Caro direttore, il professor Cascetta ha proposto criteri meritocratici per accedere alla carriera politica, indicando nel curriculum vitae dell'aspirante politico la strada «maestra» per selezionare le nuove classi dirigenti. In sostanza, egli propone una democrazia della «competenza»: se sai fare qualcosa e lo puoi documentare, puoi anche governare. La proposta appare provocatoria se si pensa alle rivendicazioni fatte, solo qualche anno fa, da Massimo D'Alema sulla necessità di riconoscere alla politica il «nobile» compito di mestiere. Ovviamente se il mestiere non si accompagna ad una vera nobiltà della persona il rischio, anzi la certezza, è che mestieranti incapaci piuttosto che i politici onesti governino la res pubblica con i risultati disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti. Nonostante la provocazione di Cascetta abbia quindi le sue buone ragioni restano però dei dubbi sulla sua proposta. E le spiego il perché. Competente, per definizione, è colui che possiede l'autorità derivante da cultura, esperienza, conoscenza specifica di trattare, discutere, esprimere giudizi e opinioni su un determinato argomento, sia esso di natura tecnica o scientifica. Un competente o un tecnico e l'insieme dei competenti o dei tecnici darebbero vita ad un governo caratterizzato dalla coesistenza in un unico organo di portatori di saperi parcellizzati cioè ad una tecnocrazia. Sarebbero, in sostanza, specialisti di settore impegnati a gestire una funzione contraddistinta, invece, da un alto grado di complessità in un mondo sempre più globalizzato.
E qui sorge il problema. Perché se il compito del politico è proprio quello di mantenere, nonostante gli interessi contrastanti, una visione d'insieme del sociale e del collettivo, una visione che possiamo definire generalista ed ancorata a valori, essere competenti nell'ambito di uno specifico settore della conoscenza non è sufficiente. La politica dunque non è mestiere, né competenza, ma l'antica «arte» di saper riconoscere interessi diversi, poi scegliere indicando prospettive per tutti. È il legame con la gente, con il popolo, il saper ascoltare e decidere. Francamente, non credo che sia possibile definire un curriculum specifico per il politico e a maggior ragione per un leader. Vincenzo Improta -Segretario Sindacato Forense-Napoli (Lettera pubblicata oggi sul Corriere del Mezzogiorno)