Cosa spinge un essere umano a cercare di porre fine alla propria vita? quali sentimenti? Quale dolore? Quale vuoto incolmabile? . Spesso mi chiedo perché menti fragili possano desiderare la morte, quando in tutto il mondo c’è gente che lotta per vivere e molto spesso per sopravvivere ad una malattia, ad una menomazione ad una guerra… Paolo Crepet un noto psichiatra e sociologo in un suo libro “le dimensioni del vuoto” cerca di illustrare i motivi e le componenti psicologiche connesse a fattori ambientali che portano i giovani a tentare il suicidio. Molte sono le teorie, molte scuole di pensiero e molti gli studiosi che cercano di capire cosa succede nella mente di un essere umano, spesso giovane (spesso troppo giovane!) e troppo spesso motivato da futili problemi. J. Baechler ritiene che il suicidio tende a essere compiuto in tre situazioni: quando le soluzioni razionali sono troppo esigue; quando il numero e la gravità dei problemi hanno superato la soglia della sopportazione (ovvero la capacità individuale di farvi fronte); quando le capacità vitali dell’individuo sono definitivamente compromesse. Questa è una delle tante teorie..., perché uno psichiatra cerca di studiare di capire di analizzare… è davvero così futile il motivo che può spingere un individuo a togliersi la vita? Chi può decidere quanto stia soffrendo, quanto senta il peso e il dolore di situazioni che si accavallano nel corso degli anni…? Personalmente non credo ci sia una motivazione specifica che porti ad un simile gesto, è solo la goccia che fa traboccare il vaso, un vaso colmo di sofferenze passate, di incomprensioni, di vuoto, dentro e fuori… Non credo sia facile sentirsi crescere dentro quel dolore acuto che toglie la capacità di pensare di riflettere, che rende tutto insopportabile, tutto buio, che spinge a pensare che l’unica salvezza sia l’annientamento, perché la propria vita non vale molto e non ha molto senso continuare a vivere…Mi è capitato di “salvare” un ragazzo che aveva deciso di morire e in un momento di disperazione ha chiesto aiuto… mi chiedo se sia stato giusto cercare di aiutarlo, io non ho vissuto la sua vita e i suoi problemi, in quel momento mi ha ringraziato ma dopo qualche giorno il suo odio era grande perché aveva perso "l’occasione" di farla finita e non ne aveva più il coraggio per colpa mia… non ha più voluto sentirmi e non so come stia ora.. mi domando solo se ho agito correttamente o dovevo rispettare la sua scelta di vita e di morte… spero un giorno la sua vita cambi in meglio e dentro di se mi dica grazie non per me ma per se stesso…