Creato da blogtecaolivelli il 04/03/2012

blogtecaolivelli

blog informazione e cultura della biblioteca Olivelli

 

Messaggi del 09/06/2020

ATTENZIONE!!!

Post n°3061 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Si segnala inoltre la possibilità di vedere su

Youtube.com il seguente film

che veramente merita:

La Ciociara, diretto da Vittorio De Sica, del 1960,

altamente raccomandato dai 10

anni ai 99++

 

 
 
 

ATTENZIONE!!!

Post n°3060 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Avviso per gli studenti, i docenti e più in generale,

gli appassionati di Letteratura Italiana.

Si segnala il ciclo delle conferenze del prof. Alessandro

Barbero, noto medievalista ed

accademico italiano su Youtube.com

Basta scrivere sul motore di ricerca Youtube.com,

"ciclo conferenze di Alessandro Barbero in

ordine cronologico" che appare una pagina intera

youtube, dedicata ai più svariati

argomenti.

Per Blogteca la cosa merita attenzione.

 

 

 
 
 

Una piccola parentesi...fuori grammatica

Post n°3059 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Quammen, storia dei virus

Dall'autore di 'Spillover' due saggi da non perdere

 © ANSAFOTO- RIPRODUZIONE RISERVATA+CLICCA PER INGRANDIRE

Paolo PetroniROMA06 giugno 202015:32NEWS

 DAVID QUAMMEN, ''L'ALBERO INTRICATO'' (ADELPHI, pp. 536 - 26,00 euro)

- ''ALLA RICERCA DEL PREDATORE ALFA'' (ADELPHI, pp. 602 - 14,00 euro).

    ''Quando avete finito di preoccuparvi di questa epidemia,

preoccupatevi della prossima'', ha esortato a maggio in uno

dei suoi pezzi per il New York Times in modo chiaro e diretto

David Quammen, di cui ora arrivano in libreria due titoli e fanno

notizia.

La sua infatti non è una visione pessimista o disfattista, visto che è

l'autore di ''Spillover'' (Adelphi, pp.610 - 29,00 euro) e sa quel che

dice se, con quel suo saggio tornato inevitabilmente al centro

dell'attenzione nei mesi scorsi, metteva in guardia sin dal 2013

dall'arrivo di una pandemia che sarebbe probabilmente venuta ''fuori

dalla foresta pluviale o da un mercato cittadino della Cina meridionale'',

argomentando in modo articolato che tali virus sono l'inevitabile risposta

della natura all'assalto dell'uomo agli ecosistemi e all'ambiente.

    Sono quindi da leggere questi due veri e propri saggi, ma dalla

scrittura e esposizione chiara, quasi affabulatoria e per molti versi

coinvolgente, visto che racconta spesso anche la storia di una scoperta

e di chi l'ha fatta: il primo è la ristampa dopo 15 anni di un suo libro di

Quammen uscito in Italia nel 2005 sulla ferinità di uomini e animali,

sulla indifferenza della natura e la catena alimentare; il secondo è la

traduzione della sua ultima opera, del 2018, sull'intricato albero della vita,

che fa il punto su quel che sappiamo dell'evoluzione, di Dna e genomi

, dell'interrelazioni e i collegamenti filogenetici tra le varie specie e forme

di vita di ogni tipo, dalle più evolute alle più elementari, a quasi due secoli

dalle intuizioni che cominciarono a germogliare nella testa di Darwin nel

1837, mentre, specie in America, trovano nuovi seguaci le sette creazioniste

e persino i terrapiattisti.

    David Quammen (Cincinnati, 24 febbraio 1948) è uno scrittore e

apprezzato divulgatore scientifico statunitense che per quindici anni ha

curato una rubrica intitolata 'Natural Acts' per la rivista Outside.

I suoi articoli, che gli hanno valso numerosi premi, sono anche apparsi su

National Geographic, Harper's, Rolling Stone, New York Times Book

Review e altri periodici.
    ''L'albero intricato'' è una storia della genetica moderna, per cui ci riguarda

molto da vicino, è affascinante, è un susseguirsi di ipotesi e verifiche e smentite

e scoperte improvvise o intuizioni geniali, oltre che di ricerca e esperimenti in

laboratorio e in questa ricostruzione ha al centro un momento di svolta

particolare con anche una data, il 1928, dovuto a un ricercatore inglese,

Fred Griffith, che riconobbe per la prima volta come possibile il trasferimento

genetico orizzontale, senza nemmeno rendersi ancora conto di ciò che questo

avrebbe implicato.

E' allora che l'albero della vita disegnato da Darwin col suo trasferimento

di geni in linea verticale, di discendenza, si è dimostrato assai più ingarbugliato

e complesso della stilizzazione appunto di un albero.

La scoperta che i geni si spostano anche in senso orizzontale, lateralmente,

potendo attraversare così i confini di specie o passare da un regno naturale a

un altro, che è poi quello che è accaduto col molti virus e con lo stesso Covid.

accanto,o meglio assieme a questo discorso se ne sviluppa un'altro che non

può non farci pensare, sul concetto di specie e di individuo come li intendiamo

tradizionalmente.

Noi siamo un mosaico di forme di vita, ''Siamo una specie animale, legata in modo

indissolubile alle altre, nelle nostre origini, nella nostra evoluzione, in salute e in

malattia''.

L'otto per cento di un genoma umano consiste infatti di residui di retrovirus che

hanno invaso il Dna dei nostri antenati, ''l'equivalente genetico di una trasfusione

di sangue'', e tra i donatori ci sono organismi primordiali che dominavano la vita

miliardi di anni fa e ora 'abitano' in ciascuno di noi.

