Cris' personal blog

Post N° 116


 la settimana appena trascorsa passata in sordina, pallida ed indistinta come una copia sbiadita di chissà quante altre settimane lavorative. fine settimana piacevole, come sempre, ma che non mi sono goduta appieno come avrei dovuto. lunedì iniziato male. di conseguenza. parlando sabato sera Cinzia mi fa notare che non sembro io in questi giorni. c’è una nota di pessimismo in più del solito e malumore in generale. eppure se mi chiedono “cosa c’è?” non sono in grado di spiegare il motivo del mio essere “spenta”. forse perché non c’è bisogno di un motivo a volte, per essere giù di morale. irritata ed irritante. (e il fatto di risultare pesante agli occhi delle persone a cui tengo mi fa arrabbiare ancora di più) … chi sei tu, che ti permetti di fare il bello e il cattivo tempo, nel mio corpo e con le mie sembianze? sei una presenza scomoda, ingombrante e, se non l’avessi ancora capito, più che sgradita. tu sei solo una brutta copia di me stessa, anzi a pensarci bene non sei nemmeno una copia. non mi somigli affatto. sei solo un concentrato di pessimismo ed atteggiamenti che non mi appartengono. eppure … ogni tanto riesci a prendere il sopravvento, approfittando delle mie debolezze, delle mie esitazioni. mi trasformi in una Cristina che so bene di non essere, e questo mi urta i nervi, ma soprattutto mi ferisce. io, che vivo di emozioni, belle o brutte che siano, ma intense. trasformata in una bambolina senz’anima. dal fare insipido, senza i miei soliti slanci, privata quasi della mia parlantina. dura poco, tutto sommato, ma non posso fare a meno di notarlo. quando mi sento oppressa, oberata di lavoro, sballottata a destra e a manca, in un fare frenetico da togliere il respiro, e che malsopporto, ecco che allora dico basta. mi prende una sensazione di disagio anche fisico, la famosa morsa allo stomaco. di conseguenza mi estraneo. forse per difesa. per proteggere me stessa, i miei sentimenti, il mio essere. in momenti come questi quello di cui ho bisogno è  solo chiudere gli occhi, e lasciar scorrere le lacrime in un tuo abbraccio. da sola proprio non ci riesco, a sfogarmi. l’auto-commiserazione posso dire (con orgoglio) di averla lasciata in un baule da qualche parte … per il momento. ... ma io comunque non sono una roccia … non sono così forte come credete.