La casa nuova mi è ancora in qualche modo estranea. Non mi affeziono più a nulla da qualche tempo. Alla gente sempre, alle cose mai. Che sensazione strana! A volte penso che vivere qui o altrove sarebbe la stessa identica cosa. In effetti è cambiato solo il panorama. La mia gente è rimasta la stessa. Ora che qui con noi abbiamo anche Lorenzo non ci sono più problemi. Anche mio padre e Paolino sono qui con noi adesso. Il ciclo è completo, dunque. Eppure, sebbene io mi trovi nella mia terra, finalmente, non provo un’emozione particolare. La lingua sì. Quella mi piace molto. Ho riperso a parlare dialetto in poco più di qualche settimana. Come un tempo, come se lo avessi parlato continuamente in tutti questi anni. Anche questo è stano, in un certo senso. A volte, se mi alzo di notte, sbaglio ancora direzione per andare in bagno e mi ritrovo nella stanza di Lia o in quella di mia madre. I primi tempi che ero qui ho cercato d’imporre un ordine regolare alle cose. Come le pulizie, ad esempio. Non è facile convivere in sette e mantenere la casa perfettamente ordinata e pulita. Sembravo una casalinga disperata. Continuavo a passare il panno sui mobili in maniera ossessiva. E alla stessa maniera lavavo i pavimenti e la cucina. Ho perfino cercato d’impormi un ordine alimentare. Se fosse per me mangerei panini tutti i santi giorni, o banane o gelati o la prima cosa che trovo nel frigo. Davide s’arrabbia moltissimo ancora adesso per questa cosa. Quando ci siamo conosciuti, ormai quattordici anni fa, campavo con quello che mi capitava sotto mano. Mi piace mangiare, amo il cibo, la compagnia della buona tavola, ma sono assolutamente negato a cucinare qualunque cosa. Davide dice che perfino il caffè che faccio io fa sinceramente schifo. Spesso infatti uso quello solubile. La pigrizia che mi assale davanti ai fornelli è insormontabile. E' troppo grande l'energia che devo metterci e allora preferisco dedicare quell'energia ad altro.Tutt’al più riesco a comporre un piatto assemblando delle cose che compro al supermercato; affettati, salumi, pomodori, pane, ma non ce la faccio a cucinare davvero. Spesso, se lavoro nella camera oscura, non mi accorgo nemmeno del tempo che passa e salto regolarmente i pasti. A meno che qualcuno non mi scandisca i tempi. In realtà posso ingoiare quasi qualunque cosa per sopravvivere. A casa nostra siamo sempre stati tutti così, tranne mia madre Mia sorella si è data una mossa per forza solo dopo la nascita di Lia. Così mia madre, con l’aiuto prezioso di Davide, di solito cucina per tutti. Cucina montagne di cibo. Cucina cose mirabolanti, deliziose e complicatissime. E’ molto comodo talvolta, lo ammetto. Stasera ha fatto le frittelle veneziane, quei dolci deliziosi fatti di pasta, canditi e pinoli, a volte ripiene di crema o di zabaglione. Ed è la stessa emozione di quando era bambino che mi assale davanti a quei dolci così poveri e semplici che hanno per me tutto il sapore dell’ infanzia perduta e lontana. Sto sistemando il terrazzo. Mi piace l’idea di un balcone fiorito, anche se la stessa casa è già immersa nel verde del parco e non vedo l’ora che muoia quest’inverno lunghissimo ed eterno per godermi le prime foglie che sbocceranno sugli alberi. Ma questa non è casa mia. E’ il luogo in cui vivo. Non so nemmeno se ci sia la mondo un luogo che io possa definire mio o casa. Non credo. E tuttavia mi è davvero leggero questo vivere come sospeso, qui o altrove. Con le aspettative ridotte al minimo. Sempre meno aspettative. E una mente ed un cuore un poco più liberi, mi pare.
