Il cataclisma ha frantumato
i nostri piccoli rifugi del tempo,e stiamo sulle soglie, esitando a decifrareil vento che soffia indietroin questo eterno oscillare e tintinnare di ragnatele.I giganti dell'oblioci trascinano dentroun ricordo senza fine. Siamo cullati nella cerimonia gemella. Aspettiamo,dove non c'è oltre. Il tempo ci soffia attraverso dalla nascita alla morte nutrendo di luce l'oscurità. Cerchiamo di spiegarefinché capiamoche nessuno sase siamo successi davvero.
E il senso delle cose di cui parliamo oggi cambia ogni giorno; ma il loro senso non eccede mai il nostro. Capovolgimenti della trama e del sonnambulismo: strisciamo con l'oscurità nel percorso delle sabbie mobili. Abbiamo disegnato le nostre mappeper paura di perderci.Continuiamo a scomparire,e ancora non riusciamo a smettere di disegnarecon dettagli sempre più fini. Molti di noi sono già morti. Perdiamo il significatonel cercare di capire. come tutte le stelle.Imparando,sappiamo sempre meno. Ritroviamo nel tramonto l'origine delle nostre paure. Poi un fiore del deserto sospira l'inesprimibile. E capiamo che le due metà del cieloruotano attorno a noi; che siamo il tempo.
Solo gli orologi sono vivi. La solitudine dei loro 'tic' cresce in ognuno di noi, silenziose marce della carovana, limite della marea. Pensiamo o siamo pensati? Ci è stato dettodi abitare le rovinee ci siamo riparatisotto queste palpebre Abbiamo toccato questo viso come un libro braille ed abbiamo presto scoperto gli scritti nella luce. Bruciamo finché moriamo,