 ''Alla ricerca del predatore alfa'' parla del contesto in cui si è evoluto l'Homo

sapiens ed è sorto il nostro senso di identità in un ambiente popolato di terribili

belve carnivore.

 Tutte le volte che un feroce carnivoro usciva da una selva o da un fiume per

cibarsi rendeva evidente una realtà che si cercava di dimenticare ma non si

poteva eludere, rinnovando trauma e orrore: una delle prime forme dell'auto

consapevolezza umana, sottolinea Quammen, fu proprio la percezione di essere

pura e semplice carne. (ANSA).

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3058 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

pronomi personali sostituiscono i nomi propri o comuni di persona,

cosa e animale a cui si riferiscono.

Essi possono avere funzione di soggetto, di complemento diretto o di

complemento indiretto.

Es. Lei è molto bella ma preferisco te

Lei è pronome personale soggetto, mentre te, in base alla funzione logica

(Vedi analisi logica) è pronome personale complemento (diretto o oggetto).

Di seguito una tabella dettagliata dei pronomi personali.


                               Soggetto                                           Complemento diretto              Complemento indiretto

1° pers.sing.              Io                                                             Me/Mi                                            Me/Mi

2° pers. sing.             Tu                                                             Te/Ti                                              Te/Ti

3° pers.sing.        Egli/Ella/Esso/Essa/Lei/Lui        Lui/Lei/Esso/Essa/Lo/La/Si     Lui/Lei/Esso/Essa/Gli/Le/Ne/Sé                

1° pers.plur.            Noi                                                           Noi/Ci                                          Noi/Ci

2° pers.plur.             Voi                                                            Voi/Vi                                          Voi/ Vi

3° pers.plur.        Essi/Esse/Loro                                 Essi/Esse/Loro/Le/Li/Si                Essi/Esse/Loro/Ne/Sé                 

Nella tabella sono indicate sia le forme forti (o toniche) del pronome personale

sia le forme deboli (o atone), queste ultime in rosso.

Bisogna fare ben attenzione a non confondere il complemento diretto con il

complemento indiretto.

Ma vediamo qualche esempio.

Es. Ci ha visti scendere le scale (Ci = complemento diretto, 1° pers.plur.)

Ci hanno telefonato ieri (Ci = complemento indiretto, 1° pers.plur.)

Le ho chiamate ieri (Le = complemento diretto, 3° pers.plur.)

Le ho telefonato ieri (Le = complemento indiretto, 3° pers.sing.)

Miticivisi sono anche dette particelle pronominali perché non hanno

significato senza il verbo.

Quando incontrano lolane e le si devono trasformare in: metecevese.

Ne è pronome personale solo quando significa "di quella cosa", "di quella

persona" altrimenti è un avverbio di luogo. Attenzione a distinguere con

chiarezza l'uno e l'altro caso.

Es. Me ne vado (Io vado via da qui)

Me ne parli (Mi parli di questa cosa)

Anche Ci e Vi a volte funzionano da avverbio di luogo.

Es. Ci sono tante persone

Gli può anche unirsi con lolalile e ne ottenendo le forme: glielogliela,

 glieligliele e gliene. Le parole così formate hanno sia funzione di complemento

diretto che di complemento indiretto.

Es. Glielo dico (Io dico a lui questa cosa)

Le forme  e si sono riflessive.  può essere anche rafforzato dalla parola stesso.

Esse vengono usate quando il soggetto coincide con il complemento oggetto o

con il complemento indiretto.

Es. Claudio si lava (lava se stesso)

Nel caso del pronome personale complemento (sia diretto che indiretto) le forme

forti vanno sempre dopo il verbo, mentre se utilizziamo le forme atone esse possono

essere enclitiche (seguono cioè il verbo e si legano ad esso) o proclitiche 

(anticipano il verbo).

Es. Hanno visto te (te = complemento diretto, 1° pers.sing., forma tonica)

Non escono con lui (lui = complemento indiretto, 3° pers.sing., forma tonica)

Gli chiedi qualcosa (Gli = compl.indiretto, 3° pers.sing., forma atona, proclitica)

Chiedigli qualcosa (gli = compl.indiretto, 3° pers.sing., forma atona, enclitica)

I pronomi personali riferiti alla stessa cosa, persona o animale devono apparire

all'interno della frase una sola volta, è sbagliato ripeterli.

Es. A me mi piace (è scorretto, nonostante sia attestato frequentemente nell'uso).

A Giovanna, devo dirle (anche in questo caso sarebbe errato perché le sta per

"a Giovanna", ma nel parlato per enfatizzare il nome è possibile utilizzarlo).

Altrettanto scorretto è l'uso di gli (maschile) al posto di le (femminile).

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3057 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Il pronome possessivo ha la stessa funzione

dell'aggettivo possessivo: indica, cioè, l'appartenenza

di una cosa, una persona o un animale a qualcuno o

qualcosa.

Ha anche le stesse forme, che sono: mio, tuo, suo, nostro,

vostro, loro; da accordare in genere e in numero al nome

a cui si riferiscono (quello della cosa, della persona o

dell'animale posseduti).

Il pronome possessivo non è ovviamente seguito dal nome

ed è sempre preceduto dall'articolo, sia esso determinativo

o indeterminativo, senza eccezioni.

Es. La tua cartella è più grande della mia (tua è aggettivo

possessivo, mia è pronome possessivo).

In alcuni frasi fatte i pronomi possessivi possono sottintendere

un nome noto ai più, come ad esempio nelle proposizioni:

 Siete dei nostri (del nostro gruppo, della nostra compagnia), 

esco con i miei (genitori, familiari), ecc.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3056 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Il pronome dimostrativo corrisponde all'aggettivo dimostrativo per

quanto riguarda la funzione e le forme (vedi la pagina apposita) ma si

discosta da esso in quanto pronome, per cui la sua finalità principale

è quella di sostituire un nome.

