CattiveStrade

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Ci sono stati uomini...Era gennaio di quest’anno, da poco ero ritornato in Italia e da qualche giorno ero su a Reggio Emilia ,d’appoggio da alcune amiche in attesa di trovare casa a Bologna. Un anno di assenza  mi aveva portato alle stelle la voglia di fare, di cimentarmi finalmente in prima persona, cosicche’ appena lessi della manifestazione di Piazza Farnese a Roma per solidarizzare con alcuni magistrati vittima dei soliti vergognosi attacchi, la voglia di andarci era tanta, subito temperata dal senso pratico: economizzare e non perdere tempo nella ricerca casa.E poi c’era un altro problema, chiamiamolo cosi ( eventuale alibi fittizio in realta’): la manifestazione sarebbe stata il giorno dopo,e mica si prende il treno e si parte cosi’ all’improvviso, no???Leggendo di piu’ al riguardo mi imbattei non so se in un video, o semplicemente nella notizia che fra coloro che sarebbero intervenuti dal palco, ci sarebbe stato Salvatore Borsellino.Li’ presi la decisione, senza esitare: quel nome da solo bastava per farmi rifuggere sdegnato da qualsivoglia forma di comodo alibi.Di quella manifestazione avrei dovuto scrivere appena dopo proprio qui sul blog, ci provai anche, ma qualche inconveniente tecnico mi fece desistere dall’ardua impresa di mettere “nero su bianco” il mosaico di emozioni provate quel 28 gennaio.Un mosaico fatto anche di questioni prettamente personali, non solo inerenti la manifestazione.Ma di quella manifestazione, non potro’ mai dimenticare proprio l’intervento di Salvatore Borsellino, che oltre a farmi conoscere per la prima volta l’insieme di inquietanti misteri che ancora avvolge la morte del Fratello, ebbe una funzione ancora piu’ forte che quella meramente conoscitiva: fu un pugno nello stomaco, toccante, struggente , il momento piu’ forte ma anche il piu’ alto dell’intera manifestazione.Da allora mi informai al riguardo, presi ancor di piu’ consapevolezza di alcuni impegni con me stesso e con Qualcun Altro,ma ben poco di pratico: e quel poco di pratico mi ha portato finora a rifuggire certi argomenti qui sul blog, proprio a partire dal primo di cui avrei dovuto scrivere.Non basta questa descrizione per spiegare a chi legge,l’imbarazzo, l’emozione e un certo tipo di paura provate sabato sera a Milano,quando con Salvatore Borsellino ho avuto la fortuna e l’onore di parlarci di persona.Balbettavo,ma allo stesso tempo lo sommergevo di parole, e soprattutto mi scusavo per l’eventuale retorica: li si e’ bloccato, e mi ha detto semplicemente :”Perche’ la chiami retorica?Retorica e’ quando non si prova quel che si dice, e dai tuoi occhi e dalla tua espressione non direi proprio che e’ cosi’”.E io a cercare di spiegargli che a volte le parole banalizzano quel che si ha dentro e poco dopo lui che e’ andato via, quasi di corsa, quasi all’improvviso.L’ho percepito cosi’ quel suo modo di andar via, e mi sono chiesto se fosse dipeso da commozione ( io , ben lungi dal seguire il suo insegnamento di Roma, ero li’ anch’io a piangere al suo cospetto, e , pur non essendomi mai vergognato di piangere in vita mia,  ho  cercato disperatamente di trattenermi, sentendole quelle lacrime inopportune)o forse da qualche particolare stonato che mi riguardava personalmenteLa mia mente malata e’ volte e’ cosi dubbiosa di tutto, che anche sulle cose piu’ importanti si domanda se le stia provando veramente oppure no, o se sia semplicemente un comodo modo per  sembrare migliore soprattutto ai miei occhi.Da qui viene la paura di essere retorico, e da qui la paura che in quella risposta pacata quell’eventualita’ ( e’ retorico chi non prova cio’ che dice)avesse anche un minimo di probabilita’ nel mio caso personale.E se cosi’ ieri sono stato percepito?Ma ancor peggio, se cosi’ fosse veramente?Ammetto che possano essere paranoie eccessive,ma e’  stato tale il coinvolgimento che ho avuto , che mi domando anche il perche’ di ogni apparente dettaglio e anche la motivazione ultima del coinvolgimento in se.In assenza di altri elementi e soprattutto di testimoni che avrebbero potuto dire la loro al riguardo, preferisco non distruggere, per quella che potrebbe essere una mera pippa mentale,l’importanza di cio’ che e’ avvenuto , anche perche’ il modo migliore per rendere reali e coerenti le mie parole di ieri (ma oserei dire le parole che ogni giorno della mia vita mi ripeto da un bel po di tempo)e’ cercare di costruire su esperienze come questa, delle basi piu ‘ solide per quel che voglio fare e per quel che voglio essere