Sono le camere chiuse di un corridoio d’hotel quelli che furono i sogni,quello che sarà la vita. Lei si azzarda a domandare.Sembra la camera 217 un’isola con sole dei Carabi, come un naufragio dove solo arriva il tempo della luce, il giorno di guardarsi allo specchio nudo delle lenzuola. Sono domande gli occhi e le mani e perfino il silenzio volta la testa per vederli brillare, prendere i sogni come si prende il sole, giovani e distesi sul letto. I suoi armadi non hanno bagaglio. Forse puoi udirli.Ma proteggi la tua firma da viaggiatore, perché in un’altra finestra,e muro a muro, il sole della 218 ha la luce ambigua dei giorni nuvolosi, ricordo e futuro,pelle di novembre tra il chiarore o la tempesta. Il viaggiatore è solo.Guarda il televisore come si guardano le fotografie in una casa estranea, come si cercano visi conosciuti tra la folla di una città. Chi aprirà le porte dell’inverno, in che mano la chiave della 219? Non esistono le finestre e il letto vuoto è disposto in modo che lo sconfitto si guardi intorno,si sieda,si svesta e si getti ad aspettare, a navigare la notte imbarcato nei suoi pensieri, quando il mondo non sarà altro che rumore di passi e di voci, dall’altra parte della porta, nel corridoio d’un hotel. Luis Garcìa Montero
CAMERA 219
Sono le camere chiuse di un corridoio d’hotel quelli che furono i sogni,quello che sarà la vita. Lei si azzarda a domandare.Sembra la camera 217 un’isola con sole dei Carabi, come un naufragio dove solo arriva il tempo della luce, il giorno di guardarsi allo specchio nudo delle lenzuola. Sono domande gli occhi e le mani e perfino il silenzio volta la testa per vederli brillare, prendere i sogni come si prende il sole, giovani e distesi sul letto. I suoi armadi non hanno bagaglio. Forse puoi udirli.Ma proteggi la tua firma da viaggiatore, perché in un’altra finestra,e muro a muro, il sole della 218 ha la luce ambigua dei giorni nuvolosi, ricordo e futuro,pelle di novembre tra il chiarore o la tempesta. Il viaggiatore è solo.Guarda il televisore come si guardano le fotografie in una casa estranea, come si cercano visi conosciuti tra la folla di una città. Chi aprirà le porte dell’inverno, in che mano la chiave della 219? Non esistono le finestre e il letto vuoto è disposto in modo che lo sconfitto si guardi intorno,si sieda,si svesta e si getti ad aspettare, a navigare la notte imbarcato nei suoi pensieri, quando il mondo non sarà altro che rumore di passi e di voci, dall’altra parte della porta, nel corridoio d’un hotel. Luis Garcìa Montero