Oltre a questocodestoquellomedesimotale, quale e stesso che come

abbiamo visto possono essere anche aggettivi dimostrativi, sono pronomi

dimostrativi coluicoleicolorocostuicosteicostoro e ciò.

Sono pronomi dimostrativi anche questi e quegli però solo utilizzati per

sostituire un soggetto al singolare.

Es. Giacomo e Mario arriveranno stasera: questi è cantante, quegli

informatico.

Altrimenti continuiamo a utilizzare questo e quello nelle diverse forme al

singolare e al plurale, al femminile e al maschile.

Es. Il vino e il riso sono ottimi: ho mangiato questo e ho bevuto quello.

Quando usato come pronome questo si riferisce all'ultima parola indicata

nella frase mentre quello al nome menzionato per primo.

La corrispondenza vale anche per quanto riguarda gli eventi lontani (quello)

o vicini (questo) nel tempo.

Es. Ho comprato una matita e un astuccio: questo è azzurro (l'astuccio) e

quella rossa (la matita).

I pronomi stesso e medesimo si accompagnano quasi sempre a pronomi

personali  (se stessoio medesimo, ecc...).

Costuicosteicostoro è usato per indicare persone vicine a chi parla e a chi

ascolta sia nello spazio, sia nel tempo; coluicoleicoloro è invece utilizzato

per indicare persone lontane da chi parla e da chi ascolta.

 Ciò è neutro e si usa invece per indicare cose o concetti.

Esistono anche particelle pronominali che svolgono la funzione di pronome

dimostrativo quando significano "a questa cosa", "di quella cosa", ecc.: ne, lo, ci.

Es. L'ho spiegato a Giovanni (Ho spiegato a Giovanni questa cosa);

Ne ho mangiato un pezzo (Ho mangiato un pezzo di questa cosa);

Ci ho pensato (Ho pensato a questa cosa).

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3055 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Pronome relativo

Il pronome relativo, come possiamo dedurre, oltre a

sostituire i nomi, i pronomi o intere frasi (e assolvere

quindi la funzione del pronome) ha la capacità di mettere

in relazione due proposizioni, da qui "relativo".

In italiano i pronomi relativi sono diversi. Li vediamo

nel dettaglio.

Che può assumere la funzione di complemento oggetto o

di soggetto, quindi non è mai preceduto da preposizioni.

È invariabile. Es. Queste sono le ragazze che cantano;

Ecco le penne che ho comprato.

La posizione di che è molto importante perché per evitare

fraintendimenti esso deve trovarsi il più possibile vicino alla

parte del discorso che deve sostituire.

Quando deve sostituire una frase intera è possibile trovarlo

preceduto dall'articolo il. Es. Voglio mangiare meglio, il che

non è semplice.

Talvolta che assume anche funzione di complemento di tempo.

Es. Il giorno che (in cui) sarai famoso io sarò con te.

Il quale, la quale, i quali, le quali funzionano da complemento

indiretto accompagnandosi a preposizioni semplici o articolate

(del quale, con cui, alle quali, ecc.).

Es. Ho visto il ragazzo del quale mi hai parlato; Giovanna e

Simona sono le ragazze alle quali ho chiesto di cantare.

Questi pronomi relativi sono molto chiari riguardo all'antecedente

(la parte che vanno a sostituire) per cui possono evitare eventuali

confusioni derivanti dall'uso di che o di cui.

Possono essere anche soggetto o complemento oggetto per un

uso più formale e poco diffuso. Es. Lucia salutò Mario, il quale

già aveva deciso di scappare.

Cui è quasi sempre preceduto dalle preposizioni ed è quindi

sempre complemento indiretto. È invariabile.

Può essere sostituito da il quale, la quale, i quali, le quali. Es.

Non ho intenzione di mangiare con la forchetta con cui hai

mangiato tu.

Se è la preposizione "a" a precedere cui può essere anche omessa.

La stessa cosa avviene quando cui si trova tra l'articolo determinativo

e un nome assumendo funzione di complemento di specificazione.

Es. Le borse il cui manico è rovinato... (Le borse il manico delle

quali è rovinato). In questo caso non c'è bisogno di alcuna preposizione.

Esiste anche un uso arcaico che prevede invece l'inserimento della

preposizione ma è poco diffuso. Es. Le borse il di cui manico è

rovinato...

Chi come che è invariabile e si riferisce soltanto alle persone, non

alle cose.

Non è propriamente un pronome relativo puro perché significa

"colui/colei/coloro che" per cui è formato da un pronome dimostrativo

unito al pronome relativo che.

Funziona da soggetto, da complemento oggetto e se preceduto da

preposizioni anche da complemento indiretto. Es. Chi risica non

rosica.

Dove quando mette in relazione due proposizioni. Es. Sono stato

nel posto dove mi ha incontrato per la prima volta; (in questo

caso dove sta per "in cui" per cui è pronome relativo).

Quanto quando è pronome misto con il significato di "quello che/ciò

che". Es. Ho ottenuto quanto volevo.

Chiunque quando è pronome misto con il significato di

"tutti quelli che". Es. Può entrare chiunque sia vestito di rosso.

Ps. Attenzione a chi e che perché possono avere diverse funzioni

oltre a essere pronomi relativi! Verificate sempre sostituendoli

rispettivamente con colui/colei/coloro che e il quale, la quale, i

quali, le quali, la qual cosa, in cui.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3054 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

L'articolo determinativo precede un sostantivo, un sintagma nominale

o un verbo sostantivato.

Nel latino classico non esisteva: il compito di specificare il genere e il

numero dei sostantivi era di competenza dei casi.

