Stamattina mi sono svegliata in un buio pesto. Mi sono seduta sul letto non capendo cosa stesse succedendo. Ho trovato l’interruttore, ma la luce non si è accesa. Ho acceso l’accendino e guardato l’orologio: erano le 9. Che strano. Mi sono alzata e mi sono avvicinata alla finestra. Ho sollevato la tenda e sono rimasta senza parole. Non c’era il sole. Fuori era buio come nella tomba. Come nella mia anima. Ho aperto la finestra e mi sono affacciata fuori. Gli occhi pian piano si abituavano al buio e ho cominciato a distinguere un po’ le sagome degli alberi. Neanche un lampione acceso, il cielo è nero come se fosse dipinto con la tinta, senza luna, senza stelle. Mi sono pizzicata: no, non stavo dormendo. E’ che oggi non è spuntato il sole. E qualcosa dentro di me mi suggerisce che non lo vedrò mai più. Le strade sono deserte, neanche un’anima viva. E silenzio... Non ci sono nè macchine nè uccelli. Chiudo la finestra, mi metto una vestaglia e vado nella camera dei miei, ma non ci sono. Prendo il telefono, ma non c’è il segnale in linea. Esco sul balcone e mi accendo una sigaretta. Non ho paura. Non ho assolutamente paura. Sono qui, da sola, sul balcone, nel buio. E non vedo neanche una finestra illuminata. Ho la sensazione come se fosse sempre stato cosi’, come se fossi sempre stata sola. Sono triste. Comincio a pensare di sciocchezze, canticchiare le canzoni, ricordarmi dei programmi che avevo per oggi, cacciando via i pensieri della realtà terribile. Non ho veramente paura. Mi sembra che io sia improvvisamente morta. E credo che i morti non abbiano paura. Butto la sigaretta e le scintille per un attimo colorano l’aria, ma quasi subito si spengono. Ho freddo e rientro. Buio. Comincio a cercare un fanalino, un qualcosa che mi possa illuminare la vita. Sviscero i cassetti e palpando cerco di definire le cose che ho in mano. Eccolo, il fanalino. Non funziona. Ma cosa devo fare? Accendo l’accendino e torno in camera mia illuminandomi la strada finchè non comincia a bruciarmi le dita. D’improvviso mi ricordo che ho tante candele in camera mia. Ne prendo la più grande, l’accendo. Finalmente la luce. Almeno un po’. Scendo giù con la candela in mano. La cera mi brucia la pelle ma non me ne accorgo neanche. Cammino sulla strada. Sono completamente sola, non c’è nessuno. Ho già capito cosa sta succedendo, me l’aspettavo. Ma non voglio pensarci. Tengo la candela nella mano: la mia piccola e unica fonte della luce che sta bruciando pian piano. So che a casa ci sono rimaste altre candele ma non so per quanto tempo bastino. Guardo questa piccola fiamma salvatrice che scintilla nella mie mani in questa città grande, fredda e deserta e cerco freneticamente la soluzione. Provare ad accendere un falò? Si spegnerà ugualmente. Fare un’incendio? E bruciare insieme a tutto? Perchè no? Sono sola lo stesso. Distratta con i miei pensieri inciampo e la candela scivola dalle mie mani e cade in una pozzanghera. Ed eccomi qui di nuovo nel buio pesto, nel freddo, in questa città brutta, in questo mondo enorme. Sono sola e anche la mia piccola candela si è spenta, mi ha abbandonata. Mi siedo sul marciapiede e piango. E attorno a me è tutto buio....
CANDELA
Stamattina mi sono svegliata in un buio pesto. Mi sono seduta sul letto non capendo cosa stesse succedendo. Ho trovato l’interruttore, ma la luce non si è accesa. Ho acceso l’accendino e guardato l’orologio: erano le 9. Che strano. Mi sono alzata e mi sono avvicinata alla finestra. Ho sollevato la tenda e sono rimasta senza parole. Non c’era il sole. Fuori era buio come nella tomba. Come nella mia anima. Ho aperto la finestra e mi sono affacciata fuori. Gli occhi pian piano si abituavano al buio e ho cominciato a distinguere un po’ le sagome degli alberi. Neanche un lampione acceso, il cielo è nero come se fosse dipinto con la tinta, senza luna, senza stelle. Mi sono pizzicata: no, non stavo dormendo. E’ che oggi non è spuntato il sole. E qualcosa dentro di me mi suggerisce che non lo vedrò mai più. Le strade sono deserte, neanche un’anima viva. E silenzio... Non ci sono nè macchine nè uccelli. Chiudo la finestra, mi metto una vestaglia e vado nella camera dei miei, ma non ci sono. Prendo il telefono, ma non c’è il segnale in linea. Esco sul balcone e mi accendo una sigaretta. Non ho paura. Non ho assolutamente paura. Sono qui, da sola, sul balcone, nel buio. E non vedo neanche una finestra illuminata. Ho la sensazione come se fosse sempre stato cosi’, come se fossi sempre stata sola. Sono triste. Comincio a pensare di sciocchezze, canticchiare le canzoni, ricordarmi dei programmi che avevo per oggi, cacciando via i pensieri della realtà terribile. Non ho veramente paura. Mi sembra che io sia improvvisamente morta. E credo che i morti non abbiano paura. Butto la sigaretta e le scintille per un attimo colorano l’aria, ma quasi subito si spengono. Ho freddo e rientro. Buio. Comincio a cercare un fanalino, un qualcosa che mi possa illuminare la vita. Sviscero i cassetti e palpando cerco di definire le cose che ho in mano. Eccolo, il fanalino. Non funziona. Ma cosa devo fare? Accendo l’accendino e torno in camera mia illuminandomi la strada finchè non comincia a bruciarmi le dita. D’improvviso mi ricordo che ho tante candele in camera mia. Ne prendo la più grande, l’accendo. Finalmente la luce. Almeno un po’. Scendo giù con la candela in mano. La cera mi brucia la pelle ma non me ne accorgo neanche. Cammino sulla strada. Sono completamente sola, non c’è nessuno. Ho già capito cosa sta succedendo, me l’aspettavo. Ma non voglio pensarci. Tengo la candela nella mano: la mia piccola e unica fonte della luce che sta bruciando pian piano. So che a casa ci sono rimaste altre candele ma non so per quanto tempo bastino. Guardo questa piccola fiamma salvatrice che scintilla nella mie mani in questa città grande, fredda e deserta e cerco freneticamente la soluzione. Provare ad accendere un falò? Si spegnerà ugualmente. Fare un’incendio? E bruciare insieme a tutto? Perchè no? Sono sola lo stesso. Distratta con i miei pensieri inciampo e la candela scivola dalle mie mani e cade in una pozzanghera. Ed eccomi qui di nuovo nel buio pesto, nel freddo, in questa città brutta, in questo mondo enorme. Sono sola e anche la mia piccola candela si è spenta, mi ha abbandonata. Mi siedo sul marciapiede e piango. E attorno a me è tutto buio....