Check Point

Post N° 179


Sabato sera sono andata alla festa organizzata dal centro sociale Torchiera per Enzo Baldoni. Una festa bella e triste. Ha suonato la Banda degli Ottoni, ha cantato un coro, c'erano i giocolieri di strada del centro sociale, bravissimi, e sono stati recitati testi di Benni. Io sono andata verso le dieci, ma prima c'era una cena, cous cous e vino. Lui voleva così, vino e musica e giocosità. Voleva che il suo funerale fosse soprattutto un omaggio alla vita. Ho ritrovato un gruppetto della ZonkerZone, la list di Enzo, dove sono stata per un paio d'anni. C'era Lele, che ha scritto molto di Enzo e del suo mondo su La Repubblica, il Gialdi, che si occupava dei blogs e delle list quando Enzo partiva per i suoi viaggi, Lulù, Viviana con sua figlia, che non avevo mai incontrato, e altre due o tre persone per me nuove, entrate dopo la mia uscita. Quello che mi resterà impresso dentro per sempre, è la forza serena della sua famiglia. La dolcezza malinconica dei sorrisi, della moglie mentre salutava gli amici stretti intorno, di Gabriella quando è salita sul palco e ha detto che suo padre sarebbe stato felice di questa festa, di Guido alle mie parole inutili e interrotte. Tremavo, e non faceva freddo. Non doveva succedere, non doveva andare così.