Con il sermo vulgaris e nelle lingue romanze assistiamo alla sua introduzione.

Derivato dagli aggettivi dimostrativi, distingue "quell'oggetto" specifico

da altri.

In italiano gli articoli determinativi sono sei: illola per il singolare e 

 iglile per il plurale.

Con i nomi maschili che iniziano per consonante si utilizzano il i.

Lo e gli precedono invece i nomi maschili che iniziano per:

s + consonante (lo sconto);

x (lo xenofobo);

y (lo yeti);

z (gli zingari);

ps (lo pseudonimo);

gn (gli gnu);

pn (lo pneumatico);

i semiconsonantica seguita da vocale (gli iati).

Con i nomi femminili si utilizzano la e le.

Davanti a tutti i nomi singolari, maschili e femminili, che iniziano per

vocale (tranne con la semiconsonantica) si usa la forma apostrofata l'.

L'articolo determinativo non si utilizza:

  1. Con i nomi propri maschili (Mario e non il Mario), anche se
  2.  spesso nell'Italia settentrionale si  antepone al nome, è più
  3.  corretto non utilizzarlo.
  4.  È ammesso invece davanti ai nomi di persona femminili intesi in
  5.  senso familiare o amichevole (la Maria). In ogni caso è sempre
  6.  meglio non abusarne
  7. Con i nomi di parentela seguiti da nome proprio (mio figlio Giovanni, 
  8. zia Antonella). In alcuni casi è permesso l'uso dell'articolo in senso
  9.  affettuoso (la zia Antonella)
  10. Con i cognomi maschili (Rossi è desiderato al telefono) a meno che
  11.  si tratti di personaggi famosi (Il Caravaggio è un famoso pittore) o
  12.  di cognomi preceduti da un titolo (Il signor Rossi). 
  13. Nel linguaggio burocratico è pure ammesso l'impiego dell'articolo
  14.  (Il Parravicini è stato sentito dai giudici). Con i cognomi femminili è 
  15. concesso l'utilizzo (La Tenco è una brava insegnante)
  16. Con i nomi di città (Milano è inquinata) tranne quando si vuole determinare
  17.  (La Milano di vent'anni fa)
  18. Con i nomi dei mesi dell'anno e i giorni della settimana (vedi i nomi di città)
  19. Con i nomi di isole minori (Lipari) con le seguenti eccezioni: l'Elbala 
  20. Maddalenail Giglio
  21. Nelle frasi negative con sostantivi  non determinati (Non voglio soldi)
  22. In tutti i casi in cui si specifica un sostantivo con espressioni di modo,
  23.  mezzo, strumento e in alcune espressioni fisse (Ho sonnoHa fame
  24. Lucia fa amiciziaVado in macchina (mezzo), Scarpe da tennis e non 
  25. Scarpe del tennis!)
  26. Nelle enumerazioni per rendere l'elenco più scorrevole (Ho comprato: 
  27. borse, scarpe, vestiti)
  28. Davanti agli aggettivi possessivi, tranne quando c'è l'intenzione di
  29.  determinare (la mia mamma).

L'articolo determinativo viene invece utilizzato:

  1. Con i nomi di famiglia (I Rossi sono davvero gentili)
  2. Con i nomi di fiumi, laghi, monti, regioni, stati, mari, isole maggiori 
  3. (La Sicilia), tranne se preceduti da preposizione semplice in
  4. Con funzione distributiva (Ti chiamerò il giovedì - inteso "ogni giovedì")
  5. Per determinare un sostantivo ogni qualvolta se ne senta la necessità. 
  6. Carlo, il mio amico è ben diverso da Carlo è mio amico
  7. Nel primo Carlo è il miglior amico, nella seconda è solo un amico tra tanti.

Rossella Monaco

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3053 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

L'articolo indeterminativo si premette al nome,

all'aggettivo o a all'avverbio e indica generalità,

indeterminatezza.

Solitamente introduce nel discorso un elemento di

cui non si era parlato prima oppure indica una cosa

/persona/animale che non è necessario o non si

vuole specificare.

L'articolo indeterminativo può anche designare una

categoria, una specie.

Un ragazzo non sa ancora cosa vuol dire lavorare

Per un ragazzo qui intendiamo "ogni ragazzo" o un

rappresentante qualsiasi della categoria.

Talvolta possiamo trovare l'articolo indeterminativo

anche davanti a nomi propri:

  1. Ha chiamato una Sabrina e vuole sentirti (qui 
  2. una è inteso come "una certa", di uso colloquiale)
  3. Questo quadro è un Caravaggio (cioè "un'opera di...")

Esistono quattro forme dell'articolo indeterminativo,

tutte singolari: un e uno per il maschile e una e un' 

per il femminile. Non esistono articoli indeterminativi plurali.

Un'  con l'apostrofo si usa soltanto al femminile quando

la parola che segue inizia per vocale.

È infatti un'elisione di una.

Un'amica, un'elica...

 Un, per il maschile, si utilizza indifferentemente sia quando

le parole che seguono iniziano per vocale sia quando iniziano

per consonante.

Un insegnante, un letto...

 Uno si comporta invece come l'articolo determinativo lo.

Si impiega infatti davanti ai nomi maschili che iniziano per:

s + consonante (uno sconto);

x (uno xenofobo);

y (uno yeti);

z (uno zingaro);

ps (uno pseudonimo);

gn (uno gnu);

pn (uno pneumatico);

i semiconsonantica seguita da vocale (uno iato).

Ormai da qualche anno si è affermato l'uso di anteporre a

queste parole l'articolo indeterminativo un oppure l'articolo

determinativo il al posto di uno e lo, come indica

correttamente la grammatica italiana.

