Sul finire del II e gli inizi del I millennio a.C. cominciarono a fare scalo sulle coste della Sardegna i Fenici. Lungo le rotte per l'Etruria, la Gallia e l'Iberia, dove questo popolo di audaci navigatori, avveduti mercanti ed abili artigiani si recava per approvvigionarsi di metalli, non poteva essere trascurata, in una navigazione, per quei tempi, di cabotaggio, l'opportunità di sosta che l'Isola costituiva.L'accortezza che i Fenici avevano di stabilire e intrattenere rapporti pacifici con le popolazioni indigene, cui vendevano i prodotti del loro artigianato, fece sì che scali dapprima occasionali diventassero, col tempo, permanenti.Il controllo del territorio circostante seguì, inevitabile per necessità economiche e demografìche, alla prima fase di consolidamento dei centri che erano sorti, ma allora altrettanto inevitabili dovettero anche essere la reazione e l'opposizione dei Protosardi, alimentate sicuramente anche dai Greci che, interessati per parte loro a colonizzare l'Isola, non potevano che contrastare l'affermarsi della leadership fenicia.Nel contesto di belligeranza determinatosi trovano spiegazione i rifasci murari con cui vennero ulterioremente protette le fortezze nuragiche per renderle inespugnabili ai colpi dell'ariete, la nuova arma d'assedio introdotta dai Fenici.Cartagine, la potente colonia che Tiro aveva fondato in Africa, futura antagonista di Roma nel dominio del Mediterraneo, difese nel corso di due guerre, tra il VI ed il IV a. C., gli interessi fenici in Sardegna.Si collocano nel sec. VI a.C. i materiali restituiti dal pozzo nuragico di Nabatòu di Narbolia: sei statuette fìttili integre ed altre frammentarie lavorate al tornio, una placchetta di terracotta prodotta a stampo, recante una figura seduta in trono e vasellame punico.Al V sec. a.C. riporta la muraglia (Sa Muralla) posta nell'abitato di Narbolia e che, raccordata ad un nuraghe complesso ristrutturato e riutilizzato, si sviluppa in linea retta per circa venti metri per piegare poi ad angolo retto: la posizione in un punto strategico, ai piedi dell'altopiano e nel punto in cui affluisce in piana un corso d'acqua, consente la ragionevole ipotesi che si tratti di una struttura militare a carattere difensivo.
ASPETTI STORICI E ARCHEOLOGICI NEL MONTIFERRU (4)
Sul finire del II e gli inizi del I millennio a.C. cominciarono a fare scalo sulle coste della Sardegna i Fenici. Lungo le rotte per l'Etruria, la Gallia e l'Iberia, dove questo popolo di audaci navigatori, avveduti mercanti ed abili artigiani si recava per approvvigionarsi di metalli, non poteva essere trascurata, in una navigazione, per quei tempi, di cabotaggio, l'opportunità di sosta che l'Isola costituiva.L'accortezza che i Fenici avevano di stabilire e intrattenere rapporti pacifici con le popolazioni indigene, cui vendevano i prodotti del loro artigianato, fece sì che scali dapprima occasionali diventassero, col tempo, permanenti.Il controllo del territorio circostante seguì, inevitabile per necessità economiche e demografìche, alla prima fase di consolidamento dei centri che erano sorti, ma allora altrettanto inevitabili dovettero anche essere la reazione e l'opposizione dei Protosardi, alimentate sicuramente anche dai Greci che, interessati per parte loro a colonizzare l'Isola, non potevano che contrastare l'affermarsi della leadership fenicia.Nel contesto di belligeranza determinatosi trovano spiegazione i rifasci murari con cui vennero ulterioremente protette le fortezze nuragiche per renderle inespugnabili ai colpi dell'ariete, la nuova arma d'assedio introdotta dai Fenici.Cartagine, la potente colonia che Tiro aveva fondato in Africa, futura antagonista di Roma nel dominio del Mediterraneo, difese nel corso di due guerre, tra il VI ed il IV a. C., gli interessi fenici in Sardegna.Si collocano nel sec. VI a.C. i materiali restituiti dal pozzo nuragico di Nabatòu di Narbolia: sei statuette fìttili integre ed altre frammentarie lavorate al tornio, una placchetta di terracotta prodotta a stampo, recante una figura seduta in trono e vasellame punico.Al V sec. a.C. riporta la muraglia (Sa Muralla) posta nell'abitato di Narbolia e che, raccordata ad un nuraghe complesso ristrutturato e riutilizzato, si sviluppa in linea retta per circa venti metri per piegare poi ad angolo retto: la posizione in un punto strategico, ai piedi dell'altopiano e nel punto in cui affluisce in piana un corso d'acqua, consente la ragionevole ipotesi che si tratti di una struttura militare a carattere difensivo.