Al medesimo orizzonte culturale (Neolitico Recente-Calcolitico riportano: la necropoli di Funtana Orrios o di Mazziscula, a Santu Lussurgiu, composta da sei ipogei (quattro monocellulari e due bicellulari), tutti preceduti da un modesto vano d'ingresso e caratterizzati dalla accurata sagomatura dei finestrini per l'incasso della lastra di chiusura; la domu II di Ispinioro, a Scano Montiferro, che conserva evidenti tracce di pittura rossa nelle pareti; le domus de janas chiamate percias, a Sennariolo, prospicenti il corso del rio Lobos; le tre domus situate sul colle di San Marco, a Tresnuraghes, in cui un dromos (corridoio) a cielo aperto, un'anticella e la cella precedono le cellette di deposizione; le domus de janas di Bantineddu e Su de Olia, ancora in territorio di Tresnuraghes; la domu de janas di Mura 'e Figu, a Bonārcado, pur essa articolata in pių ambienti; la domu dejanas, a Seneghe, detta Sa Facca 'e s'Altare, per lo spianamento della fronte rocciosa in cui si apre il finestrino di accesso alla domu; la necropoli di Pittudi a Cuglieri, poco distante dalle domus di Serrugiu, in cui č stato rilevato un complesso di sei ipogei, senza escludere la presenza di altri, attualmente interrati od occultati dai folti cespugli di macchia che interessano la zona, e uno dei quali ripropone nel soffitto della cella le solcature radiali che simulano il tetto conico della tipica capanna sarda, la pinnetta; la domu de janas di Pischinappiu, in territorio di Narbolia, rinvenuta in occasione di lavori di sbancamento nel tracciato della SS 292 e di cui si č perduto il corredo funerario.
Un dolmen in territorio di Cuglieri, localitā Monte Lacana, documenta un tipo coevo di sepoltura funeraria collettiva. Come spiega l'etimologia, dal bretone dol=tavola e men=pietra, il dolmen consta, nella forma elementare, di due pietre verticali parallele sormontate da una terza pietra orizzontale di copertura: la tomba, ricoperta da un tumulo di terra o pietre, poteva essere segnalata anche da uno o pių menhirs, pietre sacre infėsse verticalmente nel terreno. Il dolmen di Monte Lacana, situato ad una cinquantina di metri da nuraghe Mesu, consta di un enorme lastrone basaltico di copertura che poggia, obliquo, su due ortostati, nel fianco destro, e su uno nel fianco sinistro: la camera, di pianta trapezoidale, č larga 70-83 cm, lunga 1,50 m ed alta 0,60 m, nel punto pių basso e 0,80 m in quello pių alto. Fra i menhir ricordiamo quello prossimo al rio Lobos in territorio di Scano Montiferro e i tre monoliti noti come Su juu marmuradu (il giogo pietrificato), in territorio di Tresnuraghes, nei quali la fantasia popolare ha visto tramutato in pietra un contadino con i suoi buoi, per il contegno irriverente tenuto al passaggio della processione di San Marco.Nell'Etā del Rame e dei primi metalli, parallelamente e di contro al graduale affievolirsi della cultura Ozieri, si registrano nell'Isola nuovi e diversificati aspetti culturali che gli studiosi chiamano di Abealzu, Filigosa, Monte Claro e del Vaso Campaniforme, dal nome dei luoghi in cui vennero individuati per la prima volta o per significative e caratterizzanti espressioni di cultura materiale (il vaso "a campana").All'orizzonte culturale di Abealzu-Filigosa riporta il contesto archeologico restituito dalla domu de janas scoperta nel gennaio 1985 nell'abitato di Santa Caterina di Pittinuri durante l'apertura di una trincea per la realizzazione della rete fognaria. Lo scavo archeologico della domu, che si compone di un corridoio d'ingresso a cielo aperto, di un'anticella e di tre cellette, ha consentito di documentare, tra l'altro, la differente destinazione d'uso degli ambienti, tutti inviolati; riservati alle offerte ed al culto dei defunti erano il corridoio d'ingresso e l'anticella, come si č evinto dall'assenza di ossa umane di contro a quelle, abbondanti, di animali e di vasetti miniaturistici per offerte e di vasi tripodi, in cui si ipotizza venissero bruciate le stesse, e dalle fasce in ocra rossa dipinte nell'anticella; destinate a ricevere le deposizioni erano, invece, le cellette nelle quali le ossa umane sono state rinvenute scomposte, segno di una precedente scamifėcazione del cadavere. Nel marzo di qualche anno fa la domu, custode sconfėtta di sonni eterni, la cui valorizzazione pare rendesse indispensabile una non facile modifica del tracciato della strada statale, č stata affogata di sabbia e riconsegnata alla profonditā della terra.Il periodo nuragico, intendendosi concluso con l'Etā del Rame e dei primi metalli quello prenuragico, č testimoniato nella fase arcaica, corrispondente al Bronzo Antico, dalla cosiddetta cultura di Bonnannaro (dalla localitā del Sassarese in cui, sul finire dell'Ottocento, venne dapprincipio individuata) che perdura ancora nel Bronzo Medio (facies di Bonnannaro B o Subbonnannaro: 1500-1200 a.C.).A questo orizzonte culturale rimontano nel Montiferru l'insediamento di Costa Tana in territorio di Bonārcado e le domus de janas di Fanne Massa in quello di Cuglieri: il primo si colloca fra i pochissimi villaggi finora conosciuti di questa cultura mentre le seconde sono ipogei a forno aperti alla base di emergenze tufacee, ai margini del moderno abitato di Santa Caterina di Pittinuri, facilmente raggiungibili percorrendo la strada di penetrazione agraria che si snoda quasi parallela al rio Funtana 'e Sassu. In uno di questi ipogei, a cella grossolanamente ellittica e con nicchia semicircolare sul fianco destro, si rinvennero le ossa di almeno cinque inumati il cui corredo funerario era costituito da vasellame fėttile comprendente ciotoloni, ciotole e ciotoline troncoconiche e cilindroidi, olle globoidi ed ovoidi, vasetti ovoidi ed un singolare vasetto con l'interno quadripartito. Sono proprio le stoviglie, preziosi reperti-guida nel viaggio fra le diverse facies culturali, che inornate e severe, senza indugi estetici di sorta, riflettono quello che dovette essere il tenore di vita delle genti che le produssero e che le usarono: rigido ed essenziale.Da questa matrice, arricchita nel divenire del tempo anche dall'apporto di tecniche nuove mutuate dalle genti d'oltremare, Greci ed Etruschi soprattutto, con cui i Protosardi intrattenevano scambi, si avviō a maturazione, a partire dal Bronzo Medio, la civiltā che conobbe nei nuraghi, cupolati e no, a tholos e a corridoio, la massima espressione.Se č vero che dobbiamo vedere le radici di tali architetture nel megalitismo funerario occidentale, č altrettanto vero che nell'altare-ziqqurath di Monte d'Accoddi-Sassari (metā del III niillennio a.C. circa) e nella torre-capanna di Sa Corona-Villagreca (seconda metā del III millennio a.C.) si intuiscono le premesse, rispettivamente, dei nuraghi a corridoio e di quelli cupolati.