La questione è più spinosa di quanto possa sembrare.

Per quanto riguarda la parola pneumatico l'Accademia della

Crusca accetta entrambe le forme distinguendo i primi per

un uso più familiare e i secondi per l'utilizzo nei testi scritti

e nelle conversazioni più formali.  

Anche nell'italiano antico troviamo casi in cui gli articoli non

rispettano la regola generale.

È attestato l'utilizzo di uno Principe in Niccolò Macchiavelli

(XVI secolo) così come in Leopardi troviamo spesso l'articolo

 lo al posto di il.

Ma in questo caso si tratta di un uso ormai sorpassato,

che non ha nulla a che vedere con la colloquialità delle

forme odierne.

Rossella Monaco

 
 
 

Qualche riflessione linguistica....

Post n°3052 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Buongiorno a tutti,

continua la rapida disamina della grammatica italiana, con particolare 

riguardo alle analisi grammaticale e logica, senza lasciare 

indietro quella del periodo.

Beninteso, non si vuole fare lezione a nessuno ma si ritiene che il 

lockdown, le scuole chiuse e le case sprangate grazie al Covid19 non

abbiano fatto bene a nessuno, per quanto riguarda il corretto

esercizio della lingua italiana, malgrado la didattica a distanza.

Fra pochi giorni iniziano gli esami di maturità e, ahimè, gli elaborati

degli studenti faranno piangere o arrabbiare parecchi insegnanti

in carico del pesante fardello, per cui si pensa che una buona rassegna

della grammatica e della sintassi italiane possano essere un' efficace

cura ricostituente anti-lockdown da coronavirus.

Inoltre,non è solo lo stop generale a rendere necessario un bel ripasso

di grammatica italiana ma anche la sciatteria linguistica che si

osserva su Facebook, Instagram, sui social in generale, in TV, sui giornali,

insomma di tutto un pò, per cui rispolverare la cara grammatica della

scuola superiore è una cosa che va a tutto vantaggio dello stile linguistico

sia scritto che parlato, senza bisogno di costose certificazioni che dovrebbero

garantire di non essere a digiuno di nozioni alla portata di tutti.

Eh, sì, oggi le certificazioni vanno di moda e sono una buona fonte di

reddito per chi le rilascia, perchè la cosa fa eccezionale curriculum...

E' molto più semplice, economico ed efficace prendere una bella grammatica

e fare gli esercizi, qualche tema e dei riassunti e leggere, leggere leggere di 

tutto e così...si vedrà la differenza e senza spendere un soldo, con buona

pace dei certificatori di ogni lingua in voga o meno, ma questi sono i pareri

di Blogteca.

Nei prossimi post la rassegna continuerà...

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3051 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Gli aggettivi dimostrativi

Gli aggettivi dimostrativi, come il loro nome lo dice, hanno

la funzione di mostrare (indicare) la vicinanza o lontananza

nello spazio o nel tempo di una persona, di un animale o di

una cosa, rispetto a chi parla o a chi ascolta.

 Gli aggettivi dimostrativi sono questo, codesto e quello, non

usano l'articolo e si mettono sempre davanti al nome.

 Hanno quattro forme: una per il singolare maschile, una per

il singolare femminile, una per il plurale maschile e una per il

plurale femminile.  Gli aggettivi dimostrativi

 Questo si usa per indicare una persona, un animale o una cosa

che si trova vicino nello spazio e nel tempo a chi parla.

Al singolare si può elidere davanti a un nome che comincia con

una vocale, al plurale invece non si può elidere:

questo libro quest'albero queste feste questi amici la forma

femminile si può contrarre in sta in alcuni composti: stamattina

 (questa mattina) stasera (questa sera)

Codesto si usa prevalentemente in Toscana per indicare una

persona, un animale o una cosa che si trova vicino nello spazio

e nel tempo a chi ascolta:

codesto libro codesta sedia codesti libri codeste sedie

Quello si usa per indicare una persona, un animale o una cosa che

si trova lontano nello spazio e nel tempo sia da chi parla o sia da

chi ascolta o legge.

Oltre che per il genere e il numero, al maschile presenta differenti

forme sia al singolare sia al plurale a seconda della lettera iniziale

del nome a cui fa riferimento, simile alle preposizioni articolate:

quel libro quello zaino quell'albero quell'informazione quella sedia 

quei libri quegli zaini quegli alberi quelle informazioni

quelle sedie Si considerano come aggettivi dimostrativi anche gli

aggettivi: stesso, medesimo, tale, siffatto, simile.

Stesso e medesimo esprimono una qualità più o meno precisa

fra due elementi:

Carlo e Mario hanno gli stessi gusti. possono anche essere usati per

rafforzare l'idea che stiamo trasmettendo, in questo caso si mettono

dopo il nome cui si riferiscono: Glielo spiega il professore stesso. 

L'autore medesimo si presentò al pubblico.

Tale si riferisce quasi sempre a qualcosa o qualcuno menzionato in

precedenza ed ha il significato di "questo", "quello":

Tale discorso ha cambiato l'opinione generale.

 
 
 

analisi grammaticale.

Post n°3050 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte:articolo riportato dall'Internet

Gli aggettivi qualificativi

Le funzioni e le forme dell'aggettivo qualificativo

All'interno del gruppo degli aggettivi, un ruolo molto importante

è ricoperto dagli aggettivi qualificativi, che, riferendosi ad un sostantivo

, danno informazioni su caratteristiche e qualità su una persona, una

cosa, un animale, un'entità astratta di cui stiamo parlando

1.

Ad esempio:

Quell'auto rossa è di Michele;

La nonna ha cucinato una buona bistecca;

La libertà è un diritto irrinunciabile dell'uomo.

