Saranno frammenti che emergono da alcuni blogs, o dalle riflessioni sui motivi della chiusura e riapertura di alcuni di essi (non tutti), o da vicende di persone amiche, e anche perché sto leggendo l'ultimo romanzo di Paul Auster, "La notte dell'oracolo", ma da un po' mi pongo domande sulla voglia di "ripartire da zero", facendo piazza pulita di ciò che è stato fino a quel momento. Spesso nasce da un dolore, o da sentimenti di frustrazione, di sconfitta. A volte è la speranza che cancellare e ricominciare una pagina bianca, permetta di cambiare strada abbandonando rimpianti e sensi di colpa. Una nuova occasione, risorse che parevano non esserci più. Nel libro di Auster, ricco di rimandi e di "mise en abîme", il protagonista, lo scrittore Sidney Orr, prende ispirazione da "Il Falcone Maltese" di Hammett, dove Sam Spade racconta la storia di Flitcraft, un uomo molto normale, marito, padre, uomo d'affari benestante, che, dopo essere stato sfiorato da una trave precipitata da un'impalcatura al decimo piano di un palazzo, esce dalla propria vita e scompare. Orr inizia a scrivere un romanzo nel quale, allo stesso modo, è l'evento di vedere la morte negli occhi che spinge il suo personaggio a rompere brutalmente con la propria vita, lasciando la moglie, una professione di successo, un'esistenza che scorre su binari solidi, per prendere un aereo qualsiasi per una città sconosciuta e ricominciare la sua vita da capo.Suggestioni letterarie, certo, ma l'arte parla sempre di noi. E' evidentemente un sogno accarezzato da molti, in un momento o l'altro della propria vita. Pochissimi ci proveranno davvero, il gioco, lo stereotipo è quello della battuta:" -Cara, scendo a comprare le sigarette.- E nessuno lo rivide mai più.." Molto più frequenti sono però gli "azzeramenti" simbolici, che richiedono molto meno coraggio, ma non sono meno significativi per l'anima.Scrive Hammett (citato da Auster): "Gli sembrò che qualcuno avesse scoperchiato la vita permettendogli di scorgerne l'interno". Il motore della fuga è una rivelazione, quindi, almeno apparentemente. E insieme, non meno importante, la realtà di essere sfuggiti per un soffio alla morte si accompagna, paradossalmente, alla sensazione che una parte di sé è morta in quel momento, forse quella parte che prima viveva nella rimozione del pensiero della morte. L'innocenza è morta. Ma invece di diventare consapevolezza, arricchimento della vita, questa nuova coscienza scatena la decisione totalizzante di considerare morta la vita precedente. Come se il pensiero fosse quello che il dono della vita risparmiata si possa accogliere solo con il concetto di rinascita. Rinascita di un nuovo io (una diversa identità), che riparte da zero.L'innocenza è morta. L'innocenza deve rinascere. Questi personaggi non riescono a farne a meno. Perché è necessario essere sfiorati dalla morte per "scorgere l'interno della vita"? Eppure l'unica certezza dell'esistenza, l'unica cosa sulla quale possiamo mettere la mano sul fuoco, è che moriremo. Perché è così difficile vedere lucidamente la cresta sulla quale camminiamo da sempre, in bilico tra libertà e sicurezza? In realtà, camminiamo volta a volta di quà o di là, e spesso rimpiangendo l'altra valle..Ma non c'è un Eden, non c'è mai stato. Non c'è un paradiso da raggiungere, o al quale ritornare. Infatti, anche nella finzione letteraria, questi personaggi che scompaiono alla propria esistenza per inventarsene un'altra, finiscono per (ri)mettersi in trappola. Flitcraft, il personaggio narrato da Hammett, dopo aver girovagato per un paio d'anni finisce in una cittadina dove sposa una donna che è praticamente la sosia di sua moglie. "Credo che non si rese nemmeno conto di essersi naturalmente risistemato nello stesso tran tran da cui era evaso. (...) Lui si era adeguato ad una situazione di travi che cadevano, e quando queste smisero di cadere si adeguò a una situazione di travi che non cadevano." conclude Sam Spade nel romanzo.Io non posso fare a meno di vederci tutti i pericoli del pensiero magico (i "segni" che ci indicherebbero una svolta esistenziale) ma soprattutto dell'illusione che basti un gesto (per quanto sovversivo) per poter abbandonare alle nostre spalle le parti di noi stessi che rifiutiamo di riconoscere, che ci spaventano. E che, per quanto le rimuoviamo dalla coscienza, continuano ad agire, fuori da ogni consapevolezza, e quindi da ogni controllo.Il tempo dell'anima e quello dell'esperienza non può essere annullato con la volontà. Quando tagliamo via dalla coscienza una parte della nostra vita, siamo condannati a ripetere. Alla ricerca dell'innocenza perduta, amputiamo parti di noi che potrebbero davvero aiutarci a vivere, ad essere migliori, e anche più felici.