la casa
La casa nuova mi è ancora in qualche modo estranea. Non mi affeziono più a nulla da qualche tempo. Alla gente sempre, alle cose mai. Che sensazione strana! A volte penso che vivere qui o altrove sarebbe la stessa identica cosa. In effetti è cambiato solo il panorama. La mia gente è rimasta la stessa. Ora che qui con noi abbiamo anche Lorenzo non ci sono più problemi. Anche mio padre e Paolino sono qui con noi adesso. Il ciclo è completo, dunque. Eppure, sebbene io mi trovi nella mia terra, finalmente, non provo un’emozione particolare. La lingua sì. Quella mi piace molto. Ho riperso a parlare dialetto in poco più di qualche settimana. Come un tempo, come se lo avessi parlato continuamente in tutti questi anni. Anche questo è stano, in un certo senso. A volte, se mi alzo di notte, sbaglio ancora direzione per andare in bagno e mi ritrovo nella stanza di Lia o in quella di mia madre. I primi tempi che ero qui ho cercato d’imporre un ordine regolare alle cose. Come le pulizie, ad esempio. Non è facile convivere in sette e mantenere la casa perfettamente ordinata e pulita. Sembravo una casalinga disperata. Continuavo a passare il panno sui mobili in maniera ossessiva. E alla stessa maniera lavavo i pavimenti e la cucina. Ho perfino cercato d’impormi un ordine alimentare. Se fosse per me mangerei panini tutti i santi giorni, o banane o gelati o la prima cosa che trovo nel frigo. Davide s’arrabbia moltissimo ancora adesso per questa cosa. Quando ci siamo conosciuti, ormai quattordici anni fa, campavo con quello che mi capitava sotto mano. Mi piace mangiare, amo il cibo, la compagnia della buona tavola, ma sono assolutamente negato a cucinare qualunque cosa. Davide dice che perfino il caffè che faccio io fa sinceramente schifo. Spesso infatti uso quello solubile. La pigrizia che mi assale davanti ai fornelli è insormontabile. E' troppo grande l'energia che devo metterci e allora preferisco dedicare quell'energia ad altro.Tutt’al più riesco a comporre un piatto assemblando delle cose che compro al supermercato; affettati, salumi, pomodori, pane, ma non ce la faccio a cucinare davvero. Spesso, se lavoro nella camera oscura, non mi accorgo nemmeno del tempo che passa e salto regolarmente i pasti. A meno che qualcuno non mi scandisca i tempi. In realtà posso ingoiare quasi qualunque cosa per sopravvivere. A casa nostra siamo sempre stati tutti così, tranne mia madre Mia sorella si è data una mossa per forza solo dopo la nascita di Lia. Così mia madre, con l’aiuto prezioso di Davide, di solito cucina per tutti. Cucina montagne di cibo. Cucina cose mirabolanti, deliziose e complicatissime. E’ molto comodo talvolta, lo ammetto. Stasera ha fatto le frittelle veneziane, quei dolci deliziosi fatti di pasta, canditi e pinoli, a volte ripiene di crema o di zabaglione. Ed è la stessa emozione di quando era bambino che mi assale davanti a quei dolci così poveri e semplici che hanno per me tutto il sapore dell’ infanzia perduta e lontana. Sto sistemando il terrazzo. Mi piace l’idea di un balcone fiorito, anche se la stessa casa è già immersa nel verde del parco e non vedo l’ora che muoia quest’inverno lunghissimo ed eterno per godermi le prime foglie che sbocceranno sugli alberi. Ma questa non è casa mia. E’ il luogo in cui vivo. Non so nemmeno se ci sia la mondo un luogo che io possa definire mio o casa. Non credo. E tuttavia mi è davvero leggero questo vivere come sospeso, qui o altrove. Con le aspettative ridotte al minimo. Sempre meno aspettative. E una mente ed un cuore un poco più liberi, mi pare.