Concordando con i nomi cui si rifericono, gli aggettivi qualificativo

variano la loro desinenza in base al genere (maschile/femminile) e

al numero (singolare/plurale). A parte determinati casi, la maggior

parte degli aggettivi segue queste regole: 

  • Prima classe (quattro forme distinte per maschile/femminile, 
  • singolare/plurale): aggettivi che al maschile singolare hanno
  •  la desinenza -o e al femminile singolare la desinenza -a, e 
  • che al plurale prendono -i ed -e.
  • Seconda classe (due forme distinte, una per il singolare, una
  •  per il plurale): aggettivi che al maschile e femminile singolare
  •  hanno la desinenza -e e al plurale la desinenza -i.
  • Terza classe (una forma per maschile/femminile singolare, due
  •  forme distinte per il plurale) 2: aggettivi che al maschile e 
  • femminile singolare hanno la desinenza -a e al plurale -i oppure -e.

C'è poi un quarto tipo di aggettivi invariabili che non modificano mai

genere e numero tra maschile e femminile o singolare e plurale.

Tra gli aggettivi variabili, troviamo: gli aggettivi con desinenza in -i

 ("pari", "dispari", "impari"), alcuni che indicano un colore ("rosa,

viola, amaranto, blu"), quelli di origine straniera o terminanti in

consonante o vocale accentata, alcune locuzioni avverbiali con valore

di aggettivo ("era una persona perbene"), alcuni composti di anti- e

un sostantivo ("antifurto").

Riassumendo in uno schema:

 SingolarePlurale
Prima classeross-o (m.);
ross-a (f.)
ross-i (m.);
ross-e (f.)
Seconda classevolgar-e (m. e f.)volgar-i (m. e f.)
Terza classeipocrit-a (m. e f.)ipocriti-i (m.);
ipocrit-e (f.)


Ultimo caso particolare da ricordare è quello dell'aggettivo

sostantivato, ovvero quando l'aggettivo è usato con funzione

di sostantivo e preceduto da un articolo. Ad esempio:

Le statistiche dicono che sono aumentati i poveri;
Uno straniero affascinante è entrato nel bar;
A Filippo piacciono le rosse.

 La concordanza dell'aggettivo qualificativo

La concordanza dell'aggettivo qualificativo


La concordanza in genere e numero dell'aggettivo col proprio

sostantivo non causa problemi quando abbiamo un solo nome,

ma segue regole specifiche quando abbiamo più sostantivi,

magari di genere diverso tra loro.

Occorre comportarsi come segue:

In presenza di due o più nomi di genere maschile, la 

concordanza è al maschile plurale:

L'appartamento era arredato con mobili e dipinti antichi e lussuosi.

In presenza di due o più nomi di genere femminile, la

concordanza è al femminile plurale:

Alessandra ha comprato una camicetta e una gonna nuove per la

festa di sabato.

In presenza di un nome maschile e uno femminile, la concordanza

è al maschile plurale se i sostantivi si riferiscono ad esseri animati

(persone o cose); è tuttavia possibile, a patto che il sostantivo indich

i una cosa e che sia al plurale, che l'aggettivo concordi in genere

con il nome più prossimo:

Un uomo e una donna assai affabili e gentili.

Ho acquistato un tavolo e delle sedie gialle.

La posizione dell'aggettivo qualificativo

Ma che posizione occupa l'aggettivo qualificativo rispetto al nome?

Ci sono svariati casi: infatti il qualificativo può stare sia davanti che

dietro al nome, in questo modo però può avere maggiore o minore

 rilievo ed anche cambiare totalmente il significato della frase.

In generale, si può dire che l'aggettivo ha un valore più neutro e meno

caratterizzato se collocato dopo il sostantivo cui si riferisce, mentre

ha un valore distintivo quando collocato prima del nome cui si

riferisce.

Per esempio dire: "Carlo ha un brutto viso", sottolinea molto di più

l'aspetto negativo di "Carlo ha un viso brutto".

Oppure se diciamo: "Alessandro è un uomo grande", possiamo intendere

che è un uomo grosso e possente; mentre se diciamo "Alessandro è un 

grand'uomo" stiamo dando indubbiamente un giudizio di valore.

La struttura degli aggettivi qualificativi

Gli aggettivi qualificativi possono classificarsi anche in base alla loro

 struttura, in base alla quale si dividono in:

Qualificativi primitivi che non derivano cioè da altre parole, e in cui

la desinenza dell'aggettivo si unisce direttamente alla radice della

parola. Ad esempio: verd-ebass-ovicin-o.

Qualificativi derivati, che uniscono alla radice della parola un suffisso

 (portatore di un significato preciso), a cui poi segue la desinenza 

dell'aggettivo. Ad esempio: poet-ic-omusic-al-etem-ibil-e.

Qualificativi alterati, in cui dopo la radice si trovano dei suffissi che

alterano il significato dell'aggettivo, come i diminutivi (-ino, -ello,

-erello e così via), i vezzeggiativi (-uccio, -etto, -ello), gli accrescitivi 

(-one, -acchione), i dispregiativi (-astro, -accio), gli attenuativi

 (-ognolo, -iccio). Ad esempio: nobil-astrofurb-ettomagr-ino,

car-uccio.

Qualificativi composti, che sono appunto composti dall'unione di due

aggettivi

3 in un'unica parola (a volte con la presenza di un trattino separatore).

Ad esempio: agrodolce, sacrosantocardiovascolare.

Gradi dell'aggettivo qualificativo

Un'altra funzione degli aggettivi qualificativi è quella di esprimere il

grado o misura della qualità che si associa a ciò di cui si sta parlando

. Se infatti diciamo che una persona, un animale, una cosa, o un'entità

astratta possiede una determinata qualità, questa qualità può essere

rapportata a quella di un altro elemento, con cui istituire una relazione.

