Check Point

Post N° 213


Dal blog di Max, una domanda: quando avete mollato qualcuno/a o siete stai mollati, in che rapporti siete rimasti?(stavo scrivendo un commento, ma è diventato tanto lungo che lo scrivo qui)La peggiore esperienza di rottura è stata con il mio ex marito, il padre di mio figlio. L'ho lasciato che lo amavo ancora, ma mi stava distruggendo psicologicamente. Geloso (di nulla), possessivo, svalutativo. E' andato fuori di testa (tu non puoi fare questo a me) ed è diventato violento. Quattro anni di aggressioni, minacce, ricatti spaventosi, inutili denunce. Avevo incubi terribili, in cui mi aspettava per la strada e mi sparava (altro che sguardi, Max!!). Poi finalmente ha smesso grazie ad una diffida fatta da un avvocato penalista, e al fatto che a quel punto aveva una donna (povera lei..). Non abbiamo più avuto rapporti di alcun genere, da quando il figlio è cresciuto abbastanza per non doverlo accompagnare a incontrare il padre. Quando penso a lui, è ancora inquietante, non riesco a non esserne turbata. Credo di non aver mai superato completamente la paura, e ormai, dopo tanti anni, più di venticinque, la sua figura non perderà più per me il segno della paura. Tutto abissalmente diverso con Alberto. Sono stata lasciata, ho sofferto pazzescamente (vent'anni intensissimi insieme), ma non ci siamo mai perduti. Se in questi sette anni ci sono stati periodi in cui non ci siamo frequentati, è stato perché ci sono stati momenti che soffrivo troppo a incontrarlo, o per ragioni che non dipendevano da noi. E' la persona che mi conosce di più al mondo (anche se c'è un altro a cui ho aperto il mio cuore completamente come con lui, ma con quest'ultimo, vedendoci pochissimo, non dividendo vita quotidiana, purtroppo non è la stessa cosa). Però non posso dire che io e Alberto siamo amici. Il concetto di amicizia è inadeguato per definire il rapporto che ci lega. E' un legame di confidenza e comprensione molto profondo, e forse non finirà mai. Tenderei a omettere il 'forse', ma ho visto tanti cambiamenti, e tanti ancora ne avverranno. Non ho più la sicurezza di un tempo. Quando eravamo insieme, dal primo giorno all'ultimo, ci avrei messo la mano sul fuoco che sarebbe durato per sempre. Ho anche tentato di chiudere definitivamente questo rapporto, tra l'altro ero sempre stata convinta che mai avrei potuto rimanere amica di un uomo che avevo amato così profondamente e appassionatamente. Della serie, o tutto o niente.  Anche lui ci ha provato, ma nessuno dei due ci è riuscito. Quello che abbiamo condiviso, i nostri sentimenti, tutto è stato  troppo importante per riuscire a staccarsi definitivamente. Non ho molte altre esperienze, e comunque brevi. Ho chiuso io con il boyfriend tedesco conosciuto a Cuba dopo un anno, fondamentalmente perché c'era troppo disequilibrio di coinvolgimento, e per quanto eravamo diversi. Amava la passionalità ma non sapeva averci a che fare. Educazione teutonica, esperienze diverse. Lui desiderava che rimanessimo amici, ma io non me la sono sentita. Ho preferito che non ci sentissimo più. Mi è dispiaciuto tanto perché sapevo quanto ci tenesse, ma non ci sono riuscita a trasformare il rapporto dentro di me. Credo sia dipeso anche dalla sua personalità. Tutto per lui era sempre molto netto, molto preciso. Credo di essermi resa conto che se fossimo rimasti amici, lui si sarebbe comportato come se non ci fosse mai stato altro fra noi. E questo non posso sopportarlo. Una relazione bella, positiva, come questa era stata per me, anche se breve, anche se non propriamente un amore, non voglio, non potrei mai cancellarla con un colpo di spugna, forzandomi ad una "neutralità" affettiva ed emotiva. Se restano affetto, stima, magari anche un pizzico di tenerezza, e se ci si riesce entrambi (a volte non ce la si fa perché si soffre troppo) è molto bello rimanere amici, dispiacersi dei dispiaceri, gioire delle gioie, di una persona che si è amata. Molti dei miei amici mantengono attraverso gli anni preziose amicizie con ex (coniugi, compagni, amori), e hanno creato vere famiglie allargate. Lo trovo stupendo, è un valore importante, merita lo sforzo di comprendere sé stessi e l'altro/a, e la fatica di venire a patti con il dolore di una rottura.