ieri, 18 giugno, mio nonno se n’è andato. silenziosamente, senza disturbare, così com’era lui. non ho fatto in tempo, per una manciata di minuti, ad arrivare in ospedale prima che si addormentasse per sempre. è tutto così … soprannaturale. non mi capacito ancora di quello che è successo. me ne accorgo a tratti, quando sento il magone salire dalla bocca dello stomaco, all’improvviso, e fermarsi lì, per poi tornare giù. inutile dire che mi mancherà. è superfluo. lui per me era come un padre. c’è un vuoto in un angolo del mio cuore che a tratti viene a galla con prepotenza, con la forza dello sconforto. ma c’è anche la consapevolezza che lui ora più che mai è dentro me. quasi non mi capacito che siano mie parole, sembra una frase fatta, ma ... è davvero così. non ha più un corpo, una consistenza fisica ben definita… ma è comunque e sempre al mio fianco … già da ora, lo so. lo sento. quando alzo lo sguardo al cielo non so ancora bene dove puntare lo sguardo … ma ti avverto, nonno, in un tramonto come quello di ieri sera, in uno squarcio di sole tra le nuvole, in una stella solitaria accanto a quello spicchio di luna. so della tua generosità, e del tuo essere premuroso con le persone che amavi. so del tuo crucciarti se non eri in grado di aiutarci a risolvere piccoli grandi problemi. soprattutto negli ultimi tempi. ora hai smesso di soffrire in un corpo che non era più il tuo, consumato dal male. logorato dal dolore. di questo sono contenta. è difficile dirlo, ma sono contenta per te. ma … mi mancherai. e non sai quanto. ciao nonno.