Così Lorenzo ci ha chiamato da Torino. Eravamo stati da lui un paio di settimane fa, approfittando di un concerto di Davide da quelle parti. Lo abbiamo trovato spento, pallido, smagrito. “Sun na vegia!” ci aveva detto in dialetto, sono una vecchia, ci aveva detto, con il suo solito sorriso allegro, per non farci preoccupare. Prima che uscissimo il medico ci ha detto che Lorenzo non sta bene davvero. Non sanno nemmeno loro di cosa si tratti. Certo, il diabete che lo affligge da anni, la vecchiaia e, non da ultimo, la vita che ha fatto per tanti e tanti anni. Lo abbiamo lasciato solo dopo esserci assicurati che l’infermiera avesse tutti i nostri numeri. Lui ha fatto finta di nulla quando ce ne siamo andati, ma io l’ho visto che piangeva. Le lacrime gli rigavano le guance scavate. Non ci ho dormito una notte intera. Ha chiamato Lorenzo, la settimana scorsa. Lo sapevo che avrebbe chiamato. “E adesso che cosa facciamo?” ha chiesto Davide “ mica lo possiamo lasciare da solo proprio adesso che non sta bene? Mica che noi possiamo fare su e giù tutte le settimane?” No, è oggettivamente impossibile. Lia non conosce Lorenzo ed è molto incuriosita. “ Vedi, Lia, Lorenzo è un nostro amico, un amico da tanto tempo, un amico nostro e della nonna. Era un grande amico del nonno Lupo Grigio, sai?” le spieghiamo brevemente. “ Lorenzo è un po’ strano, Lia. E’ un uomo, ma si veste come se fosse una donna e porta sempre una parrucca bionda” “ E’ biondo come me allora!” grida lei esultante. Sorridiamo tutti. Silvia ci guarda di traverso : “So che cosa avente in mente. Bene, io lo so che è la cosa migliore da fare, ma vi dico subito che io non reggerei un’altra storia come quella con Paolino. Questo è escluso ragazzi, io non ce la faccio davvero. Ci manca solo più questa. No ragazzi, no no e no. E che cazzo! Non so nemmeno quanto resterà a me da vivere, non so neppure se domani mi alzerò dal letto oppure no, non so se il mese prossimo riuscirò ancora a camminare sulle mie gambe o se dovrete spostarmi su di una sedie a rotelle! Non voglio altri pensieri io!” Cala il silenzio. Lia ci guarda e non capisce. Una volta che non riuscivo a dormire mi sono alzato di notte e ho trovato mia madre che trafficava con delle vecchie foto. Mi sono avvicinato a lei, nella casa fredda di questo inverno che non finisce, lei mi ha accarezzato le guance ispide e mi ha messo fra le mani le foto di Lorenzo, insieme a mio padre, ai tempi della fabbrica. Lui era piccolo e magro quando era vestito da uomo. Sorrideva nella sua tuta blu, vicino a quel gigante di mio padre. “ Mi ho so tosato che xe dura. Xe dura Alex, pero quea xe a vita. Mi no voglio che se mora solo a Francesina, Alex. Xe un amico vero, xe un amico de tuti liù." La mattina Silvia viene nella nostra stanza e ci porta il caffè. Si siede sul letto, carezza la testa di Davide e mi guarda seria. “ Sono stata una stronza, vero?” Io le sorrido “ Silvia, siamo una famiglia, anche tu ne fai parte, e dobbiamo essere tutti d’accordo, se no non se ne fa niente. Ti capiamo tutti. Hai ragione, è già abbastanza dura così.” Lei tace. “ Quando pensate di portarlo qua?” Davide le tocca le tette. “ Porco!” lei ride. “ Cazzo, mai una volta che si faccia come dico io però! Non è giusto!” “Sei proprio una stronza Silvia” le sussurra Davide. “ Insomma, siete sicuri che ce li abbiamo i soldi per far stare qua un’altra persona? Nessuno di noi sta lavorando molto in questo periodo. E poi si può sapere dove intendete metterlo?” “ Una sistemazione la troveremo Silvia, vedrai” dice Davide “ l’importante è che siamo tutti convinti”. Dopo pranzo, quel giorno, mia madre, quando tutti se ne sono andati, mi stringe in un abbraccio tenero e