In tal senso, l'aggettivo ha tre gradi:

Grado positivo, per cui un elemento possiede una qualità senza che ne

sia specificata la sua misura; ad esempio: "Francesca è bella".

Grado comparativo, per cui si stabilisce un confronto tra due o più

termini di paragone, in base al grado o alla misura in cui una determinata

qualità è posseduta; avremo così un comparativo di minoranza

 ("Francesca è meno bella di Giovanna"), un comparativo di uguaglianza

 ("Francesca è bella come Clara"; "Francesca è bella tanto quanto Clara"),

un comparativo di maggioranza ("Francesca è più bella di Anna").

Grado superlativo, che indica hce la qualità in esame è posseduta

dall'elemneto al massimo grado, o in relazione ad un gruppo definito

con cui si istituisce il paragone (superlativo relativo: "Francesca è la

più bella tra le mie amiche") oppure al di là di ogni confronto

(superlativo assoluto: "Francesca è bellissima"; "Francesca è molto bella").

1 Occorre distinguere tra funzione attributiva dell'aggettivo (quando

esso si riferisce direttamente ad un nome, come nella frase: "La felpa

azzurra è di Giorgio") e funzione predicativa dell'aggettivo, che

si ha con il predicato nominale col verbo "essere" ("La felpa è azzurra")

e con i verbi effettivi, appellativi ed estimativi ("La spiaggia sembrava

 deserta"; "Andrea si è dichiarato assai triste per quello che è successo";

"Gianni si ritiene simpatico").

Si ricordi poi la funzione avverbiale dell'aggettivo, quando esso si

accompagna ad un verbo con la funzione di un avverbio; ad esempio:

"Anna corre forte"; "Andrea parla piano".

2 Sono tipici della terza classe alcuni aggettivi terminanti in -ista

("una persona egoista", "un quadro cubista"), in -cida ("una mossa 

suicida"), in -ita ("una decisione ipocrita") e in -ota ("dei ragazzi

 entusiasti").

3 In questo caso, il femminile e il plurale si formano modificando la

desinenza solo del secondo termine.

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3049 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet
Le forme degli aggettivi qualificativi:
il genere e il numero

 La forma dell'aggettivo qualificativo si riferisce al genere e al numero 

degli aggettivi qualificativi e segue le stesse regole della forma del nome.

 Quindi, la forma dell'aggettivo qualificativo, generalmente varia

cambiando la desinenza dell'aggettivo in rapporto al genere (maschile

o femminile) e al numero (singolare e plurale).

Le forme degli aggettivi qualificativi di genere maschile e singolari che

finiscono con la vocale (-o) sono quattro, due per il numero e due per

il genere:

bello (singolare maschile) bella (singolare femminile) belli (plurale

maschile) belle (plurale femminile)

Le forme degli aggettivi qualificativi che al maschile singolare finiscono

in (-ista), in (-cida) e in (-ita), sono tre, una un'unica per il genere e due

per il numero:

pittore o pittrice surrealista (singolare sia maschile sia femminile) pittori

surrealisti (plurale maschile) pittrici surrealiste (plurale femminile)

atteggiamento o volontà omicida (singolare sia maschile sia femminile)

atteggiamenti omicidi (plurale maschile) volontà omicide (plurale

femminile)ragazzo o ragazza ipocrita (singolare sia maschile sia femminile)

 ragazzi ipocriti (plurale maschile) ragazze ipocrite (plurale femminile)

Le forme degli aggettivi qualificativi che al singolare finiscono in (-e),

sono solamente due, una forma per il singolare sia femminile sia maschile

e una forma per il plurale sia femminile sia maschile:

bambino o bambina felice (singolare sia maschile sia femminile)

 bambini o bambine felici (plurale sia maschile sia femminile

Ci sono inoltre degliaggettivi qualificativi che sono invariabili, che

hanno un'unica forma valida per entrambi i generi e numeri.

Gli aggettivi in (-i):

pari
impari
dispari

Alcuni aggettivi indicanti colore:

rosa
blu
viola

Coppie di aggettivi indicanti gradazioni di colore:

verde chiaro
verde scuro

Coppie di aggettivi formati da un aggettivo indicante un colore 

e da un sostantivo:

rosso fuoco
verde bottiglia

Le locuzioni avverbiali usate come aggettivi:

dabbene
perbene
dappoco

L'aggettivo arrosto:

pollo arrosto
polli arrosto

Alcuni aggettivi formati da -anti e un sostantivo:

faro antinebbia
fari antinebbia Occorre ricordare le forme degli aggettivi qualificativi

 particolari dei plurali che generalmente corrispondono a quelle già

viste per i nomi:

Gli aggettivi in (-co) formano il plurale in (-chi) e gli aggettivi in (-ca)

formano il plurale in (-che) se sono piani, cioè accentati sulla

penultima sillaba:

un tavolo bianco  -  dei tavoli bianchi
una sedia bianca  -  delle sedie bianche ma ci sono delle eccezioni come: amico - amici
greco - greci

Gli aggettivi in (-go) formano il plurale in (-ghi) e gli aggettivi in (-ga)

formano il plurale in (-ghe) se sono piani, cioè accentati sulla penultima

sillaba.

formato analogo - formati analoghi edizione analoga - edizioni analoghe

Gli aggettivi in (-io) possono formare il plurale con una sola (-i) o con due

(-i) dipendendo se la (-i) del gruppo di vocali (-io) è accentata oppure no:

un ragazzo serio - dei ragazzi seri (i non accentata) tetto natio - tetti natii 

(i accentata)

