IL CASELLANTE

INNOCENTI EVASIONI


Fortunato il viandante che lungo il suo cammino incontra se stesso. Beato l’uomo che è in sintonia. Per lui soffia il vento, il sole sorge e tramonta, le montagne resistono al proprio peso: tutto il creato gli appartiene. Nei giorni scorsi, Maria è quasi diventata buddista. Ha letto, d’un sol fiato, un libro bellissimo di Tiziano Terzani, e adesso me lo spiega. Racconta di un viaggio nell’estremo oriente, durante il quale un tale  scambia quattro chiacchiere in amicizia con la propria coscienza, e decidono, di comune accordo, la coscienza e lui, di fermarsi per sempre in Tibet, nel luogo santo del loro primo incontro. A Maria è piaciuto moltissimo. Adesso fantastica di partire anche lei, coi sandali ai piedi e il bastone del pellegrino, lungo le strade di esistenze sconosciute e vite parallele. Io e Maria non ci trasferiremo mai a vivere in Tibet. Il problema non si pone. Sappiamo entrambi che, semplicemente, è impossibile. Per questo ci piace fantasticare la nostra fuga in un monastero tibetano. Non corriamo nessun rischio reale. Ci basta il vago prurito di un’idea. Dunque è deciso per questa estate. Prenderemo un aereo, poi, magari, un pullman scassato, e alla fine, se serve, faremo l’autostop. Scapperemo, quatti quatti, senza avvisare nessuno. Andremo in India,  in Cina e Giappone. Ci convertiremo a tutte le religioni orientali, fino a trovarne una che ci soddisfi. E là resteremo. Sicuro. Certo. Si fa. Questa estate. E’ deciso. Restiamo in contatto. Ciao.