piange. Non dice nulla. Mi guarda grata e muta. Quel pomeriggio abbiamo chiamato noi Lorenzo, dopo aver parlato con la direzione del Pensionato. “ Ti va bene se veniamo a prenderti domenica? Ce la fai a far su tutte le tue cose?” Sulle prime ha fatto finta di non capire, poi ha detto no, non lascio Torino, la mè Turin, dopo è rimasto in silenzio. “ Allora?” ho detto io facendo lo spazientito. Così domenica si va a prenderlo in macchina, Lorenzo. E’ così che vanno le cose nel mondo. Solo così potrebbe essere.La sera Davide si stende sul letto esausto. Ha suonato tutto il giorno. Gli fanno male le mani. Lo guardo mentre chiude gli occhi. Penso che questo ragazzo bellissimo avrebbe meritato una vita diversa da quella che gli ho fatto vivere io. “ Penso che tu avresti meritato qualcos’altro dalla vita” gli dico. Lui apre gli occhi e mi guarda. Il suoi occhi trasparenti puntati nei miei occhi neri. “ Vieni qua” mi dice stendendo un braccio verso di me. “ Tu non mi hai costretto a nulla che io non abbia voluto.” Gli sorrido piano. Ho freddo a volte in questa casa. Ho freddo come un tempo. Come tanti anni fa. Ti guardo Davide. Ti guardo ancora oggi, dopo tanti anni. Ti guardo mentre mangi, mentre pensi, mentre dormi, mentre lavori. Ed ogni volta mi stupisco di come tu possa avere scelto me, fra mille altri, per questo percorso terribile e bellissimo che è stata la nostra vita. La mia vita senza di te, prima di te. Com’è stata quella vita Davide? Non ricordo nemmeno più. Ti guardo e come d’incanto mi passano ogni volta la nostalgia e la tristezza e la paura. Perfino il freddo che ho dentro se ne va come d’incanto. Resta solo questa sottile malinconia, questo piccolo dolore vago che colmo con le carezze delle tue mani, con la melodia dolce della tua voce, con la mia bocca sul tuo respiro.Nuvole bianche
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Così Lorenzo ci ha chiamato da Torino. Eravamo stati da lui un paio di settimane fa, approfittando di un concerto di Davide da quelle parti. Lo abbiamo trovato spento, pallido, smagrito. “Sun na vegia!” ci aveva detto in dialetto, sono una vecchia, ci aveva detto, con il suo solito sorriso allegro, per non farci preoccupare. Prima che uscissimo il medico ci ha detto che Lorenzo non sta bene davvero. Non sanno nemmeno loro di cosa si tratti. Certo, il diabete che lo affligge da anni, la vecchiaia e, non da ultimo, la vita che ha fatto per tanti e tanti anni. Lo abbiamo lasciato solo dopo esserci assicurati che l’infermiera avesse tutti i nostri numeri. Lui ha fatto finta di nulla quando ce ne siamo andati, ma io l’ho visto che piangeva. Le lacrime gli rigavano le guance scavate. Non ci ho dormito una notte intera. Ha chiamato Lorenzo, la settimana scorsa. Lo sapevo che avrebbe chiamato. “E adesso che cosa facciamo?” ha chiesto Davide “ mica lo possiamo lasciare da solo proprio adesso che non sta bene? Mica che noi possiamo fare su e giù tutte le settimane?” No, è oggettivamente impossibile. Lia non conosce Lorenzo ed è molto incuriosita. “ Vedi, Lia, Lorenzo è un nostro amico, un amico da tanto tempo, un amico nostro e della nonna. Era un grande amico del nonno Lupo Grigio, sai?” le spieghiamo brevemente. “ Lorenzo è un po’ strano, Lia. E’ un uomo, ma si veste come se fosse una donna e porta sempre una parrucca bionda” “ E’ biondo come me allora!” grida lei esultante. Sorridiamo tutti. Silvia ci guarda di traverso : “So che cosa avente in mente. Bene, io lo so che è la cosa migliore da fare, ma vi dico subito che io non reggerei un’altra storia come quella con Paolino. Questo è escluso ragazzi, io non ce la faccio davvero. Ci manca solo più questa. No ragazzi, no no e no. E che cazzo! Non