Ho uno strano rapporto con Roma, da sempre. Tornati ieri dal concerto che l’orchestra in cui suona Davide ha dato in città, ho riflettuto sulle sensazioni che Roma ogni volta mi offre. E’ bella, è vero, ma io a Roma mi sento come se fossi all’estero. Non so come spiegarmi. Non la sento mia, non mi appartiene. Ci sono posti al mondo dove anche se non ci ho mai messo piede mi sento subito a mio agio. A Roma no, non mi succede. Sono rimasto un provinciale, in fondo. Un ragazzo invecchiato del nord, uno che prende la bicicletta e in cinque minuti è fuori città, a pedalare sul fiume. Anche quando stavo a Torino era così. In fondo Torino non è poi questa grande metropoli. A Roma mi ci perdo. E perdo un sacco di tempo fra uno spostamento e l’altro. Roma non la comprendo, in fondo. Mi è sempre un poco estranea, anche quando sto a casa di amici, com’è successo questa volta. E’ caotica, disordinata, di un disordine anarchico che non mi piace. Eppure ne subisco in un certo qual modo il fascino. Tutte le volte che ci vado comprendo appieno lo scollamento che c’è fra la gente e la politica. E mi fanno paura la quantità dei ministeri, degli uffici pubblici, degli apparati statali che la sovrastano. Non conosco nessun altra capitale dove lo Stato sia così sfacciatamente incombente. In una chiesa del centro ho visto una cosa che mi ha lasciato di sasso. In una bacheca posta all’ingresso, lunga e rettangolare, c’era tutta una serie di opuscoletti, dei vademecum del buon cattolico cristiano. Ogni libricino aveva lo scopo di rispondere a domande ben precise, quelle che, secondo la Chiesa, appunto, ogni essere umano dovrebbe porsi. E per ogni domanda c’è una risposta pronta, preconfezionata. Ne ricordo alcune: “Perché la Chiesa dice no ai DICO “ ( e chi ne ha sentito più parlare?), “Gesù sì, Chiesa no ?“ “ Il Cristiano e l’immigrazione”. Ne ho letti alcuni e il contenuto mi ha lasciato senza parole. “ No alle cellule staminali embrionali”- E per fortuna che negli States pare che da ora in poi si possa lavorare sulle staminali derivate proprio dagli embrioni. Per aiutare coloro che da pochissimo sono paralizzati, o per le malattie del sistema nervoso centrale. Silvia ha pianto quando ha sentito la notizia. A me è venuto in mente il lurido opuscoletto dei cattolici. Ci sono più chiese che alberi a Roma. Ho visto anche che di recente hanno affisso ovunque un manifesto in risposta a quello che circolava sugli autobus di Barcellona e di Genova. “ Dio non esiste” recitava lo slogan degli atei. “Dio esiste. E anche gli atei lo sanno” recitava quest’altro. Che perdita di tempo! Come se questo risolvesse qualcosa. Sto cavolo di religione sempre fra i piedi. A teatro c’era la Ventura. Chissà cos’avrà fatto ai denti per averceli così bianchi? E’ fuggita subito dopo il gran finale, scortata dalle guardie del corpo. Le gente era ammirata e stupita da tanta bellezza. Sarà. Sicuro che se per caso avessero incrociato David Robertson nessuno lo avrebbe riconosciuto. A Roma come a Milano, ovviamente. In Piazza di Spagna ho incrociato Tremonti. Lui si che si fida ad andare in giro senza la guardia del corpo. E fa male. Poi ho visto un’altra Roma, quella della gente comune, quella degli immigrati, quella delle badanti, delle peruviane, delle filippine, delle rumene. E allora, per un attimo, mi sono sentito come a casa.Dio è con noi?
titolo obbligatorio...eh?
Ho uno strano rapporto con Roma, da sempre. Tornati ieri dal concerto che l’orchestra in cui suona Davide ha dato in città, ho riflettuto sulle sensazioni che Roma ogni volta mi offre. E’ bella, è vero, ma io a Roma mi sento come se fossi all’estero. Non so come spiegarmi. Non la sento mia, non mi appartiene. Ci sono posti al mondo dove anche se non ci ho mai messo piede mi sento subito a mio agio. A Roma no, non mi succede. Sono rimasto un provinciale, in fondo. Un ragazzo invecchiato del nord, uno che prende la bicicletta e in cinque minuti è fuori città, a pedalare sul fiume. Anche quando stavo a Torino era così. In fondo Torino non è poi questa grande metropoli. A Roma mi ci perdo. E perdo un sacco di tempo fra uno spostamento e l’altro. Roma non la comprendo, in fondo. Mi è sempre un poco estranea, anche quando sto a casa di amici, com’è successo questa volta. E’ caotica, disordinata, di un disordine anarchico che non mi piace. Eppure ne subisco in un certo qual modo il fascino. Tutte le volte che ci vado comprendo appieno lo scollamento che c’è fra la gente e la politica. E mi fanno paura la quantità dei ministeri, degli uffici pubblici, degli apparati statali che la sovrastano. Non conosco nessun altra capitale dove lo Stato sia così sfacciatamente incombente. In una chiesa del centro ho visto una cosa che mi ha lasciato di sasso. In una bacheca posta all’ingresso, lunga e rettangolare, c’era tutta una serie di opuscoletti, dei vademecum del buon cattolico cristiano. Ogni libricino aveva lo scopo di rispondere a domande ben precise, quelle che, secondo la Chiesa, appunto, ogni essere umano dovrebbe porsi. E per ogni domanda c’è una risposta pronta, preconfezionata. Ne ricordo alcune: “Perché la Chiesa dice no ai DICO “ ( e chi ne ha sentito più parlare?), “Gesù sì, Chiesa no ?“ “ Il Cristiano e l’immigrazione”. Ne ho letti alcuni e il contenuto mi ha lasciato senza parole. “ No alle cellule staminali embrionali”- E per fortuna che negli States pare che da ora in poi si possa lavorare sulle staminali derivate proprio dagli embrioni. Per aiutare coloro che da pochissimo sono paralizzati, o per le malattie del sistema nervoso centrale. Silvia ha pianto quando ha sentito la notizia. A me è venuto in mente il lurido opuscoletto dei cattolici. Ci sono più chiese che alberi a Roma. Ho visto anche che di recente hanno affisso ovunque un manifesto in risposta a quello che circolava sugli autobus di Barcellona e di Genova. “ Dio non esiste” recitava lo slogan degli atei. “Dio esiste. E anche gli atei lo sanno” recitava quest’altro. Che perdita di tempo! Come se questo risolvesse qualcosa. Sto cavolo di religione sempre fra i piedi. A teatro c’era la Ventura. Chissà cos’avrà fatto ai denti per averceli così bianchi? E’ fuggita subito dopo il gran finale, scortata dalle guardie del corpo. Le gente era ammirata e stupita da tanta bellezza. Sarà. Sicuro che se per caso avessero incrociato David Robertson nessuno lo avrebbe riconosciuto. A Roma come a Milano, ovviamente. In Piazza di Spagna ho incrociato Tremonti. Lui si che si fida ad andare in giro senza la guardia del corpo. E fa male. Poi ho visto un’altra Roma, quella della gente comune, quella degli immigrati, quella delle badanti, delle peruviane, delle filippine, delle rumene. E allora, per un attimo, mi sono sentito come a casa.Dio è con noi?