Arrancame la vida!

luce e colori


C'è una luce speciale nei corridoi gialli di questo ospedale. Una luce che rallegra. O forse sarà il sole di Madrid, i raggi di questo sole già caldo che filtrano attraverso le veneziane delle stanze, quelle dei corridoi,  perfino attraverso quelle degli ambulatori dove noi pazienti veniamo condotti per i prelievi ed i controlli di rito. Un prelievo al giorno. Nessuna variazione dei globuli bianchi o altre cose strane nel mio sangue e nei miei tessuti. Questa cosa mi rincuora alquanto. Amparo dice che sono un paziente molto paziente. E' quasi sempre lei che mi buca le braccia la mattina. E' una bella donna Amparo. Una donna molto accorta e sensibile. Una di quelle andaluse dai capelli morbidi e nerissimi, lisci come la seta d'Oriente, spessi e folti. Dopo i primi giorni di dieta dopo l'intervento ho preso ad avere molta fame. Amparo mi dice che è un buon segno. Lo dice come lo diceva nonna Agnese quando ci stavamo riprendendo dall'influenza, in un modo delicato e rassicurante. Il giorno di Pasqua non era di turno la mia Amparo, ma ieri mi ha portato da casa i resti della paella che ha fatto per i suoi amici. Si scusa, mi dice che dopo tutto non sono che avanzi, poi va nello studiolo delle infermire e me la scalda nel micro onde. Divoro tutto con immenso piacere. Lei mi guarda divertita e ride. La sera, quando fa il turno di notte, viene nella mia stanza e parla, Amparo. Parla della sua vita, del figlio che ha avuto quindici anni fa da un tipo che l'ha mollata qualche anno dopo, mi parla dei suoi fratelli a Cadice, mi parla di Madrid, della luce di questa città, dei suoi colori, mi parla dei suoi sogni e dei suoi desideri. Ora che sto meglio impongo a Davide di uscire di pomeriggio. Non mi va di vederlo qui dentro tutto il giorno, voglio che esca, che veda la città, che veda i posti, i volti e i colori. Gli parlo della zona di Lavapies, di Latina, di Chueca. Gli indico le strade e i luoghi. Lui torna la sera stanchissimo. Cammina tutto il giorno. Non si fida della metropolitana, ha paura di perdersi, così cammina per tutta la città. Ridiamo insieme di questa sua stranezza, di questo suo timore infantile. La notte si addormenta davanti alla Tv, esausto. Io gli rimbocco le coperte azzurre del suo letto, gli poggio un bacio lieve e leggero sulla guancia, come se fosse lui il paziente, come se i ruoli si fossero improvvisamente inveriti. Non sono abituato ad avere tutte queste attenzioni, non mi è mai accaduto di essere così tanto accudito e per così lungo tempo. Tanti e tanti anni trascori a prendersi cura degli altri, per un motivo o per un altro, tanti e tanti anni a correre su e giù, senza mai fermarmi ed ora, improvvisamente, costretto ad una sosta forzata, inaspettata ed inconsueta. E questa cosa, anzichè darmi fastidio, quest'inerzia molle, questa pausa lunga e lentissima, anzichè irritarmi a morte, come avrei creduto che fosse, quasi quasi mi piace adesso. Sarà la quiete di questo posto, sarà la luce che filtra dalle veneziane, sarà la sollecitudine di Aparo e dei medici, sarà Davide che si è fatto solerte e pieno di premure come non lo è mai stato prima, (sarà che ha visto davvero che questa volta ho vacillato più del solito), ma questa convalescenza mi rende languido, morbido e piccolo. Come in quei momenti dell'infanzia quando, dopo una frebbre altissima, ti ripredevi piano piano a forza di brodini caldi, coperte, trapunte e carezze amiche. E non importa che qui a Madrid non ci sia ormai bisogno di piumoni caldi e di minestre corroboranti e toniche, perchè l'estate sembra già scoppiata nell'aria e dalla finestra aperta di sente questo profumo di tigli e il sole entra violento dalle veneziane di questo posto grande, luminoso e giallo. E per un momento mi sento perfettamente bene, così assolutamente e perfettamente a mio agio qui dentro che mi sembra adirittura di essere in vacanza. Con una peluria nera in testa che cresce e che assomiglia vagamente ai capelli.dura 30 secondi scarsi, ma sono 30 secondi da brividoAmami Alfredo