è nome comune di animale, infatti indica ogni animale

appartenente alla specie.

Tutti gli appartenenti alla specie si chiamano gatto, per cui è un

nome "comune" a molti. 

Allo stesso modo padre è nome comune di persona perché indica

ogni padre e tavolo è nome comune di cosa perché è ogni oggetto

della categoria.

Per distinguere, invece, tra un gatto qualsiasi e un gatto in particolare

è possibile utilizzare gli articoli oppure il nome proprio.

Vediamo come:

Se dico "il gatto ha mangiato tutto" sto intendendo un gatto in particolare

perché l'articolo determinativo il ha la capacità di determinare un sostantivo.

Se dico "un gatto ha mangiato tutto" l'articolo indeterminativo lascia

intendere il nome in maniera generica, indicando un gatto qualsiasi,

non so quindi bene quale individuo in particolare ha compiuto l'azione.

Se scrivo "Matisse ha mangiato tutto" dove per Matisse intendo un

gatto in particolare che è stato chiamato in questo modo, va da sé che

siamo di fronte a un nome proprio di animale.

I nomi comuni si scrivono generalmente con la lettera minuscola a meno

che compaiano all'inizio di un nuovo periodo, è bene sempre seguire le

regole delle maiuscole e delle minuscole che trattiamo qui.

I nomi comuni al contrario dei nomi propri variano in genere e in numero,

queste caratteristiche, sono indicare in sede di analisi grammaticale.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3035 pubblicato il 08 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Il sostantivo (o nome) è la parte del discorso che serve a

indicare un oggetto - astratto o reale - , una persona o un

animale con il nome designato.

Insieme al verbo costituisce la parte essenziale della frase

minima di significato.

Esistono anche verbi e altre categorie grammaticali che si

dicono sostantivati perché possono assumere la funzione di

sostantivo all'interno della frase.

Si può distinguere tra nomi propri e nomi comuni.

nomi propri indicano un elemento singolo di una categoria.

Ad esempio, Carlo è nome proprio perché indica un singolo

individuo all'interno della specie umana.

nomi comuni invece indicano gli oggetti, le persone e gli animali

in senso complessivo, generalizzato.

 Persona è nome comune perché indica potenzialmente qualsiasi

individuo del genere umano.

Bisogna però fare attenzione perché anche i nomi comuni possono

diventare nomi propri se presi a prestito per indicare negozi, attività,

riviste, ecc... Ciò di cui dobbiamo tener presente nella distinzione è

il contesto.

 È possibile poi operare una terza classificazione, esistono infatti i nomi

collettivi che indicano un gruppo, un insieme di esseri della stessa specie

con una sola parola (greggegentepopolo, ecc...)

Ogni nome può poi essere:

astratto, che distingue entità immateriali, concetti e idee che non si

riferiscono a nessun oggetto, animale o persona concreti (felicità,

 testardaggineanima, ecc...) o concreto, che si riferisce a realtà

oggettive verificabili con i cinque sensi (matitaombrelloscarpa,

 uomo, cane, ecc...);

primitivo, che non deriva da nessun altro nome, verbo o aggettivo

italiano (panearanciaautomobile, ecc...), derivato, che al contrario

proviene da altre parole (acquedotto/acqualibreria/libro ecc..) o alterato,

 che utilizza dei suffissi per modificare parzialmente il suo significato

esprimendo una qualità senza l'aggettivo qualificativo o per indicare lo

stato d'animo nei confronti dell'oggetto;

composto, che si crea dalla congiunzione di due parole distinte, aggettivo

+ aggettivo (pianoforte), nome + aggettivo (cassaforte), nome + nome

(pescespada), verbo + nome (appendiabiti), verbo + verbo (saliscendi)

e altre combinazioni che vedremo più approfonditamente qui;

Il nome è variabile in genere (maschile, femminile) e in numero

(singolare, plurale).

Di solito i sostantivi che terminano in -o sono maschili e al plurale

finiscono in -i (gatto/gattipiatto/piattisandalo/sandali...).

Anche se esistono nomi femminili che terminano in -o e al plurale vogliono

la -i (mano/mani...).

I sostantivi in -a sono in genere femminili e al plurale cambiano in -e (palla/palleventola/ventoleanima/anime...).

Anche se esistono nomi maschili che terminano in -a e al plurale

vogliono la -i (poeta/poetiproblema/problemi...)

I nomi che terminano in -e, invece, possono essere sia maschili che

femminili e il loro plurale è in -i (cenere/cenerilimone/limoni,

 indice/indici...).

Ci sono poi sostantivi che al singolare hanno un'unica forma e al plurale

terminano in -i o in -e a seconda che si voglia esprimere il maschile o

il femminile (dentista = dentisti/dentiste).  

Non dimentichiamo i plurali invariabili (la città/le cittàl'autobus/gli 

autobusla radio/

le radiola tesi/le tesi...), i plurali irregolari (uomo/uominil'uovo/le uova,

 il dito/le dita...) e i plurali dei nomi composti che vedremo qui.

Alcuni nomi hanno due plurali dal significato distinto, ad esempio il

sostantivo osso che al plurale può essere ossi (per il cane) oppure ossa 

(umane o di altri esseri viventi).

In caso di dubbi sul genere e sui plurali è sempre meglio affidarsi a un

buon vocabolario.

Rossella Monaco

 
 
 

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