Gli aggettivi in (-cia) e in (-gia) formano il plurale al femminile in (-cie) e

(-gie) quando la lettera (c) e (g) sono precedute da vocale e in (-ce) e (-ge)

quando sono precedute da consonante:

sudicia - sudicie saggia - sagge

Gli aggettivi bello, quello, buono e santo possono prendere differenti forme

di singolare o plurale a seconda a seconda della lettera iniziale del nome

a cui si riferiscono:

bel ragazzo bell'albero bella ragazza bello studente bei ragazzi begli alberi

 belle ragazze

 
 
 

analisi grammaticale

Post n°3048 pubblicato il 09 Giugno 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Aggettivi indefiniti e aggettivi numerali

Gli aggettivi indefiniti: quali sono e che funzione hanno

I tipi di aggettivo indefinito

All'interno del gruppo degli aggettivi determinativi, gli aggettivi

indefiniti svolgono la funzione di indicare una quantità o una

qualità posseduta dal sostantivo cui si riferiscono in modo generico

o impreciso.

Si tratta di un gruppo di aggettivi che, come gli analoghi pronomi

indefiniti, è assai ampio e che è suddivisibile in gruppi di riferimento:

Aggettivi indefiniti che indicano una totalità indeterminata, come

 tutto, nessuno, alcuno.

Aggettivi indefiniti che indicano una quantità indeterminata (da poco

a troppo), come poco, alquanto, vario, diverso, parecchio, tanto,

altrettanto, molto, troppo, più, meno.

Aggettivi indefiniti che indicano un'unità o una molteplicità indefinite,

come ogni, qualche, ciascuno, certo, tale.

Aggettivi indefiniti che indicano una qualità indeterminata, come

 qualunque, qualsiasi, qualsivoglia.

Possiamo ad esempio dire:

Abbiamo avuto molti riscontri positivi;

La zia guarda troppa televisione;

La commissione ha proposto diverse

 modifiche al piano regolatore;

Ciascun relatore ha espresso il proprio parere sulla tesi di Pietro.


Le particolarità degli aggettivi indefiniti

Tra le particolarità degli aggettivi indefiniti, bisogna sicuramente

ricordare che essi si distinguono tra aggettivi variabili (che concordano

col il nome cui si riferiscono) ed aggettivi invariabili, che hanno

quindi una sola forma.

Riassumendo:

Tra gli aggettivi sempre invariabili: ogni, qualche, qualunque,

qualsiasi, qualsivoglia, più, meno 1.

Ad esempio:

Ogni auto in divieto è stata subito rimossa.

Tra gli aggettivi che variano solo nel genere ma non nel numero:

 nessuno 2, ciascuno.

Ad esempio:

Nessun collega lo ha aiutato nel momento del bisogno.

Nessuna legge deve causare la morte di una persona.

Vi sono poi alcuni aggettivi indefiniti che assumono

 significati differenti a seconda del loro uso:

Alcuno al singolare viene utilizzato al posto di nessuno nelle

frasi in cui è presente una negazione e quando l'aggettivo

indefinito segue il verbo; al plurale, alcuni è equivalente

di qualche.

Certo al singolare (preceduto dall'articolo indeterminativo 

un: "Un certo tizio ti cercava al telefono") indica una persona

della cui identità non si hanno ulteriori indicazioni o una

qualità non meglio determinata ("Una persona di un certo stile");

senza articolo, un senso di indeterminatezza per questioni di

censura o in senso dispregiativo:

Non parliamo di certi argomenti, per favore;

Certe persone è meglio evitarle.

Altro ha diverse sfumature di significato, che vanno dall'indicare

una differenza ("si è trasferito in un altro appartamento"), un

periodo di tempo passato ("L'altro anno ho viaggiato davvero

molto") o futuro ("Quest'altro mese avremo molte scadenze

urgenti"), una novità qualitativa ("Gianni è diventato un'altra

 persona"), una aggiunta rispetto a prima ("Mi ha ripetuto un'altra

 volta la solita storia")

Gli aggettivi numerali

Gli aggettivi numerali indicano invece una quantità in modo preciso,

indicando in maniera chiara:

La quantità del nome di cui si parla: numerali cardinali (uno 3, due, tre

 ecc., come nella frase: "Manuela ha comprato tre gatti").

L'ordine del nome di cui si parla all'interno di una serie: numerali ordinali

 (primo, secondo, terzo ecc., come nella frase: "Paolo è il terzo concorrente

giunto al traguardo").

Il rapporto di moltiplicazione tra il nome di cui si parla è un'altra entità: 

numerali moltiplicativi (doppio, triplo, quadruplo ecc., come nella frase:

"Consegna tutti i documenti in doppia copia").

La parte rispetto ad un tutto: numerali frazionari (un mezzo, due terzi, quattro

quinti ecc., come nella frase: "I due terzi degli elettori si sono recati alle urne").

La distribuzione o l'ordine nel tempo e nello spazio: numerali distributivi 

(a uno a uno, a due a due, tre alla volta ecc.).

1 Più e meno sono infatti i comparativi di molto e poco.

2 Si ricorda che non bisogna usare la negazione quando nessuno precede

il verbonessuno diventa nessun quando precede una vocale, i nessi ps, gn, x, z

 o una consonante che non sia il nesso s + consonante.

3 L'aggettivo numerale cardinale uno ha fome analoghe a quelle

dell'articolo indeterminativo.

 
 
 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Luglio 2020 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 

ULTIME VISITE AL BLOG

valerio.palma7maiadenalexander976derosagiuseppeugoangels.jferrullifustiicavallidirosssgm2007gblogtecaolivellivigi74ellistar2012agiroma.rigcalonicocabizzas
 

CHI PUŅ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

TAG

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova