Selci scheggiate rinvenute nella Sardegna settentrionale, cronologicamente riportate al Paleolitico Inferiore (4-50.000-150.000 a.C.), costituiscono al momento la testimonianza più antica della presenza dell'uomo nell'Isola; resti scheletrici, umani ed animali, provenienti dal territorio di Oliena, confermano tale presenza nei tempi del Paleolitico Superiore-Mesolitico (datazione al C14:13590±140 a.C.).Nel Montiferru sarebbero i microliti in ossidiana e selce (più frequenti quelli in ossidiana) unitamente, pare, a frammenti di ceramica impressa, che si raccolgono sui due promontori di Sa Turre e su Puttu e Su Paris de sa Turre di Santa Caterina di Pittinuri, e quindi nella zona costiera del comune di Cuglieri, ad attestare per i tempi del Neolitico Antico (VI-V millennio a.C.) la presenza umana più remota.Strictu sensu, il Neolitico indica una nuova tecnica, la levigatura, nella fabbricazione degli utensili in pietra e infatti fu la pietra, l'ossidiana per la precisione, determinante nel porre la Sardegna al centro degli interessi commerciali delle genti che gravitavano sul bacino occidentale del Me-diterraneo favorendone la frequentazione e l'insediamento stabile.Il Neolitico costituì un vero e proprio sconvolgimento (non a caso si parla di rivoluzione neolitica) nel modus vivendi dell'uomo di allora che, non più solo cacciatore, pescatore o raccoglitore di quanto la natura spontaneamente offriva, e quindi da nomade quale era stato fino ad allora nella aleatoria ricerca di cibo, diviene agricoltore ed allevatore e comincia a risiedere stabilmente in un luogo.In questo contesto si collocano i rinvenimenti effettuati a Narbolia nel sito archeologico di Su Anzu, nel quale, sin dal Neolitico Medio (IV millennio-3500 a.C.), il suolo pianeggiante e fertile, prossimo al mare e ai declivi del Montiferru, con opportunità di praticare l'agricoltura, la pesca e l'allevamento, costituirono fattori senz'altro favorevoli al soggiorno umano.
ASPETTI STORICI E ARCHEOLOGICI NEL MONTIFERRU
Selci scheggiate rinvenute nella Sardegna settentrionale, cronologicamente riportate al Paleolitico Inferiore (4-50.000-150.000 a.C.), costituiscono al momento la testimonianza più antica della presenza dell'uomo nell'Isola; resti scheletrici, umani ed animali, provenienti dal territorio di Oliena, confermano tale presenza nei tempi del Paleolitico Superiore-Mesolitico (datazione al C14:13590±140 a.C.).Nel Montiferru sarebbero i microliti in ossidiana e selce (più frequenti quelli in ossidiana) unitamente, pare, a frammenti di ceramica impressa, che si raccolgono sui due promontori di Sa Turre e su Puttu e Su Paris de sa Turre di Santa Caterina di Pittinuri, e quindi nella zona costiera del comune di Cuglieri, ad attestare per i tempi del Neolitico Antico (VI-V millennio a.C.) la presenza umana più remota.Strictu sensu, il Neolitico indica una nuova tecnica, la levigatura, nella fabbricazione degli utensili in pietra e infatti fu la pietra, l'ossidiana per la precisione, determinante nel porre la Sardegna al centro degli interessi commerciali delle genti che gravitavano sul bacino occidentale del Me-diterraneo favorendone la frequentazione e l'insediamento stabile.Il Neolitico costituì un vero e proprio sconvolgimento (non a caso si parla di rivoluzione neolitica) nel modus vivendi dell'uomo di allora che, non più solo cacciatore, pescatore o raccoglitore di quanto la natura spontaneamente offriva, e quindi da nomade quale era stato fino ad allora nella aleatoria ricerca di cibo, diviene agricoltore ed allevatore e comincia a risiedere stabilmente in un luogo.In questo contesto si collocano i rinvenimenti effettuati a Narbolia nel sito archeologico di Su Anzu, nel quale, sin dal Neolitico Medio (IV millennio-3500 a.C.), il suolo pianeggiante e fertile, prossimo al mare e ai declivi del Montiferru, con opportunità di praticare l'agricoltura, la pesca e l'allevamento, costituirono fattori senz'altro favorevoli al soggiorno umano.