l’altra notte ho pianto. ero sola in albergo, sotto le coperte, la testa riversa sul cuscino, raggomitolata su me stessa. tv e riviste non sono servite a tenere lontane tutta quell’ansia e le preoccupazioni recondite che mi porto appresso ormai da un intenso, lunghissimo mese. se guardo indietro a fine agosto il cambiamento è stato radicale: una miriade di nuovi volti, di nuove persone con cui rapportarsi; competenze da acquisire e ricordare al momento giusto, nei primi giorni del primo mese del mio nuovo lavoro; un po’ di disorganizzazione generale, in mezzo alla quale imparare alla svelta a stare a galla; l’essere tenuti di poco conto dai ragazzi milanesi, come presenze passeggere, “colleghi alla lontana” che andranno a lavorare in pianta stabile a piacenza e che verosimilmente non incroceranno mai più. ragazzi molto diversi da noi, abituati al traffico disordinato dell’hinterland milanese, al grigiore dei palazzoni delle zone industriali, alla pioggerellina incessante che scende per ore da un cielo a dir poco smorto. sembrano non badare al fatto che respirano tutto il giorno aria viziata, che non hanno una vita fuori di lì. le molte coppie presenti sul lavoro si sono formate lì, da poco, rinchiudendosi ancor più in un ambiente di per sé già “ingombrante”, per mole di lavoro e per orari. chi arriva da fuori ben lo percepisce. ci si sente fin in trappola, a volte.quello dell’altra sera, da sola, nel buio della stanza, è stato uno sfogo istintivo, di un qualcosa rimandato e represso per troppe settimane. gli altri vedendomi così tesa cercano di tranquillizzarmi, dicendomi che devo solo tenere duro un altro po’ … se non altro per vedere la fine di queste trasferte, di tutti i giorni lontani da D., da casa e dalle mie abitudini. mi piacerebbe potervi parlare di questa esperienza anche nei termini positivi che pur giorno dopo giorno riscontro nel mio lavoro, nel parlare ore con i clienti per progettare un qualcosa secondo le loro esigenze. mi piacerebbe potervi rendere partecipi anche della soddisfazione e dell’impegno profusi per ogni persona che parla e progetta un pezzo di sé con me; delle mance che qualche gentilissimo cliente mi lascia in mano, anche solo per prendermi un caffè. eppure oggi come oggi, forse più che nelle settimane precedenti, le preoccupazioni e il malumore si sono acuiti. forse mi sto preoccupando troppo per nulla, forse sono solo io a farmi scoraggiare dai dettagli della mia vita privata che per forza di cose dovranno cambiare. dagli orari da riorganizzare. forse è perché da troppo tempo mi sto trascurando, e gradualmente questo si sta rivelando controproducente. non sono serena e tranquilla come al principio, sono spesso abbattuta o perplessa per il poi, per quello che verrà; non sono la solita Cristina nemmeno con le amiche e persino con D.ci sono sere dove arrivo così stanca da non avere voglia nemmeno di parlare. trasandata, stanca e affamata. bisognosa solo di una doccia e di un letto, quando invece avrei finalmente tempo per me, e per noi. per tutti i baci e le coccole e gli abbracci da recuperare. mi sento parte integrante di un grosso marchingegno, molto più che una pseudo-arredatrice volenterosa e smaniosa di trovare una soluzione ai casi più “complicati”. uno dei tanti ingranaggi costretto a funzionare ore di fila al giorno senza incepparsi, per terminare solo alle nove di sera. un robottino senza stanchezza, senza emozioni positive o negative ... e senza crisi isteriche. ... io.non.ci.sto. non mi voglio omologare. non sono disposta a rinunciare ad un briciolo di me stessa, e dei miei sentimenti.