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al mare che incanta

Post n°13 pubblicato il 29 Aprile 2014 da estuazione

 

montec

 

Chi sale - o scende, dipende dal molo - su una barca, viene assalito da strani sussulti, richiami invitanti che solo un uomo di pietra, senza cuore, senza cervello e stranamente sprovvisto della benchè minima fantasia, potrebbe declinare. Senti come sfaccettata da brezze guizza l'acqua, sonora nell'eco di un'onda, annusa l'odore di vernice e di sale, vedi  come la carena, elastica nell'acqua, trema di trasparenze, mentre un' àncora di prua silenziosa emerge e sciaborda piano. La chiglia nel fluido solcato apre consistenze oleose, scivolose di dubbio. Io te lo dico: le barche possiedono un segreto, un segreto che custodiscono e proteggono e stimano come il più sacro dei misteri. La maggior parte della gente non va per mare per arrivare in qualche altro porto, come in genere appare, viene dichiarato, anche propagandato. Questa è una specie di bugia che dà alla gente che va per mare l'alibi per continuare a stare lontani dalle loro famiglie e dalle loro case.
Il segreto è questo. La gente va per mare per continuare a sognare. Vanno per mare per fare l'esperienza di quell'istante in cui si sentono vivi, sulla groppa di un'onda che sembra non abbandonarli mai, quando vengono girati e catapultati come fuscelli al vento, o quando insieme alla stabilità smarriscono nelle onde e nel vento anche se stessi. Magari poi si vanteranno di aver fregato i 40° ruggenti ed i 50°urlanti, di quella certa notte di tempesta in cui il mondo e l'oceano si ribaltarono, le dita congelate attaccate alle sartie, i tormenti e le paure che incutevano gli scogli bruni, magari appena intravisti in uno squarcio di luna, ma la realtà è che custodiscono un tesoro, un tesoro prezioso, di cui solo loro sono a conoscenza. Di quella specie di sacrificio rivolto alla divinità del mare, di quel momento in cui tutto avrebbe potuto finire e che invece è continuato. Come dire? una specie di rinascita.

 

 

 
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