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L'INUTILE RICERCA DEL GRANDE BORGHESE


Caro direttore, Giuliano Ferrara ed Angelo Panebianco cercano il «grande borghese» napoletano a cui affidare le sorti della nostra città dolente. Ma la ricerca non sarà facile e le spiego le ragioni.
La prima è che le culture cattolica e socialista hanno creato un humus identitario per il quale, come ricorda John Fowles, la borghesia è « la sola delle tre caste sociali che sinceramente ed abitualmente disprezzi se stessa». Risulta perciò raro che qualcuno rivendichi e dichiari apertamente di essere un borghese. La seconda è che la particolare e ambigua democrazia inveratasi nel dopoguerra a Napoli ha assegnato, in nome della questione meridionale, alla politica, all'azione collettiva e alla spesa pubblica il ruolo centrale nella società. Ha quindi affidato a questi strumenti il compito di sancire, e molto spesso a prescindere dal merito, il successo di imprese e di professionisti.La politica, i partiti, e l' amministrazione pubblica con i «fiumi» di danaro che hanno gestito e manovrato hanno cioè limitato fino a neutralizzarla, l'autonomia dei singoli e dei gruppi. Imprese assistite, cooperative fasulle, politici travestiti da professionisti, e in questa veste nominati ai vertici della sanità o insigniti del ruolo, cospicuamente remunerato, di consulenti o saggi. Per non parlare poi degli studiosi aggiogati al carro della coptazione universitaria, e dei funzionari di stato divenuti « partigiani politici».
La terza ragione, per la quale risulterà davvero difficile trovare il «grande borghese» è che alla competizione umana, al confronto agonistico e di mercato come campi per la selezione e criterio per la distribuzione della ricchezza e degli onori, si è preferito organizzare la selezione delle classi dirigenti sulla base del conformismo ugualitario e dell'adesione al politicamente corretto.Tutto questo si è iscritto nella storia della nostra città, dove la regola è sempre costituita dalla prevalenza dell' eccezione sulla norma, ed ha finito col generare un particolare ordine sociale spontaneo in cui agiscono individualità opache ed irresponsabili.Ristabilire il primato della norma sull'eccezione, del merito sulla cooptazione, della responsabilità (doveri) sul bisogno (diritti), della creatività e del dissenso sul conformismo, insomma, in una parola, restaurare il ruolo ed il primato della borghesia resta un obiettivo auspicabile, ma lontano.         Avv. Vincenzo ImprotaSegretario Sindacato Forense di Napoli (Pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 5-6-2008)