Post N° 192
Saranno frammenti che emergono da alcuni blogs, o dalle riflessioni sui motivi della chiusura e riapertura di alcuni di essi (non tutti), o da vicende di persone amiche, e anche perché sto leggendo l'ultimo romanzo di Paul Auster, "La notte dell'oracolo", ma da un po' mi pongo domande sulla voglia di "ripartire da zero", facendo piazza pulita di ciò che è stato fino a quel momento. Spesso nasce da un dolore, o da sentimenti di frustrazione, di sconfitta. A volte è la speranza che cancellare e ricominciare una pagina bianca, permetta di cambiare strada abbandonando rimpianti e sensi di colpa. Una nuova occasione, risorse che parevano non esserci più. Nel libro di Auster, ricco di rimandi e di "mise en abîme", il protagonista, lo scrittore Sidney Orr, prende ispirazione da "Il Falcone Maltese" di Hammett, dove Sam Spade racconta la storia di Flitcraft, un uomo molto normale, marito, padre, uomo d'affari benestante, che, dopo essere stato sfiorato da una trave precipitata da un'impalcatura al decimo piano di un palazzo, esce dalla propria vita e scompare. Orr inizia a scrivere un romanzo nel quale, allo stesso modo, è l'evento di vedere la morte negli occhi che spinge il suo personaggio a rompere brutalmente con la propria vita, lasciando la moglie, una professione di successo, un'esistenza che scorre su binari solidi, per prendere un aereo qualsiasi per una città sconosciuta e ricominciare la sua vita da capo.Suggestioni letterarie, certo, ma l'arte parla sempre di noi. E' evidentemente un sogno accarezzato da molti, in un momento o l'altro della propria vita. Pochissimi ci proveranno davvero, il gioco, lo stereotipo è quello della battuta:" -Cara, scendo a comprare le sigarette.- E nessuno lo rivide mai più.." Molto più frequenti sono però gli "azzeramenti" simbolici, che richiedono molto meno coraggio, ma non sono meno significativi per l'anima.Scrive Hammett (citato da Auster): "Gli sembrò che qualcuno avesse scoperchiato la vita permettendogli di scorgerne l'interno". Il motore della fuga è una rivelazione, quindi, almeno apparentemente. E insieme, non meno importante, la realtà di essere sfuggiti per un soffio alla morte si accompagna, paradossalmente, alla sensazione che una parte di sé è morta in quel momento, forse quella parte che prima viveva nella rimozione del pensiero della morte. L'innocenza è morta. Ma invece di diventare consapevolezza, arricchimento della vita, questa nuova coscienza scatena la decisione totalizzante di considerare morta la vita precedente. Come se il pensiero fosse quello che il dono della vita risparmiata si possa accogliere solo con il concetto di rinascita. Rinascita di un nuovo io (una diversa identità), che riparte da zero.L'innocenza è morta. L'innocenza deve rinascere. Questi personaggi non riescono a farne a meno. Perché è necessario essere sfiorati dalla morte per "scorgere l'interno della vita"? Eppure l'unica certezza dell'esistenza, l'unica cosa sulla quale possiamo mettere la mano sul fuoco, è che moriremo. Perché è così difficile vedere lucidamente la cresta sulla quale camminiamo da sempre, in bilico tra libertà e sicurezza? In realtà, camminiamo volta a volta di quà o di là, e spesso rimpiangendo l'altra valle..Ma non c'è un Eden, non c'è mai stato. Non c'è un paradiso da raggiungere, o al quale ritornare. Infatti, anche nella finzione letteraria, questi personaggi che scompaiono alla propria esistenza per inventarsene un'altra, finiscono per (ri)mettersi in trappola. Flitcraft, il personaggio narrato da Hammett, dopo aver girovagato per un paio d'anni finisce in una cittadina dove sposa una donna che è praticamente la sosia di sua moglie. "Credo che non si rese nemmeno conto di essersi naturalmente risistemato nello stesso tran tran da cui era evaso. (...) Lui si era adeguato ad una situazione di travi che cadevano, e quando queste smisero di cadere si adeguò a una situazione di travi che non cadevano." conclude Sam Spade nel romanzo.Io non posso fare a meno di vederci tutti i pericoli del pensiero magico (i "segni" che ci indicherebbero una svolta esistenziale) ma soprattutto dell'illusione che basti un gesto (per quanto sovversivo) per poter abbandonare alle nostre spalle le parti di noi stessi che rifiutiamo di riconoscere, che ci spaventano. E che, per quanto le rimuoviamo dalla coscienza, continuano ad agire, fuori da ogni consapevolezza, e quindi da ogni controllo.Il tempo dell'anima e quello dell'esperienza non può essere annullato con la volontà. Quando tagliamo via dalla coscienza una parte della nostra vita, siamo condannati a ripetere. Alla ricerca dell'innocenza perduta, amputiamo parti di noi che potrebbero davvero aiutarci a vivere, ad essere migliori, e anche più felici.