so nemmeno quanto resterà a me da vivere, non so neppure se domani mi alzerò dal letto oppure no, non so se il mese prossimo riuscirò ancora a camminare sulle mie gambe o se dovrete spostarmi su di una sedie a rotelle! Non voglio altri pensieri io!” Cala il silenzio. Lia ci guarda e non capisce. Una volta che non riuscivo a dormire mi sono alzato di notte e ho trovato mia madre che trafficava con delle vecchie foto. Mi sono avvicinato a lei, nella casa fredda di questo inverno che non finisce, lei mi ha accarezzato le guance ispide e mi ha messo fra le mani le foto di Lorenzo, insieme a mio padre, ai tempi della fabbrica. Lui era piccolo e magro quando era vestito da uomo. Sorrideva nella sua tuta blu, vicino a quel gigante di mio padre. “ Mi ho so tosato che xe dura. Xe dura Alex, pero quea xe a vita. Mi no voglio che se mora solo a Francesina, Alex. Xe un amico vero, xe un amico de tuti liù." La mattina Silvia viene nella nostra stanza e ci porta il caffè. Si siede sul letto, carezza la testa di Davide e mi guarda seria. “ Sono stata una stronza, vero?” Io le sorrido “ Silvia, siamo una famiglia, anche tu ne fai parte, e dobbiamo essere tutti d’accordo, se no non se ne fa niente. Ti capiamo tutti. Hai ragione, è già abbastanza dura così.” Lei tace. “ Quando pensate di portarlo qua?” Davide le tocca le tette. “ Porco!” lei ride. “ Cazzo, mai una volta che si faccia come dico io però! Non è giusto!” “Sei proprio una stronza Silvia” le sussurra Davide. “ Insomma, siete sicuri che ce li abbiamo i soldi per far stare qua un’altra persona? Nessuno di noi sta lavorando molto in questo periodo. E poi si può sapere dove intendete metterlo?” “ Una sistemazione la troveremo Silvia, vedrai” dice Davide “ l’importante è che siamo tutti convinti”. Dopo pranzo, quel giorno, mia madre, quando tutti se ne sono andati, mi stringe in un abbraccio tenero e piange. Non dice nulla. Mi guarda grata e muta. Quel pomeriggio abbiamo chiamato noi Lorenzo, dopo aver parlato con la direzione del Pensionato. “ Ti va bene se veniamo a prenderti domenica? Ce la fai a far su tutte le tue cose?” Sulle prime ha fatto finta di non capire, poi ha detto no, non lascio Torino, la mè Turin, dopo è rimasto in silenzio. “ Allora?” ho detto io facendo lo spazientito. Così domenica si va a prenderlo in macchina, Lorenzo. E’ così che vanno le cose nel mondo. Solo così potrebbe essere.La sera Davide si stende sul letto esausto. Ha suonato tutto il giorno. Gli fanno male le mani. Lo guardo mentre chiude gli occhi. Penso che questo ragazzo bellissimo avrebbe meritato una vita diversa da quella che gli ho fatto vivere io. “ Penso che tu avresti meritato qualcos’altro dalla vita” gli dico. Lui apre gli occhi e mi guarda. Il suoi occhi trasparenti puntati nei miei occhi neri. “ Vieni qua” mi dice stendendo un braccio verso di me. “ Tu non mi hai costretto a nulla che io non abbia voluto.” Gli sorrido piano. Ho freddo a volte in questa casa. Ho freddo come un tempo. Come tanti anni fa. Ti guardo Davide. Ti guardo ancora oggi, dopo tanti anni. Ti guardo mentre mangi, mentre pensi, mentre dormi, mentre lavori. Ed ogni volta mi stupisco di come tu possa avere scelto me, fra mille altri, per questo percorso terribile e bellissimo che è stata la nostra vita. La mia vita senza di te, prima di te. Com’è stata quella vita Davide? Non ricordo nemmeno più. Ti guardo e come d’incanto mi passano ogni volta la nostalgia e la tristezza e la paura. Perfino il freddo che ho dentro se ne va come d’incanto. Resta solo questa sottile malinconia, questo piccolo dolore vago che colmo con le carezze delle tue mani, con la melodia dolce della tua voce, con la mia bocca sul tuo respiro.Nuvole bianche